Una controversa delibera passa in
commissione Territorio
riuscendonell’impresa di spaccare destra e sini-stra. I fatti. La scorsa settimana vieneconvocata una riunione della com-missione per visitare un sito inseritonelle
aree Rsa4
, ovvero 400 edifici diinteresse storico-architettonico. Perquesti edifici il centrodestra vuolemodificare la destinazione d’uso: dasemplici abitazioni a luoghi d’inte-resse (più o meno) pubblico (uffici,ma anche ristoranti o discoteche).Si tratta di un incontro interlocuto-rio. Non è infatti previsto all’ordinedel giorno il voto della delibera. Peri più diversi motivi, tra i quali il fattoche mancano ben otto dei dodicimembri della commissione.All’appello sono presenti solo treconsiglieri di maggioranza(
Tapparello, Galla, Bagnara
). Dasoli non raggiungerebbero il numerolegale. Che però viene assicurato da
Stefano Soprana
, capogruppo di
Vicenza Capoluogo
. Grazie al qualela delibera, approvata, prende il voloverso il Consiglio comunale.Provocando il terremoto cui accen-navamo. A sinistra, perché per laseconda volta nel giro di pochi gior-ni il gruppo di
Giovanni Giuliari
fada sponda alla maggioranza (in pre-cedenza, su una delibera urbanisticasul riuso degli annessi rustici) spac-cando il fronte delle opposizioni. Adestra, perché questa variante urba-nistica induce alcuni membri dellamaggioranza a parecchi distinguo.
Il nodo della questione.
Coloro che –nei diversi schieramenti – si oppone-vano alla delibera, chiedono di avereun quadro esatto della situazionedegli edifici in modo da stabilire apriori quali possano fruire dellavariante edilizia (sono certi alcuniabusi precedenti, che la delibera nonrileva) e, in secondo luogo, di indivi-duare alcune prescrizioni rispettoalle destinazioni d’uso.“Tenuto conto” ci ha spiegato
Marco Zocca
(FI, ma nel gruppo deicontrari) “che questa delibera nonnasce da una richiesta dei cittadini,ma da una proposta della maggio-ranza e dal lavoro tecnico degli uffi-ci. Dunque è chiaro che, stando lecose come sono ora, il cittadino haun ventaglio di possibilità su cuiinvestire del tutto indeterminato.Così si permette di dar corpo ad ideenon necessariamente in sintonia coni bisogni di ogni singolo sito. Peresempio realizzare un ristorantedove il contesto ambientale, urbanoo sociale non lo consente. Ma se ladelibera non stabilisce alcuni paletti,alcune formule prescrittive, il pareretecnico ha pochi punti di riferimen-to. In definitiva diventa
discreziona-le
. E per quanto non si dubiti mini-mamente della buona fede dei tecni-ci, un comune ha il compito di tute-lare lo sviluppo territoriale nel suocomplesso”.Anche rispetto alle modalità diapprovazione della delibera, opposi-tori di destra e sinistra sono d’accor-do. “Approvare una variante cosìimportante in quattro persone èquantomeno segno di scarso rispet-to” rincara Zocca “e dimostra pocavolontà di approfondire le temati-che. Anche quando importantissimecome questa”. Il diessino
UbaldoAlifuoco,
unico a presentare un pre-ciso documento critico punto perpunto, contesta il metodo (“La lette-ra di convocazione della seduta pre-vedeva la prosecuzione dell'esamedella delibera per il giovedì successi-vo e, ovviamente, escludeva che ilmartedì si votasse”) e il merito(“Prima di deliberare bisognavaavere, quantomeno, una precisafotografia dell’esistente”), ma ponel’attenzione anche sul problema del-l’appoggio dato da VicenzaCapoluogo: “Se una questione pro-voca una rottura all’interno dellamaggioranza, andare a puntellarlasignifica fare una scelta politica,prima che di metodo o merito. Inquesto modo si destruttura il rappor-to maggioranza opposizione. Unvoto aggiuntivo è una cosa (nel qualcaso si valuta di volta in volta labontà o meno di una proposta), mauno sostituivo è ben altro”.
