l‘arcobaleno
febbraio - marzo 2009
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U
n giorno, durante una lezione, il prof. Korzybski prese dalla valigetta un pacco di biscotti avvolto in una carta bianca e cominciò a mangiarne. Mentre mangiava, ne offrì agli studenti e qualcuno accettò.
Buoni, vero?
disse, e ne prese un altro. Gli studenti masticavano vigorosamente. Ad un certo punto Korzybski tolse la carta che avvolgeva il pacco e si videro le parole
BISCOTTI PER CANI
. Glistudenti rimasero stupiti, e qualcuno corse in bagno con le mani sulla bocca.
Vi ho appena dimostrato, signore e signori, che la gente non mangia solo cibo, ma anche parole, e che il gusto del primo spesso è condizionato dal gusto delle seconde
disse Korzybski.Con ciò voleva dimostrare che, in certi casi, la sofferenza è determinata dalla confusione tra la realtà e la rappresentazione che ne fa la lingua.La lingua, che è un codice di comunicazione, non è uno mezzo neutrale, ma esprime, mediante le sue regole e la sua struttura, un
ben determinato punto di vista
.Prendiamo, ad esempio, la filastrocca inglese:
Roses are red;Violets are blue. Honey is sweet, And so are you.
Il verbo
to be
ci dice che le rose
sono
rosse, le viole
sono
blu, il miele
è
dolce e così
sei
tu.Il testo descrive una situazione oggettiva: le cose stanno così!Il soggetto si limita a rilevare ciò che
indiscutibilmente
deve apparire a tutti.Cosa accade se, invece, riscriviamo il testo sostituendo il verbo
to be?
Le rose
sembrano
rosse, le viole
sembrano
blu, il miele
appare
dolce al gusto, dolce così come mi
appari
tu.Qui le cose non sono come sono: è il soggetto che,esprimendosi, ne determina le caratteristiche cromatiche, gustative e morali.
Alfred Habdank Skarbek Korzybski
(1879-1950), ingegnere, filosofo e matematico americano di origine polacca, è il creatore delle“General Semantics”, nelle quali afferma che la conoscenza è limitata dalla struttura del sistema nervoso e da quella del linguaggio. Gliuomini non conoscono il mondo per diretta esperienza ma attraverso le loro astrazioni.
di Teo Quasinono
Roses look red;Violets look blue. Honey tastes sweet, As sweet as you.
ti l’E-Prime, come tutti i linguaggi artificiali, appare abbastanza diffi cile e farraginoso da utilizzare, come è stato dimostrato nellesperimentazioni sinora effettuate. Tuttavia, è importante coglieredall’E-Prime l’elemento critico che ne rappresenta il fondamento:il linguaggio veicola non solo dati di fatto ma, anche e soprattutto, giudizi di valore. Attraverso la parola noi possiamo trasmettere, edi fatto trasmettiamo, atteggiamenti mentali che pensiamo sianoassolutamente estranei al nostro modo di pensare. Ripensare e ri-flettere sul nostro modo di scrivere e di parlare non è solo un mododi sottrarsi all’uso di una lingua impoverita, omogeneizzata ed as-servita agli impera-tivi della velocità edella sintesi a tutti icosti (vedi in propo-sito i messaggi pub-blicitari, significa anche rifiutare paro-le ed espressioni dimatrice razzista, ses-sista, classista e fa- vore di termini nonstupidamente “poli-ticamente corretti”,ma effettivamentecapaci di attuareuna comunicazioneeffi cace, orizzontalee non discriminan-te. Ma per arrivarea questo non è suf-ficiente eliminareil “to be”: l’araboed il russo, pur nonavendolo, non han-no superato i limitidell’inglese. Se le ra-dici del potere sononell’economia, forseconviene dare un’oc-chiata dalle parti del“to have”.Sulle orme delle ricerche di Korzybski, D. David Bourland Jr.,(1928-2000) ha elaborato l’English-Prime, comunemente chiamatoE-Prime, un linguaggio in tutto simile all’inglese, ma mancante del-le forme del verbo
to be
. Le frasi composte con questa lingua com-prendono raramente la forma passiva, circostanza che costringe chiscrive o chi parla a pensare differentemente. Con E-Prime chi scrivedeve individuare esplicitamente il soggetto, rendendo così il testopiù semplice da comprendere. Si capisce, allora, che E-Prime nonè solo una variante dell’inglese, ma rappresenta una vera e propria disciplina mentale, che sottopone ad un filtro il proprio linguag- gio e quello altrui. Ad esempio “
il filmè stato bello”
puòdiventare “
ho ap- prezzato il film
”
: inquesto modo le re- gole di questa lingua esprimono la natura soggettiva dell’espe-rienza dello spetta-tore invece che la qualità oggettiva delfilm.L’uso dell’E-Primerende più diffi cile la confusione tra fattie opinioni, elementiquesti che, presen-tati distintamente,consentirebbero,nella melma comu-nicativa che caratte-rizza l’attuale siste-ma dell’informazio-ne, la costruzionedi conoscenze e la maturazione di co-scienze fondate sudi un pensiero auto-nomo e critico. Alla prova dei fat-
.......
per
cani
Q
uantosono buoni
i biscotti
Alfred Korzybski
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