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dicembre 2008
Anno I, n. 2
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sguardi che, ol-tre l’obiettivo, guar-dano con fiducia al futuro. Ma in quelfuturo, molto prossimo, vi sono le ver- gognose leggi razziali. Tra questi ragaz-zi c’è un ebreo. Tra qualche mese sarà espulso dalla scuola. Con lui, migliaia di altri bambini, di famiglie, dovrannofuggire, cercare scampo al destino delconcentramento e dello sterminio. At-torno a loro, intenti alle loro occupa-zioni quotidiane, gli onesti cittadini, lebuone mamme ed i bravi padri di fami- glia, stavano zitti. In altre scolaresche,adesso, ci sono altri bambini. Non sonoebrei, sono immigrati. Per loro, nono-stante i pareri contrari di gran parte delmondo politico e sociale e delle più im-portanti società scientifiche di indiriz-zo linguistico, si apriranno i ghetti delleclassi ponte. Mentre i nostri figli, perimparare le lingue straniere, vanno al-l’estero per le cosiddette
 full immersion
, gli stranieri, per studiare con gli italia-ni, devono
prima 
imparare l’italiano. Ancora una volta, prima che sia troppotardi, sarà il caso di ricordare le paroledi Martin Luther King:
“Non ho paura delleparole dei violenti, ma del silenzio degli one-sti.”
Foto di classe,anno scolastico1938/39
Labirinti di gustoCalendarioBaleneBuoni e cattivi Lotta all’AIDSViaggio in ChiapasClassici/Paradossi Che fine fanno le leggi?Open OfficeIstruzioneBabbo Natale
 
l‘arcobaleno
D
icembre, tempo di bilanci,di progetti, di calendari. Ancora una volta, come nel
 Dia- logo di un venditore d’almanacchi e di un passaggere
di Leopardi,si valuta il passato e ci si in-terroga sul futuro, mentre ilpresente continua a scorre-re come sabbia tra le dita.La scuola, l’ambito in cuilavoriamo e a cui ci rivol- giamo, in questi mesi è sta-ta ed è tuttora interessata da una pesantissima ope-razione che ha come unicoobiettivo il taglio di risorsefinanziarie. Loro (Gelmini,Brunetta, Tremonti) la chia-mano
 razionalizzazione
, comese possa esserci qualcosa di ra-zionale nel ridurre drasticamen-te la quantità di latte nel biberondi un neonato o il fabbisogno diproteine di un adolescente.Per noi, ostinati nel credereche l’istruzione e la ricerca pub-blica siano il migliore investimen-to, anche economico, che una società possa deliberare, tagliare sulla cultura,oltre che miope, è stupido. Ma la stupi-dità, di questi tempi, è un valore prezio-so, perché consente di digerire con fa-cilità qualunque rospo vogliano farci in- ghiottire, dal terrorismo spicciolo sulla sicurezza alla deriva razzista sugli immi- grati. In questo contesto va detto conchiarezza che alcuni programmi moltoseguiti ( 
 amici 
,
uomini e donne
,
 grande fra-tello
,
isola dei famosi 
, e via dicendo) nonsono un casuale risultato di palinsestiper ominidi, ma sono scientificamentearchitettati per funzionare come auten-tiche bombe intelligenti: distruggonole capacità critiche lasciando inalteratotutto il resto, specialmente le belle ap-parenze! Per fortuna, però, se c’è la ma-rea montante della beata ignoranza, c’èanche l’Onda che penetra sempre più inogni scuola, nelle università, nei centridi ricerca; si infrange contro gli ostaco-li dell’indifferenza e arriva a lambire la consapevolezza delle famiglie, le veredestinatarie di un disagio che è desti-nato ad ingigantirsi drammaticamentecon l’acuirsi della crisi economica, no-nostante i predicozzi ottimistici di rito.La foto in questa pagina mostra una scolaresca del 1938-39, giusto settan-ta anni or sono. Facce serene, sorrisi,
 
