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Olimpadi Miniere in Cina FemminicidioIl cacciatore di aquiloni CostituzioneOssezia e Abkhazia Giochi Commedia Scuola Pubblica Frottole imperialMigrazioni Ritorno del nucleareA proposito di ... Arte24/5678/910111213141516  un giornale, i colare di un giorivolto agli stude 
N
n può essere certo que
 
 di rappresentare una fodi informazioni. Il probl-
 
ma, semmai, è che di datce ne sono troppi, con ilrischio di annegarci den-tro, senza essere in gradodi distinguere quelli im-portanti da quelli irrile- vantiMaria Montessori, cele-bre pedagogista, –pur-troppo amosa più per ilsuo volto sui biglietti da mille lire che per i suoi in- segnameni –, diceva che
 
insegnare dettagli genconfusione, insegnare la re
 
zione tra i dettagli genera scenza.La conoscenza non è la sodi informazioni che la nos
 
mente è capace di conteè, piuttosto, la capacità terle insieme secondo uncriterio, diverso per ciascucondo la nostra esperienzsensibilità.La scuola deve imparare a riconoscerein ciascun individuo un’entità unica edirripetibile; deve imparare a valorizzar-ne le capacità, le differenze, la creati- vità.
L’arcobaleno
intende mostrare,squarciando il grigiore dell’informazio-ne ssequioa ai potenti dell’economia,della politica, della cultura, che è possi-bile proporre tutti i colori fondamenta-li e che è iritto di ciascuno comporlie ricomporli per realizzare un proprioquadro, una propria idea, una propria  visione del mondo. Se le note sonosempre quelle, ogni giorno, per fortuna,si compongono ancora milioni di musi-che diverse.Il giornale che proponiamo ha la pre-tesa di costituire un angolo di riflessio-ne scritta in mezzo al baccano ed alle videate disumane della tivù spazzatura,ma anche un angolo da dove poter leva-re, in un silenzio altrettanto disumanoche ci dice che tutto va bene, una vocefuori dal coro, una voce critica, intelli- gente.o
 
 crediamoche non dobbiaoaccettare supinamente la realtà, ma ab-biamo il dovere di leggerla, di interpre-tarla giorno per giorno, come ci sugge-risce Jorge Luis Borges in questi versidella poesia,
 la felicità
:
Non c’è nulla di antico sotto il sole.Tutto accade per la prima volta, main un modo eterno.Chi legge le mie parole sta inventan-dole.
Qualcuno indica negli Stati Uniti la pa-tria della democrazia.Ebbene, Hugo Black, giudice della Cor-te Suprema Statunitense, ha affermatoche la Costituzione americana vieta che il Governo censuri la Stampa, affi n-ché la Stampa sia libera di censurare ilGoverno.La libertà di stampa ha bisogno di spi-riti liberi, ma uno spirito può diventarelibero solo se la stampa è veramente li-bera.Noi ci stiamo provando.
Anno I n. 1
 