sette giorni di politica
Letta: “Riportiamol’Italia in Europa”
“Tre anni di centrodestra ci hanno escluso dalla stanza dei bottoni”
Un nuovo Rinascimento
Nostra intervista al capolista della Margherita alle Europee
Capoluogo spaccatutto
Perchè il voto del consigliere Soprana ha diviso destra e sinistra
Giuliari si difende, anzi attacca“Un tranello del centrosinistra”
ACQUE MOSSEINLAGUNA
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vicenzaabc
Prendete due consiglieri regionalientrambi di Forza Italia, ed entrambiresidenti a
San Bonifacio
nelVeronese. Uno si chiama
AngeloFiorin
, classe 1950, vicepresidentedel Consiglio veneto. L’altro si chiama
Tiziano Zigiotto
, classe 1960, viceca-pogruppo a palazzo Ferro-Fini.Adesso tenete presente che tra poco aSan Bonifacio si vota per rieleggere ilSindaco. Viene naturale, quindi, imma-ginare i due intenti a pedalare in tan-dem per far vincere il candidato delcentrodestra.Eh no, troppo facile.A San Bonifacio sono infatti, schieratedue liste di
Forza Italia
. Una ufficialeguidata da Zigiotto e una ufficiosa ispi-rata da Fiorin con la copertura di unsimbolo “civico”.Fin qui si tratta di situazioni bislacche,ma già viste altre volte.La vera novità è che la lista ufficiosa diForza Italia ha il sostegno del
centro-sinistra
. Ma c’è di più: la lista ufficialericandida
Antonio Casu,
ex sindacoazzurro impallinato nei mesi scorsi dasei consiglieri di Forza Italia poi uscitidal partito e ora confluiti nella listaufficiosa.Gira voce che Zigiotto abbia chiestol’espulsione dal partito di Fiorin. Ciriuscirà? Francamente pare difficilepensare all’espulsione di un uomo checonta in un momento in cui Forza Italiaa Verona ha mille grattacapi. Del restolo stesso coordinatore regionale
Giorgio Carollo
candidamente ricordache a
Saonara
, alle porte di Padova,alle ultime amministrative le liste diForza Italia erano tre e ricorda ancheche il Comune è andato alle sinistre,
Rifondazione
compresa.Si parlava dei grattacapi dei forzistiscaligeri. Dopo due mesi di candidatu-re proposte e poi bruciate dal fuocoamico la Casa delle libertà è riuscita atrovare un candidato per la Presidenzadella Provincia: il rettore dell’Ateneoveronese
Elio Mosele
.Però un altro forzista, il Presidentedell’Ater (ex Iacp)
Germano Sardini
,forse ispirato dalle vicende SanBonifacio, ha pensato bene di guidareuna lista bis tutta sua assieme alpatto Segni. È stato però sfortunato:in poche ore ha visto arrestato il suodirettore
Luciano Castellani
con leaccuse di concussione e peculato e siè visto a sua volta indagato.
