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Numero 15

Numero 15

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Published by: La redazione di Kronstadt on Oct 27, 2009
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10/28/2009

 
ronstadtk
 Ancora uno sforzo, perchè la bat-taglia politica iniziata con la tor-nata elettorale delle amministra-tive non è ancora terminata, anzida ora in poi diviene decisiva alivello nazionale. Il Grande In-ganno sta per misurare gli ultimisuoi giorni, scontto dal princi-pio di realtà che, lo sapeva beneFreud, in denitiva è il solo verolimite oggettivo posto tra noi e larealizzazione dei nostri desideri.La politica fatta di pulsioni, diillusioni, di nevrosi, di paranoiedi persecuzione (i comunisti!)che ancora nell’ultima puntatadi Ballarò ha celebrato la suagrottesca liturgia sortendo effettiparodistici (ho avuto l’impressio-ne che in alcuni momenti rides-se di sottecchi) sta per lasciareposto al paese reale che non ètutto di sinistra, non si creda,ma di certo non è più tutto con-vintamente berlusconiano. Mafacciamo attenzione, come bensapeva Spinoza nel suo “TrattatoTeologico-Politico”, il binomioterrore-speranza è spesso servi-tore efcace della persuasionepolitica nella sua deriva persona-listica e autoritaria che tende adalzare il tono del pathos del suoesercizio del potere soprattuttonei momenti di difcoltà. Nonfacciamo festa troppo presto, per-chè il rischio maggiore è ora seincomincerà una campagna elet-torale ininterrotta no alle pros-sime politiche che sarà feroce,subdola, ambigua, diffamatoria,lusingatrice e incantatoria comee più di prima. Ora servono po-litici, a destra e a sinistra, conil senso delle istituzioni, capacidi riutare (nalmente) i sorti-legi del Grande Incantatore, leillusioni della gestione manage-riale (cioè di stampo autoritario)della cosa pubblica, l’uso priva-tistico dell’apparato di governo,il marketing come strumentodi manipolazione dell’opinionee di creazione del consenso suproclami di protto falsati come
Ancora uno sforzo, amici!
periodico bimensileNumero 15Mercoledì 20 Aprile 2005
 Curre curre guagliò
22.9.1991Un giorno come tanti ma non certo per qualcunoqualcuno che da giorni mesi anni sta lottandocontro chi di questo stato na gabbia sta facendoreprimendo ascolta dico reprimendochi da solo denuncia e combatte sti fetientee sa bene che signica emarginazioneesattamente quanto costa amare un centro socialeOfcina 99 Il resto lo conoscete e non a caso lo citiamo a questo punto della nottatache sembra quasi essere passata. Sono passati 16 anni dalla caduta delmuro, 15 dalla Prima Guerra del Golfo (quella giusta per alcuni), 14 annida quella canzone, 13 da Falcone e Borsellino, 12 da Mani Pulite e 11 dallaGioiosa Macchina da Guerra. E siamo tornati allo stesso punto. Solo chequesta volta lo sappiamo, perché, come direbbe De Andrade, ballava la polka sopra il muro, mentre si arrampicava le abbiamo visto tutti il culo(per non dire della piramide di Cheope che volle essere ricostruita in quel giorno di festa, masso per masso, schiavo per schiavo, comunista per comunista). Questa volta non ci faremo fregare. Genova e Bagdad sonobastate per far capire a tutti l’andazzo. La recessione, la Cirami, la Ga-sparri, la Moratti, la Biagi, la Guzzanti sono bastate. Non dobbiamo avere paura del potere. Allende non aveva paura. Mattei non aveva paura. Mos-sadeq non aveva paura. Sandino neanche. Ci sono voluti i carri armati,le bombe, gli stadi per levarli di mezzo. Questo è il rischio che corriamo,certo. Gladio era di casa, certo. La Maddalena, Aviano, Camp Derby,Camp Ederle sono in casa nostra. Ma questa volta noi abbiamo l’euro.Questa volta l’Europa è unita. Questa volta non ci toccheranno. E qui da noi, nel nostro cortile di casa, è rimasta la nostra Bagdad, lanostra Babilonia. È rimasta la famosa città civile da far cadere. E la sep- pelliremo sotto una sterminata risata. pecché nun me faje cchiù male aggio ’mparato a caré’,curre curre guagliò...