Le leggi razziali fasciste furonofortemente volute da Mussolinie sostenute da accademici edintellettuali. A pag. 11 l’elenco delletappe più significative dell’aberrantelegislazione.
all’interno il
Calendario 2009
 
un anno di lottestudentesche
 
l‘arcobaleno
dicembre 2008
 breve percorso tra lerappresentazioni simbolichedel cibo
ipercorrere il millenarioracconto della storia dell’ali-mentazione può essere utileanche per analizzare le pro-fonde trasformazioni dell’epo-ca della globalizzazione, della crisi alimentare mondiale, del-la “malalimentazione” e della standardizzazione del gusto,per tentare di comprendere ipossibili scenari del futuro.La storia che inizia dai luoghisimbolici dell’origine dell’uma-nità è una storia di abbondanza e di carestie, di digiuni e grandibanchetti, di riti sacri e di festepagane, di rivoluzioni e di vita quotidiana. È il rac-conto del rapporto tra gliesseri umani e il proprionutrimento, un raccontoche inizia sempre nel remototempo in cui il cielo era vici-no alla terra, si poteva sederealla stessa tavola con gli dèie tutto era disponibile in ab-bondanza. L’“età dell’oro”, checorrisponde in qualche modoalle arcaiche società di raccolta,ricorre nelle leggende di cultu-re ed epoche molto diverse tra loro, dalla Grecia antica, al Me-dio Oriente, all’America preco-lombiana; è un’epoca felice, incui gli uomini non conoscevanola morte, né la malattia o la sof-ferenza, e nemmeno il lavoro.Con il passaggio dalle civiltà diraccolta all’agricoltura, il cibosi ottiene, invece, attraversola fatica: “Con dolore trarrai ilcibo per tutti i giorni della tua  vita; con il sudore del tuo vol-to mangerai il pane”, dice Dioagli uomini nella Genesi. Orzoe frumento in Medio Orien-te, riso in India e nel Sudestasiatico, mais in Sudamerica:la farina diviene il principalemezzo di sostentamento dellesocietà agricole, base di zup-pe e polente e soprattutto delpane, l’alimento per eccellenza;all’affermarsi dell’agricoltura si accompagna la nascita degliantichi rituali di celebrazionedel raccolto e delle primizie.Il cibo diviene la linea di con-fine tra uomini e dèi: nettaree ambrosia, alimenti divini,offrono l’immortalità, mentrei “frutti emeri”, nutrimentodegli umani, rendono fragili e vulnerabili. Nella cultura greca,è considerato naturale il desi-derio di soddisfare dei bisognie di godere dei piaceri, mentreè innaturale l’“intemperanza”:“bere e mangiare di tutto fino a esserne ingozzato significa su-perare in quantità ciò che la na-tura richiede”, sostiene Aristo-tele. Il problema etico dei greciè quello del “buon uso
 
dei pia-
 
ceri”, come affermerà nel ‘900il filosofo Michel Foucault:l’autocontrollo costituisce per i greci una via al “dominio di sé”e alla “pratica della moderazio-ne in tutte le cose”.L’antropologa Mary Douglasha analizzato, invece, le rego-le alimentari della tradizioneebraica, soffermandosi sugli“abomini del Levitico”, ovveroi precetti biblici sui cibi com-mestibili. Secondo Douglas, ilprincipio fondante delle regoleebraiche sta nella narrazionebiblica del disegno generale delmondo: sullo stessoordine do- veva fondarsi la struttura socialedel popolo ebrai-co, basandosisul “paradigma della separazio-ne”. Le sceltealimentari degliebrei sono statefortemente con-dizionate dalla dietetica religiosa;dalla norma “noncuocere il caprettonel latte di sua madre”derivava il divieto di ser-toccare con le mani i cibi fre-schi messi in vendita nei mer-cati. “Decifrare il pasto”, perusare un termine di Douglas,è un modo per leggere la strut-tura sociale e simbolica di una società e i suoi codici cultura-li; i gusti, le scelte alimentari,rappresentano la riproduzioneculturale della differenza socia-le: “il principio di divisione inclassi logiche, che organizza la percezione del mondo sociale,è a sua volta il prodotto dell’in-cor-porazione della divi-sione in classi socia-li”, afferma il so-ciologo francesePierre Bourdieu,ideatore, neglianni ’70, di una celebre ricerca tra la popolazione francese, quasiuna “psicoanalisi sociale”, daltitolo emblematico: “La di-francese Claude Fischler, cheaccompagna, nei secoli, sceltee imposizioni alimentari, co-struzione di tabù e divieti, la nascita delle culture gastrono-miche e dell’alta cucina e per-sino il disperato procacciarsi dicibo in affamati tempi di care-stia. Fischler considera questo“paradosso”, ovvero la tensionetra il desiderio di varietà ali-mentare e la paura del cibo sco-nosciuto, fonte di una continua ansia, sociale e individuale, nelrapporto con il cibo. A simbo-lo del paradosso dell’onnivoropuò assurgere la storia dell’ar-rivo in Europa della patata, peroltre duecento anni oggetto dipaure diffuse. Mentre la cre-scita esponenziale della po-polazione provocava un fortedegrado del regime alimentare,il dilemma era evidente: l’aper-tura ai nuovi cibi o la fame. Fi-nalmente accolta tra icibi “commestibili”,la patata si diffusein Europa, seppu-re con tempi diversi, ma nonsuperò le barriere di classe: ol-tre che dei maiali, rimase persecoli soltanto il cibo dei po- veri. Ancora secondo
 