ForzaItaliavededoppio
Un treno per Bruxelles. 1
La prossima scadenza elettoralechiede ai cittadini di esprimersi suquestioni oggettivamente diverse eseparate. In molti comuni infattisi voterà per l’amministrazionelocale e parimenti per il Parlamento d’Europa: una cosa èla scelta del primo cittadino e del futuro della comunità locale, altra partecipare alla costruzione euro- pea, attraverso la nomina di can-didati di partito al parlamento diBruxelles.Molti anni fa non era così. Nel Rinascimento delle città stato chehanno prodotto il nostro patrimo-nio culturale e architettonico, l’e-lezione del primo cittadino e del consiglio corrispondeva alla sceltadi un particolare sentiero di inte- grazione nel grande mercato con-tinentale. Nell’Europa che si veni-va costituendo per contare biso- gnava darsi un’identità produtti-va, avviare processi di partecipa-zione dei cittadini alla costruzionedello spazio pubblico, utilizzarecreatività e ingegno dei talentiinteressati a un progetto di cittàcognitiva (la civitas dei latini,naturalmente).Gli storici perdonino la semplifi-cazione, ma è possibile pensareche, nell’epoca in cui gli statinazionali non esistevano ancora,la partecipazione delle comunitàlocali alla costruzione europeafosse molto più incisiva di adesso.Non solo. In un contesto di citta-dinanza produttiva, attiva e nonsemplicemente acquisitiva, gliindividui (in grande movimentotra una città e l’altra) si sentivano protagonisti di veri e propri pro-cessi costituenti, di cui potevanomisurare direttamente il valoreuniversale.Dopo alcune centinaia d’anni diimperi e amministrazioni gerarchi-che più o meno napoleoniche lecittà hanno accettato di diventaresemplice espressione di poteridefiniti al centro, livellate (comediceva Totò) al rango di ammini-strazioni locali, luogo di semplicerecepimento di direttive, obiettivie schemi già codificati. Nella gerarchia dello stato nazionale eancor più della Unione Europeadi oggi sembra non esserci spazio per un’identità locale differenzia-ta, per la creazione di nuovi per-corsi cognitivi e per l’avvio di processi costituenti, per la forma-zione di nuove città (di nuovocivitas alla latina).Vivere in una città o in un’altradell’Europa non fa grande diffe-renza. La migrazione verso nuovicentri urbani ha perso il carattererivoluzionario che aveva in passa-to, di partecipazione alle costru-zione di nuovi territori cognitivi.Negli Stati Uniti d’America non ècosì. La nuova frontiera del sape-re e delle tecnologie muove anco-ra oggi milioni di persone verso lenuove città della California, del Texas e della Carolina. E la stessacosa accade in Cina e in India.Come ricongiungere dunque ladimensione locale a quella globaleanche in Europa? Questa è ladomanda chiave della prossimascadenza elettorale e della batta- glia (già perduta?) per unaCostituzione europea all’altezzadei tempi. Come riuscire a ricrea-re uno spazio di partecipazioneattiva al processo di costruzioneeuropea, senza limitare la libertàdei cittadini alla scelta passiva diun amministratore o di una coali-zione neo-corporativa? Comerecuperare la dimensione di citta-dinanza produttiva che tanto ha prodotto nel Rinascimento?Sono domande a cui sembraimpossibile recuperare una rispo-sta convincente a pochi giornidalle prossime elezioni. Ma untentativo deve essere fatto per nontrovare le urne vuote di schede edi illusione. È possibile riaprirenella testa della gente la speranzadi partecipare alla costruzione diun spazio europeo a misura dellescelte cittadine?A Vicenza, nella Città del Silenziodei Colli Berici o nell’AltoVicentino è possibile credere dinuovo a una Europa rete di civi-tas locali, centro di attrazione peri talenti di tutto il mondo?Forse siamo ancora in tempo ascegliere i candidati sulla base diqueste considerazioni e non solosull’acritica adesione alle coalizio-ni.Vicenza Abc prova a interrogarealcuni membri rappresentatividelle principali liste che si candi-dano al Parlamento Europeoaffinché si esprimano sulle possi-bili forme del coniugare impegnoeuropeo e impegno civico.
Paolo Gurisatti
(d.l.) Giovanni Giuliari, presidentedi Vicenza Capoluogo, che fate, vimettete a civettare con la destra?
No, nella maniera più assoluta.
Eppure, di questo vi accusa ilresto dell’opposizione.
Non è la prima volta. Ma il problemaè loro. Noi siamo coerenti con il pro-getto politico che portiamo avanti.Sempre presenti, anche con un’op-posizione dura, nelle delibere princi-pali. Ma quando riteniamo valido unprogetto della maggioranza, lo condi-vidiamo. Nell’interesse dei cittadini.Gli altri partiti del centro-sinistra inve-ce fanno politica vecchio stile. Controsempre e comunque. O impelagati inalleanze con i dissidenti della mag-gioranza utilizzandoli per i propri fini.
Faccia qualche esempio.
Il voto sul riuso dei rustici. VicenzaCapoluogo è rimasta in aula. Ma ladelibera aveva l’accordo di tutti, mag-gioranza e opposizione. Solo che nelresto del centro-sinistra ci si è accortiche si poteva farla saltare perchédall’altra parte non c’erano i numeri.E allora ci hanno provato. Uno stileche non condividiamo.
