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Arte Incontro in Libreia N. 62

Arte Incontro in Libreia N. 62

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Published by Giorgio Lodetti
Fondato nel 1990 a Milano da Donatella Bertoletti, Laura Corna e Giacomo Lodetti, si è avvalso, per i primi numeri, della collaborazione di Giampaolo Polvani. Edito dalla Libreria Bocca, nasce come quadrimestrale di informazioni culturali nell'ambito delle attività artistico-editoriali nazionali ed estere, ottenendo la collaborazione di librerie specializzate nella vendita di libri d'arte che svolgono il ruolo di redazioni dalle città ove hanno la propria sede: Bruxelles, Colonia, Firenze, Genova, Lione, Londra, Madrid, Napoli, New York, Palermo, Parigi, Pavia, Roma, Torino, Venezia, Zurigo. Nel 2000 diventa trimestrale e sotto la guida del direttore Maria Laura Corna e del redattore capo Donatella Bertoletti, potenzia la propria struttura editoriale consolidando le rubriche: Terza pagina, riservata agli artisti che offrono un proprio lavoro alla Libreria, Introvabili, volumi esauriti e non più rintracciabili sul mercato ricercati per la clientela, Unasolavolta, volumi offerti a prezzi vantaggiosissimi in un solo esemplare, Antico per voi, recensione di libri antichi di notevole valore, Il conoscitore di stampe, incisioni d'epoca vendute da privato a privato, Guida alla formazione di una biblioteca, volumi proposti per temi quali le ceramiche, i mobili, la pittura del '600, architettura e così via, Graficadautore, offerta di grafiche di autori molto noti da privato a privato, Il libro d'artista, segnalazione e recensione dell'attività editoriale per bibliofili. La struttura viene potenziata, inoltre, aumentando il numero delle redazioni esterne, con l'obbiettivo di raggiungere la quasi totalità degli operatori del settore. Attualmente la rivista si è avvalsa della collaborazione scientifica di Antonio D'Amico, giovane e valente storico dell'arte. Nel 2001 nasce il nuovo inserto dedicato alle manifestazioni culturali promosse dalla Libreria: Le Segrete di Bocca. Inserto di arte contemporanea diretto da Giorgio Lodetti, la cui testata è stata recentemente realizzatache dal più alto rappresentante vivente del Surrealismo italiano: Sergio Dangelo classe 1932. Il giornale è finanziato dalla collaborazione gratuita dei clienti della libreria e degli autori della casa editrice, dalla pubblicità e dalla vendita dei volumi recensiti. Attualmente conta 54 pagine a numero, di cui 12 a colori, è gratuito e per averlo è sufficiente diventare soci del Bocca Club. Tutti i numeri del periodico fino al XXVI sono stati ristampati nel volume Editoria e Arte a Milano.
Fondato nel 1990 a Milano da Donatella Bertoletti, Laura Corna e Giacomo Lodetti, si è avvalso, per i primi numeri, della collaborazione di Giampaolo Polvani. Edito dalla Libreria Bocca, nasce come quadrimestrale di informazioni culturali nell'ambito delle attività artistico-editoriali nazionali ed estere, ottenendo la collaborazione di librerie specializzate nella vendita di libri d'arte che svolgono il ruolo di redazioni dalle città ove hanno la propria sede: Bruxelles, Colonia, Firenze, Genova, Lione, Londra, Madrid, Napoli, New York, Palermo, Parigi, Pavia, Roma, Torino, Venezia, Zurigo. Nel 2000 diventa trimestrale e sotto la guida del direttore Maria Laura Corna e del redattore capo Donatella Bertoletti, potenzia la propria struttura editoriale consolidando le rubriche: Terza pagina, riservata agli artisti che offrono un proprio lavoro alla Libreria, Introvabili, volumi esauriti e non più rintracciabili sul mercato ricercati per la clientela, Unasolavolta, volumi offerti a prezzi vantaggiosissimi in un solo esemplare, Antico per voi, recensione di libri antichi di notevole valore, Il conoscitore di stampe, incisioni d'epoca vendute da privato a privato, Guida alla formazione di una biblioteca, volumi proposti per temi quali le ceramiche, i mobili, la pittura del '600, architettura e così via, Graficadautore, offerta di grafiche di autori molto noti da privato a privato, Il libro d'artista, segnalazione e recensione dell'attività editoriale per bibliofili. La struttura viene potenziata, inoltre, aumentando il numero delle redazioni esterne, con l'obbiettivo di raggiungere la quasi totalità degli operatori del settore. Attualmente la rivista si è avvalsa della collaborazione scientifica di Antonio D'Amico, giovane e valente storico dell'arte. Nel 2001 nasce il nuovo inserto dedicato alle manifestazioni culturali promosse dalla Libreria: Le Segrete di Bocca. Inserto di arte contemporanea diretto da Giorgio Lodetti, la cui testata è stata recentemente realizzatache dal più alto rappresentante vivente del Surrealismo italiano: Sergio Dangelo classe 1932. Il giornale è finanziato dalla collaborazione gratuita dei clienti della libreria e degli autori della casa editrice, dalla pubblicità e dalla vendita dei volumi recensiti. Attualmente conta 54 pagine a numero, di cui 12 a colori, è gratuito e per averlo è sufficiente diventare soci del Bocca Club. Tutti i numeri del periodico fino al XXVI sono stati ristampati nel volume Editoria e Arte a Milano.

