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Moneta del popolo: tasse zero !

Moneta del popolo: tasse zero !

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Moneta del popolo: tasse zero !
Chiesa Viva, numero unico, gennaio 2014
Moneta del popolo: tasse zero !
Chiesa Viva, numero unico, gennaio 2014

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NUMERO UNICO
GENNAO 2014
MENSILE DI FORMAZIONE E CULTURA
DIRETTORE responsabile
:
dott. Franco AdessaDirezione - Redazione - Amministrazione:
Operaie di Maria Immacolata e Editrice CiviltàVia G.Galilei, 121 25123 Brescia - Tel. e fax (030) 3700003www.chiesaviva.com
Autor. Trib. Brescia n. 58/1990 - 16-11-1990Fotocomposizione in proprio - Stampa: Com & Print (BS)contiene I.R.www.chiesaviva.com e-mail: info@omieditricecivilta.it
«LA VERITÀ VI FARÀ LIBERI»
(Jo.8, 32)
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Operaie di Maria Immacolata e Editrice Civiltà
25123Brescia, Via G.Galilei, 121 - C.C.P. n.11193257I manoscritti, anche se non pubblicati, non vengono restituitiOgni Autore scrive sotto la sua personale responsabilità
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“Chiesa viva” NUMERO UNICO *** Gennaio 2014 
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LA RINUNCIA DELLO STATO ALLA PROPRIA SOVRANITÀ MONETARIA
La “presentazione” del libro pone inrisalto la
questione “giuridica”
dellosvuotamento dell’aspetto economico-sociale della Costituzione italiana e la
questione “politica”
della rinunciadello Stato alla propria sovranità mo-netaria.
Questo libro,
sia pure con un linguag-gio molto semplice,
ha l’ambizione difar conoscere un aspetto della finan-za e dell’economia che è sempre ri-masto nascosto nei luoghi oscuri delpalazzo, come qualcosa che non con-venisse svelare al popolo.
Ed è bene, invece, che il popolo sap-pia, finalmente, che
lo Stato ha, datempo, rinunciato alla propria so-vranità monetaria in favore di unente privato, qual è la Banca d’Ita-lia;
ha rinunciato, cioè, ad
emettere moneta propria,
conla conseguenza che, per il perseguimento dei propri finiistituzionali, è costretto a chiedere,
inprestito oneroso,
le necessarie risorsefinanziarie,
indebitandosi
nei con-fronti dell’istituto di emissione. Ed èbene che il popolo sappia anche chequesto
inutile indebitamento
si tra-sferisce necessariamente ai cittadinimediante la
pressione fiscale.
Pertanto,
il popolo si ritrova debitoredi quella moneta di cui, invece, do-vrebbe essere proprietario,
ancheperché
essa acquista valore solo per-ché i cittadini l’accettano
come stru-mento di scambio e, quindi, solo acausa ed in conseguenza della sua
cir-colazione.
Con l’avvento dell’Euro si determina,poi, un altro trasferimento della sovra-nità monetaria, questa volta
dallaBanca d’Italia
(così come dalle altrebanche di emissione)
ad un ente pri-vato sovrannazionale,
qual è la
Ban-ca Centrale Europea (BCE),
cheprovvederà ad
emettere la nuova moneta addebitandolaai popoli europei,
secondo la stessa
“filosofia” moneta-
a cura del dott.
Franco Adessa
Estratto dal libro:
“La banca la moneta e l’usura”
di
Sua Ecc.za dott. Bruno Tarquini
stampato dalla Casa Editrice “Controcorrente” di Napoli, Via Carlo de Cesare 11 - 80132 Napoli - Tel.: 081 421349 - Fax: 081 5520024.
 Bruno Tarquini
è nato ad Avezzano (L’Aquila) nel 1927. Laureatosi in giurisprudenza nel 1948, presso l’Universitàdi Roma, è entrato giovanissimo in magistratura, percorrendone tutti i gradi. È stato
 Pretore a Roma
e, dal 1955, al
Tribunale di Teramo,
 prima
 come giudice,
 poi
 come Presidente;
nel 1986, è stato trasferito alla Corte d’Appellodell’Aquila, dove ha svolto le funzioni di
 Presidente della sezione penale e della Corte d’Assise di secondo grado;
infine, nel 1994, è stato nominato
 Procuratore Generale della Repubblica
 presso la stessa Corte d’Appello.
 
