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Smart City, coinvolgere direttamente i cittadini

Smart City, coinvolgere direttamente i cittadini

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Published by Michele Vianello
Articolo di stampa sul convegno della Fondazione San Benedetto a Brescia
Articolo di stampa sul convegno della Fondazione San Benedetto a Brescia

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Published by: Michele Vianello on Jan 26, 2014
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03/13/2014

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original

 
 L
 DIBATTITO
Organizzato dalla Fondazione
 an
 Benedetto
 e
 patrocinato dall Ordine degli Architetti
«Smart City, la sfida più urgente? Coinvolgere direttamente i cittadini»
Calderina
 «L innovazione serve
a poco
 senza agenda social
Manuel
 Venturi
Se
 la Smart city non riuscirà
 a
coinvolgere i cittadini con ricadute sociali tangibili,
 c è il ri
schio
 che diventi un contenitore tecnologico
 vuoto.
 Un peri
colo
 emerso ieri sera, nel corso dell incontro pubblico «Smart city: quale ruolo
 per i
cittadini?», organizzato dalla Fondazione
 San
 Benedetto
 e
patrocinato dall Ordine degli architetti della provincia
 di
Brescia.
L T VOLO
 dei relatori
 si
 sono confrontati Alessandro
 Bal-
ducci, prorettore vicario
 del
Politecnico di Milano e professore di Pianificazione e politiche urbane, Mario Calderini, docente di Strategia e management dell innovazione
 al
 Politecnico di
 Milano,
 Paolo Testa, direttore della ricerca «Citta-
lia»
 della Fondazione Anci ricerche
 e
 Michele Vianello, esperto
 di
 smart city, coordinati da Marco Nicolai, vicepresidente della Fondazione
 San
Benedetto. Nicolai
 ha
 criticato
 l atteggiamento
 della politica, calando
 l analisi
 su
 Brescia: «La nostra città
 sta
 facendo
 i
 primi passi,
 ma
 vedere uno Statuto
 che
 dichiara
 che
 il Comune ha diritto di veto sulle scelte,
 non
 investe fondi
 e
impone un dirigente comunale
 a capo
 di questo sistema
 mo
stra che
 non
 stiamo andando nella giusta direzione». «Gli approcci previsionali
 so
no quelli
 che per un
 secolo hanno caratterizzato il nostro concetto di welfar
 ha
 sostenuto Balducci, criticando
 lo
scarso impatto
 che
 la tecnologia sta avendo sul cambiamento delle città: «Potremmo raccogliere una quantità enorme di dati grazie smartphone,
 ta
blet
 e
 internet, ma ancora non li utilizziamo per migliorare le nostre città». Due le direzioni di sviluppo indicate
 dal
 docente del Politecnico: il passaggio ad un idea di città diversa, che per esempio «prediliga la
 tele
medicina all ospedalizzazione e organizzi
 i
 servizi essenziali prima di costruire nuovi edifi
ci» e
 la promozione di comportamenti
 che, dal
 basso, «migliorino
 la
 qualità della vita,
come il
 car sharing
 o
 la riduzione della produzione
 di
 rifiuti. L Amministrazione deve ideare una pianificazione
 che
 sap
pia usare
 la
 Rete nei due sensi: proporre linee guida
 e
 favorire
 il
 confronto
 con i
 cittadini». «Dobbiamo
 far
 confluire un agenda
 di
 innovazione
 so
ciale con
 l agenda
 di smart city: finché
 non si
 coinvolgono
le
 comunità,
 il
 vestito tecnologico porterà pochi frutti»,
 ha
esordito Calderini, secondo cui «se le Smart city venissero trainate
 dai
 venditori
 di sof
tware,
 ci
 troveremmo
 una
 serie di piccole applicazioni tecnologiche che non assomiglia
no
 a una vera comunità intelligente».
 Il
 successo delle «smart city» arriverà solo
 se
«lo Stato riuscirà
 a
 creare
 le
condizioni affinc
 le
 comunità possano operare
 al
 meglio, assicurando principi guida
 mi
nimi
 che
 tutelino
 la
replicabilità dei progetti in diverse località,
 l intermodalità
tra i sistemi
 e la
 crescita delle imprese associate».
 Ma
 tutto ciò
 non
 basta: «Serve
 una fi
nanza
 che
 abbia anche un impatto sociale».
QU LCOS
però
 sta
 cambian
do.
 È
 la tesi di
 Paolo
 Testa, che ha segnalato come
 «i
 fondi per
 le
 smart city hanno mosso un enorme interesse
 nei Co
muni italiani».
 Ma non
 mancano
 le
 difficoltà, legate
 non
solo alle ristrettezze economi
che,
 ma
 soprattutto «manca una visione
 di
 città futura
 -
 ha sostenuto Testa
 . Non
 si
 ragio
na sulla vocazione economica della città, né
 su
 un
 nuovo
 mo
dello
 di
 welfare.
 Ma sta
 crescendo
 la
 consapevolezza
 del
fatto
 che
 stiamo affrontando un cambiamento davvero
 se
rio,
 che
 deve coinvolgere
 an
che i
 cittadini». Vianello ha
 ri
baltato la tipica visione secondo
 cui per
 innovare servono fondi: «Ci sono tantissime soluzioni
 a
 costo quasi zero, come dimostrano
 gli
 Open
 sof
tware
 di
 molte città anglosassoni. Le città
 di
 oggi sono
 de
contestualizzate,
 non
 esiste
più
 la vecchia cultura della pianificazione».
 
Nicolai
 critico:
«La
 nostra città
non
 investe e mette
 a
 capo
del
 sistema
un
 dirigente»

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