l‘arcobaleno
aprile - maggio 2009
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alcuni indirizzi utili per saperne di più www.ipcc.ch www.generazioneclima.wwf.it www.stopthefever.org www.spegnilospreco.org www.unclimadigiustizia.it www.perautomenoinquinanti.net
di Luigi Pasotti *
Qualcuno si sarà accorto che si tratta di azioni che andrebbero comunque in-traprese, anche indipendentemente daicambiamenti climatici. La nostra vita, lenostre attività, il nostro territorio, devo-no tenere conto del clima in cui ci tro- viamo e dei possibili fenomeni estremiche, anche se raramente, possono acca-dere. Normalmente quello che avviene èinvece un “
disadattamento
”: ci si allontana dagli equilibri, pur precari, costruiti insecoli di storia, rendendoci sempre più vulnerabili.Sempre più spesso assistiamo così ad una farsa: il territorio è devastato, aggredito,addirittura il governo con il “pacchettocasa” ha deciso adesso di permettere unaumento del 20% della cementificazionedel territorio. Quando poi accadono lelivello degli oceani.Nel frattempo, le parole chiave sono di- ventate due:
mitigazione
e
adattamen-to
: ed è su queste che è iniziato il gioco a stravolgere il significato dei termini posi-tivi per continuare a fare scelte disastro-se per l’ambiente e la collettività.Si parla di
mitigazione
per indicare tut-to ciò che va intrapreso per rallentare ilriscaldamento del pianeta riducendo leemissioni di CO
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e degli altri gas “serra”nell’atmosfera. Secondo quanto previstodal Protocollo di Kyoto, il trattato del1997 che per la prima volta ha vincolato ipaesi industrializzati a ridurre le emissio-ni, ogni paese deve modificare il propriomodo di produrre e consumare energia,che ancora in gran parte si basa sui com-bustibili fossili.alle fermate degli autobus.Destino strano in Italia, quello del-l’emergenza cambiamenti climatici. Ilmondo intero si sta muovendo per recu-perare il tempo perduto, ora che la finedell’era
Bush
ha permesso all’America di togliersi le bende dagli occhi. Il nostropaese è arrivato invece negli ultimi mesia invocare il
protocollo di Kyoto
per giustificare la scelta del ritorno al nuclea-re, e al tempo stesso si è battuto in sedeeuropea per evitare di prendere impegnisignificativi per rispettarlo.La primavera che sta arrivando potreb-be allora trasformarsi in una stagione da incubo, proprio perché il tema dei cam-biamenti climatici, dopo essere statonegato, comincia ad essere manipolato eusato a fini di propaganda da parte di chista al governo.Ma torniamo un attimo indietro: sicura-mente il dibattito internazionale ha fattonegli ultimi anni passi avanti significativi:oggi non ci si chiede ormai più se il clima stia cambiando, e se veramente sia neces-sario limitare le emissioni di gas serra: ilriscaldamento del pianeta, stimato in cir-ca 1,6 °C dal 1860 al 2000, è un fatto or-mai accertato. Oggi il problema è capirequanto, e come, riusciremo e rallentareil ritmo di crescita della concentrazionedei gas serra in atmosfera, e quale degliscenari ipotizzati dall’
IPCC
(
Intergo- vernmental Panel on Climate Chan-ge -
foro intergovernativo sul mutamen-to climatico) si realizzerà di qui al 2100in termini di aumento della temperatura media del pianeta e di innalzamento delC’è chi ha visto in questo vincolo un’op-portunità per ridurre la dipendenza eco-nomica dall’estero e per competere edaffermarsi sui nuovi mercati. Parliamo dipaesi come la Spagna, la Germania, tuttii paesi scandinavi. Per carità, non stiamodicendo che questi paesi siano diventati virtuosi cambiando il loro modello di svi-luppo e rendendolo sostenibile. Tuttavia hanno investito nella giusta direzione, ehanno conquistato i mercati dell’energia eolica, del solare, dell’energia da biogas,da biomasse, anche quello italiano.Il nostro governo parla invece di mitiga-zione per giustificare il ritorno all’energia nucleare, una scelta che probabilmentesi perderà nel nulla, essendo totalmenteantistorica ed antieconomica, che oggi viene sbandierata solo perché in Italia produce nell’immediato facile consen-so e consente di saccheggiare la finanza pubblica con ulteriori grandi opere cheingrassano i conti di poche multinazio-nali, pronte ad appoggiare il potente diturno. Anche il concetto di
adattamento
per-mette di essere facilmente stravolto. Conquesto termine si intende tutto ciò chedeve essere fatto per adeguare il territo-rio ai cambiamenti che comunque ci sa-ranno in futuro: ad esempio, razionaliz-zare l’uso delle risorse idriche per saperfronteggiare eventuali siccità, consolida-re le aree a rischio di frane, adottare pra-tiche agricole che frenino la desertifica-zione, adottare nell’edilizia l’architettura bioclimatica così da soffrire meno per lesempre più frequenti ondate di calore.alluvioni, gli incendi, le frane, sempre piùspesso la colpa viene data ai cambiamenticlimatici, ed è diventato un modo feno-menale per scaricare le proprie responsa-bilità di fronte alle tragedie annunciate.Il malgoverno del passato viene magica-mente azzerato, ed il cambiamento cli-matico diventa il capro espiatorio su cuiscaricare calamità e tragedie. E’ il caso,ad esempio, di Annalisa Bongiovanni,annegata a Catania in Via Galermo il 16ottobre 2003 durante un nubifragio peruna banale caduta in motorino, per la quale nessun responsabile ha pagato.Che fare dunque? Lasciare che questa pri-mavera venga oscurata dalle nubi del pe-riodo forse più nero, per la difesa dell’am-biente, da decenni a questa parte?La meteorologia, cambiamenti climaticipermettendo, insegna che dopo il tem-porale torna il sereno, e che nei giorni dipioggia si approfitta dell’occasione perprepararsi al tempo migliore che arriverà.
* COPE (Cooperazione Paesi Emergenti) dirigente del Servizio informativo agrometerologico siciliano
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Potranno tagliare tutti i fiori, manon fermeranno mai la primavera
L
a frase di
Pablo Neruda
anchequest’anno promette di avverarsi edi ribadire che, nonostante tutti i nostritentativi di distruzione dell’ambiente,contro il luogo comune che
le stagioni non sono più quelle di una volta
, le gemme siapriranno e lasceranno spuntare i germo- gli, e torneranno le rondini insieme aglialtri uccelli migratori.Noi ci lamenteremo degli anticipi di caldocosì come dei ritorni di freddo, e propriola ripetizione del più classico dei luoghi co-muni ci darà la misura di quanto poco sia in realtà cambiato finora il clima, se da de-cenni lo stesso argomento va a riempire i vuoti delle conversazioni durante le attese
ambiente
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