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artono i bastimenti perterre assai lontane...»,ricorda Marco Pan-nella, quando erano gli italiani aemigrare, e all’esodo si accompa-gnavano i canti. Il leader radica-le, insieme a numerosi esponen-ti del suo partito e di altre orma-zioni politiche di centrosinistra,ha partecipato alla maniestazio-ne di ieri in piazza Santi Aposto-li, a Roma, organizzata dal coor-dinamento delle associazioni lai-che e cattoliche di migranti e riu-
Dina Galano
«P
giati e dai movimenti di Caserta. Accanto al signicato di solida-rietà, l’obiettivo di ormalizzarel’impegno di quella parte del Par-lamento che ha opposto resisten-za contro l’approvazione del pac-chetto sicurezza, che andata a visitare i centri di identicazio-ne ed espulsione, che ha condan-nato severamente i respingimen-ti e che ha presentato, lo scorsoluglio, una proposta di legge perla regolarizzazione di tutti i lavo-ratori stranieri, non soltanto col e badanti.In oltre tremila sono rimasti nel-la Capitale per questo appunta-mento. Uomini, donne e bambiniche hanno partecipato alla ma-niestazione antirazzista di sa-bato 17 ottobre e che hanno scel-to di trattenersi ancora qualchegiorno, dormendo ospiti di chie-se e centri sociali, anché la pro- pria presenza valicasse il muro diinvisibilità in cui sono stati co-stretti. Vengono da Castelvoltur-no e dal casertano; molti hannolì le amiglie ma il lavoro in altreregioni d’Italia. Nessun contrat-to e, dunque, nessun permesso disoggiorno. Vogliono mandare i -gli a scuola ma sono preoccupa-ti delle conseguenze. Anche otte-nere la tessera sanitaria diven-tato impossibile. Tengono strettele loro borse per paura di perde-re ciò che diventato più prezio-so: le carte, le otocopie delle ri-chieste di identicazione, i tenta-tivi di superare i cavilli autorizza-tivi. Senza quei documenti - po-co, un niente rispetto al permes-so di soggiorno - li aspetta il rea-to di clandestinità.Il coordinamento casertano unesempio di come l’unione di per-sone, che singolarmente vivonoin un limbo di illegalità nascosta, possa prendere orza. E ormula-re non solo richieste alle istituzio-ni, ma ofrire soluzioni concrete.La regolarizzazione di col e ba-danti, conclusasi il 30 settembrecon risultati numerici ben al disotto delle aspettative, il primooggetto delle contestazioni. «Bi-sogna riaprire le regolarizzazio-ni», ha spiegato Mimma d’Ami-co, portavoce del coordinamentodei movimenti riugiati e migran-ti, «le oltre 2.500 persone presen-ti hanno scioperato e perderan-no la paga di questa settimana per non essere andate nei campi.Tutto il settore dell’agricoltura, ilatto stesso che oggi siano arriva-ti i mandarini e domani avremole arance, dipende dal lavoro diquesti stranieri, sruttati e resi in- visibili». Il vicepresidente del Se-nato Emma Bonino ha rinnovatol’intenzione di calendarizzare inaula la discussione di quel testoche punta a introdurre la legaliz-zazione di chiunque abbia un la- voro. «Non sarà acile - ha com-mentato la radicale - n quan-do non prevarrà la ragione, inve-ce che demagogia o altri calco-li, magari elettorali. Non lo Sta-to a dover decidere se legalizzarequesto o quel mestiere. A paritàdi criteri deve corrispondere una parità di diritti».Ma «il problema Caserta soprat-tutto un problema italiano», l’al-tro messaggio lanciato dal picco-lo palco montato al centro della piazza. Occuparsi della condizio-ne dei migranti signica prende-re in seria considerazione la real-tà di tutto il Meridione, così come«regolarizzare la loro permanen-za signica ridurre i rischi di en-trata nel circuito della criminali-tà organizzata», ha chiarito RitaBernardini, deputata radicale nelgruppo Pd. Il 6-7-8 dicembre, poi,si ripeterà l’iniziativa di condurrei parlamentari in visita negli isti-tuti di reclusione. Quest’anno sa-rà la volta dei Centri di identica-zione ed espulsione, dove la de-tenzione tra le più dure e le vio-lenze sono requenti.