Fischler,le pratiche sociali di consumoe preparazione degli alimentinascono proprio per risolvereil paradosso dell’onnivoro, eda tali pratiche sociali, e nondalla necessità fisiologica,dipenderebbero gran partedi quelle che considera leattuali “aberrazioni alimen-tari”: nell’epoca del control-lo capitalistico sull’interoprocesso vivente naturale -mentre assistiamo alla ridu-zione a merce dell’intera sfe-ra riproduttiva, al commerciodei corpi, contenitori di pezzidi ricambio umani, alla merci-ficazione del corpo femminile,distributore di ovuli o incu-batrice di desideri altrui, alla manipolazione di ogni seme di vita e di saperi millenari ridottia brevetti industriali - scivolia-mo, quasi senza accorgercene, verso una sorta di deprivazionesensoriale, particolarmente evi-dente nell’impoverimento deisapori e nella standardizzazio-ne del gusto. A questo punto,bisognerebbe chiedersi: se il lo- gos si è espresso nell’equilibriodel simposio greco e la moder-nità ha finito per transitare inun fast food, quali scenari ci at-tendono? Davvero pillole senza sapore saranno in/corporate da cyborg, corpi ripetibili di carnee microchip? Se il “futuro” è già adesso, soccomberemo ai pastipronti infarciti di grassi idroge-nati che riempiono i microondedi chi non può permettersi unfegato di ricambio? Oppure “unaltro cibo è possibile”, se ci ri-cordiamo che “mangiare è unatto agricolo”. virsi del latte e dei suoi deri- vati nelle pietanze a base dicarne o di mangiare carne elatticini nello stesso pasto,anche se tale rigidità non ha certo impedito che la cucina ebraica si confrontasse conaltre tradizioni gastrono-miche, costruendo culturealimentari differenti. Ma, inquesto confronto con “l’al-tro”, l’opposizione contami-nazione/purificazione poteva capovolgersi: se per l’ebreo èimpuro il cibo proibito dalleSacre scritture, per l’“altro”poteva essere impuro il cibodell’ebreo. Nell’età medie- vale, nelle città in cui esisteuna comunità ebraica, si isti-tuisce la separazione di mer-cati e macelli, l’ebreo divienecontaminante, gli si vieta distinzione”. Secondo Bourdieu,la paura o la repulsione susci-tata dal cibo sconosciuto omangiato “dall’altro”, minaccia dell’integrità del sé, è stata neisecoli ed è ancora un potentemezzo di “distinzione”: i gusti siaffermano ancor più facilmentein forma negativa, attraverso ilrifiuto di gusti diversi. Il gusto,risultato dei condizionamenticonnessi ad una classe, uniscecoloro che sono il prodotto dicondizioni di esistenza analo- ghe, distinguendoli da tutti glialtri; il gusto si struttura suldis/gusto, sull’intolleranza peri gusti altrui, in una continua tensione tra desiderio di in-novazione alimentare e paura dell’alimento sconosciuto. È il“paradosso dell’onnivoro”, ori- ginale definizione del sociologo
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calendario 2009
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