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Il Fatto Quotidiano - 23/09/2009

Il Fatto Quotidiano - 23/09/2009

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Il Fatto Quotidiano - Numero 1 - 23 Settembre 2009
Il Fatto Quotidiano - Numero 1 - 23 Settembre 2009

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 –Arretrati:
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Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46)Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009
M e rc o l e d ì 23settembre 2009
 –Anno 1 –n° 1
Redazione: via Orazio n° 10 –00193 Romatel. +39 06 32818.1 –fax +39 06 32818.100
 w w w. i l f a t t o q u o t i d i a n o. i t
Liofredi dice che Santoro alla Rai è “ospite”. Se fosse vero vorrebbe dire che lui vuol fareilp a d ro n e. A nostre spese
INDAGATO LETT
Da 10 mesi. E nessuno ne parla
DE VILLEPINE DE MINZOLIN
di
Marco Travaglio
uando avranno liquidato anche gli ultimi farabutti dallastampa e dalla Rai, Silvio Berlusconi e la fairy bandscopriranno la portata eversiva delle cronache dall’estero. Eaboliranno anche quelle. L’altro giorno, per esempio, MassimoNava raccontava a pagina 18 del Corriere della sera, cioè a debitadistanza dalle cronache italiane, il processo che si è aperto a Parigicontro l’ex premier Dominique de Villepin e uno stuolo dipersonaggi eccellenti che rischiano il carcere per falso, calunnia eabuso d’ufficio. Questa specie di Watergate alla francese riguardaun presunto complotto ordito da Villepin, forse d’intesa conl’allora presidente Jacques Chirac, per screditare a suon di dossiertaroccati l’eterno rivale Nicolas Sarkozy. E’l’ ”affaire Clairstream”,la finanziaria lussemburghese sospettata di custodire –scrive Nava – “conti cifrati per grandi affari e commesse militari. Un cd-romcon una lista di nomi comincia a circolare negli ambienti dellapolitica e dei servizi segreti e innesca le indagini della magistratura.Le liste sono state manipolate con nomi inseriti da un espertoinformatico legato ai servizi. E il nome-bomba è quello di Sarkozy”.Risultato: Sarkozy denuncia l’arcinemico Villepin e stronca lacarriera a chi voleva –sempre secondo l’accusa –stroncarla a lui.Infatti, prosegue il Corriere, appena indagato Villepin viene“isolato dalla sua parte politica”, si ritira dalla corsa all’Eliseo e oggiscrive saggi molto dotti su Napoleone in esilio.Bene hanno fatto i giornali italiani a distanziare le cronache sulprocesso Clairstream da quelle (eventuali) sulle vicende giudiziariedei politici italiani, soprattutto uno, il solito. Altrimenti sarebbesubito emerso, anche agli occhi più distratti, il confronto. InFrancia c’è un presidente che non ha conti all’estero, tant’è chequalcuno ha dovuto inventarglieli. In Italia non c'è bisogno diinventare nulla: al premier sono state scoperte decine di contiesteri su 64 società offshore. E non è successo niente. O meglio sisono aperti un paio di processi, subito chiusi con ladepenalizzazione del reato da parte dell’imputato; e ora arriva ilprossimo, quello di Mediatrade, che riposerà in pace grazie al lodoAlfano. E l’opposizione zitta: guai a separare la criminalità dallapolitica.
A
l momento non sappiamo se Villepin abbia commesso reati.Ma sappiamo che ha commesso un errore madornale: hasbagliato paese. Fosse nato in Italia, o almeno avesse presoesempio da Papi, i dossier li avrebbe delegati a Pio Pompa e al fidoBetulla, o direttamente a Feltri, per non lasciare impronte sullavoro sporco e poi dissociarsene. Una volta indagato, poi, nonavrebbe mai lasciato la politica per darsi alla letteratura, ancheperché nessuno (tantomeno la cosiddetta opposizione)gliel'avrebbe chiesto: anzi, si sarebbe ricandidato proprio perquesto, per essere rieletto, abolire i suoi reati e poi direttamente isuoi processi con un bel lodo Villepin. Avrebbe potutoimpossessarsi di tv e giornali per far ripetere a reti ed edicoleunificate che il suo processo è politico e lui un perseguitato datoghe ostili (le celebri “robes rouges”) che tentano di sostituirsi alPopolo. Infilare sua figlia nella proprietàdi uno dei pochi quotidiani non suoi, cosìda ottenere sapidi editoriali di Painblanc,Ostellin e Coques de la Loge contro ilmoralismo, il giustizialismo e l’i nva s i one di campo delle procure. Infine sistemareun apposito ciambellano alla direzionedel TgUnico per occultare lo scandalo eliquidarlo come “goss i p ”. Uno ancor piùservile di Bruno Guêpe. Tipo, ecco,Auguste de Minzolin.
