Si è già parlato del concetto inerziale di massa, comunemente usato nella fisicaclassica. La caratteristica fondamentale della massa così intesa è che essa restacostante, invariante: perciò, in linea di principio, non ci sarebbero limiti alle velocitàche è possibile raggiungere, a patto di disporre dell'energia sufficiente. Purtropponon è così: quando si superano certe velocità occorre confrontarsi con un diversoconcetto di massa, quella relativistica, che a differenza della prima non è costante,ma aumenta all'aumentare della velocità: i corpi, insomma, si oppongono ad essereaccelerati a velocità prossime a quelle della luce, e tanto più ci si avvicina a talevelocità, tanto più difficile diventa accelerare ulteriormente, come se il corpodiventasse "più massiccio". Detto aumento di massa segue una legge matematicaben precisa, che comporta la necessità di una quantità infinita di energia perraggiungere la velocità della luce, la quale risulta pertanto irraggiungibile einsuperabile5.La conseguenza evidente di tale principio è che la propulsione ad impulsodiventa terribilmente costosa alle alte velocità: occorrono immense quantità dipropellente per raggiungere velocità vicine a quella della luce (che è sempre troppopoco, come detto, per le nostre esigenze), per tacere del fatto che il propellente faparte della massa da muovere, per cui, anche disponendo di un enorme serbatoiopieno di deuterio, occorre fare i conti con la sua brava massa relativistica, e primaancora con quella inerziale. La propulsione ad impulso ad alte velocità, insomma, èuna sorta di serpente che si morde la coda.La massa, inoltre, non è l'unica grandezza non più costante alle alte velocità: unaltro problema da affrontare nei viaggi spaziali a velocità relativistiche è difatti ladilatazione del tempo.Il tempo non scorre in modo uniforme per tutti gli osservatori, al contrario diquanto postulato dalla fisica classica, bensì tanto più lentamente quanto piùl'osservatore che misura un dato evento si avvicina alla velocità della luce6.Il motivo di questo fenomeno va ricercato nel fondamentale postulato posto abase della dinamica relativistica: l'invarianza della velocità della luce. Cerchiamo dichiarire il concetto; normalmente le velocità si sommano tra loro: se io, da unanavetta in moto a 1000 km/s, lancio una sonda avente una velocità di 5 km/s,rispetto a me la sonda avrà detta velocità, ma un osservatore in quiete rispetto allanavetta misurerà invece una velocità di 1000 + 5 = 1005 km/s, poiché, giustamente(dal suo punto di vista), dovrà considerare anche la velocità che la sonda avevaprima di essere lanciata (ossia, la velocità della navetta).Le cose vanno invece diversamente quando in ballo vi è la velocità della luce (odi una qualunque radiazione EM): se io accendo le luci di navigazione della navetta,o invio un (antiquato) segnale radio, sia io, sia l'osservatore in quiete rispetto a me,sia qualunque altro osservatore dell'universo, misureremo tutti la stessa velocità dipropagazione dell'onda: circa 300.000 km/s7. Ora, poiché la velocità è definita,come è noto, come il rapporto tra lo spazio percorso e il tempo impiegato perpercorrerlo (v = s/t), e poiché nel caso di specie tutti gli osservatori hanno misuratola stessa distanza e la stessa velocità, ne deriva che a variare deve essere il tempo,il quale, come detto, scorre in funzione della velocità dell'osservatore.Le conseguenze appaiono chiare: poiché ogni viaggio a velocità relativistica è
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