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Numero Speciale 01

Numero Speciale 01

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Published by: La redazione di Kronstadt on Oct 28, 2009
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10/28/2009

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kronstadt
Percorrere cinque chilometri nella Milano dellaseconda settimana di gennaio ha significato met-tersi in macchina per un tempo superiore alle dueore, senza nemmeno potersi fermare in un autogrill.Questo l’esito dal punto di vista di un lavoratoredel capoluogo lombardo trasformatosi in auto-mobilista coatto per lo sciopero dei mezzi pubbli-ci milanesi. In certi casi la trasformazione è stata verso la specie ormai in estinzione del pedone. AMilano si sono visti marciapiedi insolitamente af-follati e una nuova socialità tra le due categoriepiù nemiche: automobilisti e pedoni si sono inter-pellati per offrire o chiedere passaggi. La causa ditutti questi rivolgimenti del normale ritmo cittadi-no è stata la decisione da parte dei tranvieridell’ATM di adottare forme di sciopero non pro-grammato per manifestare l’insoddisfazione rispet-to all’accordo nazionale riguardante gli aumentisalariali programmati. Nell’accordo stilato pocoprima di Natale vengono concessi 81 dei 106 europattuiti nel rinnovo del contratto del 2002.I venticinque euro di differenza? Si sarebbe deci-so a livello locale, città per città. Nelle trattativemilanesi della settimana scorsa, in cambio delladifferenza, l'azienda ha preteso ritocchi rispettoagli orari dei turni di lavoro, già onerosi per lopolitica aziendale di sott’organico che costringe ilavoratori a fare straordinari. Insomma lavorate dipiù prendendo meno dell’inflazione programma-ta che non coincide peraltro nemmeno con quel-la reale. Assieme all’insoddisfazione per il com-portamento dei sindacati confederali (CGL CISLUIL), il comportamento scorretto della dirigenzaha indotto i lavoratori a autorganizzarsi in formedi rivendicazione dei diritti spontanee. Ecco chegiri di telefonate tra colleghi decidono di non faruscire automezzi, tram e metrò dai depositi ATMlasciando la città a piedi, unico modo per conqui-starsi spazio mediatico e peso nelle contrattazionitra le parti concessi effettivamente; mossa già adot-tata durante il mese di dicembre, e ripresa da altregrandi città, prima dell’accordo stilato a livellonazionale hanno risposto da tutte le parti d’Italia.La minaccia incombente di precettazione da par-te del Prefetto non ha impedito che i lavoratoriprendessero la decisione di scioperare lunedì e diproseguire, a precettazione avvenuta anche mar-tedì. I sindacati confederali avevano continuato asostenere la posizione di indire solo scioperi pro-grammati, in nome dei diritti della cittadinanza asapere come organizzarsi per potersi spostare, di-menticando che solo gli scioperi non program-mati di dicembre avevano reso possibili quegliaccordi comunque ritenuti dai lavoratori insuffi-cienti. I lavoratori volevano ottenere la riaperturadella vertenza a livello nazionale invece di defini-re accordi a livello locale, al fine di garantire atutta la categoria un’adeguata contribuzione indi-pendentemente dalla forza contrattuale nelle sin-gole città.Le trattative poi sono riprese perché il Prefettonon poteva lasciare una città in balia della suaamministrazione. E l'amministrazione indispetti-ta ha trattato con i sindacati confederali, abbas-sando le proprie pretese in tema di flessibilità. E iconfederali hanno assunto le istanze dei lavorato-ri. Hanno raggiunto un accordo; a livello localecomunque. La vertenza nazionale rimane ancorain bilico.