Roba da sfascisti.
Roba da vecchia politica. Fatta di tra-bocchetti e tranelli. Noi ci prepariamoall’alternanza di governo. Ma non nelmodo del resto dell’opposizione che,così come si comporta, non vinceràmai.
Quindi?
Quindi, invece di cercare sponde inZocca o Dal Zotto, o perder tempo alanciare accuse a VicenzaCapoluogo, si dedichino ad uno pro-getto per la città con proposte con-crete e precise. Come facciamo noi.
Duri e puri…
Vicenza Capoluogo si propone diaggregare le forze riformiste del cen-tro-sinistra. Del resto credo che glialtri, Ds e Margherita in particolare,abbiano grossi problemi al loro inter-no. E’necessario cambi una certaclasse dirigente che fa politica datrent’anni. Abbiamo il coraggio e l’u-miltà di farsi da parte.
Magari per lasciare spazio a voi.
Noi manteniamo, come sempre, lanostra autonomia. Ma ci proponiamodi aiutare il centro-sinistra, di cui cisentiamo parte, ad uscire da questasituazione.
Era così necessario che Sopranaspalleggiasse il trio della maggio-ranza in commissione Territorio?
Lo chieda a lui. In ogni caso il consi-gliere ha deciso in quel momentovalutando in base agli elementi cheaveva in mano. E poi, chi lo sa…
Chi sa cosa?
Che anche questo episodio non siastata una mossa concordata, un tra-nello ordito dal centro-sinistra insie-me ai dissidenti di cui sopra.
Voi non avete niente a che farecon la destra?
Abbiamo progetti politici radicalmentediversi. Incompatibili. Ma, contraria-mente al resto dell’opposizione, rico-nosciamo che l’avversario può averragione.
L’Europa e la politicaRispetto al palcoscenico italiano,Strasburgo è considerato una sorta diesilio (dorato). Ci vuol dire le ragionidella sua scelta di candidarsi al parla-mento europeo?
Contesto questa interpretazione.Oggi il Parlamento europeo ha unruolo assolutamente decisivo.Insieme alla Commissione e agli altriorganismi stabilisce tutto ciò che poidiventa legge a livello comunitario enei paesi aderenti. Sanità, energia,economia. Tutto ciò che conta. InItalia purtroppo tendiamo a conside-rare l’incarico europeo come l’ultimaruota del carro politico. Conseguenzadi questo atteggiamento: da trent’an-ni l’Italia è l’unico grande paese anon aver espresso un presidente delparlamento europeo. Per fortuna, orache il doppio incarico di parlamenta-re in Italia e in Europa non è piùpossibile, le cose stanno migliorando.Comunque, rispetto a questo disinte-resse italiano, io ho sempre fatto lascelta opposta. Mi ritengo e sono unconvinto europeista.”
Il varo della Costituzione europeaincontra enormi difficoltà. L'ideadegli Stati Uniti d'Europa èsolo un bel sogno?
“È stato relativamente facile costruirel’Europa quando le cose andavanobene, nella metà degli anni ’90.Allora bisognava spingere al massi-mo nella direzione dell’integrazioneeuropea! Ma Germania e GranBretagna hanno puntato tutto sull’al-largamento dell’Unione concentran-do i loro sforzi e il loro peso politicosu questo tema. Il risultato, negativo,è stato di diluire la coesione comuni-taria. La Costituzione è un passodecisivo. Credo anche sia fondamen-tale abolire l’obbligo dell’unanimità epassare al voto a maggioranza. Sonofiducioso”
Pur vivendo una fase di recessione,l’Europa resta un gigante economico.E un nano politico. Quale sarà il suocontributo per bilanciare le due com-ponenti?
“Sono per rivedere alcune regole oggifondamentali – tra cui quella ricorda-ta in precedenza sull’unanimità - econcentrare i nostri sforzi perun’Europa politicamente ed economi-camente più coesa. Siamo un gigantemonetario ed un nano economico.L’euro fortissimo penalizza l’econo-mia continentale. Anche su questobisognerà lavorare.