Emanuele Quinto
 unmondoperf etto
2 pagina - strumenti
PPP: Il cinema dei popoli lontani
,
un’analisi tra antropologia etradizione classico di Pier Paolo Pasolini
Doppiavùdoppiavùdoppiavù
:
www.jesusoftheweek.com,
in re-dazione ci sono dei miscredenti
Ecos da Lusitania 
: parte prima,
 Portogallo XX secolo
3 pagina - terza pagina 
Senza fltro
,
la prima radio bimensile
[]
:
Son Of The Bowmen Of Shu
 
di Ezra Pound,
traduzione originale dall’inglese
4 pagina - cronache
Le colonne dell’accesso:
 Informagiovani
cronaca 
: de Gustibus,
dove mangiare a Pavia
La bacheca 
, cosa succede in città e provincia
 © Massimo Ghimmy
di
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PAVIA 
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il mercato deifollettierboristeria 
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 Q    u  e  s  t o   t a  g  l  i a  n  d o   v a  l  e   c o m  e   s  c o  n  t o   d  e  l   1 0  %
conti aziendali truccati. E i se-gnali in questo senso sembranoesserci, nalmente. Che si tornia fare politica, non più direzione(fallimentare) d’impresa. Monta-nelli sosteneva che Berlusconiè come una malattia che puòessere debellata solo portandoa termine il suo corso in modoche la società generi da sè i suoianticorpi. Io toglierei il “come”dal discorso di Montanelli, dicen-do che il berlusconismo è unamalattia sociale profondamenteradicata nel fragile corpo dellasocietà italiana, di tanto in tantopercorso da fremiti personalisti-ci, alterato da febbri paternalisti-che e scosso da miti eroici e sal-vici, e sempre devastato da unoscarsissimo senso civico, comela prossima celebrazione del25 aprile ci dovrebbe ricordare.Berlusconi, il mito dell’impren-ditore vincente, è stato solo lacausa scatenante della malattia.Ma ora, nel momento della suarisoluzione potrebbe manifestareanche il massimo della sua viru-lenza disgregante il corpo stessodello Stato oltre alla società civileche già ha così profondamentedevastato. Ad esempio, non sipossono lasciare in mano a que-sto governo, in questo momento,riforme importanti come quellacostituzionale o del sistema elet-torale perchè i danni si potreb- bero perpetrare dopo la ne diBerlusconi e la società potrebbenon essere in grado di reagire.Infatti, i germi che il berlusconi-smo è capace di immettere nonsono ancora esauriti e non è det-to che il principio di realtà cheha prodotto il recente risultatoelettorale sia abbastanza forte dapermettere alla società di resiste-re alla macchina di propagandadel Cavaliere e ai suoi ultimi attidi potere. Per chi non ha sensodelle istituzioni il “tanto peggiotanto meglio” con cui si affondatutti, colpevoli e innocenti, èuna prospettiva d’uscita di scenacome un’altra. Il comico Luttazzinei suoi spettacoli dice che l’edi-cio berlusconiano sta per crolla-re, ma noi dobbiamo stare attentia non essere travolti dalle suemacerie. Anche la sua ne puòessere un male per la nostra vitapolitica, esattamente come lo fuil suo inizio. Anche i miti, comei corpi sici, si decompongono eil loro fetore, le loro esalazioniproducono vertigini e diffondonomorbi.
Matteo Canevari
 
 2
I lm girati da Pasolini tra il ’69 e il ’74vengono raggruppati nel “Cinema deipopoli lontani”. In essi il regista sembravoler tornare ad analizzare i meccanismidella realtà, ma attraverso un’analisi an-tropologica che utilizza i ltri della tradi-zione classico-letteraria. Fa iniziare que-sto orientamento con
 Medea
. Ma Pasolininon è certo nuovo alle rivisitazioni degliantichi miti.
