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La presenza al Canneti di quasiduecento persone in rappresentan-za di non meno di 24.000 cittadinitra iscritti, parenti, simpatizzanti eamici delle diverse associazionicoinvolte in una sorta di StatiGenerali del verde a Vicenza, testi-moniavano “dal basso” la nuovaconsapevolezza che sta nascendotra la gente, cioè il diritto ad unadiversa e migliore qualità dellavita. Se ne è fatta portavoce soprat-tutto Giovanna Dalla Pozza, presi-dente della sezione vicentina diItalia Nostra, insieme a PaoloMichelotto motorino organizzati-vo della serata. “Se fino ad oratutte le giunte elette negli ultimi tredecenni hanno dedicato marginaleattenzione a una politica del verde– ha detto – ora invitiamo gli attua-li responsabili amministrativi (perla verità al Canneti si sono visti sol-tanto alcuni consiglieri di centrosi-nistra ed il difensore civico) adazzerare ogni passata inadempien-za, a superare scelte politiche lega-te ad ottiche di partito e condizio-nate dalle lobby, a farsi caricocoraggiosamente di una nuova epiù articolata attenzione ed impe-gno di largo respiro per dar vita adun progetto globale di sviluppo diun piano del verde”.Come dire che tutto questo riguar-da sì i politici ma anche tutti noi.Bisogna lavorare insieme perchétutti siamo coinvolti in questa sfidaprimaria del nostro tempo. LaDalla Pozza lancia così il suo “j’ac-cuse” in generale contro la societàdi disvalori che ci caratterizza, chefa della ricchezza e del benessereeconomico il bene supremo, il suoè un grido d’allarme contro ilmiraggio insensato di diventaretutti dei re Mida per chiedere aGiove re dell’Olimpo di trasforma-re in oro, anzi in cemento, tuttoquello che tocchiamo.La cemetificazione delle aree urba-ne, specie delle aree R.C.1 – ha pre-cisato – sta progressivamente ridu-cendo se non cancellando gli spaziverdi pertinenziali, con conseguen-ze legate alla permeabilità del ter-reno e all’assorbimento delle acquedilavanti, con la sparizione dinumerose piante ad alto fusto,determinanti per la regolazionemicroclimatica (umidità, ossigena-zione, barriera alla polvere).Pur consapevoli delle attuali diffi-coltà di bilancio, la Vicenza chevuole sopravvivere ha chiesto inprimo luogo alla AmministrazioneComunale di far proprie le istanzeche sono emerse dall’incontro, por-tate dalla viva voce di chi vive quo-tidianamente nei quartieri e nellealienanti periferie questi problemi equeste difficoltà. Tenendo contoche esistono già delle leggi (la1444/68 del Parlamento e quellaUrbanistica Regionale 67/85 –inattesa che entri in vigore quellanuova approvata recentemente)che impongono la formazione e ladifesa delle aree verdi in rapportoal numero di abitanti e che cittàvicine a noi (dal punto di vista chi-lometrico, ma lontane anni luce sulpiano del senso civico) comeBolzano e Udine stanno mettendoin pratica a piccole tappe all’inter-no di un processo globale di svi-luppo. Sul piano operativo, ItaliaNostra fa subito la sua proposta,quella che i rappresentanti dellessociazioni e dei Comitati presentiall’incontro si propongano comeConsulta e Coordinamento stabiledel Verde per divenire interlocutorie trait-d’union tra le richieste deicittadini e i rapporti con gli ammi-nistratori, una corsia preferenzialeper comunicare e cominciare acostruire insieme una Vicenza dav-vero “verdissima”, eco e continuitàdella “Vicenza città bellissima”esaltata da Dragonzino da Fanoagli albori del Cinquecento.
Milena Nebbia
Stiamo cambiando. Dal grandeNord est alla piccola Vicenza, simoltiplicano i segnali di insoffe-renza per lo stato di cose che noistessi abbiamo creato in decennidi sviluppo: dall’urbanizzazioneselvaggia alla distruzione delverde, dal traffico all’inquina-mento elettromagnetico.A tutto questo rispondiamo scen-dendo in strada, creando comitatispontanei, associazioni, gruppi.Chiediamo qualità della vita.Sembra semplice. Sembra.Che cosa otterremo? E soprattut-to, è ancora possibile ottenerequalcosa? A che cosa dobbiamorinunciare? Lo abbiamo chiesto alsociologo Ilvo Diamanti. Ecco lesue idee.Troppo veloci, troppo feroci.
“Al nostro Veneto, al Vicentino, èsuccesso semplicemente quelloche doveva succedere in questonostro modello di sviluppo. Dopoaver superato la fase storica dellanecessità (procurarsi da vivere,garantire un futuro ai figli) abbia-mo cominciato a chiederci dell’al-tro. Dobbiamo rispondere a biso-gni post materialistici, la qualità el’espressione. Avviene dappertut-to, ma qui è successo più rapida-mente che altrove. Il problema èche avevamo superato lo stato delbisogno già 25 anni fa. Non ce nesiamo resi conto. Già dagli anniSettanta eravamo già ampiamenteoltre la soglia della necessità, malavoravamo come negli anniCinquanta. Per un obiettivo giàraggiunto. Ora ne paghiamo leconseguenze: un ambiente distra-to e inquinato che non ci piacepiù. Una rovina che non ha pariin nessun altro luogo d’Italia.”
L’incredibile paradosso.
“Quando oggi chiediamo qualitàdella vita, chiediamo qualcosa dimolto complesso. Perché andia-mo contro noi stessi. Contro lanostra storia e tutto quello cheabbiamo costruito. La nostra èuna storia di deterioramento:abbiamo deteriorato l’ambiente,l’aria, l’acqua, il paesaggio.Ovvero tutto quello che rappre-senta la qualità della vita a cuiaspiriamo.Oggi percepiamo che lavorare dipiù comporterebbe un ulterioredeterioramento. Per questo vor-remmo rallentare.”
