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febbraio - marzo 2009
Anno II, n. 1
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dal caldo alito deibambini e da un mite ven-ticello primaverile, si allontana dal suolosperanzosa di trovarlo sempre più blu.Ma, come tutti i bambini sanno per espe-rienza, le bolle presto o tardi scoppiano, ecosì, un brutto giorno, ci si deve rendereconto che, per qualche sfortunato acci-dente (che prima o poi qualcuno indivi-duerà con un buon margine di sicurezza),nessuno è più disposto a pagare 20 europer un titolo che rappresenta un quattrodi spade che, se ben ricordiamo, vale almassimo la bellezza di 10 centesimi. Tutti cercano di vendere, facendo crolla-re il prezzo dei titoli. Il crollo dei prezzispinge a vendere e le vendite spingono inpicchiata i titoli. E’ il panico tra la gentecomune. Pippo, Francesco, Mario e le al-tre risparmiatrici rimangono con il cerinoin mano, e si bruciano. Nel gioco del ceri-no acceso, come la speculazione di borsa  viene definita dal premio Nobel per l’eco-nomia Paul Samuelson, chi paga è sem-pre lo sprovveduto. Le sorti del mercatofinanziario, quando appaiono magnifichee progressive, sono il portato delle genialimenti di economisti, banchieri e statisti;quando, invece, scoppia la bolla specula-tiva, la responsabilità è di chi ha volutoed ottenuto un mutuo per una casa senza aver offerto suffi cienti garanzie.Questo numero offre ampio spazio a ma-teriali e spunti di riflessione intorno alla crisi economica, argomento su cui, come
Pensiero e LinguaggioLa strada Dorothea LangeGaza Diritti civili Crisi finanziaria Social card/neoliberismoStati Uniti Danteggiamenti Licio Gelli Patti Lateranensi Miti d’acqua S. Agata 
 
l‘arcobaleno
I
mmaginiamo di comprare, mettiamo a quattro euro, un mazzo di carte sici-liane. Sono 40 carte.Ci possiamo giocare a scopa, a sco-pone, a tressette o a briscola, pos-siamo inventarci e provare qua-lunque gioco: alla fine restanosempre e solo 40 carte.Poi ci viene in mente un’idea:stampiamo 40 biglietti,ciascuno recante la dicitu-ra “vale una carta”. Subitodopo ce ne viene un’altra:questi biglietti li mettiamoin vendita. E così abbiamoemesso il nostro titolo, sichiama “Carte Siciliane”, edil suo valore effettivo è ugualeal valore del mazzo di carte (4euro) diviso per il numero dicarte (40), cioè 10 centesimi.Che rappresenti il due di coppeo il re di denari, il nostro titolonon vale più di dieci centesimi. Adesso dobbiamo convincerequalcuno a comprarli, ma perfarlo dobbiamo suscitare la convinzione che si tratti di unbuon affare. Per queste ultime coseci rivolgiamo ad apposite strutture eda personale specializzato. I professionistidel collocamento svolgono egregiamenteil loro lavoro, e le nostre 40 carte, o me- glio, i titoli che le rappresentano, sono sta-ti tutti acquistati. E adesso? Bisogna chequalcuno li venda, e per farlo è suffi cientesuggerire a qualcun altro di comprarli. Ma come si convinceranno i nuovi acquirenti?Si dirà a Mario: “Pippo il mese scorso ha comprato il titolo a 10 centesimi e ades-so è disposto a venderlo a 13. E’ vero chetu lo paghi il 30% in più, ma sicuramen-te potrai rivenderlo ad altri, ottenendoneanche tu un profitto”. Si dirà a Francesco:“Mario, qualche settimana fa, ha compra-to da Pippo, a 13 centesimi , questo titoloche adesso ne vale 19”. E Francesco com-prerà, e quando lo riterrà opportuno ce-derà il suo titolo a Giulia, che lo comprerà con la prospettiva di rivenderlo ad Agata,ciascuno, naturalmente, con la prospetti- va di trarne un vantaggio economico. Coni soldi così facilmente guadagnati, Pippo,Mario, Francesco, Agata e tutti gli altricercheranno altre opportunità, facendo lostesso gioco, magari utilizzando non soloi titoli delle carte siciliane, ma di altri tipidi carte, addirittura creandone di nuovi,quando gli esistenti non dovessero esseresuffi cienti.Grazie al semplice meccanismo secon-do cui la domanda di questi titoli ne fa aumentare il prezzo, che il prezzo ne fa aumentare i profitti, e che i profitti nefanno aumentare la domanda, ci si ritrova davanti ad una formidabile, stratosferica ascesa del nostro titolo.Sembra di vedere una coloratissima bol-la di sapone che, ben gonfia d’aria, spinta per l’oroscopo, si fan-no troppe fumose previsio-ni ma ci si guarda bene dal precisare fattie circostanze.
2 euro
 