Dopo il rimpallo tra due procure, la Cassazionemanda il fascicolo sui centri di accoglienzaall’unico magistrato di Lagonegro. I reatiipotizzati sono abuso, turbativa d’asta e truffa
Peter Gomez e Marco Lillo
pag.
3
z
Linea politica la Costituzione 
di
Antonio Padellaro
dc
C
i chiedono: quale sarà la vostralinea politica?Rispondiamo: laCostituzione della Repubblica.Non èretorica madrammaticarealtà. Prendete ilprincipio di lega-lità sancito dall'articolo 1. Cosa c'è dipiù rivoluzionario inun Paese doveogni giorno la legge viene adattata aicapriccidell'imperatore edeisuoicortigiani? E l'articolo21 quando af-ferma che l'informazione non può es-sere soggetta ad autorizzazioni o cen-sure?Visembra cheildirettoredelTg1 ne tengaconto, quando decideche gli italiani non devono sapere nédelle prostitute acasa Berlusconi nédegli insulti di Brunetta?Ci dicono: che bisogno c'è di un altrogiornale? Eppure questobisogno losentiamo talmente da avervi investitoil nostro mestiere e i nostri risparmi.Quando Indro Montanellifu costret-to a lasciare il “suo”Giornale e fondòlaVoce, spiegòdiavergiurato asestesso: “Mai più un padrone”. Ne ave- va abbastanza dei trombettieri al ser- vizio dell'uomo di Arcore. Anche noipossiamo dire che qui di padroni nonne abbiamo. Laproprietà del FattoQuotidiano è ripartita in piccole quo-teequivalentitra ungruppodisociche hanno come unico scopo quellodi garantire l'autonomiadel giornalee di far quadrare i conti. Piccoli azio-nisti aiquali in tanti chiedonodi ag-giungersi per dareuna mano. Ricchinon siamo manon chiederemo unsolo euro di sovvenzioni pubbliche odi partito. Sono già 30mila coloro checi sostengono in questascelta con iloro abbonamenti. Unaprova di fi-ducia senza precedenti,visto che ilgiornale lo vedrannosolo oggi. Gra-zie.IlFattosaungiornalediopposi-zione. A Berlusconi, certo, perché haridotto una grande democrazia in unsultanato degradante. Ma non faremosconti ai dirigenti delPd e della mul-tiforme sinistra che in tutti questi an-ni non sono riuscitia costruire unostraccio di alternativa.Troppi litigi.Troppe ambiguità. Epoi vedremo seDi Pietro riuscirà,davvero, a crearequalcosa di nuovo, liberandosi dei ri-ciclati soprattutto al Sud.Lo abbiamochiamato ilFatto inme-moria diEnzo Biagi che ciha inse-gnato adistinguere ifatti dalleopi-nioni. Un grande giornalista e un uo-moperbene epurato,comeMonta-nelli, dallacompagnia deiservi edeimediocri. Pensando alloro coraggioci facciamo coraggio.
RAI
x
Gli uomini di Berlusconi all’attacco
Editto su TravaglioMannaia su Anno Zero
Il duello fra Santoro e Liofredi
(F 
OTODI
M
 ASSIMO
D
I
ITA
 )
 Il processo di pacecontinua a mieterevittime. Qui sì checi vorrebbe un bel lodo” 
(da spinoza.it)
C AT T I V E R I E
Incredibile sortitadi Liofredi alla conferenzastampa insieme a Santoro“La tua trasmissionenon mi piace, in azienda seiun ospite”
Wanda Marra
pag.
2 - 3
z
U
di
Paolo Flores d’A rc ai s
L’ALLE ANZATRA DIOE MAMMONA
pag.
18
z
U
di
Luca Telese
MARINO: PDTOGLIAM OLA CANCRENA
pag.
5
z
U
di
Massimo Fini
LA GRANDEME NZOGNAIN AFGANISTAN
pag.
18
z
U
di
Furio Colombo
SALVIAM OIL SOLDATOO BA M A
pag.
z
U
di
Corrado Stajano
LA NOSTRACO STITUZIONESOVVE RSIVA
pag.
6
z
U
di
Antonio Tabucchi
IL RACCONTO“FRAGE NERALI”
pag.
12 e 13
z
1  2   ,9  0  
I   B  R   O  D  V   D  
EDITORI RIUNITI
Quello cheBerlusconinon dice
SANGUE E CEMENTO
EDITORI RIUNITI
SANGUE E CEMENTO
L’INCHIESTA SULTERREMOTO
TRAVAGLIOVAURO
I  B  R   O  D  V   D  
1  2   ,9  0  
corso Vittorio Emanuele II, 86 - 10121 Torinotelefono 011 5591711 fax 011 543024www.bollatiboringhieri.it
e-mail: info@bollatiboringhieri.it
BollatiBoringhierieditore
Georges Didi-HubermanLa somiglianza per contatto
Archeologia, anacronismo e modernità dell’impronta
«Nuova Cultura 218», pp. 363, con 101 ill.,
40,00
Il gesto elementare con cui ha iniziola scultura si rivela uno dei più fecondi per una filosofia delle immagini.