 Alice Bescapè
Un tram chiamato desiderioUn tram chiamato desiderioUn tram chiamato desiderioUn tram chiamato desiderioUn tram chiamato desiderio
 giovedì 15 gennaio 2004 Numero peciale 1
il far il far il far il far il far westwestwestwestwestdelladelladelladelladellatele-tele-tele-tele-tele-visionevisionevisionevisionevisione
né veline né Velinené veline né Velinené veline né Velinené veline né Velinené veline né Veline
Così ci siamo. Kronstadt è arrivato, è sceso dalla diligenza, si è scrollato la polvere del viaggio che durava da qualche mese e ha cominciato a farsi vedere in giro. Questo è veramente il far-west. Ban- diti del dolore, un rettile che striscia, ragazzi che vorrebbero essere famosi e un pugno di giornalisti che tengono nell'ombra 24 ore su 24. La città è  piccola, buone scuole, un buon ospedale, il sindacoapprezzato dalla gente. Lui ha tirato giù qualche bagaglio, fatto un fischio ai ragazzi che lo seguo- no e ha preparato il primo foglio da distribuire.È arrivato per fare il cronista, raccogliere le confi- denze e raccontare quello che di solito non si dice in giro, fare i conti in tasca al progresso che avan- za in queste praterie selvagge (come per i tramvieri).Cercare di dire sempre la verità come si conviene a un buon professionista sperando che le copie lette siano molte più di quelle che vanno al macero e che i cattivi non lo facciano fuori. Questo è il suo primo foglio, non ancora il numerouno, ci sono da seguire e sostenere le conferenze sull'in-  formazione; piano piano agli occhi dei lettori emergerà la sua fisionomia definitiva. La fotografia in prima  pagina c'è già, in secondo ci saranno gli articoli di approfondimento, nella terza spazio per la cultura e nella quarta la cronaca. La redazione c'è già e la distribuzione sarà gratuita ad offerta libera: locali,librerie, università saranno i posti in cui si troverà mentre gli abbonati sostenitori se lo troveranno nella buca delle lettere due volte al mese. Si sosterrà con gli abbonamenti, le offerte e un po' di pubblicità, fatta in una maniera che probabilmente verrà trovata accetta- bile anche dal lettore più critico. Ci sarò spazio per le associazioni, per i consigli di quartiere, per il mondodel lavoro, per l'università e per tutti quanti vorrannocollaborare con la redazione. Non si scriverà nulla delle cui fonte non sia possibile rendere conto. Non ci saranno né veline né Veline.
SommarioSommarioSommarioSommarioSommario
 pagina 2
C.A.R.E.S.Spenti per colpa di Rete4
 pagina 3
La sentenze della Corte Costituzionale Articolo 21Storia di un imprenditoreComunicato RaiNews24
 pagina 4
(DIS)INFORMATI! Appello per un altra informazione
 
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Spenti per colpa di Rete4Spenti per colpa di Rete4Spenti per colpa di Rete4Spenti per colpa di Rete4Spenti per colpa di Rete4
Salvate il soldato Fede, grida Berlusconi. Nessuno ne parla, ma Rete4 va in onda dal 1999 sulle frequenze che spettano a Europa7. La «tv degli invisibili», come è stata definita, è diretta da Francesco Di Stefano chaspetta da anni fra un ricorso e l’altro. È furibondo. Nessuno dice «salvate Europa7»? 
«Nessuno lo ha mai detto, purtroppo. Ma nel 99 noi abbiamo vinto e Rete4 ha perso. Cihanno costretto a fare un ricorso insieme all’Adusbef alla Corte Costituzionale e la sentenza,ineludibile, stabilisce che entro il 31 dicembre Rete4 si deve spegnere e noi ripartiamo. Han-no messo le istituzioni sotto i piedi ma Ciampi non poteva che rispettare il dettato costituzio-nale della sentenza».
La sua tv è pronta per partire? 
«Ci sono questi otto studi, la library sempre aggiornata, ma siamo fermi dal luglio ‘99».
 Quanti dipendenti ha adesso? 
«Una trentina, prima era una syndacation con un centinaio di persone. Abbiamo dovutochiudere la sede di Milano e una a Roma».
Che ne è stato dei dipendenti? 
«Piano piano abbiamo dovuto licenziarli».
Ora Berlusconi vuole salvare i mille dipendenti di Rete4.
«È un ignobile ricatto sull’occupazione, soltanto “pro domo sua”. Rete4 non ha dipendenti,sono di Rti e Videotime, in tutto 3500, ma che lavorano quasi tutti per ogni struttura editoria-le di Mediaset: per Canale5, Rete4, Italia1, Jumpy e le altre. Ci sono 40, 50 giornalisti, tuttiprecari, che potrebbero venire licenziati, ma Mediaset può riassorbirli. E anche noi, riparten-do, saremmo pronti ad assumerli».
Da Fede a Di Stefano? 
«Certo, ma non solo 50, a regime assumiamo 700 persone. La concorrenza crea posti dilavoro e pluralismo, il monopolio no. Li crea anche per i censurati...».
 Assumerà Santoro e Sabina? 
«Anche i censurati e le strutture che hanno attorno, sono posti di lavoro. Sì, Santoro, SabinaGuzzanti e gli altri. E poi fare un decreto per i posti di lavoro è pericoloso. Il governodovrebbe fare un decreto per tutti i disoccupati, se se la sente. Sono proprio dei dilettanti. Vuol dire che i dipendenti Mediaset, pur essendo pochissimi, sono particolari?».
Cosa fa se passa il decreto e Rete4 non va sul satellite? 
«Non pensiamo che si possa fare. Stando a quello che ha scritto Ciampi è possibile solo undecreto di attuazione, non un nuovo termine: se dice entro il 31 gennaio 2004 Rete4 spegne, va anche bene. Si può accettare una transizione, loro spengono piano piano per non fartraumatizzare i telespettatori, e noi cominciamo a trasmettere».
Se accendesse la sua tv oggi, come si vedrebbe? 