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 pagina 1
Venti di guerra 
Giacomo Lodetti 
 Arte Incontro in libreria
com-pie vent’anni. Dal 1990 al1999, un libro scritto a quattromani, le mie e quelle di Do-natella,
 Editoria e Arte a Mila-no
, racconta, fin nei minimiparticolari, cosa accadeva nelmondo dell’arte, nella quoti-dianità della storica LibreriaBocca e in questa adorata emaltrattata città di Milano chepur non avendomi dato i na-tali, mi ha regalato una vita in- vidiabile. Dall’anno 2000 finoai nostri giorni, tanto il perio-dico, quanto la libreria, sonostati gestiti dai nostri figli Mo-nica, Gabriele e Giorgio e
 Ar-te Incontro
acquisiva la pre-ziosa collaborazione di Anto-nio D’Amico, un giovane peril quale avevo subito previsto,senza sbagliarmi, un futuro disicuro successo.Ho ancora, nonostante l’eta,l’attitudine a valorizzare i gio- vani talenti e posso confer-mare che i giovani di oggi nonsono peggiori di quelli dei mieitempi, peggiori, a mio parere,sono i genitori, che, involon-tariamente cresciuti in un’ab-bondanza mal gestita, conce-dono ai piccoli tutto e li pri- vano del valore della fatica diuna conquista che è uno deidue possibili risultati di unaguerra, anche se non cercata,sempre dura e dall’esito in-certo. Una guerra combattutaper la propria sopravvivenza,è un altro valore da trasmette-re. Questa, iniziata dal Comu-ne di Milano contro la libreria,è stata, meglio sarebbe dire è,dal momento che l’esito fina-le non è ancora ratificato, l’e- vento più significativo del de-cennio trascorso. Vediamo se riesco a definire la vicenda che dura dal 2002 inun quadro compatto, com-prensibile e corretto. Una leg-ge del nostro Parlamento, equi sarebbe il caso di aprire undibattito sulla sua legittimità,conferiva nel 1993 poteri fortie speciali ai sindaci. Nel 1999un assessore del Comune di
continua a pag. 10 continua a pag. 12 continua a pag. 12 
 Anno XX, Numero 62 • agosto-novembre 2009 • Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in a.p. 70% - DBC Milano •ISSN 1120-8511 • e-mail: libreriabocca@libreriabocca.com • www.libreriabocca.com
Scapigliati e ribelli d’arte 
Paola Rapelli 
Un ‘gruppo’ di scontenti e ri-belli, «vero pandemonio del se-colo… serbatoio… dello spiri-to di rivolta e di opposizionea tutti gli ordini stabiliti»: cosìsi sentiva un manipolo di gio- vani scapestrati nella Milanoborghese di metà Ottocento,quella che stava facendo i da-neé. Loro, soldi in tasca nisba,e davvero erano scontenti unpo’ di tutto, del Risorgimento,della società, della piega chestava prendendo l’arte. Defini- vano se stessi avveniristi e inrealtà per l’Italia sono stati – che piaccia o no – gli antesi-gnani delle cosiddette avan-guardie storiche. Stiamo par-lando degli Scapigliati, a cui èdedicata una gran mostra a Pa-lazzo Reale di Milano, fino al22 novembre prossimo. Cipiacciono queste mostre vere,che fanno cultura