Elena PulciniLa cura del mondo
Paura e responsabilità nell’età globale
«Nuova Cultura 219», pp. 297,
25,00
Essere capaci di cura vuol dire scoprirsi fragilie avere paura per il mond 
o.
Zelda FitzgeraldLasciami l’ultimo valzer
Romanzo
«Varianti», pp. 265,
19,00
In una nuova traduzione, torna il granderomanzo di una delle donne più straordinariedel Novecento, da troppo tempo dimenticato.
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 pagina 2Mercoledì 23 settembre 2009
C o n fe re n z ast ampasur realein Rai:il direttoredi reteattacca ilc o n d u tt o re
Da Report a Fabio Fazio: la lunga estate del dg rai Mauro Masi 
I
n principio fu Vauro: appenanominato dg della Rai, Mauro Masisfoderò il cartellino rosso alvignettista di Annozero. Poi l’estate, con lequestioni legate a trasmissioni giudicatescomode. Così il dubbio sulla coperturalegale a Report, il contratto di Fabio Fazio ela riorganizzazione “politically correct”diAnnozero. Le maggiori attenzioni sonostate dedicate proprio all’app u nta m e nt o settimanale con Michele Santoro,attraverso una lunga serie di querelle legatea vari aspetti: dal contratto di MarcoTravaglio a quello degli operatori al bloccodegli spot. “B u ro c r a z i a ”, l’hannoderubricata nei corridoi di viale Mazzini.Un’altra questione calda è stata la trattativainterrotta con Sky per la trasmissione sulsatellite dei programmi della tv di Stato: daquelli sui tre canali ufficiali, a quelli dei nuoviservizi istituiti negli ultimi anni. Secondol’opposizione, un danno economicogravissimo per la Rai e un favore allaconcorrenza di Mediaset.
 ASSALTO AD ANNOZERO
LIOFREDI: “E’TUTTO OK”. SANTORO: “BUGIARD O”
M
assimiluminaridi scienzamedicasi sono interrogati se baciando ogni fe-dele la teca del sangue di San Gennaro si sareb- be moltiplicato il contagio, o no. Se cioè avreb- bero prevalso le qualità taumaturgiche della fe-de o la pervasiva perfidia del virus A/H1N1. Si èdeciso di profittare della sorte. Perciò sono sta-tiaccolti allasfidapurei massimirappresen-tanti della comunità, Jervolinoe Bassolino. Iquali si sono sottoposti al giudizio del virus per dimostrare laloro invulnerabilesantità. Il  bacio è stato accolto daun brivido di am-mirazione. Stupiva, dati i tempi e l’ammon-tare degli scandali, dei debiti, dei disoccu-pati, delle discariche, la loro vivida esisten-za,protettadai ruoliistituzionali.Dopoil  bacio sono usciti indennisotto il cielo blu.Neancheil sanguediSanGennaro èriusci-to a scioglierli, il soprannaturale esiste.
 BACI VIRALI 
di
Pino Corrias
San Gennaroha fatto ‘o miracolo
di
 Wanda Marra
U
n direttoredi reteche di-ce di un suo programma,mentrelo presenta:“Nefarei volentieria meno”.Sembra uno scherzo,invece èaccadutodavvero, ieri,incon-ferenza stampa.In vialeMazzi-niè andatoinonda unoshosurreale. Ilconduttore delpro-gramma dipunta diRai2, Mi-chele Santororisponde perlerime, edà del “bugiardoal di-rettoredellasua rete.EMassi-mo Liofredi, alsuo fianco, sispinge fino a dire: “
 A n n o ze ro
non è di mio gusto”.Il sorprendente litigio si cele-bra in pubblico durante la con-ferenza stampa di presentazio-ne di
 A n n o ze ro
. Un evento tantoaffollato quanto infuocato. Vo-lano epiteti, emergono prote-ste, si scambiano avvertimenti,arringhe, spiegazioni più o me-noufficiali.Cose maivisteco-me sintetizza il consigliered'Amministrazione Rai, NinoRizzo Nervo, inquota Pd:"Quello che è accaduto oggi è ilsimbolo dell’anomalia italianadoveun direttoredi retepre-sentauna trasmissionechedifatto non condivide". L'occa-sione èla partenzadel pro-gramma di Michele Santoro, fis-sata per domani in prima seratasu Rai2.L'oggetto delconten-dere, ancora una volta, è il con-tratto di Marco Travaglio, che aoggi nonè statosiglato. Moti- vazione? Una multainflitta dal-l'Agcom, l'Autoriper leTele-comunicazioni peruna punta-ta di
Che tempo che fa
