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Attualità del pensiero di Karl Marx : il pensiero contingentista

Attualità del pensiero di Karl Marx : il pensiero contingentista

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Published by Adriano Torricelli
Materialismo e contingentismo
Materialismo e contingentismo

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11/19/2014

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PER UNA LETTURA CONTINGENTISTADELLA LEZIONE STORICA MARXISTA
Ciò fa sorgere la questione se Marx volesse spiegare secondo un modello unitario e nel senso di una eguale motivazione tutti i passaggi storici tra le formazioni (in quanto geneticamente collegati), ed in particolare se si tratti teleologicamente di procurare il massimo dell'energia produttiva e di porre le forme di ordinamento sociale sempre al servizio di questo compito.Noi riteniamo che questa
non
 fosse l'intenzione di Marx. Ciò che egli ha formalmente descritto era essenzialmente il superamento, da parte della societ !orghese dei limiti dell'ordinamento feudale a "stati# e l'imminente superamento, da parte delle moderne forze produttive, dei limiti dei rapporti di propriet capitalistici. Ma nulla poteva costringerlo a interpretare secondo lo stesso schema il passaggio caratteristico dalla societ romana$antica a quella medievale$feudale% o anche dedurre l'origine della societ di classe dai "!isogni di sviluppo# delle forze produttive. Cos&, la determinazione e la modificazione storica delle strutture sociali rappresenta un processo in ogni caso
singolare
. o schema a fasi ha solamente un significato
descrittivo
, e non strettamente nomologico$costitutivo.#elmut leischer,
 Marxismo e storia
, il Mulino, pag. *+$*-)
 Introduzione: Hegel e Darwin, due opposti paradigmi della teoria evolutiva
l pensiero di /arl Marx si inserisce nella tradizione di pensiero ottocentesca che potremmo chiamare evolutiva o, meglio,
evoluzionistica
, che considera la 0erit non come un qualcosa di statico e fisso, !ens& come qualcosa di dinamico e in costante evoluzione.
Verità come processo
, potremmo dire, in contrasto con l1idea aristotelica della non$contraddizione, secondo la quale il 0ero non può che essere identico a se stesso e quindi, per definizione, immo!ile. 0i sono, tra gli altri e oltre allo stesso Marx, due grandi esponenti all'interno di tale tradizione2
 Hegel
 per quel che riguarda la filosofia (la cui ricerca e!!e la storia umana come oggetto principale) e
 Darwin
 per ciò che riguarda la tradizione scientifica, e in particolare la scienza naturale (ovvero lo studio dell1evoluzione della vita sulla 3erra).4enza entrare nel merito dei due diversi pensieri, notiamo qui che quella di egel 5 una teoria evoluzionistica di stampo idealista cos& come quella di 6ar7in lo 5 di stampo scientifico e materialista.$ n che senso egel 5 un pensatore
idealista
8 Nel senso, essenzialmente, di porre la realt dell1dea (nella sua evoluzione logica) al di sopra della Materia (concettualmente intesa, oltre che come mero fatto fisico (
res extensa
), come disordine e passivit, come realt priva di una coscienza raziocinante e ordinatrice). Nella sua visione, l1dea 5 il regno della necessit e della logica, ed 5 dotata di una propria logica evolutiva (dialettica)
intrinseca
, la quale si svolge nel corso del tempo realizzandosi
nella
 Materia,
senza
 esserne tuttavia minimamente modificata e influenzata dall1interno. 9rdine e 6isordine quindi, sono in questa visione due realt che, pur convivendo, non si toccano se non esteriormente, poich: la Materia 5 il mero
mezzo fisico
 in cui ha luogo il dramma logico dell1dea, la quale per se stessa non 5 influenzata in alcun modo dalla sua controparte.n due sensi possiamo dunque definire "idealista# il pensiero di egel2 nel senso che esso pone la sfera ideale al di sopra di quella materiale (come causa della sua continua evoluzione, oltre ; e prima di tutto ; che della sua propria)% e nel senso che contrappone tra loro questi due ordini in
 