L’uomo, oggicollaboratore digiustizia, divise conAntonino Gioè, bracciodestro di Riina, la cellanel carcere di SciaccaA dicembre si ripeteràl’iniziativa di condurrei parlamentari negliistituti di reclusione.Il 6, 7 e 8 saranno i Ciea essere visitati
Sicila. Il ruolo di mio pa-dre era di cercare un equi-librio e ar sì che l’equili-brio reggesse». Queste di-chiarazioni, quasi uno so-go rilasciato a Rainews24,sono state probabilmentecausate dalle “disavventu-re” della notte preceden-te, quando due uomini delreparto operativo dei ca-rabinieri, in borghese, so-no stati identicati dallascorta di Ciancimino sot-to la sua casa.Strana coincidenza, an-che se i carabinieri si so-no afrettati a smentireche i due uomini stesserosvolgendo qualche indagi-ne relativa al glio dell’exsindaco di Palermo, an-che perché ieri mattina,a poche ore dallo strano“incidente”, Cianciminoha testimoniato propriosul ruolo avuto dai Ros.E sempre sui reparti spe-ciali dell’Arma si attende per oggi in aula a Palermola dichiarazione di MarioMori, l’alto uciale indi-cato dai pentiti e da Cian-cimino e oggi anche da al-cuni esponenti del gover-no dell’epoca come unodei protagonisti della pre-sunta trattativa.E domani dovrebbe essereanche il giorno della depo-sizione in Procura di Lu-ciano Violante che, all’ini-zio dell’estate, aveva ricor-dato alcuni dettagli mairesi pubblici su alcuni ten-tativi di abboccamento da parte di Vito Cianciminocon intermediario proprioMori. Intanto si attendonogli originali del papello edegli appunti di Ciancimi-no, nonché le registrazioniefettuate dallo stesso exsindaco durante i presun-ti incontri avvenuti con glialti uciali dell’Arma.Tutti questi materiali sa-rebbero ancora in una cas-setta di sicurezza all’este-ro, ma dovrebbero esserenelle mani dei magistratientro la ne del mese.
La “pimula nea” che entònella tattativa ta Stato e boss
Misteri
Si chiama Paolo Bellini ed è «lo strano collaboratore dei servizi» a cui a rierimento il procuratore nazionaledella Dna Piero Grasso nel conermare l’esistenza di contatti tra uomini delle istituzioni e capi di Cosa nostra nel 1992
i chiama Paolo Bellini il pro-tagonista dell’altra trattati- va ra Stato e maa. è lui lo«strano collaboratore dei servi-zi» a cui a rierimento il procu-ratore nazionale della Dna PieroGrasso quando, nel conermarel’esistenza di contatti ra uomi-ni delle istituzioni e boss di Co-sa nostra nel 1992, aferma: «Lostesso “papello”, di cui si parlatanto, aveva atto - poco tempo prima - una diversa comparsa inorma minore. Un “papellino”, silegge nelle carte processuali, po-trebbe essere stato consegnato aicarabinieri del Ros, al colonnelloMori che nega l’episodio, da unostrano collaboratore dei servi-zi, e chiedeva l’abolizione dell’er-
Roberto Pelle
S
gastolo per i capimaa LucianoLiggio, Giovanbattista Pullarà,Pippo Calò, Giuseppe GiacomoGambino e Bernardo Brusca. An-che quelle richieste ovviamentenirono nel nulla perché irrea-lizzabili».La vicenda di Bellini, nato a Reg-gio Emilia, un passato in Avan-guardia nazionale, indagato perdieci anni e poi prosciolto nelleinchieste sulla strage alla stazio-ne di Bologna, ai conni dell’in-credibile. Talmente ambigua eavventurosa da essergli valsa ilsoprannome di “primula nera”,oggi divenuto il titolo di un libro(Giovanni Vignali l’autore, Ali-berti l’editore) che ricostruisce lacapacità di quest’uomo di entra-re e uscire da molti capitoli del-la storia criminale italiana conun ruolo sempre al limite ra l’in-ltrato e il delinquente. Eppure una vicenda vera, accertata daimagistrati di Firenze che