del maggio2008. All’epoca Travaglio, pre-sente come ospite, rivelò che ilpresidente delSenato, RenatoSchifani “avevaavuto rapporticon persone poi condannateper mafia”. L’Agcom ricordò inquell’occasioneche incasodi“colpa grave”lemulte alla Raipossonoarrivare finoal 3%delfatturato aziendale. Ovvero90mila euro. Ma laRai non haagitocontro Travaglio,anzihapresentato ricorso alTar con-tro l’Agcom: equindi per vialeMazzini, lamulta èillegittima,dunque sospesa fino a sentenzadefinitiva.Peccato chedaallo-ra il giornalista sia stato presen-te perun'intera stagionedi
 An -n o ze ro
,cheil richiamoinognicaso non riguardasse il pro-gramma di Santoro, e che unacensura preventivanon possacerto essere affidata al giudiziodi una Authority.Alla luce ditutto ciò, la spiegazione realesembra una sola: la Rai di MauroMasi Travaglio non lo vuole.Punto e basta. Ma invece di dir-lo chiaramente mettei bastonitra le ruote secondo una tatticaormai consolidata.MicheleSantoro però avverte subito:“Travagliogiovedì cisarà”.Èdrammaturgico lo svolgimentodellaconferenza stampa,hatempi quasi televisivi, una litur-gia teatrale. C'è Santoro in mez-zo, alla sua destra Sandro Ruo-tolo,allasinistra ildirettoredirete. A Liofredi spettano glionori dicasa. Masi capiscesu-bitoche ariatira: “Ho pensatolungamente a cosa dire stamat-t i n a . . .”. Lo dice con l'aria dimes-sa dichi nonha trovatouna so-luzione. Moltopiù inpartitaSantoro, che invece chiarisce lasua posizione invitando Trava-glio al tavolodei relatori. Poipassa all'attacco: “Lui ci sarà.Conosenza contratto,inbici-cletta o in altra maniera. Perchése non c'è Travaglio non c'è
 An-n o ze ro
“.Daquel momentoito-ni si arroventano. C'è un Santo-ro in veste ditribuno, che de-nuncia i continui ostacoli subitidal suo programma. Intervienecontuttoil pesodellasuapo-polarità eorgogliosamenteelenca i suoisuccessi (quasi il18% di share per34 prime se-rate, un budgetin attivo grazieagli introiti pubblicitari). “Checos'è allora? - si chiede - il giocodellaconcorrenza? Dicosasitratta,di censurapreventiva?Posso garantireche nonc'é al-cuna legge che affidi all’Agcomuna qualche possibilitàin que-sto senso”. E c'è un Liofredi chemantiene un profilo bassissi-mo,che definisce“ospite”ilprogramma di Santoro (“mache siamo, dei rifugiati?”r ibattesubito il conduttore) e opponeunmurodi gommaadogniap-passionata obiezione: “
 Annoze-ro
non è il centro del mondo. Ione farei anche a meno di unatrasmissione come questa. Mipiacerebbe invece vedere unbel programma di politica”.Liofredi ricorre insistentemen-te al tu, quasiad annullare ilconflitto abissale che invece èpalpabile:"Tufai uncertotipodi televisione, unaspecie di in-quisizione mediatica,che amenonpiace. Manonè unfattopersonale". Lo scontro a un cer-to puntodiventa ineludibile,quandoSantoro silamentadelfatto chele troupesono staterese disponibili solo tre giorni
Michele Santoro e Massimo Liofredi
(F 
OTODI
M
 ASSIMO
D
I
ITA
 )
 Agcom: l’agenzia che si dice garante. Ma del potere
Intercettazioni, un commmissario provava “a comprare”senatori . E il premier era “il gran capo”
RAI DI REGIME
di
Marco Lillo
S
onopassatiotto mesidalgiornoin cuiMicheleSantorolanciò ad “A n n oz eroil suoappelloalpresidenteGiorgio Napolitano: “L’Autorità garante delle comunicazioni è oc-cupatadaipartiti enonètollerabileche deliberiunamultaingiustanei nostriconfronti.Napolitano deveintervenire:l’Authority ha l’avallo dalla Presidenza della Repubblica e unodeisuoi membrichesi èaccanito controdinoi (ilcom-missario Giancarlo Innocenzi, ndr) è stato beccato al telefonomentre parlava di Berlusconi come del grande capo e di comesferrare un attacco a Prodi. Figuriamoci al povero Santoro”.Le multe inflitte quel giorno alla Rai erano due: 10 mila europer Fabio Fazio che aveva permesso a Travaglio di ricordare ilpassato di Schifani e 50 mila per Santoro che aveva trasmessole parole di Grillo suNapolitano e Veronesi. Allora