 Medea
rappresenta la con-clusione di un ciclo che era iniziato conla trasposizione cinematograca dell’
 Edi- po Re
ed era proseguito nel documentario
 Appunti per un’Ore-stiade africana
. Maforse
 Medea
laù rappre-i questolone mitico, perché ha in sé tutti i temidei lm precedenti e utilizzaimmagini mutuate daun contesto classicoper portare avan-ti un’indaginesull’uomo chepunta l’at-tenzione sulcontrasto trauna societàmoderna,razionale emateriale, cheha rinnegato ladimensione sa-crale, e una societàarcaica, innocente,afne al mondo contadi-no e presente ancora nelTerzo Mondo. È una lotta tradue culture, quella barbara eancestrale di Medea, caratte-rizzata da un sacro rapporto insimbiosi con la terra, e quellamoderna e pragmatica di Giaso-ne, per il quale il solo culto acui afdarsi è quello del pote-re. E per rappresentare questo,Pasolini contrappone le immaginidella selvaggia Colchide, girate tra Siriae Turchia, a quelle di una Corinto civi-lizzata, girate a Pisa. E la feroce Medea(interpretata dalla Callas, che fu forte-mente voluta da Pasolini, anche se que-sto contribuì a conferire un aspetto forsepiù commerciale alla pellicola), colei cheuccide i suoi gli per punire il marito chel’ha abbandonata per sposare la glia delre di Corinto, secondo la logica arrivistache sta alla base della modernità, divental’eroina di Pasolini, una sorta di ultimo baluardo contro la questa società. E alla base del comportamento di Medea eglipone l’amore che essa prova per Giasone:l’amore tradito dalla logica del potere,punito con la morte. Amore e morte sonoproprio alcune delle tematiche principalidelle tre pellicole successive, quelle chevanno a formare la “Trilogia della Vita”,
 Il Decameron
,
 I rac-conti di Canterbury
e
 Il ore delle millee una notte
. Pasoli-ni mette da parte ilmito classico e attinge dalla letteraturaper continuare la sua indagine. Mette alcentro di queste pellicole la propria espe-rienza esistenziale, portandola all’estre-mo: il risultato è l’erotizzazione di taleesperienza. Ma certo, l’intento del registanon è quello di mostrare gratuitamenteatti sessuali. Il tentativo che sta alla basedella Trilogia è la ricerca di un’innocenzaperduta che Pier Paolo riconosce nell’attosessuale istintivo e puro. Per questo inqueste opere notiamo la rappresenta-zione in dettaglio dei gesti erotici, cheè afne all’attenzione marcata verso lagestualità rituale di Medea. L’atto carnaleesibito possiede quindi un alone sacrale.Ma questi sono anche i lm del successodi pubblico, che l’intellettuale avvertecome un segnale fortemente negativo:lo spettatore dell’epoca non riesce a co-glierne il vero signicato, ma è attrattoda quella supercie scandalosa che certonon è negli intenti del regista. Così, nelloscrivere
 L’abiura alla Trilogia della vita
,Pasolini prende le distanze non dalle sueopere ma dalla strumentalizzazione diesse. Egli scrive: “
 Io abiuro dalla Trilogiadella vita, benché non mi penta di averla fatta. Non posso infatti negare la sinceritàe la necessità che mi hanno spinto alla rap- presentazione dei corpi e del loro simboloculminante, il sesso. [...] anche la realtà deicorpi innocenti è stata violata, manipolata,manomessa dal potere consumistico: anzi,tale violenza sui corpi è diventato il dato piùmacroscopico dellanuova epoca umana” 
(Lettere luterane,1976). Questo nonvuol dire che la Tri-logia sia estranea alle sue tipiche istanzecritiche: rimane una provocazione, rivol-ta come di consueto alla società borghesee benpensante, e allo stesso tempo aicritici, i quali hanno sempre cercato disvuotare di contenuto le sue opere pun-tando l’attenzione esclusivamente sugliaspetti più scandalosi di esse. In ultimo, bisogna notare la forte presenza del temadella morte (forse più accentuata ne
 I racconti di Canterbury
) nelle tre pellicole:nel rappresentare gli aspetti più vitali del-l’esistenza non può ignorare quella chene è sia conclusione che negazione. Nelregista si sta insinuando un forte sensodi nichilismo che avrà il suo drammaticosfogo, e forse il suo superamento, nel-l’opera conclusiva: Salò.