Vogliamostare al verde
Inchiesta.La città si mobilita per una migliore qualità della vitaDai Pomari a Sant’Andrea, dai parchi ai viali, ecco cosa chiede
Vicenza città verdissima:
unnome augurale per in’iniziati-va che ha visto coinvolte asso-ciazioni, enti, comimtati,gruppi. L’obiettivo: metterenero su bianco lo stato delverde a Vicenza. I risultati:siamo messi male, ben al disotto del minimo richiesto.Ma
Vicenza verdissima
non siè limitata a criticare: proponeidee e soluzioni. Dai piccoliparchi giochi ai grande ParcoRetrone ecco cosa bisognafare per costruire una città piùa misura d’uomo.Alle pagine 4-5
A caccia delle zebre fantasma
A Ponte degli Angeli gli attraversamenti pedonali spariscono e riappaiono
Strani fenomeni si verificano sulponte degli Angeli. Le striscepedonali, infatti, spariscono, tor-nano, si volatilizzano nuovamentee si spostano da una riva all’altradel Bacchiglione. C’è chi grida almiracolo ma la fonte dell’interafaccenda è molto più terrena.La recente sistemazione di piaz-za XX Settembre ha interessatoanche il trafficato ponte degliAngeli. In quell’occasione le parti-colari strisce pedonali vicine allarotatoria sono state spostate, perragioni di sicurezza, al centro delponte. Le vecchie strisce, però,erano particolari. Non le solitelinee disegnate con la vernice sul-l’asfalto. ma artistici rettangolirealizzati in porfido bianco taglia-to ad hoc e inserito nella bellapavimentazione in sapietrini chericopre la carreggiata.Vista l’attenzione che l’attualeamministrazione riversa sull’este-tica della città e in particolare inquella del centro storico, ci siaspettava un lavoro certosino e laricollocazione del marmorino nelnuovo luogo per l’attraversamen-to. Invece il vecchio passaggio èstato cancellato in fretta e furiacon una mano di pece nera, men-tre il nuovo attraversamentopedonale è stato realizzato con laclassica vernice.Forse sotto l’influsso degli angeliche vivono sotto il ponte, o piùsemplicemente per l’incessantepassaggio del traffico, la pece èsparita velocemente, moltiplican-do le strisce pedonali sul ponte.Turisti e abitanti ovviamente utiliz-zano entrambe le strisce, costrin-gendo gli automobilisti (abituati aben altro trattamento da partedell’amministrazione) a raddop-piare l’attenzione e le fermate.In mancanza di interventi risoluti-vi, basterà aspettare: la vernicebianca al centro del ponte stasparendo come quella nera, maci-nata dai pneumatici delle auto. Eil passaggio dei pedoni torneràquello originale. Ma vista la pron-tezza dimostrata da Cicero e sociin questo campo, c’è da credereche correranno a rimettere subitole cose a posto. Per favorire gliautomobilisti, ovviamente.
vicenzaabc
la città a chiare lettere
SETTIMANALEDIINFORMAZIONE, CULTURA, POLITICA, ASSOCIAZIONISMO, SPETTACOLO
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venerdì 21 maggio 2004, numero 10, anno III 
Editore: VicenzaAbc scarl, Corte dei Molini 7, 36100 Vicenza. Partita Iva 03017440243. Telefono 0444.305523. Fax 0444.314669. E mail: info@vicenzaabc.it. Spedizione in abbonamento postale 45% Comma 20/B, legge 662/96 - DCVicenzaR
 
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Intervista esclusivaEnrico Letta:“L’Europa che sogno”Italiani in 45 ore:la dura vita delmediatore culturaleUna giornatacon Veronellitra cin cin e anarchiaCrisi sanità: tangentisoldi che mancanoe... soldi mai sfruttatiLe paure dei piccoli“Montezemolonon ci rappresenta”
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Ponte degli Angeli: le zebre pedonali scompaiono e si rimaterializzano
Vicenza chiamaHüllweck non c’è
Ambiente senza appeal per la destra
Intervista a Ilvo Diamanti
(Continua a pagina 7)
 
Una controversa delibera passa in
commissione Territorio
riuscendonell’impresa di spaccare destra e sini-stra. I fatti. La scorsa settimana vieneconvocata una riunione della com-missione per visitare un sito inseritonelle
aree Rsa4
, ovvero 400 edifici diinteresse storico-architettonico. Perquesti edifici il centrodestra vuolemodificare la destinazione d’uso: dasemplici abitazioni a luoghi d’inte-resse (più o meno) pubblico (uffici,ma anche ristoranti o discoteche).Si tratta di un incontro interlocuto-rio. Non è infatti previsto all’ordinedel giorno il voto della delibera. Peri più diversi motivi, tra i quali il fattoche mancano ben otto dei dodicimembri della commissione.All’appello sono presenti solo treconsiglieri di maggioranza(
Tapparello, Galla, Bagnara
). Dasoli non raggiungerebbero il numerolegale. Che però viene assicurato da
Stefano Soprana
, capogruppo di
Vicenza Capoluogo
. Grazie al qualela delibera, approvata, prende il voloverso il Consiglio comunale.Provocando il terremoto cui accen-navamo. A sinistra, perché per laseconda volta nel giro di pochi gior-ni il gruppo di
Giovanni Giuliari
fada sponda alla maggioranza (in pre-cedenza, su una delibera urbanisticasul riuso degli annessi rustici) spac-cando il fronte delle opposizioni. Adestra, perché questa variante urba-nistica induce alcuni membri dellamaggioranza a parecchi distinguo.
Il nodo della questione.
