Peraltro il monte ore di lavoro familiare non retribuito, la cui utilita’ sociale di lungoperiodo non puo’ esser messa in dubbio, coinvolge le donne in misura assolutamentemaggiore rispeto agli uomini. Nel lavoro familiare,
che noi intendiamo valorizzare conapposite forme di retribuzione pubblica
, rientrano molteplici attività di estremaimportanza sociale i cui benefici ricadono sulla collettivita’. Quello domestico e’ unlavoro altamente impegnativo che comporta, oltre una fatica fisica non indifferente,competenze, scelte ed elaborazioni difficili in svariati settori e campi della vitaquotidiana (allevamento e cura dei figli, gestione delle dinamiche familiari, assistenzadi persone anziane e ammalate, scelta e acquisto di beni e servizi, procedureburocratiche varie, emergenze ecc.).Recuperare le pari opportunita’ fra uomo e donna significa quindi innanzitutto unsignificativo aumento (sia quantitativo che qualitativo) dei beni e servizi pubblici chesono dedicate a questo settore cruciale per la trasmissione di lungo periodo dellanostra civilta’. Tali investimenti pubblici sociali sono ancora assolutamente insufficientisul nostro territorio. (asili nido, residenze per anziani, facilitazioni nell’espletamentodelle pratiche burocratiche ecc.).Naturalmente una quota consistente del lavoro familiare non può ne’ deve esseredelegato, anche laddove migliorassero e aumentassero i servizi pubblici dedicati aquesto settore. E’ per questo che occorre elaborare in tempi rapidi una proposta diLegge Regionale per la retribuzione pubblica del lavoro domestico. Naturalmente laaccompagneremo con indicazioni sul reperimento delle necessarie risorse (per esempio risparmiando su spese vergognose quali quelle belliche, ma anche sull’assitenza e sulla sanita’ che risparmiano notevolmente se si diffondono modelli di vitapiu’ sani).Infatti, nell’ interesse della stessa sopravvivenza della specie sul lungo periodo ledonne non devono dover rinunciare ad un ruolo, quello della riproduzione e della
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