 Cristina Resa
Scrivo questo articolo mentre la papa-ma-nia è al suo apice. I baracchini allestiti dainapoletani, a Roma, stanno incassandomigliaia e migliaia di euro. Vendono sen-za alcun pudore oggetti di dubbio gusto.Sfruttano la fede cattolica proprio comese fosse tifo per una squadra di calcio opassione per un gruppi pop idiota. La t-shirt del papa, la felpa del papa, il piattoel papa, la candelael papa . Non sose esiste uno zerbi-no del papa… ma,se esistesse, non sgurerebbe nel sito
http://www.jesusoftheweek.com
, picco-la perla trash incastonata in quella colatadi letame secco che i mortali chiamanointernet (o ‘la Grande Biblioteca di Ba- bele’).Proposito del sito è catalogare e docu-mentare tutta l’oggettistica religiosa piùassurda e grottesca, a patto che sia legataalla gura di Gesù. Il sito, non a caso, èamericano: come potrete immaginare,è proprio l’America a donarci le miglio-ri chicche nel campo del cattivo gusto.L’America con le sue sette cristiano-fonda-mentaliste e cristiano-deliranti, l’Americadei così-semplici-che-sembrano-stupidi,l’America retorica e babbiona. Esiste unaserie di santini, ceramiche, ninnoli, sta-tue, statuette e volantini così orribili e kit-sch da infrangere le barriere del blasfemo.Sono tutti diligentemente catalogati su
http://www.jesusoftheweek.com
.Come recita il sottotitolo del sito:
looking  for the love of Christ in all the wrong places?
 (Stai cercando l’amore di Cristo in tuttii posti sbagliati?). Solo per citare alcuniesempi: la statuetta di Gesù giocatore di baseball, di basket odi calcio (per la gioiadei sudamericani);il Gesù antenna deltelevisore, ovvero un’antenna a formadi crocesso con tanto Cristo inchiodatosopra; le salviette deodoranti di Gesù Sal-vatore (in pacchi da tre); il volantino conla preghiera del motociclista ‘
 He would have rode a Harley
’ (cioè: ‘Lui avrebbeguidato una Harley’); i Lego delGolgota, frutto di bricolage (sulvolto di Gesù crocesso, c’èil sorriso inebetito tipico degliomini Lego); il portafoglio diGesù (in cuoio).Tutti gli oggetti elencati quisopra sono reali, e ce nesono altre
centinaia
. Nonsto scherzando, lo giu-ro. Con rispettoper Wojtyla.
Simone“Maro”Marini
periodico bimensileNumero 15Rose, Primidi, 1er Floréal, An CCXIII
strumenti
Ecos da Lusitania
 Parte prima
Quand’è che ce la ridate quella bottiglia di whisky?