l‘arcobaleno
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L
e tuniche arancioni del Dalai Lama e deimonaci buddisti compaiono sempre più spessonei servizi dei giornalisti per dirci che il gigan-te cinese non rispetta i diritti umani e politi-ci del popolo tibetano. Da quasi sessant’anni,dall’invasione del cosiddetto Esercito di Libe-razione Popolare, il Tibet non è più uno Statoindipendente ma una “regione autonoma” delpiù popoloso paese del mondo. Stampa e te-levisioni se ne sono accorti, guarda caso, nel-l’imminenza dei giochi olimpici, spettacolo eaffare programmato con cura e pazientemen-te atteso, che ha rischiato di essere “rovinato”da qualche manifestazione fuori programma di troppo. Oggi le voci disarmate dei monaciin Tibet, come quelle degli studenti a piazza  Tienanmen nel 1989, sono state soffocate bru-talmente col sangue e la galera da un regimeche, nato con la promessa di realizzare il para-diso sulla terra, lo ha di fatto riservato alla sola ristrettissima burocrazia delpartito comunista cinese, assi-curando al restante miliardo emezzo di persone un ignobilee duraturo inferno. I paesi del-l’Occidente capitalistico sonosempre stati ostili all’idea del-l’Uguaglianza, anteponendoleil loro mito della Libertà; quellidell’ex blocco socialista sovie-tico hanno invece diffi dato dell’idea di Libertà in nome di una pretesa Uguaglianza; la Cina èriuscita a sintetizzare il peggio delle esperien-ze politiche ed economiche del XX secolo,partorendo il mostro di un’economia capitali-stica selvaggia in una cornice politica di tota-litarismo “comunista”: sfruttamento e polizia.Ma se il coloratissimo intreccio televisivo tra l’avvenimento olimpico e la rivolta tibetana ha avuto il merito di destare le coscienze, semprepiù addormentate, del nostro “civile” Occiden-te, contemporaneamente rischia di lasciare inombra questioni altrettanto e più dolorose. La Cina è il paese in cui viene comminato ed ese- guito il maggior numero di condanne a morte,che è considerato segreto di Stato. Secondocalcoli di Amnesty International nel 2006 sonostate almeno 2.790, ma per la Fondazione DuiHua, che utilizzerebbe fonti interne attendibi-li, il numero sarebbe vicinoa 8.000. La pena di morteè prevista per un’ottanti-na di reati tra i quali ve nesono alcuni che farebbe-ro sganasciare dalle risatedelinquenti, politici edimprenditori nostrani: di-struzione di proprietà pub-liche o private; vendita ofabbricazione di cibo noci- vo o falso, di alcol tossicoo di false medicine; vendita o fabbricazione di prodottifalsi o nocivi; produzioneo esposizione di materia-le pornografico; possesso, vendita o fabbricazionedi armi, munizionio esplosivi; giocod’azzardo; bigamia;intralcio all’ordi-ne pubblico; disturbo della vita deicittadini; incendio doloso oranizzazioneprotezione o sfruttamento della prostituzione;teppismo; caccia di specie protette; pirateria informatica; reati legati alla droga; corruzione;concussione; appropriazione indebita; rivendi-ta di ricevute fiscali; evasione fiscale; contraf-fazione finanziaria; speculazione; frode; frodefinanziaria o assicurativa; frode con carta dicredito; spaccio di denaro falso; estorsione; ri-catto; contrabbando; allevamento di bestiameillegale. A questi vanno aggiunti i “tradizionali”reati contro la persona e contro il patrimonio.Le condanne vengono eseguite in serie, con unproiettile alla nuca. Dal 1997 è prevista anchela “più umana” iniezione letale, praticata infurgoni appositamente allestiti che si indiriz-zano là dove c’è bisogno, per accelerare i tempie minimizzare i costi. A proposito di costi, iparenti dei giustiziati poveri devono rifonde-re allo Stato cinese le spese della pallottola odell’iniezione. Alle esecuzioni viene “invitato” ad assistere unnumeroso pubblico. Ad esempio, nel palazzet-to dello sport di Changsha, nel 2004, insiemecon altri 2.500 spettatori, i ragazzini delle clas-si elementari e medie hanno potuto assisteredi persona e in diretta all’esecuzione di seicondannati. Come se non bastasse, gli organidei condannati vengono espiantati senza averchiesto il consenso né ai diretti interessati néalle loro famiglie, alimentando un redditiziotraffi co di cui si avvantaggiano le gerarchie.La Cina è il paese in cui vi sono centinaia dimorti al giorno nelle miniere di carbone, sfrut-tate senza alcun accorgimento per la sicurezza e la salute dei minatori. Per la fame di energia,necessaria per alimentare il mostruoso ritmo diincremento produttivo, ne muoiono, in media,fino a 20.000 l’anno. La Cina è il paese in cui è vietato mettere al mondo più di un figlio, ecce-zion fatta, ovviamente, per i ricchi burocrati dipartito e per le massime oligarchie delle grandià. Nei villaggiitli è praticatorursamente l’aborto
 