Come far rientrare l’Italia nell’assefranco-tedesco oppure, se preferisce,nell’Europa che conta, visto che oggine siamo esclusi?
Il momento peggiore in assoluto èstato il 18 febbraio scorso quandoFrancia, Germania e Gran Bretagnasi sono incontrati tra loro, sancendocosì l’esclusione del nostro paesedall’Europa che dispone e decide.Ecco il risultato della scarsa credibili-tà del nostro paese. Per questo dob-biamo ringraziare il centro-destra checi ha ridotto ad un paese fermo, instand-by. Completamente al di fuoridel giro che conta.
L’Europa dei cittadiniPerché un vicentino dovrebbe votar-la? Ovvero: come ricongiungere ladimensione locale a quella globale?
Perché in Europa c’è bisogno di unarappresentanza forte che sappia inci-dere a quel livello facendosi congiun-zione tra le due dimensioni.Insomma, no al turismo parlamenta-re. Se oggi qualcuno mi dicesse dioccuparmi – che so – di giustizia,declinerei cortesemente l’invito.Ognuno deve impegnarsi in ciò checonosce meglio. Credo di aver acqui-sito una buona credibilità in campoeuropeo. Lì, ho speso molte delle mieforze.”
D’accordo, ma come riuscire aricreare uno spazio di partecipazioneattiva al processo di costruzioneeuropea, senza limitare la libertà deicittadini alla scelta passiva di unamministratore o di una coalizioneneo-corporativa? E’ possibile riaprirenella testa della gente la speranza chesia possibile partecipare alla costru-zione di un spazio europeo a misuradelle scelte “cittadine”?
“Oggi si vota per il ParlamentoEuropeo in una logica tutta italiana.Si sceglie l’uomo e il partito che siconosce e si vota anche alle elezioninazionali. Mi piacerebbe che i citta-dini votassero anche per nominare –in maniera diretta – il Presidentedella Commissione europea. Solocosì potremmo andare oltre il votonazionale. Un finlandese e un italianopotrebbero allora votare la stessapersona, un candidato che entrambiconsiderano valido. Una dimensionedavvero europeista oggi sconosciuta.
A Strasburgo, i parlamentari italianivantano (si fa per dire) il tasso diassenteismo più alto d’Europa. Leiche farà?
“Farò di tutto per dare il mio contri-buto a ribaltare questo record negati-vo. Lo garantisco.”
Economia europea.Da più parti sono mosse criticheanche feroci al patto di stabilitàmalato di “enfasi anti-inflazionistica”e alle regole decisionali interne allaBanca europea. Che ne pensa?
“Tenendo conto di quando è statoconcepito, il patto di stabilità haavuto enormi meriti. Ma rispetto aglianni ’90, oggi ha bisogno di unariforma, di un’evoluzione, visto chele cose vanno parecchio male. Adesempio potrebbe essere dotato dimaggior flessibilità per quantoriguarda temi come l’innovazione, laricerca e gli investimenti nelle infra-strutture. Elementi che dovrebberoessere scorporati dal rigore del famo-so 3%. C’è bisogno di un nuovopatto. Fondato sulla crescita.”
Vi sarà mai spazio per una politicafiscale comune a livello europeo?
“Sì, se riusciamo a rompere la resi-stenza inglese. E bisognerà farlo atutti i costi. Ecco un altro grandeimpegno per il prossimo mandato.
Quali possibili ricette per far uscirel’Europa dalla fase di recessione?
In due parole: innovazione spinta egrandi infrastrutture. Niente bassacompetizione con i paesi in via di svi-luppo. Non mettiamoci noi a fare icinesi.”Di
grandi infrastrutture transeuro-pee parlano tutti. Ma la Transpadanadovrebbe costare dai 30 ai 40 miliar-di di euro. Un terzo del debito pub-blico del nostro paese. Da dove salte-ranno fuori i soldi?
“E’ chiaro che è necessario un impe-gno totale di tutta la Ue. Un impegnofondato su fattibilità e concretezza.Lasciamo perdere sogni faraonici emegalomani come il ponte sulloStretto.”