l‘arcobaleno
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2
U
n giorno, durante una lezione, il prof. Korzybski prese dalla valigetta un pacco di biscotti avvolto in una carta bianca e cominciò a mangiarne. Mentre mangiava, ne offrì agli studenti e qualcuno accettò.
 Buoni, vero? 
disse, e ne prese un altro. Gli studenti masticavano vigorosamente. Ad un certo punto Korzybski tolse la carta che avvolgeva il pacco e si videro le parole
 BISCOTTI PER CANI 
. Glistudenti rimasero stupiti, e qualcuno corse in bagno con le mani sulla bocca.
Vi ho appena dimostrato, signore e signori, che la gente non mangia solo cibo, ma anche parole, e che il gusto del primo spesso è condizionato dal gusto delle seconde
disse Korzybski.Con ciò voleva dimostrare che, in certi casi, la sofferenza è determinata dalla confusione tra la realtà e la rappresentazione che ne fa la lingua.La lingua, che è un codice di comunicazione, non è uno mezzo neutrale, ma esprime, mediante le sue regole e la sua struttura, un
 ben determinato punto di vista 
.Prendiamo, ad esempio, la filastrocca inglese:
 Roses are red;Violets are blue. Honey is sweet, And so are you.
Il verbo
to be
ci dice che le rose
sono
rosse, le viole
sono
 blu, il miele
è
dolce e così
sei 
tu.Il testo descrive una situazione oggettiva: le cose stanno così!Il soggetto si limita a rilevare ciò che
indiscutibilmente
deve apparire a tutti.Cosa accade se, invece, riscriviamo il testo sostituendo il verbo
to be? 
Le rose
sembrano
rosse, le viole
sembrano
blu, il miele
appare
dolce al gusto, dolce così come mi
appari 
tu.Qui le cose non sono come sono: è il soggetto che,esprimendosi, ne determina le caratteristiche cromatiche, gustative e morali.
Alfred Habdank Skarbek Korzybski 
(1879-1950), ingegnere, filosofo e matematico americano di origine polacca, è il creatore delle“General Semantics”, nelle quali afferma che la conoscenza è limitata dalla struttura del sistema nervoso e da quella del linguaggio. Gliuomini non conoscono il mondo per diretta esperienza ma attraverso le loro astrazioni.
di Teo Quasinono
 Roses look red;Violets look blue. Honey tastes sweet, As sweet as you.
ti l’E-Prime, come tutti i linguaggi artificiali, appare abbastanza diffi cile e farraginoso da utilizzare, come è stato dimostrato nellesperimentazioni sinora effettuate. Tuttavia, è importante coglieredall’E-Prime l’elemento critico che ne rappresenta il fondamento:il linguaggio veicola non solo dati di fatto ma, anche e soprattutto, giudizi di valore. Attraverso la parola noi possiamo trasmettere, edi fatto trasmettiamo, atteggiamenti mentali che pensiamo sianoassolutamente estranei al nostro modo di pensare. Ripensare e ri-flettere sul nostro modo di scrivere e di parlare non è solo un mododi sottrarsi all’uso di una lingua impoverita, omogeneizzata ed as-servita agli impera-tivi della velocità edella sintesi a tutti icosti (vedi in propo-sito i messaggi pub-blicitari, significa anche rifiutare paro-le ed espressioni dimatrice razzista, ses-sista, classista e fa- vore di termini nonstupidamente “poli-ticamente corretti”,ma effettivamentecapaci di attuareuna comunicazioneeffi cace, orizzontalee non discriminan-te. Ma per arrivarea questo non è suf-ficiente eliminareil “to be”: l’araboed il russo, pur nonavendolo, non han-no superato i limitidell’inglese. Se le ra-dici del potere sononell’economia, forseconviene dare un’oc-chiata dalle parti del“to have”.Sulle orme delle ricerche di Korzybski, D. David Bourland Jr.,(1928-2000) ha elaborato l’English-Prime, comunemente chiamatoE-Prime, un linguaggio in tutto simile all’inglese, ma mancante del-le forme del verbo
 to be
. Le frasi composte con questa lingua com-prendono raramente la forma passiva, circostanza che costringe chiscrive o chi parla a pensare differentemente. Con E-Prime chi scrivedeve individuare esplicitamente il soggetto, rendendo così il testopiù semplice da comprendere. Si capisce, allora, che E-Prime nonè solo una variante dell’inglese, ma rappresenta una vera e propria disciplina mentale, che sottopone ad un filtro il proprio linguag- gio e quello altrui. Ad esempio “
il filmè stato bello” 
puòdiventare “
 ho ap- prezzato il film
: inquesto modo le re- gole di questa lingua esprimono la natura soggettiva dell’espe-rienza dello spetta-tore invece che la qualità oggettiva delfilm.L’uso dell’E-Primerende più diffi cile lconfusione tra fattie opinioni, elementiquesti che, presen-tati distintamente,consentirebbero,nella melma comu-nicativa che caratte-rizza l’attuale siste-ma dell’informazio-ne, la costruzionedi conoscenze e la maturazione di co-scienze fondate sudi un pensiero auto-nomo e critico. Alla prova dei fat-
.......
 per 
 