Coloro che –nei diversi schieramenti – si oppone-vano alla delibera, chiedono di avereun quadro esatto della situazionedegli edifici in modo da stabilire apriori quali possano fruire dellavariante edilizia (sono certi alcuniabusi precedenti, che la delibera nonrileva) e, in secondo luogo, di indivi-duare alcune prescrizioni rispettoalle destinazioni d’uso.“Tenuto conto” ci ha spiegato
Marco Zocca
(FI, ma nel gruppo deicontrari) “che questa delibera nonnasce da una richiesta dei cittadini,ma da una proposta della maggio-ranza e dal lavoro tecnico degli uffi-ci. Dunque è chiaro che, stando lecose come sono ora, il cittadino haun ventaglio di possibilità su cuiinvestire del tutto indeterminato.Così si permette di dar corpo ad ideenon necessariamente in sintonia coni bisogni di ogni singolo sito. Peresempio realizzare un ristorantedove il contesto ambientale, urbanoo sociale non lo consente. Ma se ladelibera non stabilisce alcuni paletti,alcune formule prescrittive, il pareretecnico ha pochi punti di riferimen-to. In definitiva diventa
discreziona-le
. E per quanto non si dubiti mini-mamente della buona fede dei tecni-ci, un comune ha il compito di tute-lare lo sviluppo territoriale nel suocomplesso”.Anche rispetto alle modalità diapprovazione della delibera, opposi-tori di destra e sinistra sono d’accor-do. “Approvare una variante cosìimportante in quattro persone èquantomeno segno di scarso rispet-to” rincara Zocca “e dimostra pocavolontà di approfondire le temati-che. Anche quando importantissimecome questa”. Il diessino
UbaldoAlifuoco,
unico a presentare un pre-ciso documento critico punto perpunto, contesta il metodo (“La lette-ra di convocazione della seduta pre-vedeva la prosecuzione dell'esamedella delibera per il giovedì successi-vo e, ovviamente, escludeva che ilmartedì si votasse”) e il merito(“Prima di deliberare bisognavaavere, quantomeno, una precisafotografia dell’esistente”), ma ponel’attenzione anche sul problema del-l’appoggio dato da VicenzaCapoluogo: “Se una questione pro-voca una rottura all’interno dellamaggioranza, andare a puntellarlasignifica fare una scelta politica,prima che di metodo o merito. Inquesto modo si destruttura il rappor-to maggioranza opposizione. Unvoto aggiuntivo è una cosa (nel qualcaso si valuta di volta in volta labontà o meno di una proposta), mauno sostituivo è ben altro”.
sette giorni di politica
Letta: “Riportiamol’Italia in Europa”
“Tre anni di centrodestra ci hanno escluso dalla stanza dei bottoni”
Un nuovo Rinascimento
Nostra intervista al capolista della Margherita alle Europee
Capoluogo spaccatutto
Perchè il voto del consigliere Soprana ha diviso destra e sinistra
Giuliari si difende, anzi attacca“Un tranello del centrosinistra”
ACQUE MOSSEINLAGUNA
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vicenzaabc
Prendete due consiglieri regionalientrambi di Forza Italia, ed entrambiresidenti a
San Bonifacio
nelVeronese. Uno si chiama
AngeloFiorin
, classe 1950, vicepresidentedel Consiglio veneto. L’altro si chiama
Tiziano Zigiotto
, classe 1960, viceca-pogruppo a palazzo Ferro-Fini.Adesso tenete presente che tra poco aSan Bonifacio si vota per rieleggere ilSindaco. Viene naturale, quindi, imma-ginare i due intenti a pedalare in tan-dem per far vincere il candidato delcentrodestra.Eh no, troppo facile.A San Bonifacio sono infatti, schieratedue liste di
Forza Italia
. Una ufficialeguidata da Zigiotto e una ufficiosa ispi-rata da Fiorin con la copertura di unsimbolo “civico”.Fin qui si tratta di situazioni bislacche,ma già viste altre volte.La vera novità è che la lista ufficiosa diForza Italia ha il sostegno del
centro-sinistra
. Ma c’è di più: la lista ufficialericandida
Antonio Casu,
ex sindacoazzurro impallinato nei mesi scorsi dasei consiglieri di Forza Italia poi uscitidal partito e ora confluiti nella listaufficiosa.Gira voce che Zigiotto abbia chiestol’espulsione dal partito di Fiorin. Ciriuscirà? Francamente pare difficilepensare all’espulsione di un uomo checonta in un momento in cui Forza Italiaa Verona ha mille grattacapi. Del restolo stesso coordinatore regionale
Giorgio Carollo
candidamente ricordache a
Saonara
, alle porte di Padova,alle ultime amministrative le liste diForza Italia erano tre e ricorda ancheche il Comune è andato alle sinistre,
Rifondazione
compresa.Si parlava dei grattacapi dei forzistiscaligeri. Dopo due mesi di candidatu-re proposte e poi bruciate dal fuocoamico la Casa delle libertà è riuscita atrovare un candidato per la Presidenzadella Provincia: il rettore dell’Ateneoveronese
Elio Mosele
.Però un altro forzista, il Presidentedell’Ater (ex Iacp)
Germano Sardini
,forse ispirato dalle vicende SanBonifacio, ha pensato bene di guidareuna lista bis tutta sua assieme alpatto Segni. È stato però sfortunato:in poche ore ha visto arrestato il suodirettore
Luciano Castellani
con leaccuse di concussione e peculato e siè visto a sua volta indagato.