con la sem-plicità della competenza poi-ché hanno il sano ardire di ri-chiedere, nel disastro del qua-lunquismo espositivo ovemandi-giù-il-boccone-ma-non-senti-il-sapore, attenzione suun considerevole ‘pacchetto’di posizioni teoriche inerentiun ambito tutt’altro che sem-plice da affrontare. Attenzionee cuore: con questo bagaglioci dovete andare. Le sezioni so-no quattro, dagli anni Sessan-ta agli anni Novanta. Splendi-da la sala introduttiva: siete av- volti dalla morbida pennellatafilamentosa del Piccio, consi-questo straordinario manufat-to artistico abbiamo rivoltoqualche domanda a MarcoCiatti che all’OPD ne ha se-guito le varie fasi. AD’A: Ci può raccontare bre- vemente le fasi di restauro del-la Croce?MC: «Come ogni nostro inter- vento di restauro all’OPD sia-mo partiti con lo studio del-l’opera sia dal punto di vistastorico artistico sia di quellodella tecnica di esecuzione edei problemi di conservazionedei materiali costitutivi. Tuttociò ci ha portato ad elaborareun progetto di conservazioneche è stato attuato grazie an-che al generoso contributo diuno sponsor, la ditta
 Arteria
. Ilprincipale problema era costi-tuito dalla superficie pittoricamolto inscurita ed alterata, manello stesso tempo molto fra-gile. È stato perciò necessarioiniziare un progetto di ricercaper la messa a punto di un si-stema di pulitura innovativoformulato espressamente perquest’opera. È un procedi-mento che unisce variandoli,metodi e materiali precedenti,
La sovranità di Giotto 
 Antonio D’Amico
La grande esposizione su
Giot-to e il Trecento. “Il più Sovra-no Maestro stato in dipintura” 
,di scena al Complesso del Vit-toriano di Roma, sta per vol-gere al termine (la chiusura èstata prorogata al 27 luglio) ea corollario di questo signifi-cativo evento l’Opificio dellePietre Dure di Firenze (OPD)ha dato notizia della fase con-clusiva dell’intervento di re-stauro sulla
Croce 
dipinta cu-stodita nella chiesa di Ognis-santi a Firenze, la cui paterni-tà è da sempre stata riferita da-gli studiosi alla bottega di Giot-to. Anche se, per via della nonnitida lettura del dettato pitto-rico qualche perplessità sulladefinitiva autografia rimaneva,adesso però, dopo la scrupo-losa pulitura, i dubbi sembra-no dissiparsi e il primo a ma-nifestare questa tendenza è sta-to Carlo Arturo Quintavalle. A proposito del restauro di
Trimestrale di attualità artistiche e culturali fondato nel 1990 • Registrazione Tribunale di Milano n. 199 del 19/3/1990 • Direttore Donatella Bertoletti • Responsabile scientifico e Redattore capo Antonio D’AmicoStampa: Monotipia Cremonese S.n.c. - Cremona • Progetto grafico: Fotolito Lombarda, via ValvassoriPeroni, 55 - Milano - tel. 0270635627 - fax: 022665452 - e-mail: info@fotolitolombarda.it • Tiratura: 5000 copie
TAXE PERCUE (TassaRiscossa) UFFICIO CMP Verona • In caso di mancato recapito restituire all’Editore che si impegna a pagare la tassa.