modo rigido, cosicch: la ogica si sviluppa secondo una sua necessit pura, intrinseca, senza essere toccata dal disordine della Materia, intesa come pura contingenza o caos.$ <assiamo ora a 6ar7in e chiediamoci in che senso egli possa essere considerato un pensatore
scientifico
, non idealista. a risposta a questa domanda verte essenzialmente, in questa sede, sul fatto che egli misconosce la rigida separazione tra dea e Materia propria di egel e di quasi tutta la tradizione filosofica occidentale (alla quale difatti, come scienziato, 6ar7in non appartiene). -nche la sua concezione della 4toria si !asa infatti, similmente a quella di egel, sull1idea di un1
evoluzione progressiva
 (che porta gli organismi viventi a svilupparsi in forme sempre pi= differenziate tra loro, sulla !ase della competizione per la vita). Ma una tale evoluzione delle forme viventi 5 ; e qui sta la differenza tra i due ;
 priva
 di uno svolgimento necessario, puramente logico, e come tale gi implicito nelle premesse iniziali. 1idea di evoluzione individuata da 6ar7in, ha insomma una natura
stocastica
, essendo !asata su tentativi (modificazioni casuali della struttura dell1organismo) ed errori>successi2 essa 5 dunque un qualcosa che, pur dotato di una propria logica e razionalit, sorge dal caso e dalla contingenza, sua risorsa e motore ultimo ; e ciò contrariamente alla logica di egel che prescinde totalmente dal caso.<er questa ragione, la visione scientifica dar7iniana non può in nessun modo dirsi "idealista#2 poich: appunto essa non scinde l1?voluzione, come fatto strategico e adattativo (@e quindi logico) dalla Materia o dal caso. N: quindi separa l1a$priori logico dall1empiria, dalla realt fisica contingente.0i 5 poi un secondo aspetto, gi peraltro implicito in quanto detto, che separa nettamente il pensiero di egel da quello di 6ar7in2 per egel la 4toria, in quanto movimento logico puro, che nelle proprie premesse contiene gi
tutto
 il proprio svolgimento, possiede una natura intrinsecamente finalistica o
teleologica
2 la fine di tale processo 5 infatti gi implicita nel suo inizio, in modo che il termine di tale processo corrisponde al fine (scopo) verso cui esso tende intrinsecamente. a visione hegeliana 5 perciò una visione finalisticaAa concezione di 6ar7in,
al contrario
, facendo dipendere il processo evolutivo, in tutti i suoi momenti, da premesse in gran parte casuali (i mutamenti accidentali che hanno luogo nella struttura ereditaria degli organismi), esclude che esso possa tendere intrinsecamente verso
alcun
 fine, considerando l1?voluzione, in ultima analisi, come un sotto$prodotto del Caso.-!!iamo cos& delineato due visioni evolutive o evoluzionistiche che, pur correndo parallele tra loro, sono anche per molti versi radicalmente opposte2 una metafisica e filosofica, di stampo idealista% l1altra scientifica e materialista.B)
 Il pensiero di Karl Marx
6al momento che l1argomento precipuo di questo scritto 5 l1opera di Marx, sorge a questo punto spontanea una domanda2 in
uale
 di queste due tradizioni o scuole di pensiero do!!iamo inserire il pensiero filosofico e storico di /arl Marx8isponderò su!ito sinteticamente2 io penso che esistano "due# Marx, uno di matrice ancora hegeliana e uno di matrice pi= scientifica, e per molti aspetti quindi ; a modo suo ; "dar7iniana#. <enso inoltre che il secondo Marx sia, sul piano dell1eredit storica, molto pi= significativo del primo. <enso infine che questi due Marx corrispondano in massima parte rispettivamente alla fase pi= giovanile del suo pensiero e della sua vita, e a quella pi= matura e criticamente avanzata.N: ciò deve sorprendere, poich: il pensiero di Marx nasce come una prosecuzione, seppure in veste di un superamento rivoluzionario, di quello di egel. <erciò, pur dichiarandosi sin dall1inizio un
 