Doppiavùdoppiavùdoppiavù
www.jesusoftheweek.com
Con la perdita del Brasile e il comple-to fallimento degli intenti di creare unnuovo impero sul litorale africano, ilPortogallo varcò il nuovo millennio pri-vato dei motivi di orgoglio che riscattavail Paese dalla povertà e dall’esclusione aigiochi politici coloniali. Gli sviluppi dellapolitica in Africa, ed in particolar modola contesa con l’Inghilterra di Zaire, Zim- bawe e Zambia, ri-svegliarono tuttaviauegli ideali patriot-tici, quei sentimentie quel fermento culturale che diedero inatali all’idea repubblicana. La resa al-l’ultimatum imposto dall’Inghilterra e ilritiro immediato delle truppe dalla valledel Chire dell’11 gennaio 1890, venneroinfatti considerate una forma di tradi-mento del re Carlo I e della sua corte allanazione. I repubblicani approttaronodel malcontento generale per ampliarele loro schiere e per screditare la monar-chia; il re rispose agli attacchi afdando ilgoverno al riformista João Castelo Bran-co (1907), ma ciò non evitò il regicidioda parte di esponenti della
Carbonária
(2febbraio 1907). Il successore Emanuele IInulla poté fare per acquietare gli animi:nelle notte tra il 3 e il 4 ottobre del 1910iniziò quel movimento armato che intempi brevissimi condusse alla proclama-zione della repubblica e all’esilio del re. Ilnuovo modello repubblicano si contrad-distinse per le importanti riforme legisla-tive, economostituzionalducia partare non fece altrohe rendere instabi-le la politica del tempo e dividere le fran-ge parlamentari in partiti dai programmielettorali vacillanti: in meno di ventianni si susseguirono ben otto presidentie cinquanta cambiamenti di governo. Adesasperare la precarietà governativa siaggiunse l’insorgenza della prima guerramondiale che portava con sé le vecchierivalse coloniali verso l’Inghilterra e laGermania, il terrore di perdere quei pochiterritori d’oltremare che erano rimasti alPaese e il desiderio di una nuova ribaltadel Portogallo nel contesto europeo. Ilgoverno risolse le divergenze catturandonel 1916, dietro esplicita richiesta dell’In-ghilterra, delle navi tedesche che si eranoifugiate nelle acque neutrali del Tago.Entrato in guerrail Paese inviò duedivisioni in Francia;altre furono inviatein Angola e Mozambico dove morirono5000 uomini. Alla conferenza di pace,l’alleanza con i vincitori diede al Portogal-lo il diritto agli indennizzi e il riconosci-mento dei possedimenti in Africa ma ciònon riuscì a sanare i problemi nanziari,economici e sociali che condussero ilgoverno a ricorrere nel 1924 alla venditadell’argento e alla bancarotta. Iniziò inquegli anni a serpeggiare una sola con-vinzione: “solo la dittatura può salvarci”.
 
Camillo, empiema@genie.it 
 
PPP
Il cinema dei popoli lontani
Novità: KebabSiamo sempre aperti
Menù sso cucina8.00 €Menù sso pizza6.00 €Completo di bevande e caffèSolo a mezzogiorno
SPECIALITA‛ PESCE
 
PIZZA D‛ASPORTOCUCINA EGIZIANA (su prenotazione)
E‛ gradita la prenotazione
Forno a legna
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Saletta per banchetti e cerimonie
La pizza più buona del 1
°
PIZZAIOLO EUROPEO
altamarea
 
 3
Son Of The Bowmen Of ShuTraslation by Ezra Pound , from
Cathay
(1923)Canto degli arcieri di ShuBunno (forse 1100 a.c.)
HERE we are, picking the first fern-shoots And saying: When shall we get back to our country?Here we are because we have the Ken-nin for our foemen,We have no comfort because of these Mongols.We grub the soft fern-shoots,When anyone says “Return,” the others are full of sorrow.Sorrowful minds, sorrow is strong, we are hungry and thirsty.Our defence is not yet made sure, no one can let his friend return.We grub the old fern-stalks.We say: Will we be let to go back in October?There is no ease in royal affairs, we have no comfort.Our sorrow is bitter, but we would not return to our country.What flower has come into blossom?Whose chariot? The General’s.Horses, his horses even, are tired. They were strong.We have no rest, trhee battles a month.By heaven, his horses are tired.The generals are on them, the soldiers are by them.The horses are well trained, the generals have ivory arrows andQuivers ornamented with fish-skin.The enemy is swift, we must be careful.When we set out, the willows were drooping with spring,We come back in the snow,We go slowly, we are hungry and thirsty,Our mind is full of sorrow, who will know of our grief?