Libreria Bocca Galleria Vittorio Emanuele II,12 - 20121 Milano - Tel.0286462321/02860806 - Fax 02876572
 Pietro Troubetzkoi  Ragazza sul lago
Saulo Saulo…
 L’arte omaggia l’apostolo delle genti 
Silvia Castello
tore constata come «
la storia si  faccia immagine 
» e come«
l’immagine testimoni la sto-ria
». Anche se, come precisaPaolucci, Paolo, ebreo di Tar-so (in Cilicia), cittadino roma-no (ed in quanto tale subiscela decapitazione e non la cro-cefissione, esecuzione desti-nata agli schiavi) giustiziatosotto l’imperatore Nerone, pro- veniva da una cultura anico-nica, che considerava le im-magini idolatria. Soltanto in se-guito infatti, a partire dal III eIV secolo, per rispondere aldesiderio dei cristiani dellaChiesa primitiva di dare un volto agli apostoli, i santi Pie-tro e Paolo verranno rappre-sentati inizialmente usandoimmagini tratte dal mondopagano. In particolare, Pietro,il pescatore, il pragmatico, as-sumerà le sembianze di Ari-stotele, fondatore della scien-za e della filosofia sperimen-tale, mentre Paolo, il teorico,l’intellettuale, quelle del filo-sofo greco Plotino. Il percor-so della mostra è diviso in duesezioni. La prima articolata intre parti: nell’iniziale eviden-zia gli aspetti storici ed ar-cheologici con reperti prove-nienti dalla basilica di SanPaolo fuori le Mura, oggi cu-stoditi nei Musei Vaticani. Sitratta di quattro sarcofagi mar-morei paleocristiani conside-rati dei capolavori scultoreidell’arte cristiana antica. Unodi essi, detto
il dogmatico
,contiene la più antica raffigu-razione della
Trinità
nel con-testo della creazione. Nella se-conda sono contenute le ori-gini dell’iconografia di SanPaolo; mentre nella terza il vi-sitatore è invitato a riscoprirela presenza di San Paolo in Va-ticano, con testimonianze ar-tistiche provenienti dall’anticabasilica di San Pietro, primadella ricostruzione cinque-centesca. La seconda sezioneospita preziose opere librariea partire da antichi codici del-la Biblioteca Apostolica Vati-cana. In esposizione miniatu-re rinascimentali e libri stam-pati nelle lingue volgari finoalle traduzioni più recenti.Esposta a chiusura della mo-stra, in lingua corrente, la tra-duzione interconfessionaledella Bibbia – scritta con i ‘fra-telli separati’ –, conforme alleistanze del Concilio VaticanoII. La Parola di Salvezza – te-stimoniata da Paolo – si pro-paga dunque nel tempo «
 finoagli estremi confini della ter-ra
». Del resto, Paolo è coluiche il Signore Gesù scelse co-me «
 strumento per sé per por-tare il suo nome alle nazioni,ai re e ai figli d’Israele 
» (atti 9,15). Per questo ciascuno puòdire «
 Paolo è per me 
».In occasione della chiusuradell’Anno Paolino – voluto dalcardinale Andrea Cordero Lan-za di Montezemolo, nel bimil-lenario della nascita dell’Apo-stolo delle Genti – i Musei Va-ticani presentano ora la mo-stra
San Paolo in Vaticano
,ideata da Antonio Paolucci, di-rettore dei musei, e l’arcive-scovo Gianfranco Ravasi, pre-sidente del Pontificio Consi-glio della Cultura. «
 Paolo haispirato l’arte dei secoli attra-verso il suo ‘biografo’ Luca. Ne- gli Atti degli Apostoli le narra-zioni, per esempio della famo- sa via di Damasco, l’esperien-za della predicazione nell’A-reopago di Atene, i suoi viag- gi, sono entrati naturalmente nell’immaginario
 – spiega l’ar-civescovo –.