ForzaItaliavededoppio
Un treno per Bruxelles. 1
La prossima scadenza elettoralechiede ai cittadini di esprimersi suquestioni oggettivamente diverse eseparate. In molti comuni infattisi voterà per l’amministrazionelocale e parimenti per il Parlamento d’Europa: una cosa èla scelta del primo cittadino e del futuro della comunità locale, altra partecipare alla costruzione euro- pea, attraverso la nomina di can-didati di partito al parlamento diBruxelles.Molti anni fa non era così. Nel Rinascimento delle città stato chehanno prodotto il nostro patrimo-nio culturale e architettonico, l’e-lezione del primo cittadino e del consiglio corrispondeva alla sceltadi un particolare sentiero di inte- grazione nel grande mercato con-tinentale. Nell’Europa che si veni-va costituendo per contare biso- gnava darsi un’identità produtti-va, avviare processi di partecipa-zione dei cittadini alla costruzionedello spazio pubblico, utilizzarecreatività e ingegno dei talentiinteressati a un progetto di cittàcognitiva (la civitas dei latini,naturalmente).Gli storici perdonino la semplifi-cazione, ma è possibile pensareche, nell’epoca in cui gli statinazionali non esistevano ancora,la partecipazione delle comunitàlocali alla costruzione europeafosse molto più incisiva di adesso.Non solo. In un contesto di citta-dinanza produttiva, attiva e nonsemplicemente acquisitiva, gliindividui (in grande movimentotra una città e l’altra) si sentivano protagonisti di veri e propri pro-cessi costituenti, di cui potevanomisurare direttamente il valoreuniversale.Dopo alcune centinaia d’anni diimperi e amministrazioni gerarchi-che più o meno napoleoniche lecittà hanno accettato di diventaresemplice espressione di poteridefiniti al centro, livellate (comediceva Totò) al rango di ammini-strazioni locali, luogo di semplicerecepimento di direttive, obiettivie schemi già codificati. Nella gerarchia dello stato nazionale eancor più della Unione Europeadi oggi sembra non esserci spazio per un’identità locale differenzia-ta, per la creazione di nuovi per-corsi cognitivi e per l’avvio di processi costituenti, per la forma-zione di nuove città (di nuovocivitas alla latina).Vivere in una città o in un’altradell’Europa non fa grande diffe-renza. La migrazione verso nuovicentri urbani ha perso il carattererivoluzionario che aveva in passa-to, di partecipazione alle costru-zione di nuovi territori cognitivi.Negli Stati Uniti d’America non ècosì. La nuova frontiera del sape-re e delle tecnologie muove anco-ra oggi milioni di persone verso lenuove città della California, del Texas e della Carolina. E la stessacosa accade in Cina e in India.Come ricongiungere dunque ladimensione locale a quella globaleanche in Europa? Questa è ladomanda chiave della prossimascadenza elettorale e della batta- glia (già perduta?) per unaCostituzione europea all’altezzadei tempi. Come riuscire a ricrea-re uno spazio di partecipazioneattiva al processo di costruzioneeuropea, senza limitare la libertàdei cittadini alla scelta passiva diun amministratore o di una coali-zione neo-corporativa? Comerecuperare la dimensione di citta-dinanza produttiva che tanto ha prodotto nel Rinascimento?Sono domande a cui sembraimpossibile recuperare una rispo-sta convincente a pochi giornidalle prossime elezioni. Ma untentativo deve essere fatto per nontrovare le urne vuote di schede edi illusione. È possibile riaprirenella testa della gente la speranzadi partecipare alla costruzione diun spazio europeo a misura dellescelte cittadine?A Vicenza, nella Città del Silenziodei Colli Berici o nell’AltoVicentino è possibile credere dinuovo a una Europa rete di civi-tas locali, centro di attrazione peri talenti di tutto il mondo?Forse siamo ancora in tempo ascegliere i candidati sulla base diqueste considerazioni e non solosull’acritica adesione alle coalizio-ni.Vicenza Abc prova a interrogarealcuni membri rappresentatividelle principali liste che si candi-dano al Parlamento Europeoaffinché si esprimano sulle possi-bili forme del coniugare impegnoeuropeo e impegno civico.
 Paolo Gurisatti
(d.l.) Giovanni Giuliari, presidentedi Vicenza Capoluogo, che fate, vimettete a civettare con la destra?
No, nella maniera più assoluta.
Eppure, di questo vi accusa ilresto dell’opposizione.
Non è la prima volta. Ma il problemaè loro. Noi siamo coerenti con il pro-getto politico che portiamo avanti.Sempre presenti, anche con un’op-posizione dura, nelle delibere princi-pali. Ma quando riteniamo valido unprogetto della maggioranza, lo condi-vidiamo. Nell’interesse dei cittadini.Gli altri partiti del centro-sinistra inve-ce fanno politica vecchio stile. Controsempre e comunque. O impelagati inalleanze con i dissidenti della mag-gioranza utilizzandoli per i propri fini.
Faccia qualche esempio.
Il voto sul riuso dei rustici. VicenzaCapoluogo è rimasta in aula. Ma ladelibera aveva l’accordo di tutti, mag-gioranza e opposizione. Solo che nelresto del centro-sinistra ci si è accortiche si poteva farla saltare perchédall’altra parte non c’erano i numeri.E allora ci hanno provato. Uno stileche non condividiamo.
Roba da sfascisti.
Roba da vecchia politica. Fatta di tra-bocchetti e tranelli. Noi ci prepariamoall’alternanza di governo. Ma non nelmodo del resto dell’opposizione che,così come si comporta, non vinceràmai.
Quindi?
Quindi, invece di cercare sponde inZocca o Dal Zotto, o perder tempo alanciare accuse a VicenzaCapoluogo, si dedichino ad uno pro-getto per la città con proposte con-crete e precise. Come facciamo noi.
Duri e puri…
Vicenza Capoluogo si propone diaggregare le forze riformiste del cen-tro-sinistra. Del resto credo che glialtri, Ds e Margherita in particolare,abbiano grossi problemi al loro inter-no. E’necessario cambi una certaclasse dirigente che fa politica datrent’anni. Abbiamo il coraggio e l’u-miltà di farsi da parte.
Magari per lasciare spazio a voi.
Noi manteniamo, come sempre, lanostra autonomia. Ma ci proponiamodi aiutare il centro-sinistra, di cui cisentiamo parte, ad uscire da questasituazione.
Era così necessario che Sopranaspalleggiasse il trio della maggio-ranza in commissione Territorio?
Lo chieda a lui. In ogni caso il consi-gliere ha deciso in quel momentovalutando in base agli elementi cheaveva in mano. E poi, chi lo sa…
Chi sa cosa?
Che anche questo episodio non siastata una mossa concordata, un tra-nello ordito dal centro-sinistra insie-me ai dissidenti di cui sopra.