1
I Ken-nin sono una popolazione non cinese del nord della Cina
Eccoci qui a strappare i primi germogli di felcee a chiederci: “Quando torneremo a casa?”Siamo qui perché i Ken-nin
[1]
sono i nostri nemicie questi Mongoli non ci danno pace.Estirpiamo teneri germogli di felcee quando qualcuno pronuncia la parola "ritorno" gli altri si incupiscono.Cupi pensieri: il nostro dolore è grande e abbiamo fame e sete.La nostra difesa è ancora insicura: nessuno può lasciare il suo posto.Estirpiamo vecchi steli di felcee ci chiediamo: "Ci lasceranno tornare a Ottobre?"C'è agitazione a Corte e noi non abbiamo pace.Il nostro dolore è amaro, ma non torneremo a casa.Quale fiore è già sbocciato?E quel carro di chi è? Del Generale.I cavalli, anche i suoi cavalli sono stanchi. Ed erano così forti.Ma non c'è tregua: tre battaglie al mese.Perdio, sono davvero stanchi i suoi cavalli.I generali li montano e i soldati li affiancano.Sono ben addestrati i cavalli; i generali hanno frecce d'avorio efaretre decorate con squame di pesce.Il nemico è rapido, dobbiamo stare attenti.Quando partimmo la primavera piegava i saliciEd ora torniamo nella neve,andiamo piano e abbiamo fame e sete,e nessuno saprà il nostro dolore.
Traduzione di Alfonso Maria Petrosino
È nel dodicesimo secolo a.C. che l’Europa ha riposto i suoimiti: è più o meno a quell’epoca che alludono le leggendegreche che leggiamo da ragazzi sui libri di mitologia: Er-cole e l’Idra di Lerna, Achille e la guerra di Troia, Ulissee Polifemo, Teseo e il Minotauro, Perseo e la Medusa,Bellerofonte e la Chimera. Crescendo, ci raccontano checostoro sono in realtà i re micenei, mitizzati ed eroicizzatidai loro discendenti nei secoli successivi, e trasformati inintrepidi eroi, uccisori di mostri. E ci raccontano ancheche è con la più antica trattazione di queste gesta leggen-darie, la poesia omerica del VII-VIII sec., che ha inizio la“nostra” letteratura, e con essa la “nostra” civiltà; “nostra”,nel senso di noi bianchi dell’est, noi al di qua dell’Hima-laya; eppure ai professori pigri non importa che i ragazziintendano il “noi” in ben altro senso: “noi”, l’intera civiltàumana; ma questo tragico errore, detto anche ignoranza,se lo poteva forse permettere il vecchio sistema di istru-zione, generatore di certe perle dell’idiozia umana qualila sedicente superiorità della razza ariana o, più recente-mente, di quella cristiano-occidentale; oggi ai ragazzi ciònon è più possibile: devono raccogliere le forze e fare unsalto, un piccolo salto che scavalchi l’Himalaya e li porti aconoscere quella parte del “noi umanità”, il popolo cine-se, che documentava con precisione la propria storia nelperiodo che per noi è età mitica, e che produceva vera epreziosa poesia mentre i nostri superiori antenati eranoancora a saltare sugli alberi. Questa poesia pare che risal-ga al 1100 a.C., e fa parte della celebre raccolta dello Shih-Ching, “il libro delle odi”, redatto tra VII e IV sec.a.C., lapiù antica delle raccolte cinesi in nostro possesso. Quellache presentiamo è in realtà la traduzione di una traduzio-ne, quella del grande poeta americano Ezra Pound (1885-1972). Leggiamo e chiediamoci quante traduzioni, ancora,ci separino dalla Cina.