quell’ap-pello sembrò quasi eccessivo.Oggi si rivela preveggente.Proprio suquelle multe sibasa il tentativodi giustificarel’esclusione di Travaglio da “A nno ze rocon il fine nascosto di far saltare la trasmissione.Innocenzi è ancora al suo posto. Già sottosegretario alle Co-municazioninel governoBerlusconi,eprima ancoramana-ger del gruppo del Cavaliere, non è mai stato un campione diindipendenza. Come gran parte dei suoi colleghi peraltro. Sunove membri dell’Autorità (tutti votati dal Parlamento), solotre (Nicola D’Angeloe Sebastiano Sortino, peril centrosi-nistra, Stefano Mannoni peril centrodestra) sono tecnici.Tutti gli altrivengono dalla politica: Lauriadalla Margherita,Magri dall’Udc, Napoli dall’Udeur, Savareseda An e Inno-cenzi, appunto, da Forza Italia. Gli altri commissari possonoperò sostenere di avere smessola casacca di giocatori per indossarequella diarbitridopo lanomina.Anche perchélaleggeprevede l’inamovibilitàpersetteanni eunostipendiorecord di400 milaeuro lordi,proprio perrenderli indipen-denti.Nel caso di Innocenzi però la favola dell’autonomia non reg-ge. Il commissario che decide il destino di Santoro è statosorpreso nel novembre del 2007 mentre corteggiava, su man-datodiBerlusconi,il senatoredelcentrosinistraWillerBor-don per convincerlo a far cadere il governo Prodi. Ascoltando leintercettazioni delcaso Saccà,pubblicate nellibro “Pa p i ”,si scoprecheInnocenzisivantava diavereper-messoa Bordondi avereuna vetrinasuigiornali ele tvdelCavaliere. “Lui vaquattro seresu setteda Fede,gli hofattofare un’intervista sul Giornale, pure Mimum (allora direttoredel Tg5, ndr)lo chiama,l’ho mandatoda Panorama,tuttiquanti sono a disposizione”. Nonostante questo trattamento,Bordon si ostinava a votare la fiducia e Innocenzi al telefonoraccontava l’iradi Berlusconi: “Luinon puòsolo prendere,deve anchedare”. E poi aggiungeva:“Se no quellochiude ir ubinetti”.“Il capo”, come lo chiamava Innocenzi, dava que-sta lettura dei dubbi di Bordon: “Se lo sono ricomprato”.Il commissario che sanzionaSantoro e Travaglio sostenevaquindi diavere “c om pra to unsenatore su mandatodi Ber- lusconi offrendogli visibilità sui media del Cavaliere. Eppureil consiglio dell’Autorità, con il voto contrario dei tre membridi centrosinistra, ha deciso di assolverlo sul piano discipli-nare. Salvando Innocenzi, l’Agcom ha condannato se stessa.Forse, dopol’ennesimo caso“A nn ozero”, ilpresidente Na- politano dovrebbe ripensare a quell’appello di otto mesi fa.
fa e Liofredi risponde che ilgiornalista avevachiesto trou-pe particolari e operatori ester-ni. “Bugiardo -gli urlacontroSantoro - se vuoi puoi querelar-mi". E Liofredi: "Io non querelonessuno". Santoro allora ricor-dachein unariunionedicircadue mesi fa era stato deciso chelatrasmissione potesseesserefatta solo con risorse esterne:"Non quereleare perché tantonon ti conviene”. Travaglio, dalcanto suo si dice “mor tificato”.Ma non rinunciaad attaccare:"Oggi in tventrano assassini,stupratori e canari:nessuno haspiegato a me cosa ho fatto dimale. Almeno aspettino che iofaccia qualcosa.Mi hannotrat-tato peggio di Vallanzasca”. Al momento, comunque, le po-sizioni sonochiare: Travaglionon ha contratto. Oggi dovreb-bero incontrarsi ildg della Rai,Masi e il presidente dell’Ag-com, Corrado Calabper di-scuterela questione.Masta-mattina c’è unconsigliodell’Autorità in cui la questionenon è all’ordinedel giorno.Contratto o no, quel che è certoè cheTravaglio nellaprimapuntata cisarà. Magaricomeospite. Questo per la Rai po-trebbe essereun boomerang:per contratto,il giornalistade- vecomunicare ilsuointerven-to il giorno prima; da ospitepuò direquello chevuole. Evi-sto che il suo intervento verteràsulcaso Tarantini,cisarà dadi- vertirsi. Santoro esordisce conunapuntata cheètutta unpro-gramma. Si intitola “Farabutti”,parafrasandola definizioneda-ta dal presidentedel Consiglioai giornalisti.