Voi non avete niente a che farecon la destra?
Abbiamo progetti politici radicalmentediversi. Incompatibili. Ma, contraria-mente al resto dell’opposizione, rico-nosciamo che l’avversario può averragione.
L’Europa e la politicaRispetto al palcoscenico italiano,Strasburgo è considerato una sorta diesilio (dorato). Ci vuol dire le ragionidella sua scelta di candidarsi al parla-mento europeo?
Contesto questa interpretazione.Oggi il Parlamento europeo ha unruolo assolutamente decisivo.Insieme alla Commissione e agli altriorganismi stabilisce tutto ciò che poidiventa legge a livello comunitario enei paesi aderenti. Sanità, energia,economia. Tutto ciò che conta. InItalia purtroppo tendiamo a conside-rare l’incarico europeo come l’ultimaruota del carro politico. Conseguenzadi questo atteggiamento: da trent’an-ni l’Italia è l’unico grande paese anon aver espresso un presidente delparlamento europeo. Per fortuna, orache il doppio incarico di parlamenta-re in Italia e in Europa non è piùpossibile, le cose stanno migliorando.Comunque, rispetto a questo disinte-resse italiano, io ho sempre fatto lascelta opposta. Mi ritengo e sono unconvinto europeista.”
Il varo della Costituzione europeaincontra enormi difficoltà. L'ideadegli Stati Uniti d'Europa èsolo un bel sogno?
“È stato relativamente facile costruirel’Europa quando le cose andavanobene, nella metà degli anni ’90.Allora bisognava spingere al massi-mo nella direzione dell’integrazioneeuropea! Ma Germania e GranBretagna hanno puntato tutto sull’al-largamento dell’Unione concentran-do i loro sforzi e il loro peso politicosu questo tema. Il risultato, negativo,è stato di diluire la coesione comuni-taria. La Costituzione è un passodecisivo. Credo anche sia fondamen-tale abolire l’obbligo dell’unanimità epassare al voto a maggioranza. Sonofiducioso”
Pur vivendo una fase di recessione,l’Europa resta un gigante economico.E un nano politico. Quale sarà il suocontributo per bilanciare le due com-ponenti?
“Sono per rivedere alcune regole oggifondamentali – tra cui quella ricorda-ta in precedenza sull’unanimità - econcentrare i nostri sforzi perun’Europa politicamente ed economi-camente più coesa. Siamo un gigantemonetario ed un nano economico.L’euro fortissimo penalizza l’econo-mia continentale. Anche su questobisognerà lavorare.
Come far rientrare l’Italia nell’assefranco-tedesco oppure, se preferisce,nell’Europa che conta, visto che oggine siamo esclusi?
Il momento peggiore in assoluto èstato il 18 febbraio scorso quandoFrancia, Germania e Gran Bretagnasi sono incontrati tra loro, sancendocosì l’esclusione del nostro paesedall’Europa che dispone e decide.Ecco il risultato della scarsa credibili-tà del nostro paese. Per questo dob-biamo ringraziare il centro-destra checi ha ridotto ad un paese fermo, instand-by. Completamente al di fuoridel giro che conta.
L’Europa dei cittadiniPerché un vicentino dovrebbe votar-la? Ovvero: come ricongiungere ladimensione locale a quella globale?
Perché in Europa c’è bisogno di unarappresentanza forte che sappia inci-dere a quel livello facendosi congiun-zione tra le due dimensioni.Insomma, no al turismo parlamenta-re. Se oggi qualcuno mi dicesse dioccuparmi – che so – di giustizia,declinerei cortesemente l’invito.Ognuno deve impegnarsi in ciò checonosce meglio. Credo di aver acqui-sito una buona credibilità in campoeuropeo. Lì, ho speso molte delle mieforze.”
D’accordo, ma come riuscire aricreare uno spazio di partecipazioneattiva al processo di costruzioneeuropea, senza limitare la libertà deicittadini alla scelta passiva di unamministratore o di una coalizioneneo-corporativa? E’ possibile riaprirenella testa della gente la speranza chesia possibile partecipare alla costru-zione di un spazio europeo a misuradelle scelte “cittadine”?
“Oggi si vota per il ParlamentoEuropeo in una logica tutta italiana.Si sceglie l’uomo e il partito che siconosce e si vota anche alle elezioninazionali. Mi piacerebbe che i citta-dini votassero anche per nominare –in maniera diretta – il Presidentedella Commissione europea. Solocosì potremmo andare oltre il votonazionale. Un finlandese e un italianopotrebbero allora votare la stessapersona, un candidato che entrambiconsiderano valido. Una dimensionedavvero europeista oggi sconosciuta.
A Strasburgo, i parlamentari italianivantano (si fa per dire) il tasso diassenteismo più alto d’Europa. Leiche farà?
“Farò di tutto per dare il mio contri-buto a ribaltare questo record negati-vo. Lo garantisco.”
Economia europea.Da più parti sono mosse criticheanche feroci al patto di stabilitàmalato di “enfasi anti-inflazionistica”e alle regole decisionali interne allaBanca europea. Che ne pensa?
“Tenendo conto di quando è statoconcepito, il patto di stabilità haavuto enormi meriti. Ma rispetto aglianni ’90, oggi ha bisogno di unariforma, di un’evoluzione, visto chele cose vanno parecchio male. Adesempio potrebbe essere dotato dimaggior flessibilità per quantoriguarda temi come l’innovazione, laricerca e gli investimenti nelle infra-strutture. Elementi che dovrebberoessere scorporati dal rigore del famo-so 3%. C’è bisogno di un nuovopatto. Fondato sulla crescita.”
Vi sarà mai spazio per una politicafiscale comune a livello europeo?
“Sì, se riusciamo a rompere la resi-stenza inglese. E bisognerà farlo atutti i costi. Ecco un altro grandeimpegno per il prossimo mandato.
Quali possibili ricette per far uscirel’Europa dalla fase di recessione?