“Chiesa viva” NUMERO UNICO *** Gennaio 2014 
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perciò, venendo meno la sua funzione caratteristica,
cessadi essere moneta.
Questo significa che
il “concetto di moneta” ha radicenello spirito dell’uomo e che, perciò, appartiene ad unacategoria spirituale.
La moneta fu pensata dall’uomo, on-de poter servire come strumento per lo scambio dei beni,in un tempo in cui, ampliatisi i commerci, il baratto, finoallora utilizzato, cominciò a denunciarela propria inadeguatezza.
All’inizio,
la moneta veniva emessa dalsovrano, in pezzi di metallo prezioso(oro, argento, rame, ecc.), apposita-mente
“coniati”
perché fosse garantitala sua provenienza ed il suo peso, equindi, il suo valore.
In una seconda fase,
quando sorsero leprime banche, sia il sovrano, sia i citta-dini, preferirono depositarvi il loro ca-pitale monetario, soprattutto per motividi sicurezza, ricevendo in cambio unaricevuta
(fede di deposito),
esibendo laquale ottenevano la restituzione del re-lativo importo in monete metalliche.
Successivamente,
commercianti e arti-giani, al fine di rendere rapidi ed agili iloro affari, si resero conto che, invecedi ritirare i loro depositi bancari, pote-vano utilizzare, per i pagamenti, lestesse ricevute dei banchieri, le quali,in tal modo, cominciarono ad adempie-re le stesse funzioni della moneta cherappresentavano (banconote). Poichévenivano accettate dai creditori (rassi-curati dalla garanzia rappresentata daidepositi bancari),
quelle ricevute ac-quistarono funzioni e valore di mo-neta vera e propria,
nonostante che
non avessero alcun valore intrinseco,
essendo di carta.
L’USURAA questo punto,
furono i banchieri a rendersi conto di unsingolare fenomeno, al quale occorre prestare la massimaattenzione, perché costituisce
il punto di partenza della“grande usura”.
Poiché, dunque, per loro comodità, i cit-tadini preferivano pagare ed essere pagati con le ricevutebancarie (banconote), invece che con le monete metallichedepositate in banca,
i banchieri,
essendosi perciò accortiche i depositi erano ritirati in una percentuale molto bassa(diciamo il dieci per cento),
escogitarono un “trucco”
tanto semplice quanto ingegnoso:
emisero un numero di“ricevute”, di gran lunga superiore a quello dei deposi-ti, le quali, sebbene prive della copertura delle monetemetalliche,
e quindi di ogni garanzia,
circolarono con leprime ricevute, funzionando anch’esse da moneta, inquanto accettate dai cittadini.
È chiaro che, mentre le prime ricevute rappresentavano il
ria
utilizzata, fino ad oggi, dalle Banche centrali nei con-fronti dei rispettivi popoli; ed
attuando i princìpi del piùsfrenato liberismo, previsto dal Trattato di Maastricht,che sono nettamente inconciliabili con la vigente Costi-tuzione italiana,
e che sono riassunti specialmente
negliarticoli 41, 42, e 43. LA MONETA
Il libro, che è fondamentalmente divisoin due parti: la prima, che tratta della
Banca d’Italia
e del
Trattato di Maa-stricht,
e la seconda, della
moneta delpopolo,
si apre con una limpida intro-duzione che, in poche pagine, e con unlinguaggio accessibile a tutti, svela
“quell’aspetto della finanza edell’economia che è sempre rimastonascosto, nei luoghi oscuri del palaz-zo, come qualcosa che non convenis-se svelare al popolo”.
Non esiste argomento più interessante estimolante della moneta, a condizioneche se ne colga l’esatto significato e,quindi, se ne conosca l’unica funzionea cui essa dovrebbe essere destinata.
È moneta ciò che è convenzionalmen-te usato come mezzo di scambio e co-me misura del valore.
Quindi, non è importante, perché una
“cosa”
acquisti dignità di moneta, cheessa sia fatta di una o di un’altra mate-ria: la storia ricorda come i popoli ab-biano conferito valore e funzione dimoneta non solo ai metalli preziosi, maanche ai più disparati beni che fosserodi difficile o faticoso reperimento; èimportante, invece, porre in evidenzacome la nostra moneta debba avere,
co-me “causa”, la “convenzione” e, co-me “effetto”, la funzione di “misura-re il valore” dei beni,
perciò, lo
“strumento per lo scam-bio”
di questi beni. Se questo secondo requisito sembra abbastanza compren-sibile, perché l’intermediazione della moneta evita il ricor-so all’antico e non pratico sistema del baratto, il primo re-quisito, quello della
“convenzione”,
ha bisogno di unabreve riflessione
:una moneta può adempiere la propriafunzione in quanto è accettata dai cittadini:sono infatticostoro che, accettandola, le danno valore.
Per dimostrare questo assioma, si ricorre all’esempiodell’isola deserta, dove, evidentemente, il possesso di mo-neta da parte dell’unico abitatore equivarrebbe a possessodi nulla, proprio per l’impossibilità che quella moneta pos-sa essere accettata.Quindi, il valore della moneta è la conseguenza di una
“convenzione”:
se non c’è
accettazione,
da parte dei cit-tadini,
la moneta non acquista valore,
oppure lo perde, e

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