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La vicenda dell’INNSE di Milano ha segnato la lunga estate 2009 ed è un caso emblematico non tanto per la forma di lotta che ha – giustamente – colpito interesse e fantasia e per la quale va reso un giusto omaggio ai lavoratori che ne sono stati protagonisti. La cosa più importante non ha invece avuto la attenzione necessaria. La forma di lotta è stata “il dito”: c’era – e c’è – invece una “luna” da guardare.
INNSE è un luogo importante di produzione, di valore nazionale e internazionale, una impresa ricca di patrimonio di esperienza e capacità produttiva. I lavoratori dell’INNSE hanno dimostrato di avere più capacità di guardare agli interessi generali, agli stessi interessi dell’azienda in cui lavorano di quanto ne abbiano dimostrato l’“imprenditore” che ne era diventato proprietario, del tutto disinteressato alle finalità produttive ed al mercato.
Questa è la “luna” da guardare: in Italia, in Lombardia, a Milano c’è (ancora) un grande patrimonio di ricchezza e di intelligenza da cui ripartire. Il fallimento di una economia drogata dalla finanza, lo scacco di gruppi “dirigenti” incapaci di fare impresa davvero e di guardare al di là del proprio ristretto interesse non possono essere lasciati liberi di trasformare un patrimonio che è di tutti – a partire da chi ci lavora concretamente – in un profitto privato. Le istituzioni devono sostenere, accompagnare, mettere a disposizione risorse e fattori di contesto favorevoli ad iniziative di rilancio industriale e produttivo. La politica deve favorire iniziative e scelte industriali – sotto il profilo produttivo, intellettuale, culturale, formativo, infrastrutturale – che rafforzino, estendano, facciano emergere questo patrimonio. Così si valorizzano le capacità esistenti e – guardando alle generazioni più giovani e alle donne, che
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