In due parole: innovazione spinta egrandi infrastrutture. Niente bassacompetizione con i paesi in via di svi-luppo. Non mettiamoci noi a fare icinesi.”Di
grandi infrastrutture transeuro-pee parlano tutti. Ma la Transpadanadovrebbe costare dai 30 ai 40 miliar-di di euro. Un terzo del debito pub-blico del nostro paese. Da dove salte-ranno fuori i soldi?
“E’ chiaro che è necessario un impe-gno totale di tutta la Ue. Un impegnofondato su fattibilità e concretezza.Lasciamo perdere sogni faraonici emegalomani come il ponte sulloStretto.”
Il modello Nordest sta vivendo, comeil resto del paese, una fase decisa-mente critica. Ritiene vi sia ancorauna specificità nordestina da rivitaliz-zare e valorizzare? Che fare per poterrilanciare un sistema che ha prodottoimmensa ricchezza (per tutti) in que-sti ultimi anni?
“Credo che una specificità nordestinavada assolutamente riconosciuta. Emantenuta. Anche se le condizionioggi sono radicalmente mutate. IlNordest si è sviluppato grazie a fles-sibilità, internazionalizzazione, aivantaggi derivati dalla svalutazionedella lira. E’ chiaro che tutto questooggi è finito. Ma il prodotto, ilNordest stesso, va preservato a tutti icosti. Ad esempio nella sua vocazio-ne internazionale. Come? Attraversouna crescita dimensionale della pic-cola impresa e puntando tutte lecarte sull’innovazione. Però attenzio-ne: questo non è possibile con i tagligeneralizzati all’impresa, ma coninvestimenti mirati sui singoli proget-ti. Se le risorse sono minori, indiriz-ziamole dove ha un senso farlo.”
La nuova EuropaCosa cambierà per l’Europa con l’in-gresso dei nuovi stati membri?
“Una bella sfida. In positivo.Rispetto al costo del lavoro. Maanche nel confronto tecnico con que-ste nuove risorse, umane e d’ingegno,che costringeranno tutti ad un passoin avanti. Sulla nostra capacità difare innovazione. Credo saràun’Europa più forte. Almeno da que-sto punto di vista.”
L’ingresso dei nuovi stati comporteràuna diversa ripartizione delle risorse.Cosa cambierà per l’Italia?
“Certamente perderemo i fondi strut-turali. Una cosa che prima o poidoveva avvenire. Del resto siamo laparte più ricca dell’Europa. Mi pareovvio che dovremo dare una mano ainuovi arrivati. Ma aiutarli nella cre-scita sarà un grande vantaggio ancheper noi. Nuovi importantissimi mer-cati si apriranno. E questo credo ciriguardi tutti, no?
Non pensa che L’Europa, già oggilitigiosa e divisa, sarà ancora più dif-ficile da gestire?
E’ una sfida interessante anche que-sta. Servirà un grande sforzo da partedella “vecchia” Europa dei quindici.Però a condurla non devono essereforze disgreganti – rispetto all’Unione– come si è dimostrato essere ilgoverno di Silvio Berlusconi.
L’Europa in guerra.L’Europa è in prima linea nella cosid-detta “guerra al terrorismo”. Comeriportare la pace sul nostro continen-te e nel mondo intero dopo la finedel bipolarismo?
Solo un’Europa unita può bilanciarela potenza americana. Gli Stati Unitisono garanti di pace e libertà. Manon devono esser lasciati soli.Altrimenti diventa molto più facileche commettano degli errori. Oggipiù che mai c’è bisogno assoluto diuna grande forza europea.
Quale dovrebbe essere, per noi euro-pei, il rapporto con l’Islam? E’ incorso un conflitto di civiltà?
Un tempo i ricchi eravamo solo noi.Ora lo sono anche alcuni paesi arabi.E’ chiaro che questo porta di necessi-tà ad un confronto. Che però, è altracosa dallo scontro. Tenga conto chein occidente è in corso anche ungrave calo demografico. Con tuttoquel che ne consegue. Un dialogo ènecessario. Di più: indispensabile.
Infine: al voto! Al voto!Per tutte le cose che lei ci ha dettofinora, un elettore di centro-sinistradovrebbe (in teoria) appoggiare lasua candidatura. E tuttavia perché,anche chi nelle precedenti elezioni havotato per il centro-destra, potrebbein questa occasione votare per lei?
Perché noi vogliamo uno svilupposano ed equilibrato. Reale. Mica cimettiamo a promettere mari e monticome fa l’altra parte politica. Che,tra l’altro, i miracoli li fa solo neimanifesti della campagna elettorale.La realtà è tutt’altra cosa. Credo chela gente ormai l’abbia capito. Anchechi aveva creduto alle favolette diBerlusconi.
Davide Lombadi
 
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Rizzato (Ds):
C’è una strategia precisa. Soffocare la sanità pubblica per favorire il privato”
Malati per forza. Italia
Le norme per la qualità impongono meno posti letto per camera. Che rispuntano sotto falso nome
5 miliardi di vecchie lire lasciate amarcire, un medico su due chelavora praticamente “a part time”,una logica finanziaria che punisceassurdamente Vicenza perché hatroppi anziani ed extracomunitari.Sono le ragioni principali per cuila sanità vicentina sta andando incrisi. Oltre ad uno scandalo tan-genti che si allarga a macchia d’o-lio.Il ritmo serrato della cronaca spes-so impedisce al lettore di costruirsiuna visione d’insieme. Qui da noi,si è passati dalle polemiche per ilbuco del bilancio maturato sottola precedente gestione (92 milionidi euro), alla bocciatura del pianoindustriale, al commissariamento,fino ad arrivare – è cronaca di que-ste ultime settimane – al caso delprimario del San Bortolo Soranzo,indagato per una questione di tan-genti e al successivo coinvolgimen-to del primario vicentino SandroBordin, che lavora a Venezia mache a Vicenza è il coordinatore diForza Italia. Eventi che, ad una let-tura superficiale, sembrano slegatifra loro. E che invece non lo sonoaffatto.