cani
Q
uantosono buoni
 
i biscotti
Alfred Korzybski 
 
pensiero
 
l‘arcobaleno
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protagonisti di questo romanzo sono un padre e un figlio sen-za nome che vagano in un mondo dove non è rimasto più nulla.Il viaggio, come spesso accade nella letteratura americana, ricopreuna grande importanza anche nel romanzo di Cormac McCarthy ecostituisce lo sfondo alla vicenda.L’America percorsa a piedi dai due protagonisti è, infatti, un pae-se ridotto a un cumulo di macerie, detriti e cenere. Le cause della catastrofe sono sconosciute, forse un cataclisma di natura bellica oecologica, che vuole suggerire il fatto che l’uomo ha fatto scempiodella Terra in modo irreversibile e totale; mentre l’immagine del-l’oceano, dove sono diretti i due protagonisti, affi ora tra le paginecon l’evanescenza di un miraggio.Padre e figlio avanzano lentamente sospingendo un carrello da su-permercato, che contiene residui di un mondo ormai lontano: abitiraccattati dalle rovine delle abitazioni, teli di plastica per coprirsiquando piove o nevica, cibo in scatola, unica e rara fonte di sosten-tamento per chi non voglia praticare il cannibalismo.In questa realtà grigia e priva di sentimenti autentici, il rapportotra padre e figlio, fatto di tenerezza e comprensione, si erge a sim-bolo dell’ultima scintilla di umanità superstite in un mondo carat-
 
Cormac McCarthy.
L’autore, nato nel 1933
,
originario del Rhode Island, poi trasferitosi nel Tennessee e infine nel Sud-Ovest degli Stati Uniti, è consideratodal critico accademico Harold Bloom uno dei magnifici quattro della narrativa americana: gli altri sono Philip Roth, Thomas Pynchone Don de Lillo.La violenza è il tema centrale delle sue opere, che raccontano in maniera lucida e brutale una serie ininterrotta di crudeltà ed abiezioni.L’autore cerca infatti di mettere in discussione l’ideale di libertà su cui l’America ha costruito la propria identità nazionale, che, lungidall’essere un approdo civilizzatore, viene da lui dipinto come una legge di natura violenta e disumana.Il nucleo fondamentale dell’opera di Cormac McCarthty è costituito da dieci romanzi composti in un arco temporale che va dal 1965ai giorni nostri. Ricordiamo
 Il guardiano del frutteto
(1965),
 Il buio fuori 
(1968),
 Figlio di Dio
(1974) e
Suttree
(1979). A partire dal 1985 la sua narrativa si arricchisce di un’altra tematica, il mito dell’Ovest e della frontiera, nei quali l’uso della violenza emerge con particolarerilievo:
 Meridiano di sangue
(1985) e i tre volumi della cosiddetta 
Trilogia della frontiera
costituita da 
Cavalli Selvaggi 
(1992),
Oltre il confine
 (1994) e
Città della pianura
(1998). Seguono poi il romanzo
 Non è un paese per vecchi 
 No Country for Old men
, 2005) e infine la 
 La strada
The road 
, 2006). Quasi tutta la sua opera è stata tradotta per l’editore Einaudi.Due film sono stati tratti dai suoi romanzi:
 Passione ribelle
 All the Pretty Horses,
2000
 )
di Billy Bob Thornton, e
 Non è un paese per vecchi 
 NoCountry for Old Men
, 2007) dei fratelli Cohen, che nel 2008 ha vinto l’Oscar come miglior film, oltre ai premi per la miglior regia, miglioresceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista.terizzato da crudeltà e ferocia. I due protagonisti dicono spesso di“portare il fuoco”, cioè un bagliore di luce e calore, che può essereinterpretato come la metafora del legame di affetto che li lega, ocome l’embrione di un rinnovato sentimento di solidarietà natodalle ceneri della violenza.Nei rapporti con gli altri reietti cheincontrano sulla loro strada, i dueprotagonisti hanno differenti rea-zioni: mentre il padre pensa solo a difendere se stesso e il figlio con la forza e le armi, come un eroe del vecchio West, il bambino cerca, alcontrario, di aiutare gli sfortunatiesseri viventi di cui fa conoscenza,senza preoccuparsi unicamentedella propria sopravvivenza.E’ qui che si annida il significato profondo del romanzo, che segna anche una svolta rispetto alle opere precedenti di questo autore: alla fine della narrazione rimane solo il figlio, vero portatore del fuoco,cioè della pietà verso i propri simili, sentimento che manca al padre,per certi aspetti somigliante agli altri personaggi di McCarthy, chehanno fatto della violenza fine a se stessa la loro unica filosofia di vita, e per questo destinato inevitabilmente a soccombere.
Un padre e un figlio senza nome vagano in unmondo dove non è rimasto più nulla. Tenerezza e comprensione sullo sfondo desolatodi un mondo apocalittico
di Silvia Mazzucchelli
3
Cormac McCarthy 
of 00

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