Il modello Nordest sta vivendo, comeil resto del paese, una fase decisa-mente critica. Ritiene vi sia ancorauna specificità nordestina da rivitaliz-zare e valorizzare? Che fare per poterrilanciare un sistema che ha prodottoimmensa ricchezza (per tutti) in que-sti ultimi anni?
“Credo che una specificità nordestinavada assolutamente riconosciuta. Emantenuta. Anche se le condizionioggi sono radicalmente mutate. IlNordest si è sviluppato grazie a fles-sibilità, internazionalizzazione, aivantaggi derivati dalla svalutazionedella lira. E’ chiaro che tutto questooggi è finito. Ma il prodotto, ilNordest stesso, va preservato a tutti icosti. Ad esempio nella sua vocazio-ne internazionale. Come? Attraversouna crescita dimensionale della pic-cola impresa e puntando tutte lecarte sull’innovazione. Però attenzio-ne: questo non è possibile con i tagligeneralizzati all’impresa, ma coninvestimenti mirati sui singoli proget-ti. Se le risorse sono minori, indiriz-ziamole dove ha un senso farlo.”
La nuova EuropaCosa cambierà per l’Europa con l’in-gresso dei nuovi stati membri?
“Una bella sfida. In positivo.Rispetto al costo del lavoro. Maanche nel confronto tecnico con que-ste nuove risorse, umane e d’ingegno,che costringeranno tutti ad un passoin avanti. Sulla nostra capacità difare innovazione. Credo saràun’Europa più forte. Almeno da que-sto punto di vista.”
L’ingresso dei nuovi stati comporteràuna diversa ripartizione delle risorse.Cosa cambierà per l’Italia?
“Certamente perderemo i fondi strut-turali. Una cosa che prima o poidoveva avvenire. Del resto siamo laparte più ricca dell’Europa. Mi pareovvio che dovremo dare una mano ainuovi arrivati. Ma aiutarli nella cre-scita sarà un grande vantaggio ancheper noi. Nuovi importantissimi mer-cati si apriranno. E questo credo ciriguardi tutti, no?
Non pensa che L’Europa, già oggilitigiosa e divisa, sarà ancora più dif-ficile da gestire?
E’ una sfida interessante anche que-sta. Servirà un grande sforzo da partedella “vecchia” Europa dei quindici.Però a condurla non devono essereforze disgreganti – rispetto all’Unione– come si è dimostrato essere ilgoverno di Silvio Berlusconi.
L’Europa in guerra.L’Europa è in prima linea nella cosid-detta “guerra al terrorismo”. Comeriportare la pace sul nostro continen-te e nel mondo intero dopo la finedel bipolarismo?
Solo un’Europa unita può bilanciarela potenza americana. Gli Stati Unitisono garanti di pace e libertà. Manon devono esser lasciati soli.Altrimenti diventa molto più facileche commettano degli errori. Oggipiù che mai c’è bisogno assoluto diuna grande forza europea.
Quale dovrebbe essere, per noi euro-pei, il rapporto con l’Islam? E’ incorso un conflitto di civiltà?
Un tempo i ricchi eravamo solo noi.Ora lo sono anche alcuni paesi arabi.E’ chiaro che questo porta di necessi-tà ad un confronto. Che però, è altracosa dallo scontro. Tenga conto chein occidente è in corso anche ungrave calo demografico. Con tuttoquel che ne consegue. Un dialogo ènecessario. Di più: indispensabile.
Infine: al voto! Al voto!Per tutte le cose che lei ci ha dettofinora, un elettore di centro-sinistradovrebbe (in teoria) appoggiare lasua candidatura. E tuttavia perché,anche chi nelle precedenti elezioni havotato per il centro-destra, potrebbein questa occasione votare per lei?
Perché noi vogliamo uno svilupposano ed equilibrato. Reale. Mica cimettiamo a promettere mari e monticome fa l’altra parte politica. Che,tra l’altro, i miracoli li fa solo neimanifesti della campagna elettorale.La realtà è tutt’altra cosa. Credo chela gente ormai l’abbia capito. Anchechi aveva creduto alle favolette diBerlusconi.
Davide Lombadi
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