 
Mercoledì 23 settembre 2009 pagina 3
Come giornali e agenzie hanno nascosto la notizia che spaventa gli editori 
S
ono almeno sei mesi che giornali e tvevitano di raccontare che Gianni Letta èsotto inchiesta. Nonostante le cartecircolino nelle redazioni dei maggiori quotidiani e delleagenzie di stampa, nessun direttore ha pubblicato leintercettazioni che raccontano come le emergenzesono state usate per fare affari e favori. Letta èconsiderato l’uomo del dialogo e soprattutto ilsottosegretario con cui gli editori hanno trattato etratteranno gli aiuti alla stampa in crisi. L’unica testatache ha offerto una panoramica dell’indagine è stato ilmensile campano “La voce delle voci”. Le agenzie distampa si sono occupate della faccenda solo il 29 aprileper comunicare, su input della Procura di Roma, che ipm avevano chiesto l’archiviazione di Letta. Ma nonhanno spiegato per quali reati fosse indagato eoltretutto hanno diffuso una notizia monca. Letta èstato scagionato dall’accusa di associazione adelinquere, ma rimane indagato per abuso, turbativad’asta e truffa. Su queste ipotesi di reato, si è svolto unsurreale ping pong tra le Procure di Roma e Potenza,dove entrambe sostenevano la competenza dell’altra enon volevano occuparsi di lui. Alla fine ci ha pensato laCassazione, che ha spedito tutto a Lagonegro.
 AC C O G L I E N Z A  AI CLANDESTINI?CI PENSA GIANNI
 LE CARTE DELL’INCHIESTA SU LETTA
- Angelo è aPalazzo Chigi colcappello in mano. Una delle suesocietà gestisce già il Centro ac-coglienzarichiedenti asilo(Ca-ra) diBari con 1200 ospiti,e staper aprirne un altro a Taranto da400 posti. Ogniospite “vale ”fi- no a 50 euro di rimborsi pubbli-ci al giorno. Il manager fiuta l’af -fare (il gruppo incassa già 70 mi-laeuroal giorno)evorrebbeespandersi intutt’Italia. Lettachiama il capo dell’immigrazio-ne al ministero, il prefetto Mor-cone,che simette adisposizio-ne. Duegiorni dopoChiorazzotorna allacarica aPalazzo Chigiconlalista dei“Ca ra più appe-tibili.In cimaall’elenco, FoggiaeCrotone. Dopoil secondoin-contro, Letta richiama Chioraz-zo per dirgli che qualcosa co-mincia a muoversi:“Il prefettodi Crotone midice che vuoleche lei vada o lunedì o martedì...perchèpoi luivaa Cosenzado- veèstato trasferitoedice:‘Emeglio che lascio le cose fatte’. Allora,o lunedìo martedìmat-tinala aspettainPrefettura...eh... anome mio”. Chiorazzoringrazia egià sognaparlandocon i colleghi: “Crotone è ilcampopiù granded’Europa, può arrivare a 1300 persone”.Con il fratello Pierfrancesco, ag-giunge: “Devi andarein Cala-bria a battere il ferro finché è cal-do (a Crotone l’indagine sarà ar-chiviata,
ndr 
 )”.
Un milione all’Auxilium
Chiorazzoseguita avedereLet-ta. Il quarto incontro avviene il 2settembre. Diecigiorni dopo,ecco finalmente i primi risultati:un bell’appalto daun milione e170 mila euro,destinato allacooperativa Auxilium di Senise,
Niente associazionea delinquere. Restaindagato per abuso,turbativa e truffa
di
Peter Gomeze Marco Lillo
G
ianni Letta è indagato dadieci mesiper ilbusinessdell’immigrazione. Nes-suno però lo sa (o lo scri- ve). Lo ignorapersino il magi-strato chedovrà occuparsidilui. Sichiama FrancescoGreco(solo omonimo del procuratoreaggiuntodiMilano) elavoradapoche settimane a Lagonegro,un comunedi 5mila abitantiinprovinciadi Potenza,dovelaProcura più piccola d’Italia, conun solo pmche fa contempora-neamenteil caporeggente eilsostituto, dovrà deciderela sor-te dell’uomo più potente del go- verno dopo Silvio Berlusconi.Con “Il Fatto quotidiano”, cheglichiedenotizie sullostatodelfascicolo, Greco cade dalle nu- vole. Eppure nelluglio scorso ildossier Letta è stato destinato alsuo ufficio dalla Cassazione, do-po un surreale conflitto di com-petenza frai magistratidi Romae Potenza. Tutti peròsi sono di-menticati di dirgliche sulla suascrivania sta per arrivare una va-langa di informative, corredateda mesi di intercettazioni. Carteche accusanoil sottosegretarioalla Presidenza del Consiglio, inconcorso col capo del diparti-mento Immigrazionedel mini-stero degli Interni,Mario Mor-cone, econ alcunimanager de“La Cascina”: unaholdingdicooperative da 200 milioni dieuro difatturato, braccioseco-lare di Comunione e Liberazio-ne a Roma,nata come mensaper glistudenti dellaCapitale,che oggi controlla ospedali, ho-tel a 4 stellee ristoranti di grido(come ilPedrocchi diPadova eLeCappellettedi Roma),doveiclientivip lascianosulleparetila loro fotoaccanto alla dedicadi Giulio Andreotti.Letta èsotto inchiestaper reatipiuttostopesanti: abusod’uf fi-cio (fino a 3 anni di carcere), tur-bativa d’asta (fino a 2), truffa ag-gravata (fino a 6).