A Vicenza pochi soldi e troppianziani.
L’Ulss vicentina è unadelle meno finanziate del Veneto.Regione che, già nel suo insieme,riceve dal Governo lo 0,8% inmeno di risorse finanziarie rispettoalla media nazionale. Inoltre, seper le altre Ulss Palazzo Ferro-Finistanzia 1220 euro a persona, aVicenza la cifra si riduce a 1214pro-capite. Sembrano poca cosa 6euro, ma moltiplicandoli per i300.000 abitanti di riferimento lacifra assume la dimensione che le èpiù propria: 1.800.000 euro (3,6miliardi di vecchie lire) in menorispetto agli altri. Soldi che pesa-no. Soprattutto perché non cisono. Vari fattori incidono su que-sta penalizzazione evidente. Adesempio, fino a due anni fa, l’indi-ce di popolazione anziana era con-siderato tra le variabili da tenere inconsiderazione per stabilire l’enti-tà dei finanziamenti. Oggi per laRegione, viziata da una logicaincentrata esclusivamente sullacontenzione della spesa, non è piùcosì. E Vicenza, con il suo 21% dipopolazione ultrasessantacinquen-ne – tra le più alte del Veneto, pre-ceduta solo dalla zona montanadel bellunese - ne paga le conse-guenze.Altro motivo: Vicenza polo indu-striale. Il che significa un’altissimapresenza di lavoratori extracomu-nitari. Che – quando regolari –hanno diritto all’assistenza pubbli-ca (e ai relativi finanziamenti) esat-tamente quanto ogni altro cittadi-no (visto che le tasse le paganoanche loro). Invece il finanziamen-to disposto risponde solo per il40% al fabbisogno reale (il resto èintegralmente a carico della Ulss).Un mancato introito calcolabile in4 milioni di euro. Ai quali aggiun-gere, altri 10 milioni di euro per-ché la Regione non ci riconosce lefunzioni di eccellenza. A questopunto, è facile fare i conti: aVicenza mancano all’appello quasi16 milioni di euro. Non propria-mente quattro centesimi.
Il buco (politico) della sanità
. Maperché questo progressivo soffoca-mento del polo sanitario vicenti-no? Le ragioni sono molteplici.Quando due anni fa la Regionedecise di mettere le Ulss sotto tute-la varando il piano industriale dirientro del disavanzo, in moltifurono i sindaci o i presidenti diProvincia immediatamente calati aVenezia per battere i pugni sultavolo di Galan. O almeno diGava. In una stagione in cui imanager Ulss sono, di fatto, sottol’esclusivo controllo (politico)della Regione, è l’unica cosa dafarsi. E che invece, a Vicenza, nes-suno si è preso la briga di fare.Non il sindaco Hüllweck che, no-nostante le opposizioni da mesichiedano in Consiglio Comunaledi dibattere sull’argomento, si èsempre rifiutato di farlo. Non lapresidente della ProvinciaManuela Dal Lago. Forse perchélegati a doppio filo con LiaSartori, e per estensione, al solouomo che oggi in Veneto dispone ecomanda: il Doge Galan.Comunque sia, i numeri di cuisopra sono il risultato della loroinazione. Alla totale latitanza poli-tica dei vicentini si deve, parimen-ti, il fatto che il mandato di cui èstato investito l’attuale Direttoregenerale Antonio Alessandri siauno solo: tagliare. Compito che ilmanager proveniente da Padovaha subito preso alla lettera inter-rompendo – appena insediatosi unanno e mezzo fa nel suo ufficio – ilrapporto con 45 sanitari a contrat-to. Salvo poi – e questa è vicendadi circa un mese fa – andare inRegione a protestare: “Così nonposso più andare avanti”. Nondeve essere facile sostenere a lungoil ruolo del tagliatore di teste (eservizi). Anche se, per ora, sta con-tinuando a farlo.
Le mazzette a Vicenza
. Nel 2000,per dar via libera ai correttivi dellariforma Bindi, il governo Amatostanzia 3000 miliardi di vecchielire destinate alle Regioni per isti-tuire, all’interno del servizio pub-blico, strutture adeguate per l’eser-cizio dell’attività libero-professio-nale, la cosiddetta intramoenia(per l’esercizio della quale, nondimentichiamolo, i medici devonocorrispondere parte dei loro introi-ti al servizio pubblico). Il tutto darealizzarsi entro il giugno 2001. AlVeneto di miliardi ne spettano120. 5 a Vicenza. A tutt’oggi inuti-lizzati. Le sedi per l’attività libero-professionale non sono mai staterealizzate. I medici che optano peril doppio ruolo (301 su 529 aVicenza) finiscono per esercitare instudi o cliniche private. Fatta così,si chiama intramoenia allargata.“Un’attività” ci spiega ClaudioRizzato, consigliere regionale Ds,“difficilissima da controllare.Prima del caso Soranzo, abbiamochiesto che fosse realizzata un’in-dagine conoscitiva sull’attivitàlibero-professionale. Il risultato èun voluminoso dossier. Ci interes-sava sapere quali erano i serviziispettivi messi in atto dalle Ulss.Basta leggerlo per rilevare chequalcosa non funzionava. AVicenza non è mai stato fattoalcun controllo. O ben pochi. Inogni caso, quelli che sono statifatti, erano all’acqua di rose. Loammette lo stesso Alessandri nelrapporto. Quando dice che percontrollare l’attività libero-profes-sionale l’Ulss effettuava controlliincrociati tra le prestazioni medi-che e le fatture emesse, viene natu-rale chiedersi: perché non eraemerso già allora, il pasticcioSoranzo? Perché questo lassismonell’esercizio fondamentale delcontrollo? Resta il fatto che questiepisodi screditano ancor di più ilservizio pubblico. In un momentoin cui è decisamente sotto attaccoper una precisa scelta politica chesi attua attraverso la ‘strategia delsalame’: fetta dopo fetta l’obietti-vo è declassare la sanità pubblicaper favorire quella privata. Giàoggi, rispetto al Fondo SanitarioNazionale, mancano 22 miliardi dieuro per finanziare i livelli di assi-stenza già in atto. E allora, quandoBerlusconi dice di voler ridurre letasse senza tagli, non la raccontagiusta. Semplicemente perché itagli li ha già fatti”.