 Forse appare me-no il Paolo delle Lettere, anche  perché lì la riflessione è una ri- flessione molto più alta, che  forse si riassume nei ritratti ri-calcati su figure di filosofi del-l’antichità, quasi a dimostra-re che Paolo è il nuovo pensie-ro cristiano che, lentamente,entra nell’interno della cultu-ra dell’Occidente e ad essa si  sostituisce 
». La mostra vuol es-sere quindi un invito a risco-prire la figura e l’opera di Pao-lo, in una sorta di ideale «
 pel-legrinaggio in un orizzonte di  fede, storia e bellezza
» – ag-giunge Ravasi – sulle ormedell’apostolo, crocevia di cul-ture – ebraica, greca e roma-na –, passione apostolica esentimenti d’amicizia. Attra- verso una selezione di circa130 opere – tra documenti, di-pinti, sarcofagi etc. – il visita-
MimmoSormani 
in terza pagina 
San Paolo in Vaticano.La figura e la parola dell’Apostolo delle genti nelle raccolte pontificie 
Città del Vaticano Musei Vaticani  Musei Pio Cristiano fino al 27 settembre  Martirio di Paolo, marmo, 325-350 ca., Musei Vaticani 
Le Stanzedel Cardinale
a pag 18
 
Paola Blasi
Oltre la bidimensionalità
Paola Blasi
Oltre la bidimensionalità
 pagina 2 
Per la tua pubblicità chiama Donatella Bertoletti 338 4852 540 - Antonio D’Amico 338 2380 938
Paola Blasi ispira serenità, pacatezza, equilibrio.Parlandole si ha la sensazione di venire trasportati in unadimensione poetica di spessore, profondità, trasparenza,di una persona conosciuta, familiare e al giorno d’oggi èraro, frantumati come siamo, a volte, nella mancanza disenso e precarietà dei rapporti. I suoi cieli mi hanno incu-riosito per la drammaticità, i contrasti forti, esasperati, pre-sagio di tempeste incombenti, di uragani im-provvisi. Ma vi è sempre una luce potente chepreme, che squarcia, con improvvisi bagliori,la dimensione drammatica del cielo. L’artistae il suo doppio, i due lati della stessa meda-glia. Ho percepito in queste opere una con-dizione umana al limite della tragedia finale,la cupezza incombente carica di antichi pre-sagi, ma anche l’eterna speranza di rialzarsi,lottare e salvarsi in qualche modo. È il nostrouniverso interiore martoriato da antiche feri-te, lacerato da ineluttabili contraddizioni, tra ilbene e il male, la luce e le tenebre, la vita ela morte. Paola riesce a mettere in gioco que-ste energie duali, non è facile, e mentre ci guar-da attonita, perplessa, ci chiede aiuto, ma tut-ti noi chiediamo aiuto, qualcuno che ci scal-di e ci dia fiducia. Lascio a lei la parola, ci aiu-terà a entrare nel suo mondo.Da quello che mi raccontano in casa, ho sem-pre disegnato. Disegno, pittura, musica sonopassioni di famiglia.Mio nonno paterno faceva ritratti a ma-tita che sembravano foto, mio padre di-pingeva e suonicchia vari strumenti, miamadre è molto brava a disegnare voltifemminili, di bambini e fiori. Quindi sipuò dire che io sia sempre stata spro-nata all’arte. Ricordo che anche duran-te le lezioni in aula o davanti alla TV,tendevo ad isolarmi con i “miei discor-si”, quelli tra me e il foglio. E non eraun semplice modo per distrarmi, ma ilcanale attraverso il quale esternare la miacomplicata interiorità. Solo crescendo mison resa conto di quanto poco io co-municassi con il resto del mondo, sia alivello verbale che gestuale. Son semprestata piuttosto taciturna, riservata, timidae poco esuberante, quindi il disegno pri-ma e la pittura poi son stati mezzi di re-lazione e confronto, la maniera più na-turale per parlare di me… Soprattuttodurante l’adolescenza, il periodo più dif-ficile della mia vita, la pittura è stataun’importante valvola di sfogo, tramitela quale urlare in silenzio le angosce, idubbi, le insoddisfazioni… Soggetti ri-correnti di quel periodo sono figure fem-minili, un po’ androgine, magre e spi-golose, caratterizzate da zone di for-te ombra nelle carni scavate e re-se con colori scuri e lividi chemeglio rappresentano i senti-menti di quel momento. Ora i te-mi son differenti: alle eteree figu-re – nelle quali ho proiettato mestessa e il cui figurativismo me-glio esprime un discorso esisten-ziale, concentrato su quello cheera il mio piccolo e chiuso mon-do di allora – si son sostituiti pae-saggi immensi, soprattutto