Potenza del Vaticano
L’indagine parte da Potenza,quando il pm Henry John Wood-cock si mette a lavorare su unapresunta organizzazione spe-cializzata nell’aggiudicarsi com-messe pubbliche truccando legare. A indagare sono gli uominidella squadra mobile e quelli delNucleo operativo ecologico deiCarabinieri, diretti dal colonnel-lo Sergiode Caprio,alias Capi-tano Ultimo, l’ufficiale che arre-stò TotòRiina. Gliinvestigatoriintercettano e pedinano i fratel-li Angelo e Pierfrancesco Chio-razzo, dirigenti della Cascina edialtre società.E quasisubitoscoprono che idue stanno ten-tando di accaparrarsi gli appaltiper i centri diassistenza ai rifu-giati, grazie agli aiuti di Letta.E’l'estate del 2008. Giornali e tv lanciano ognigiorno “l’allar meim m i grati e il governo dichiara addiritturalo statod’emegen-za. Letta si muove alla sua ma-niera. A legarlo alla Cascina nonsonosoloi rapportidiconsue-tudine con Chiorazzo,ma è so-prattutto lacomune vicinanzaal Vaticano e ad Andreotti, numitutelari della cooperativa.Peranni LaCascina haaccumu-lato appalti dalle Alpi alla Sicilia,dalleuniversità allestrutturepubbliche, dai teatri agli stadi,fino alla bouvette del Senato.Nel 2008l’Asl diTaranto lehascucito la bellezza di 8,8 milionidi euro; il comune di Roma altri20.Non èunmisteroche iver-tici dellaCascina selezioninoilpersonale anchesulla basedielenchi stilati da vescovi e po-litici diarea. Mail grupponondisdegna le alleanze trasversali,come quella intrecciatacon ilgoverno di FidelCastro per ge-stire duehotel dilusso sullespiagge di Santa Luciae di Vara-dero. La crescita tumultuosa, lescelte sfortunate (come quelladiCuba) e74milioni didebiticonil fisco,hanno peròmessola holding ciellina alle corde.
“Pronto, sono Gianni Letta”
Per risollevarsidalla crisi,il vi-cepresidente Angelo Chiorazzo- 35anni, celebreper averorga-nizzatonel ‘97 una contestazio-ne a Oscar LuigiScalfaro alla Sa-pienza di Roma, molto stimatodal segretario di Stato vaticanoTarcisio Bertone -punta sugliappalti inuno deisettori predditizi e menocontrollati: gliimmigrati.Legatissimo aCle-mente Mastella(era conluisull’aereodi Statoda RomaalGran Premio diMonza nel2007), soprannominatonell’Udeur “il vaticanista”per aver organizzato vari incontrifra lo statista di Ceppaloni e Ber-tone, Chiorazzo ha un altro assonella manica: proprio Letta. Il 6agosto 2008 - si legge nelle carte
STORIE DI POTERE
S
e ne resta immancabilmente senza una piega, come il suo doppiopetto. Insab- biato, assolto, amnistiato. È il destino di Gianni Letta fin dai tempi della Dc. Nel 1985, esce pu-lito dallo scandalo dei fondi neri Iri, nonostan-te quel miliardo e mezzo di lire finito dritto drit-to nellecasse del “Te m p o da lui diretto.E’in- vece l’amnistiadel1989 asalvarlodaunpro-cesso per finanziamento illecitoai partiti. Co-me vicepresidente della Fininvest Comunica-zione, Lettaaveva dato70 milionial leader del Psdi, AntonioCariglia. Interrogato nel ‘93, ammette: «La somma fu da me introdot-ta inuna busta e consegnatatramite fatto-rino». Meglio ancora gliva con le presuntetangentiversate dalBiscioneper ilpianofrequenze-tv. La richiestadi arresto vienerespinta,manel 2001arrivailprosciogli-mento. “Labili indizi”, assicura il giudice
 IL DESTINO DI LETTA
Eminenza perassenza di prove
presieduta da suofratello, peaprire un nuovo “Ca raa Polico-ro,provincia diMatera.Com’èstato possibile? La risposta ladannogli investigatori:pequell’appalto “il prefetto di Ma-tera e il sindaco di Policoro sonostati ‘scaval cat iemessi davanti al ‘fatto compiuto’. Il prefettoGiovanniMonteleone saràin-formato solo un giorno e mezzoprima dell'arrivo dei rifugiati e ilsindaco Lopatriello sarà convin-to ad avallare lo status quo conpromesse,di evidentenaturaclientelare, di assunzioni di per-sone da lui segnalate. L’esisten-za diun'emergenza nazionaledivienecoil pretestoutileadissimulare uno stravolgimentodelleregole dellabuonaammi-nistrazionee peraccontentarele richieste del Chiorazzo gesto-re inpectore del“Cara di Po-licoro, prim’ancora che ne siadeliberata la creazione”.