esteti femminili odi feittura l’infanti-addirprivilegiandoidiola crescita di un unico figlio maschio,ritenuto più effi ciente per il lavoro dei campi.Questa pratica comporta che per 100 femmine vi sono ben oltre 120 maschi, uno squilibrio tra le stesse generazioni che comporterà il celi-ato forzato per una grossa fetta della popola-zione maschile. La Cina è il paese che ha rasoal suolo interi villaggi ed ha costretto all’esodomigliaia di famiglie per fare posto al crescenteisogno di terreni pregiati da parte dei ricchiimprenditori capitalisti benedetti dai vertici“comunisti”; ha espropriato case e terreni, conle buone e le cattive per “liberare” le aree ne-cessarie alle Olimpiadi. La Cina è il paese incui parole come Libertà e Democrazia sonostate eliminate dai più importanti motori di ri-cerca di Internet. E l’Unione Europea, gli StatiUniti, i solerti “esportatori” di democrazia inIraq ed in Afghanistan, cosa dicono, cosa fan-no? L’Unione Europea è il primo partner com-merciale della Cina; per l’Europa, come per gliStati Uniti ed il Giappone, la Cina rappresenta un fantastico mercato capace diassorbire ogni tipo di produzio-ne e di fornire materie prime esemilavorati a bassissimo costo.Il vertiginoso incremento della produzione capitalistica cinesese, da una parte, ha comportatola riduzione della quota attri-uita ai salari (dal 53% del 1998è passata al 41% del 2005) ed ildrastico impoverimento di larghi settori del-la popolazione, dall’altra ha portato il nume-ro dei milionari da 3 nel 2004 a 107 nel 2007.In pratica i ricconi cinesi sono il doppio della popolazione italiana. E ci mettiamo a fare glischizzinosi con i discorsi sui diritti umani? Pe-cunia non olet, il denaro non puzza, dicevano iLatini, specie quando il fetore proviene da cosìlontano ... E allora basta balbettare qualcosa sul boicottaggio, far finta di alzare la voce, econtinuare a fare affari!Carlo Marx, il principale teorico del partitocomunista, sosteneva che il proletariato nonavesse nulla da perdere, tranne le catene. Ilpopolo cinese, ricco di una millenaria e raffi na-tissima civiltà, si ritrova oggi incatenata dallosfruttamento economico e dalla mancanza dilibertà. I cerchi olimpici sono serviti al regimecinese per rafforzare quelle catene. Adesso chei riflettori sulle Olimpiadi si sonospenti, non spegniamo la nostra attenzione sui diritti umani. Tibe-tani, cinesi, osseti, georgiani, russio catanesi che siano, gli uominidevono essere liberi, e non solo a parole. Inventiamoci le Olimpiadidei diritti, dove gli stati concorro-no per una medaglia in splendidespecialità come il diritto all’infor-mazione, il diritto di parola, la pa-rità tra i generi sessuali, il dirittoal lavoro, il diritto all’istruzione, ildiritto alla salute, il diritto all’as-sistenza. Una medaglia d’oro inqueste gare farebbe la felicità ditutti, e non solo di atleti, tifosi esoprattutto sponsor.
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di
Teo Quasinono
sport
 