hannoscavato sulle stragi compiute daTotò Riina e i suoi in continente:le esplosioni di Firenze, Milano eRoma nel 1993, che causarono 10morti e 106 eriti.Esperto di mobili antichi e diopere d’arte, Paolo Bellini avevaconosciuto Antonino Gio, brac-cio destro del capo dei capi, ainizio anni 80, per aver condivi-so con lui la cella nel carcere diSciacca. Nel 1991 il killer emilia-no (oggi collaboratore di giusti-zia, dopo avere conessato più didieci omicidi) ricontattò il capo-cosca di Altoonte perché lo aiu-tasse nel suo nuovo lavoro: il re-cupero crediti.Ma, quasi in contemporanea, la“primula nera” prese contatti an-che con il maresciallo RobertoTempesta, del Nucleo tutela pa-trimonio artistico dei carabinie-ri, che gli chiese di darsi da a-re per trovare una serie di qua-dri rubati alla Pinacoteca di Mo-dena. Bellini accettò l’incarico etornò a rivolgersi a Gio, stavol-ta con ben altro ruolo: ora si qua-licava come inviato dell’Armain cerca di aiuto, negli stessi me-si in cui morivano Falcone e Bor-sellino. L’uomo d’onore consultòRiina e Brusca e propose al killeremiliano uno scambio: la maaera disponibile a restituire qua-dri rubati in cambio di vantag-gi carcerari per cinque boss con-ta qualche decina di com-menti (nell’ultimo post do- ve ho parlato di Berlusco-ni ne sono arrivati qualchecentinaio), pochi hannocondiviso la mia indigna-zione, molti mi hanno spie-gato che il problema sem- pre un altro, qualcuno miha dato del talebano e delcensore, altri ancora hannoritenuto che lo spot sia ca-rico di ironia e di rara intel-ligenza. Secondo me la te-stimonianza di un’assuea-zione che si abbatte sul no-stro senso critico, sulla no-stra capacità di indignar-ci, continuamente presi co-me siamo dalla passione dicontrapporci gli uni agli al-tri senza speranza alcunache chicchessia prevalga.Lo spot continuerà ad an-dare in onda, Sky aumen-terà gli abbonati, Rai e Me-diaset il atturato, ma io hodisdetto l’abbonamento.
Immigrati permanenti
Manifestazione
In circa tremila sono rimasti a Roma, dopo aver partecipato al corteo antirazzista di sabato scorso.Sono i ragazzi di Castelvolturno e del casertano. Chiedono la regolarizzazione di tutti i lavoratori e ofrono soluzioni concrete
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martedì 20 ottobre 2009
© m i n n e L L a / g r a f f i t i
roma 19 ottobe 2009. Duante il sit in di potesta, i miganti di Castelvoltuno chiedono tutele e la egolaizzazione di tutti i lavoatoi
dannati al maxi processo. Bellini prese il bigliettino coi nomi e tor-nò da Tempesta, prospettandogliil baratto. Ma il maresciallo, in-tuendo che quella era un’opera-zione troppo grossa per lui, chie-se consiglio proprio all’allora co-lonnello Mario Mori dei Ros, ilquale bocciò l’iniziativa. Bellinicon Gio parlò a lungo di quadrirubati, di monumenti; a un certo punto questi arrivò a minacciar-lo: «E se domani non trovaste piùla torre di Pisa in piedi, come re-agireste?». L’anno dopo, ra mag-gio e luglio del 1993, la maa col- piva l’accademia dei Georgoli,il Padiglione di arte contempo-ranea, le chiese di S. Giovanni inLaterano e S. Giorgio al Velabro.Ma la “Primula nera” nel rattem- po era di nuovo in galera, diven-tando poco dopo collaborato-re della Procura nazionale anti-maa retta da Pier Luigi Vigna.Gio, invece, una volta arrestato,si suicidò in carcere impiccando-si alle grate della cella con i laccidelle scarpe e lasciando una let-tera di addio: «Supponendo cheBellini osse un inltrato, sarà luistesso a conermarvi…».
globale
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