«Una televisione generalista, con film, telefilm, cartoons, intrattenimento. Un po’ più moder-na e stimolante, perché la mancanza di concorrenza ha fatto addormentare la tv. E sull’infor-mazione ci sarebbe una vera rivoluzione: molto approfondimento, ma dalla parte del cittadi-no e non dei partiti».
Vuole ingaggiare Santoro? 
«Certo i migliori stanno fuori, adesso. Il problema per noi è dare voce a tutti, destra, centro esinistra, ma l’occhio va anche agli ascolti, quindi agli interessi dei cittadini».
Ha pensato a una novità? 
«Far vedere in Italia l’informazione degli altri paesi europei. Ci sarà una compenetrazione,collegamenti con servizi esteri. Non dico di più sennò mi copiano...».
È vero che Tarak Ben Ammar sta cercando di trasmettere in chiaro? 
«Sembra che stia cercando di far diventare PrimaTv e EuropaTv delle reti free, con il bene-stare e un’autorizzazione di Gasparri. È illegale, se avverrà ci opporremo con un ricorso. Epoi sembra che Sky abbia voluto vendere solo a loro, agli altri hanno detto: non trattiamo con voi. Insomma, sembra proprio che ci sia un gestore solo...».Nota della Redazione Al momento in cui andiamo in stampa le due frequenze che trasmettevano i canali criptati diSky sono stati occupati, almeno a livello locale, da PrimaTv e EuropaTv. Quest'ultima tra-smette a ciclo continuo trasmissioni sportive. Cosa questo possa significare rimane nel cam-po delle illazioni, al momento.
tratto da www.disinformazione.it
 giovedì 15 gennaio 2004
C.A.R.E.S.C.A.R.E.S.C.A.R.E.S.C.A.R.E.S.C.A.R.E.S.
L’Osservatorio di Pavia nasce nel 1994 in senoalla C.A.R.E.S., Cooperativa di analisi e rilevazione economiche e sociali, e si sviluppa come istituto di ricerca e di analisi della comunicazio- ne.L’obiettivo fondante dell’Osservatorio è la tutela del pluralismo sociale, culturale e politico nei mezzi di comunicazione. In questa prospettiva si inqua- drano le differenti attività, le strategie e le aree di azione dell’istituto, che si contraddistingue per indipendenza e autonomia professionali.Sin dalla sua nascita, l’Osservatorio lavora in stretta collaborazione con l’Università degli Stu- di di Pavia, grazie al cui apporto scientifico ha messo a punto una complessa metodologia di rilevazione e analisi della presenza politica nella comunicazione mediatica. Frutto di questo sforzometodologico è il lungo rapporto di collaborazione con la RAI, per cui l’Osservatorio effettua attivi- tà di monitoraggio sin dal 1994. I dati dell’Os- servatorio vengono inoltre attualmente utilizzati dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla RAI. A partire dal 1996, ai monitoraggi puramente quantitativi si affiancano progetti di ricerca qualitativa che analizzano in profondità alcuni aspetti della comunicazione mediatica. Fra i  partners con i quali l’Osservatorio di Pavia ha collaborato nel corso degli anni: lo IULM, l’Uni- versità Cattolica di Milano, il Ministero del Te- soro, il Ministero dell’Ambiente, l’Istituto Supe- riore di Sanità, l’ENI, il CNEL, l’Abacus.Grazie all’esperienza maturata in ambito na- zionale l’Osservatorio si è accreditato come centrodi primo piano in tema di libertà di espressione,mass media e democrazia a livello internaziona- le, in particolare attraverso la collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, l’OSCE/ODIHR, l’UE, il Council of Europe (COE) e con organizzazioni non governative italiane e stra- niere.Da tempo l’esperienza capitalizzata ha permessodi intraprendere percorsi formativi, sia a livellod’istruzione superiore, sia a livello accademico; in questa veste l’Osservatorio di Pavia fa parte dei  fondatori del Forum su Giustizia Internazionale e Diritti Umani dell’Università degli Studi di Pavia.
dal sito www.osservatorio.it
Numero Speciale 1
 
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Comunicato RaiNews24Comunicato RaiNews24Comunicato RaiNews24Comunicato RaiNews24Comunicato RaiNews24
Nella giornata di oggi, 13 Gennaio 2004, lediverse edizioni del notiziario TV andranno inonda in forma ridotta e senza servizi filmati e ilsito Internet non sarà aggiornato. Questi gli effettidello sciopero audio/video di 24 ore proclamatodal Comitato di Redazione di RaiNews24, perprotestare contro la mancata regolarizzazione didieci colleghi a tempo determinato, essenziali perla produzione del canale.I giornalisti di RaiNews24 chiedono all'azienda ilrispetto degli accordi sindacali sottoscritti, e lariapertura di una vertenza in cui si discuta delfuturo della testata e del completamento delriassetto organizzativo.Proprio nei giorni in cui la Rai fa partire lasperimentazione sul digitale terrestre, non sonoancora chiari ruolo e missione editoriale delcanale, che pure da quasi 5 anni sperimenta consuccesso le nuove tecnologie.Fino alle 24, il palinsesto di RaiNews24 saràinteramente dedicato ai problemi del mercato dellavoro. La giornata di sciopero sarà interamentedevoluta, su base volontaria, al fondo di solidarie-tà per i colleghi rimasti disoccupati.
