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Il viaggioDan LunguLa donna davanti ti sembrò molto bella. I capelli corti, color castano, tagliati àla garçonne, il viso troppo bianco perché lei fosse perfettamente sana, gli occhigrandi, molto verdi, come ruzzolati - proprio in quel momento - dalla sporgenzadegli zigomi nel vuoto affamato delle orbite. Occhi spaventati o forse presi dallostupore. Le labbra turgide - avresti giurato un po' tumefatte - anche se daicontorni ben decisi, ti facevano supporre l'esistenza di un corpo altrettantopieno, il che non era vero per niente.Il pallore del volto si trasmetteva anche al collo che - troppo fragile per unviso così rotondo - si perdeva nella stretta scollatura della camicetta di seta.Il treno si fermò in una piccola stazione di mattoni rossi. La donna accavallò lagamba destra sulla sinistra e il tuo sguardo scivolò quasi senza volerlo verso lesue ginocchia ossute, che sporgevano con impertinenza. Si insinuò poi tra le gambedalla carne legnosa e cadde, imbarazzato, vicino alle scarpe di vernice, sul bordoslabbrato di un mozzicone di sigaretta.Il treno ripartì, spostandole la testa indietro come se lei con un gesto bruscoavesse voluto sistemarsi i lunghi capelli. Allora hai notato il suo naso, nonproprio piccolo, però equilibrato in un certo senso dalla frangetta coraggiosa chesi fermava a un dito dalle sopracciglia.Ultimamente i viaggi ti erano diventati sempre più antipatici. La donna davanti tiappariva come una fortuna straordinaria.E questo non tanto perché ti si offriva l'occasione di fare una conquista che, incondizioni di noia, diventa molto più facile da realizzare, quanto perl'opportunità di poter ammirare minuziosamente la bellezza di una donna sola.Perché di una donna sola?Perché, pensavi, qualsiasi donna accompagnata da un uomo perde qualcosa del suofascino naturale, diventa più artificiosa, il che non succedeva anche in quellaoccasione, nonostante la tua presenza lì, nello scompartimento di prima classe diun treno accidioso, visto che avevi evitato abilmente qualsiasi forma dicomunicazione - parole, gesti, sguardi - proprio per impedire un avvicinamento tradi voi. Così la donna ti sembrava un insetto ben appuntato nell'insettario. Alcunisono dell'opinione che una donna è interamente donna soltanto accanto ad un uomo,soltanto vicino a lui esce dalla guscio estraneo della carne, però tu non ci avevimai creduto.La donna alzò la testa e guardò il suo bagaglio, un'occasione, che evidentementenon ti sei perso, per ammirarle con libertà il collo. La donna sorrise contenta,sicura di sé, e continuò a leggere.Per il viaggio in treno - avevo sempre invidiato questo tuo dono - avevi un interoarsenale di esercizi contro la noia, non una noia qualsiasi ma quella che nascedallo sferragliamento delle ruote arrugginite. O prendevi con te dei giornali daleggere, una soluzione banale, a portata di mano, o studiavi attentamente i voltie i gesti dei compagni di viaggio o sprofondavi in situazioni immaginarie,deformando carico di odio scene della tua vita o di quella degli altri,spingendole fino al limite dell'assurdo. In situazioni estreme usavi la stessastrategia anche con le idee. Giochi dai quali uscivi spesso a pezzi e con ilmorale precario, perché le acrobazie sofistiche facevano vacillare pure quel po'
 
di fiducia che avevi ancora negli altri.La donna si addormentò. Il libro le scivolò accanto chiudendosi. Il viso le sidistese come liberando i tratti da una tensione inconsueta. Una donna addormentataassomiglia molto a un bambino, ti sei detto.Sembrava che fino a quel momento, un po' scherzando, un po' sul serio, ti avessenascosto qualcosa e all'improvviso avesse abbandonato quel gioco. Si stavainnocentemente abbandonando al tuo sguardo. L'insetto sotto la punta dell'ago dopoessersi dibattuto per un po' aveva ceduto. Solo morendo non poteva più nascondereniente, nessun segreto aveva più senso. Quando si impara tutto in una volta,quando si capisce bruscamente, ci si rende conto di quanto sia stupidonascondersi.Nel suo sonno sembrava sapere tutto, come quando si sogna e si è interamentepadroni del sogno. Non si vedono i volti, forse soltanto si profilano dellesagome, però si sa esattamente chi è ognuna di loro, si sa cosa dice, si sa tuttociò che succede. Semplicemente si capisce.Ma come puoi sapere tutto, quando sei sveglio? Ti sei intestardito guardando confurore il volto sereno della donna. Adesso la noia era scappata via, il trenocontinuava a correre, come vuoto. Un treno di vetro. Una galleria nella qualeavanzava come in una vagina fredda.Stando attento, solo così, ti sei dato la risposta.Ogni cosa nasconde dietro di sé un'altra cosa, questo fino alla cosa che nascondetutte le cose. Panciuta, pigra, lontana, quella cosa ti sembrava la boccadell'uscita dalla galleria. Perché no? Il gioco ti aveva preso in un vorticesempre più grande, il tuo pensiero si stava avvolgendo attorno alle ruote sotto,un gomitolo di incertezze, una palla di neve che stava ruzzolando sul binario.Per arrivare lì si può partire da qualsiasi posto. Il centro della conoscenza èdappertutto. Ogni particolare è un tesoro.Devi sapere tutto, assolutamente tutto ciò che si trova attorno a te.Niente ti si deve nascondere.La donna, i sedili, i lacci, il mozzicone, le guarnizioni in gomma. il respiro dilei, lo sferragliamento delle ruote, lo specchio, i bordi.Guarda! ... Ascolta!Tasta ! Sii curioso! Annusa!Interiorizza!Pensa!Così che fra i tuoi pori e quelli delle cose non ci sia più niente.Sii curioso! Sgarbatamente curioso. In quel momento hai scrutato loscompartimento, ogni bordo, ogni colore, ogni particolare. Eri diventato soltantoocchi, orecchie, lingua e olfatto. Lo scompartimento pulsava come un cuoreprovocandoti piccoli disturbi di adattamento. Ti sarebbe piaciuto avere un bisturie indagare la donna pezzettino per pezzettino. Annusare il suo sangue...accarezzare le sue ossa bianche ... tastare con attenzione ogni suo organo
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