Simone Mattoli
Il Papa.Terry Schiavo.Il principe Ranieri.Papa Schiavo Ranieri; Schiavo Ranieri Papa; Papa Ra-nieri Schiavo, Schiavo Papa Ranieri, Ranieri SchiavoPapa.Questa è senza ltro, la prima trasmissione radio cheva in onda su carta, e qui non c’è trucco e non c’èinganno: fate la vostra giocata signori e indovinatesotto quale delle tre carte è nascosta l’opinione pub- blica. Andiamo a cominciare[On Air – Frankie Hi Nrg Mc: Sana e Robusta-]E’ un brutto momento: la primavera, consueta fo-riera di vita, si è rivelata essere una cornucopia dinecrologi.Chiedo quindi scusa se la puntata di oggi sarà un po’più melanconica delle altre, vinta com’è da un sanorispetto verso un decesso che ci ha toccato nell’inti-mo del cuore.Un decesso tanto celebre quanto doloroso; un deces-so indecoroso, indegno, privo di alcun senso.Un decesso che ci ha privati di una presenza essen-ziale; una presenza che, nella sua lunga (ma sempre breve) esistenza, ha fatto tanto bene all’intero popoloitaliano e internazionale.Siamo soffocati dal dolore per la morte della nostraCostituzione.Mentre Roma viveva un macabro gemellaggio conMontecarlo, mentre medici d’oltre oceano si interro-gavano se staccare o meno la spina, mentre il mondoattendeva, sul lo del rasoio, una risposta dal Vati-cano e centinaia di giovani muniti di chitarra e vocerompevano i coglioni a un intero ospedale con corida stadio; mentre tutto questo accadeva, in un’altragrande struttura medica romana, altri medici senzacamice dichiaravano il decesso della Libertà Italia-na.Un decesso chiamato Riforma che, in effetti, inseritoad hoc in una frase, può anche avere un suo senso:Morto un principe se ne riforma un altro.Morto un Papa se ne riforma un altro.Morta una Costituzione se ne riforma un’altra.Ma per questo funerale non si sono presentati capidi stato, regnanti, reggenti, politici, giornalisti, altepersonalità e vip di ogni genere.Questa è stata una cerimonia per pochi intimi: lalibertà se ne è andata sottovoce, in una piccola barachiamata silenzio istituzionale, accompagnata da unmisero corteo funebre composto dai suoi amici piùintimi, i Diritti umani, che però, anch’essi, non è chestiano molto bene.Così, in un clima triste e abbattuto, senza squilli ditrombe o assalti di Verissimo, senza neanche 5 mi-nuti dell’attenzione di Vespa, la Libertà ci ha abban-donato.E a nessuno, a quanto pare, importa quel gran che.[On Air – SOAD: Prison Song-]
 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul la-voro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nellenorme e nei limiti della Costituzione. La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabilidell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni socialiove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimentodei doveri inderogabili di solidarietà politica, economicae sociale.
Costituzione italianaEsaurita (si attende nuova ristampa)[On Air – Jazzanova: coffee talk-]Così, dunque, nisce la quinta e forse ultima punta-ta di Senza ltro, il primo programma radio che vain onda su carta, che si preoccupa perché “se sonosempre i migliori ad andarsene, quelli che rimango-no sono solo i peggiori”.Buona mattina, sera o notte incosciente a tutti.
Il Piccolo Esteta
 periodico bimensileNumero 15Rose, Primidi, 1er Floréal, An CCXIII
terza pagina
 Kronstadt consiglia: conquistate la collina!
Senza filtro[...]
Fiera del Librodi Torino
Come già saprete saremo presenti alla Fieradel Libro dal 5 al 9 maggio col nostro banchetto: rivista e kuaderni!Se volete che i vostri scritti siano portati in fiera mandateli a noi, se ben scritti saranno pubblicati tra i nostri libretti e distribuiti.Che aspettate?Poesie, prose, testi teatrali, fumetti, delirî e ri-cette di cucina aspettano solo che li inviate a noi.La mail?kronstadt@upartaid.net
 La partecipazione della rivista alla Fiera è  possibile grazie al sostegno del Comune di Pa- via, Assessorato alle Politiche Giovanili  

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