cieli,spazi aperti, ariosi, leggeri, libe-ri… Il genere è sempre figurativo,perché ancora non riesco a stac-carmi del tutto dal “mondo reale”,e da quello che l’occhio fisico per-cepisce… Ma il reale è solo un pre-testo: traggo spunto da ciò che ci cir-conda per realizzare di fatto qualcosa che corrisponde adun mondo interiore, legato all’inconscio. Un soggetto fi-gurativo sì, ma costituito da elementi informali: sovrappo-sizioni di macchie, gocciolature, trasparenze, colature…Per questo amo l’acquarello, nel quale lascio spesso allagoccia d’“acqua sporca” l’autonomia di scorrere mobile elibera, generando aree di colore trasparenti, decise ma nonforzate; e amo la ceramica raku, così informale, espressio-ne di forza e leggerezza, il cui esito è spesso frutto dellacasualità. La mia ricerca è volta ad esprimere forza e soli-dità attraverso elementi delicati ed evanescenti, in conti-nuo sviluppo e l’attenzione è quasi interamente rivolta alcolore. I toni sono soprattutto scuri, con grande predomi-nanza dei viola e resi mediante la sovrapposizione di ve-lature trasparenti che lasciano intravedere le stratificazionicromatiche sottostanti.Raramente utilizzo tinte piatte ed uniformi, che considerosorde e poco comunicative, mentre ritengo che le velatu-re stimolino l’occhio a ricercare dell’altro oltre la superfi-cie fisica e bidimensionale del supporto.Osservando qualsiasi quadro si ha l’immediata percezionedell’entità delle due dimensioni: altezza e larghezza, mi-surabili, uguali per tutti. Quello che invece interessa me èandare oltre la bidimensionalità, creando una sorta di pro-fondità – che eluda il dato prospettico collegato alla visio-ne – e in questo i colori scuri aiutano perché, non abba-gliando e stancando l’occhio come quelli chiari, lo invita-no ad esplorare, quasi inducendo chi guarda alla medita-zione e all’introspezione.L’opera si carica così della partecipazione dell’osservatore;ciascuno può ricercarvi e riconoscere qualcosa che appar-tiene al proprio bagaglio di esperienze o all’inconscio… el’interazione dei due elementi dà frutto ad un processo incontinuo divenire… Mi affascina moltissimo questo pote-re che ha la pittura di interagire col fruitore, di farlo so-gnare, fantasticare, un potere quasi onirico; è per questoche la preferisco alla scultura che – senza nulla toglierle – considero più statica e meno interpretabile perché co-munque sempre inserita in un contesto reale, tridimensio-nale del quale noi stessi facciamo parte con la nostra fisi-cità e caducità; e il tema della transitorietà, della tempora-neità è strettamente collegato al fare arte.Credo che tutta l’arte sia permeata da una sorta di eterni-tà, che qualsiasi opera sia elaborata con l’intento di dura-re, vincere il tempo, resistere ed esistere altre la vita di co-lui che l’ha prodotta, che, lasciando una propria traccia, sigarantisce una fetta si immortalità.Poco tempo fa, un amico, parlando del mio operato, dis-se una frase che suona pressappoco cosi: «
 Lo sai vero di essere una privilegiata? Tu fai qualcosa di veramente tuo, puro prodotto del tuo essere… qualcosa che durerà nel tem- po… io invece lavoro solo per gli altri 
…». Al momento, for-se con un pizzico di cinismo, gli risposi che mi consideroprivilegiata solo perché, avendo alle spalle una famigliache appoggia la mia passione e mi aiuta in caso di biso-gno, posso permettermi di fare l’artista…In realtà so che il discorso non è assolutamente così ri-duttivo e materiale… sono ben consapevole del potere te-rapeutico dell’arte… l’ho provato sulla mia pelle… per for-tuna… Così, anche durante gli odierni momenti di crisi,dubbi e grandi interrogativi su tutto e tutti, è sempre l’ar-te quella che mi aiuta… lei da sola basta per dare un sen-so e trovare lo scopo…
GLI INCONTRI DI ROBERTO PLEVANO
www.libreriabocca.com N.62 - agosto-novembre 2009 
 
MIMMO SORMANI
La storia antica, la scultura clas-sica e l’orientalismo sono gli ele-menti che emergono nel lavorocreativo di Mimmo Sormani acavallo fra il 2007 e il 2008. Sul-le alture di Vallauris, in Costa Azzurra, riscopre la scultura nel-l’atelier dello sculture franceseMax Siffredi e la trasforma inun’opera metafìsica che tra-scende la rappresentazione del-le fattezze umane. Come nel