l‘arcobaleno
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E
d è davvero il caso di parlare di “strage sotterra-nea” anche nel senso dell’imbarazzato silenzio checopre questa ecatombe che si svolge giornalmentein Cina, grande paese in tutte le sue espressioni, an-che quelle deteriori.Non si vuole qui fare un processo alla Cina, che nonasterebbe tutto lo spazio disponibile, né chi scri- ve ha le qualifiche per farlo. Non si vuole nemmenodemonizzare tout court la Cina, che vanta peraltrodiversi primati anche in positivo. Approfittando della luce abbagliante dei rifletto-ri che hanno illuminato la scena in occasione delleolimpiadi, desidero solo che qualche raggio di luce venga riflesso fin nel profondo dei luoghi più buidella terra: le miniere di carbone.Le miniere di carbone della Cina sono i luoghi diavoro col più alto indice di incidenti mortali sul-a Terra. Solo nel 2004 circa 6 mila minatori sonomorti in incidenti sul lavoro, secondo fonti uffi ciali. Altre voci parlano invece di almeno 20 mila morti.Nei primi 4 mesi del 2005 Pechino ha registrato 1.113decessi in miniera, un aumento del 20% rispetto allostesso periodo del 2004.La sciagura nella miniera dello Shaanxi e il fattosuccessivamente emerso che i dirigenti avevanominacciato di licenziamento i lavoratori che nonfossero tornati sottoterra,nonostante i continui in-cendi facessero presagire la possibilità della catastrofe,ha confermato la “fame” dienergia della Cina, dove,affi nché il sistema nonesploda, debbono prose- guire i forti tassi di cresci-ta. Il fatto è che a fronte diun tasso di crescita del PILdi un po’ più del 9% il con-sumo di energia negli ulti-mi due anni è aumentato dicirca il 16 % e nei primi sei mesi di quest’anno le im-portazioni petrolifere sono aumentate quasi del 40%. Per riuscire a diversificare significativamente lefonti di energia, servirebbero forti investimenti, cheil sistema finanziario cinese non può permettersi. Attualmente, la produzione cinese di carbone, chefornisce già circa il 61 % del fabbisogno energetico,non può essere aumentata, non perché l’estrazioneprovoca ogni anno la morte di decine di migliaia diminatori, ma per due ragioni strettamente economi-che e politiche. Le centrali a carbone, infatti, nonsono più incrementabili: il loro approvvigionamen-to blocca il sistema di trasporti dell’intero Paese edil loro funzionamento ha effetti molto negativi sulclima, con conseguenze negative per esondazionidei grandi fiumi e insuffi ciente produzione alimen-tare, soprattutto di cereali. D’altro canto il ricorsoall’energia idroelettrica o al nucleare richiede nonsolo tempi lunghi per la costruzione di centrali, ma anche enormi investimenti in capitale fisso di cui la Cina non dispone e che le sue banche risultano ina-deguate a finanziare per intero.La Cina, primo consumatore al mondo di carbone,annovera un altro primato: l’enorme numero di mi-natori di carbone con problemi alle vie respiratorie.La prolungata esposizione alle polveri nocive ha cau-sato infatti una crescita esponenziale delle malattie.L’alto costo delle cure condanna alla morte decine dimigliaia di malati.Le statistiche uffi ciali parlano di 80mila casi dipneumoconiosi (malattia polmonare dovuta all’ina-azione prolungata di polveri lesive) alla fine del2002; tuttavia le cifre rappresentano solamente undato indicativo, poiché sono state compilate nel1986, aggiungendo circa 15mila nuovicasi all’anno. Ma molti medici cinesi di-cono che la maggioranza dei casi non èstata registrata.Per far fronte all’emergenza il governodi Pechino ha avviato un’indagine nelleprovince di Liaoning e dello Shanxi, percapire le reali dimensioni del problema;al riguardo è stata proposta anche una campagna di raccolta fondi per sostene-re le cure mediche per gli ammalati. Gra-zie all’iniziativa, un ospedale specializzato nella cura di malattie respiratorie della provincia di Hebei sipropone di curare dai 600 ai 1000 pazienti all’anno.Ed è lo stesso direttore dell’ospedale, Li Yuhan, a farsi promotore