Davide Lombardi
Non solo tangenti. Sanità vicentina in crisi per le strane scelte del centrodestraE per tante stranezze, come i milioni di euro da spendere e mai sfruttati
vicenzaabc
(a.m.) Tra adeguamenti alle norme e tagli ammini-strativi, al San Bortolo è un continuo apparire esparire di posti letto, che aumentano e diminuisco-no a seconda delle esigenze di ricovero con buonapace dei dipendenti, il cui numero non cresce dipari passo con l’incremento del carico di lavoro.La tendenza sarebbe quella di diminuire i postiletto nelle stanze sia per adeguarsi alle normevigenti, che per garantire al malato una degenzapiù tranquilla, e una maggiore privacy.Quindi ecco la riduzione da 6 a 5 letti per stanzain alcuni reparti, come gastroenterologia, con l’o-biettivo di raggiungere il traguardo di soli 4 letti.Dall’inizio di quest’anno però si verifica un sin-golare fenomeno: se il letto in più è fuorilegge,basta chiamarlo “letto bis” e può tornare in came-ra. Ovvero: nelle stanze normalmente occupate dacinque pazienti, viene aggiunto un sesto letto (mabis) e relativo ricoverato.“I letti bis sono causa di insofferenza per i degen-ti, costretti a vivere la loro malattia in pochi metricubi e a contatto con patologie di diversa gravità,e di carichi di stress eccessivi per medici ed opera-tori”, lamenta Alessandro D’Alessandro, medicoin gastroenterologia. Che rincara: “Nel repartodove lavoro abbiamo a disposizione 15 posti letto,che vengono regolarmente aumentati con l’ag-giunta dei letti bis, con una conseguente diminu-zione della qualità del servizio. Ad esempio succe-de di dover ricoverare un paziente che necessita diossigeno, ma a fianco del letto bis può non essercila strumentazione adatta”.E non si capisce come sia possibile che, a fronte diun sovraffollamento in alcuni reparti, in altrisezioni di letti liberi ce ne siano parecchi.Ma “difendere l’ospedale significa difenderlotutto, nessun reparto escluso!”, conclude in cre-scendo D’Alessandro.Secondo Mario Salvagnini, primario diGastroenterologia ed uno dei promotori dell’ope-razione di diminuzione del numero di posti lettoall’interno delle singole stanze, il tutto si deveimputare al maggiore afflusso di pazienti e allaminore capacità di dimetterli: mancano ad esem-pio le strutture di lungo degenza alle quali affida-re i malati cronici e gli anziani che occupano granparte dei posti disponibili.“Il 98% dei ricoveri viene dal Pronto Soccorso –puntualizza Giorgio Vescovo, primario diMedicina II - e sono malati che potrebbero essereseguiti anche dai medici di base, senza bisogno diricorrere all’assistenza ospedaliera. Poi ci sonoanche i ricoveri sociali ad aggravare la situazione:si tratta di persone, spesso sole al mondo, che civengono portate qui quando in realtà dovrebberoessere affidate ad altre strutture sanitarie e assi-stenziali”.
Il mistero dei letti fantasma
 L’informazionedi garanziaal coordinatoredegli Azzurriregala punti preziosia Giorgio Carollo
Bordin avvisatomezzo trombato
Dalla sanità alla politica ilpasso è breve. È bastato unavviso di garanzia annunciatosolo sulla stampa e non anco-ra notificato ufficialmente amandare in subbuglio
ForzaItalia
. Una burrasca che si èabbattuta sulla campagnaelettorale per le europee e sultotonomine per gli enti colle-gati al comune di Vicenza.Quando all'inizio della setti-mana infatti
Sandro Bordin
èfinito nel ciclone giudiziariodel caso
Acustica Veneta
(chevede già indagati per corru-zione i primari di otorino laringoiatria di Schio eVicenza), il partito è andatoin fibrillazione.Bordin, 51 anni, non è solo ilprimario otorino all'
ospedaleSan Giovanni a Venezia
. Èuno degli uomini di punta diFi a Vicenza dove è segretariocittadino del partito e dove harivestito la carica di assessoreall'ambiente durante lo scor-so mandato amministrativo.Bordin però a Vicenza è cono-sciuto anche come il luogote-nente di
Lia Sartori
, l'eurode-putata azzurra, capo dellacorrente socialista del partito,che è in piena campagna elet-torale per un secondo manda-to a
Strasburgo
.Quest'anno però la thieneseSartori se la dovrà vedere conun altro big veneto di Fi, cheambisce ad una poltrona daparlamentare europeo. È ilcoordinatore veneto
GiorgioCarollo
, anch'egli di Vicenza,ma in forza all'ala Dc diForza Italia.Tra i due la concordia non èmai stato il sentimento domi-nante e il fatto che il maggiorcollaboratore della Sartori siafinito nella bufera giudiziaria,potrebbe aumentare le chancedi successo di Carollo, che tral'altro può contare sul vec-chio apparato Dc del partito,cosa che la Sartori non ha.Ma parlare di Bordin signifi-ca parlare anche di
Aim
. Dasettimane infatti il segretariocittadino di Fi (la cui testa incittà è chiesta dai carollianiche mirano ad un congressostraordinario) punta alla vice-presidenza della multiutilitydi San Biagio. Ma il casoAcustica Veneta e il presuntogiro di corruzione per la for-nitura di protesi dell'orecchiopotrebbero scombussolaredefinitivamente i piani delsegretario azzurro.
Marco Milioni
Nelle immagini, la sanità pubblica di ieri.È anche quella che ci aspetta domani?
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