Guerriero
, i corpi scultorei diispirazione greca, longilinei eproporzionati, sono al tempostesso feriti e marcati da lace-razioni: quello che troviamo delpassato dopo uno scavo ar-cheologico, ferite fìsiche di unaguerra con Sparta o ferite piùintime e altrettanto laceranti.Il confronto con il passato e ilretaggio del teatro greco, maanche con un presente post-modemo, riveste le opere di unasimbologia atavica e futuristicaal tempo stesso come nelle te-ste che diventano simboli pri-migeni, maschere di un aldilà edi un futuro atemporale. Bastaosservare la
Venere al compu-ter 
e il suo volto suggerito dal-la semplicità delle linee metal-liche che emergono dal corpoclassico, per capire come, par-tendo dal classicismo di mate-riali e sembianze fisiche, l’arti-sta aneli in
realtà a suggerireuna dimensione più metafìsi-ca. In greco il termine
 proso- pon
designa sia la mascherache il volto vero e proprio, quasi che ilconfine fra i due sia labile e indefinito.Nella rappresenzazione scultorea di Mim-mo Sormani le teste sono, anche quan-do si presentano come ritratti dettaglia-ti, testimoni di un anelito verso mondi lon-tani come nella
Venere africana
o versolo sconosciuto e il retaggio antico comenelle coppie di nudi del teatro greco onella
Medusa africana
in cui serpentellimetallici si ramificano intorno al viso. Iltema della Gorgone Medusa, guardianadella frontiera fra il mondo dei morti equello dei vivi nella tradizione greca, è unsoggetto dominante e ricorrente nellascultura occidenta-le, riscoperto nelDiciottesimo e Di-ciannovesimo se-colo con rappre-sentazioni serene eclassicheggiantiche riprendono la
Medusa Rondanini
e altre più minac-ciose e profondecome nello
Scudocon Medusa
di Ar-nold Böcklin in cuiprevale una messain scena policromadella morte e delcaos in cui le forzesoprannaturaliprendono il soprav-vento. Quella di Sormani è una reinterpretazione moltopersonale in cui le fattezze classiche diventano africane epiù astratte (si noti l’influenza che l’arte tribale ha avuto apartire dal primo Novecento su artisti come Derain, Pi-casso e Vlaminck che si entusiasmarono per le masche-re e le sculture africane, percepite come conferma del lo-ro desiderio di astrazione). D’altrocanto, il simbolismo deiserpenti mortali viene metaforizzato e transumato in lineemetalliche, quasi che la morte fosse trasformata e il caosriappacificato.
Sul finire del 2007 un evento familiare molto duro riporta il te-ma della
vita versus morte
a dominare l’opera dell’artista inmaniera più cupa e lacerante. Nell’
 Apocalisse
, opera com-posita con elementi modellati in grès ed engobbi, il mare èdevastato, lacerato e saturato da frammenti di pesce, squa-me, coralli e alghe come se un’esplosione sottomarina aves-se sovvertito l’ordine del mare. I colori sono cupi, la morte èpalpabile, solo qualche luce e tonalità più accesa danno ilsegno di una vita forse ancora possibile.Nelle opere successive il tema del mare è ripreso, ma è unmondo subacqueo nuovo, con il rosso del corallo (che se-condo Ovidio nacque proprio dal sangue di Medusa) cheprende il posto del grigio scuro, con pesci che rinuotano li-beri e coralli che si sviluppano, quasi a testimoniare il ciclodella vita che riprende.Il 2007 e il 2008 sono anni chiave nella vita dell’artista che fapropria l’arte della tradizione scultorea europea e più in par-ticolare francese da Carpeaux a Bourdelle a Picasso sculto-re e ceramista, la reinterpreta e la proietta verso il senso ul-timo della vita, nelle sue certezze e nelle sue contraddizioni,di fronte alle sfide più grandi come la morte.L’opera di Mimmo Sormani porta in sé tutto il retaggio sto-rico della cultura occidentale di cui siamo il frutto, dall’Anti-ca Grecia ad oggi. A questa nostra cultura millenaria e all’o-pera di mio padre così densa di significato, così classica ecosi innovativa al contempo, rendo omaggio.
Marco Sormani
scultore
Le opere di
Mimmo Sormani
saranno esposte presso
Show Room Mandelli
“Architettura d’interni”
Arcore
via Casati 131-133
da sabato 24 ottobrea sabato 5 dicembre

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