dell’iniziativa, augurandosi che an-che altri centri seguano il suo esempio.Il problema principale resta il costo delle cure me-diche. Il solo modo per guarire è la pulizia dei pol-moni con soluzioni saline, mentre le medicine sonosoltanto un palliativo che non elimina alla radice ilproblema. Il trattamento per la pulizia dei polmo-ni è di 8 mila yuan circa per minatore (1000 dollariUSA), pari a quasi un anno di stipendi. Tali spesenon possono essere sostenute dagli stessi lavoratoriné dalle piccole industrie presso le quali lavorano.Diversa invece la situazione nelle grandi compagnie,che tutelano i minatori con formule assicurative che garantiscono le cure. Per gli ammalati di pneumo-coniosi non ci sono alternative: i più fortunati (ericchi) riescono ad affrontare le spese mediche e so-pravvivere; i più poveri sono destinati ad una mortesicura. Per soddisfare l’altissima richiesta di carbonea Cina paga un prezzo impressionante: ogni annocirca 20 mila minatori muoiono vittime del boomeconomico e della sete di energia.Nonostante ciò, la mancanza di energia ha creatoserie crisi e black-out ovunque nel paese. L’uso delcarbone è causa di un immenso disastro ecologico,ma è anche causa di un altrettanto immenso disastroumano: ricchezza e aumento della produzione sonospesso ottenuti a prezzo di sofferenze e di mancanza di sicurezza sul lavoro.Le statistiche uffi ciali mostrano che la Cina è ilpaese al mondo con il più alto numero di morti inminiera: più di 7.200 minatori dicarbone muoiono ogni anno peresplosioni di gas, allagamenti deicunicoli, crolli delle gallerie, ecc..Ma secondo gruppi per i diritti deiavoratori la cifra reale potrebbeaggirarsi sui 20 mila uccisi, datoche molte morti vengono nasco- ste e non appaiono nelle statisti-che uffi ciali per diverse ragioni. Esperti affermano che la maggiorparte degli incidenti nelle minie- re sono causati dai bassi livelli disicurezza e dall’incapacità del go- verno a verificarne l’applicazione. Pechino dice di aver chiuso alme- no 60 mila piccole miniere negliutimi 10 anni perc consieraterischio e ineffi cienti.Ma la richiesta semprepiù alta di energia ha portato alla loro riaper-ura.n cambio di bustarelleutorità locali corrot-e chiudono spesso uncchio sulle miniere a rischio. Inoltre, la mag- gioranza delle 28 mila miniere sono ormai pri- vate e per il governo èlquanto dicile il loroontrollo.a produzione di carbone aumenta del 15% ogninno. Questo fa della Cina il più grande produtto-re di carbone per nutrire sia la fame di energia cheuella di acciaio, legata al boom delle costruzioni. Il governo ha investito grandi capitali nella costruzio-ne di centrali idroelettriche e dighe; sta pianificandoa costruzione di impianti nucleari, ma analisti dico-no che tutto questo va a soddisfare solo una piccola percentuale del fabbisogno energetico della Cina,he dipenderà dal carbone ancora per molti anni.uest’anno la produzione di carbone si aggira su 1,9iliardi di tonnellate. Intanto le autorità continua-no a ripetere che bisogna fare di più per migliora-re la sicurezza dei lavoratori nelle miniere statali eprivate. I minatori in Cina sono circa 3,4 milioni.Nonostante i pericoli e le promesse non mantenu-e del governo, essi continuano a rischiare la loro vita, non avendo altre alternative di lavoro. Moltii essi sono contadini migranti che dalle zone piùpovere del paese vanno nelle aree minerarie come lohaanxi guadagnando circa 1000 yuan al mese (circa 00 euro): una miseria, ma molto più di quanto unontadino può ricavare dall’agricoltura. I più sonorassegnati al fatto che con questo lavoro potrebberonche morire.ueste righe, tratte da alcuni articoli apparsi sunternet (www.asianews.it), non possono suggeriremezzi per contrastare e ridurre il problema, ma comunque parlando e portando alla coscienza diutti questi eventi che, forse, in futuro, si potrannoporre le basi perché queste situazioni non venganopiù a verificarsi e quelle già esistenti possano alle- viarsi.
di
Lucio Lanza 
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