Il prefetto non ci sta
Occhio alle date: grazie a Super-Gianni, son bastati 11 giorni per aprire un centro da 200 postiche vale4 milioni dieuro l’an-no. E poi dicono che la burocra-zia è lenta. Il prefetto Monteleo-ne, sentito come testimone, an-cora non ci crede: “Giovedì mat-tina (11settembre 2008,ndr)mi ha chiamato il prefetto Mor-coneda Romadicendomi:ab-biamo individuato una strutturaaPolicorodove sabato13arri- veranno i primi 200 extracomu-nitari perchéc’è un’emer genzanazionale. Iosono rimastomol-to sorpreso emi sono sentitobypassato... Nonho avutolapossibilità di chiamare i sindacie di far vedere che esiste un pre-fe t t o ”. Anche il viceprefetto Mi-cheleAlbertini èperplesso.Ri-fiuta di firmare e chiede una let-tera del ministeroche autorizziquella “strana convenzione”,come la definisce lui stesso. An-che perché,spiega agliinvesti-gatori, “solitamente si lascia allesedi locali ilcompito di indivi-duarele ditte.Quiera giàtuttofatto da Roma”. Nientedafare:l’affidamentoad Auxiliumnonsidiscute. Nessunosipreoccu-padi verificarela capienzadelcentro. Ecco una telefonata in-tercettatafra lafunzionariaIsa-bellaAlberti eil presidentedel-l'Auxilium, PierfrancescoChio-razzo.Sono le9.30del 12set-tembre, il Cara ègià stato pra-ticamente autorizzato, gli immi-grati arriverannol’indomani.Prima però bisogna mettere aposto le carte.
L’appalto al telefono
La dottoressa Alberti si produceinun eserciziodi dettaturachepare il remake della celebre sce-na di “Totò, Peppino e la mala-fe m m i n a ”.“Allora scriva”, esor-disce mentre Chiorazzo prendenota:"Alla direzionecentraledeiservizi civiliperl'immigra-zione el'asilo. Allacortese at-tenzionedel prefettoForlani,Roma. Oggetto: offertadi strut-ture ed accoglienza sita in Poli-coro, Matera". Seguonodieci ri-ghe di dettato, dopo di che la si-gnorahaun soprassaltodico-scienza: “Senta, ma poi i postiquanti sono?”. E Chiorazzo:“210”. La funzionaria dello Statoperun attimosiricorda delsuoruoloe poneun problemanonsecondario: “Ma c'è tutto? Cioè,per un’accoglienza dignitosa,c’è tutto?”. Chiorazzo la rassicu-ra: “Sì,sì, sì, tutto. C’è tutto”.Emenomale. Gliinvestigatoriin- veceannotano: “Nessuna tem-pestiva verifica preventiva è sta-ta eseguita dal ministero per ac-certare cheeffettivamente lastrutturafosse inpossessoditutti i requisiti necessari e per  verificare lasicurezza ela salu-brità dei luoghi”. Solo il prefettodiMatera,un giornoprimadiaprire il “C a ra”,sguinzaglia unadelegazionea controllare.“Stadi fatto”, prosegue la nota, “ch edopo gli accessieseguiti, su ap-posita richiestadella Prefetturadi Matera, dall’Asl5 di Montalba-no Ionico, è emerso che la strut-turaospitanteil Centro,inviadel tutto eccezionale,può con-tenereal massimo107perso-ne”. Così il 16 novembre 2008 laPrefettura invia unfax urgentis-simo percomunicare chegliospitiin soprannumerovannotrasferiti.Nel frattempol’Auxi-liumpotrebbe averincassato5milaeuro inpiùal giornoriem-piendo il “Ca raoltre i limiti.Secondo la Procura di Roma, inquesta vicenda nonci sarebbenulla di penalmente rilevante. Ilpm Sergio Colaiocco ha fatto ar-chiviare l’accusa di associazio-ne per delinquere contro Letta eMorcone. Poi, pur non essendocompetenteper territorio,halasciato intendere che - se fosseper lui -li scagionerebbe anchedallealtre accusedi abuso,truf-fa e turbativa. Asuo avviso, lostato d’emergenza legittima tut-to. Secondo Woodcock, invece,l'emergenza non farebbe venir meno l’obbligo dichiedere al-menocinque preventiviprimadi assegnare un appalto miliona-rio con unpaio di telefonate.Ora laparola passa alpm unicodi Lagonegro. Se avrà tempo.
Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio
(M
 ANOLO
UCECCHI
 )

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