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12 agosto 2009 - Helsinki
Lei crede che ci siano speranze di riuscire a riavere il bagaglio entro domani? 
”,chiedo tra l’ironico e l’innervosito alla biondissima dello sportello bagaglismarriti. Lei alza lo sguardo dal modulo che sta riempiendo e rispondesdegnata “
Signora, temo che sia più probabile che lo riceva entro stanotte 
”.Benvenuta in Finlandia! Qui dove l’efficienza ti toglie anche la fatica e il diritto diarrabbiarti.E così il mio viaggio nel nord Europa comincia leggero e… decisamente troppofresco: le maniche corte e i sandali dell’agosto romano sono un po’ fuori luogoin questa prima, lunga serata sulle rive del Baltico. Mi guardo intorno percercare di capire dall’abbigliamento locale se questa temperatura frizzante èusuale o se è invece un incidente momentaneo da acquazzone improvviso: mai finlandesi mi aiutano poco, alcuni sepolti in berretti di lana e giubbotti imbottiti,altri in bermuda e infradito.Decido che fa freddo e basta. Così riparo in un H&M di emergenza a speseLufthansa, per attrezzarmi un golf e una camicia a maniche lunghe in attesa delmio bagaglio disperso.Rinfrancata da un po’ di calore a maniche lunghe, faccio un rapido check-innell’albergo sulle rive del porto e, non avendo nulla da sistemare, mi concedosubito una prima serata senza mappa, a zonzo libero, guidata solo dalla miamacchina fotografica e dai colori di una città che tira tardi con le luci deltramonto.Origini da scugnizza napoletana mi portano verso il mare, richiamo di sale diuna darsena di navi vichinghe degne di un libro di fumetti: noleggio modernoper turisti aspiranti pirati.
 
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Su qualcuna ragazzi biondissimi ripiegano vele e lucidano ottoni. Su un’altra siallestisce una serata di birra e chitarra. Mi guadagno anche un invito a un sorsodi birra vichinga, ma mi sento troppo approssimativa nel mio abbigliamento cheodora di viaggio e nella mia stanchezza. E poi qualcosa mi dice che quellachitarra non sta per intonare la solita
Donna Cannone 
dei miei ricordi di falò daspiaggia, che io possa seguire stonata e perdonata.Vagabondo seguendo i miei sentieri pedonali rigorosamente contraddistinti daldisegno di un uomo che tiene per mano un bambino (strano de-
cliché 
rispetto aquello della mamma che passeggia con prole). Non sono uomo e la mia mano èvuota, ma credo di avere diritto lo stesso a questa corsia preferenziale.Accanto a me sfrecciano fulmini di ciclisti con i loro caschetti e corridori seralicon musiche da trasporto: ognuno di loro è un innamoramento irresistibile, belli,alti , biondi, trasudanti salute, di quelli che ti lasciano pensare che dietro occhicosì limpidi e fronti così aperte non possano che esserci menti altrettantoschiette. Come se le contorsioni degli uomini mediterranei, quelle furbizie nonsempre simpatiche, non fossero altro che lo specchio della confusione nellaquale vivono.Chi abita tra percorsi differenziati per pedoni e per bici non può essere contorto,perché abituato a godere con naturalezza delle cose semplici.Filosofia antropologica delirante con alibi stanchezza.A un incrocio, per proseguire, il mio percorso pedonale mi imporrebbe di fare unaggiramento a U dell’incrocio per ritrovarmi poi esattamente di fronte: davanti ame quattro metri di viuzza tutta dritta mi porterebbero allo stesso punto ma sonoriservati alle bici. Esito, divorata da dubbi morali.Di nuovo benvenuta a Helsinki!Sto quasi per svoltare per il percorso più lungo, quando rinsavisco e, non senzavergognarmi come una ladra, invado la corsia a ruote che non mi spetta e mirisparmio un giro davvero inutile.Un brivido di trasgressione con qualche finnico senso di colpa.Emozioni sufficienti per queste prime ore finlandesi.
 
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Rientrata in albergo, mi infilo in una maglietta XXL omaggio di una Lufthansarammaricata del disguido del bagaglio e lavo i denti con un
nécessaire 
diqualità. Quasi contenta del disguido e dei miei regalini.
13 agosto 2009 - Helsinki
Il giorno dopo, neanche a dirlo, al mio risveglio di buon’ora lo zaino è lì in
reception 
.
Scusi ma quando è arrivato? 
” Il biondone, mio innamoratofinlandese numero 736534, controlla e mi dice “
Alle 3.27 signora, ma abbiamo pensato di non svegliarla per avvisarla in piena notte 
”.Per un secondo regalo un invisibile sorriso di ringraziamento al ricordo dellasignorina efficiente dell’aeroporto e le do atto di aver mantenuto la minaccia.Il
buffet 
della colazione trasuda nordicità non solo dai prodotti, ma anche dallospirito: le brocche di latte sono distinte a seconda di ben 4 diverse percentuali digrasso e di lattosio, le uova divise tra quelle bollite per 4 e quelle bollite per 7minuti, un enorme tavolo di prodotti specifici per chi soffre di intolleranze. Quasiquasi prenoto un mese di soggiorno per mia madre e il suo esercito diintolleranze alimentari.
Vorrei affittare una bicicletta 
”, dico alla receptionista con occhi mozzafiato. “
Le nostre bici sono a sua disposizione e gratuite 
”. Ma che meraviglia questopianeta!Inforco il mio bolide rosso con una soddisfazione da trofeo e mi fiondo allaconquista dei non so quanti chilometri di ciclabile della città. Avida di senso diappartenenza e allergica alle sensazioni di estraneità, sono già pronta afesteggiare la mia rapidissima integrazione tra i finlandesi già a poche oredall’atterraggio, quando al primo semaforo sono costretta a volare basso: ma ifreni di questa cosa dove sono??? Schivo miracolosamente un paio dipasseggini e riparo in una frenata di emergenza alla Flinstones. La vergognabrucia poco solo perché è ancora molto presto e in giro c’è poca gente chepossa ridere della mia
performance 
. Freno a pedale, ovviamente: anche perfermarsi bisogna faticare. Tutta salute.
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