pensatore materialista e aspirando quindi a una maggiore scientificit rispetto al suo maestro, Marx conserver sempre (seppure col tempo, come vedremo, in modo sempre pi= attenuato) alcuni aspetti essenziali del pensiero di egel.n sostanza, secondo me, di egel egli riprende la fede "ingenua# nel fatto che la storia segua (quantomeno nei suoi momenti determinanti e centrali) una sua logica evolutiva "inarresta!ile#, aprioristica e predeterminata. ?gli pensa cio5 la logica alla !ase del processo storico come qualcosa di determinato da ragioni intrinseche, inscritte al proprio interno e non influenzate (quantomeno, non in modo sostanziale) da fattori contingenti. -nche per Marx insomma, la storia sare!!e qui un processo astratto, che si realizza
nella
 Materia ma senza il concorso di essa, senza cio5 esserne modificata in modo sostanziale (ovvero nei suoi snodi essenziali). -nche sul piano teleologico, tra questi due pensieri vi 5 una forte affinit, laddove anche secondo Marx la storia tendere!!e per sua natura verso un fine presta!ilito, che nella sua filosofia sare!!e costituito dalla
li!erazione dell"uomo
, ovvero dalla li!era espressione di tutte le sue potenzialit, fino ad allora costrette e compresse nella logica alienante delle societ classiste !asate sullo sfruttamento.3uttavia, nonostante ciò, sappiamo anche che Marx, rinnegando l1idealismo !orghese del maestro, sin dall1inizio dichiarò il suo essere un pensiero
materialista
.
 In c#e senso
 o su che !asi egli collocava se stesso in questa diversa tradizione di pensiero8 Nel senso che, contrariamente a egel,
 
Marx
 non
considerava la sfera ideale (@o ideativa o spirituale, che dir si voglia) della storia umana come la !ase, nella sua evoluzione, dell1evoluzione della sfera materiale, ovvero dell1organizzazione sociale ed economica della vita associata, !ens&
tutto al contrario
considerava la seconda come la causa reale della primaACome noto, difatti, 5 secondo Marx la sfera materiale, e innanzitutto quella produttiva (che col suo livello di avanzamento tecnico determina in massima parte l1organizzazione sociale della comunit a essa corrispondente) a determinare la sfera ideale nei suoi molteplici aspetti (essenzialmente cio5, nei suoi aspetti politico$giuridici ed ideologici), e non l1opposto.- partire da quanto detto, non si può negare che Marx sia stato il fondatore di una nuova e rivoluzionaria concezione della dialettica storica, di natura appunto materialista e anti$idealista ; e ciò anche se il suo "materialismo# ci pare impregnato, per alcuni versi, di quello stesso idealismo che egli voleva com!attere e lasciarsi alle spalle.Ma fu davvero, questo che a!!iamo fin qui descritto, l1impianto concettuale alla !ase di
tutta
l1opera di Marx8o penso di no. ? questo non solo considerando che (come gi accennato)
gradualmente
, senza che peraltro si possa individuare un momento di cesura tra i due periodi, Marx si rese conto della parziale inconsistenza e dell1unilateralit di una posizione come quella appena descritta, ma anche qualora ci si soffermi sulla natura duplice della sua opera2 da una parte
analisi oggettiva e scientifica
della realt, impietosa anche nei confronti delle sue stesse aspettative rivoluzionarie (legate essenzialmente all1idea di una instaurazione necessaria e inevita!ile della fase comunista della storia umana, da egli definita come il compimento della storia)% dall1altra opera di
 propaganda
 politica a favore di una trasformazione rivoluzionaria della societ mondiale.Mentre infatti, per ciò che riguarda questo secondo aspetto (esemplificato dal
 Manifesto
), egli continuò sempre per ragioni utilitaristiche ad assumere un atteggiamento "hegeliano#, affermando appunto che la societ capitalista dovesse a un certo punto (per ragioni storicamente necessarie) culminare nella rivoluzione socialista>comunista% per quanto concerne il primo aspetto, quello cio5 pi= specificamente critico e filosofico, sono molti gli indizi di un1evoluzione del suo pensiero in direzione di una visione meno deterministica e ingenua della storia.

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