La sentenze dellaLa sentenze dellaLa sentenze dellaLa sentenze dellaLa sentenze dellaCorte CostituzionaleCorte CostituzionaleCorte CostituzionaleCorte CostituzionaleCorte Costituzionale
1960
La C.C. respinge la richiesta di una societàprivata che chiedeva di poter trasmetterefinanziata dai proventi della pubblicità.
1974
La C.C. afferma il carattere di utilitàgenerale che deve guidare la televisione(non limitare le trasmissioni estere) e che lariserva statale viene mantenuta per garantireil massimo accesso al mezzo televisivo(introduzione del concetto di pluralismointerno).
1976
La C.C. apre il mercato locale ai privati delmercato radiotelevisivo, a condizione chequesto venga regolato dal legislatore conl’istituzione di un organo competente cheassegni le frequenze e controlli sul possibileaccentramento delle risorse.
1981
La C.C. boccia l’ordinanza di rimessioneriguardo la riserva allo stato della diffusionea livello nazionale rilevando che il problemadelle reti locali associate è di assenza di unalegislazione che già da qualche anno la C.C. va invocando.
1988
La C.C. ripropone il pluralismo e invita afare un distinguo tra settore pubblico esettore privato: il pubblico ha il dovere difare accedere più voci possibili al servizio,mentre i privati devono essere nel maggiornumero possibile; viene ripreso il problemadella pubblicità, fonte di denaro indispensa-bile per i privati: sono necessari dei limiti,anche perché la stampa viene danneggiatadalla concorrenza spietata delle TV con lasola conseguenza di limitare ulteriormente ilpluralismo. Viene affermata la necessità di un governodell’etere, anche a costo di una limitazionedell’iniziativa economica e della libertà dipensiero, ponendo fine all’occupazioneabusiva delle frequenze.
1994
La C.C. afferma che la necessità di plurali-smo non si può intendere solo comeidoneità a criteri antitrust e che non èpossibile che un solo proprietario abbia 3concessioni su 9 disponibili.
2002
La C.C. in questa sentenza non dichiaraillegittimo il regime transitorio in sé, madichiara l’illegittimità di un regime transito-rio a tempo indeterminato e fissa la verificadel passaggio al digitale delle reti eccedentiper il 31/12/2003, precisando che nessundecreto relativo a qualsivoglia innovazionetecnologica avrà il potere di fermare ilgiudizio.
Storia di un imprenditoreStoria di un imprenditoreStoria di un imprenditoreStoria di un imprenditoreStoria di un imprenditore
Una leggenda planetaria, l'impero multimediale di Murdoch parte nel 1952 da un minuscologiornale di Adelaide (Australia) che la morte del padre gli lascia in eredità. A poco più di 21anni Rupert esordisce costringendo il concorrente locale a fondersi con la sua testata. Di lìinizia un'ascesa che lo porterà, all'oggi, a possedere un centinaio di giornali australiani.La Gran Bretagna costituisce il trampolino per la sua scalata al mondo. Nel 1969 acquista ungiornale popolare a grande tiratura, il News of the world. Qualche anno dopo lancia il Sun,un tabloid coi titoloni a tutta copertina e una donna nuda a pagina 3, ferocemente contro lamonarchia e «il potere». Nel 1981 mette la mani sul mitico Times, che mette a disposizionedella battaglia della Thacher contro i sindacati inglesi. Nel frattempo ha messo piede negliStati uniti, dove ha comprato nel 1976 il quotidiano popolare New York Post.Ma è nel 1984 che fa il grande salto nell'entertainment, comprando la Twentieth Century Foxe poi una rete televisiva che diventerà nel tempo la Fox Tv. La sua forza sta nei metodi, chemolti definiscono «da pirata». Acquista i diritti di eventi sportivi e fa esplodere le tariffe,trasmette per un po' in perdita e poi passa all'incasso quando resta solo, in regime di monopo-lio: un metodo definito dumping. Ha anche la fortuna di produrre film (Titanic) e serie tv ( ISimpsons, X Files, Ally Mc Beal) di successo. Nel 1989 lancia quattro canali Sky in Inghilter-ra, che diventeranno poi il gigante BSkyB. Grazie alla sua ultima moglie, una giovane diHong Kong, entra da monopolista nel mercato tv cinese (Sky Perfect, 41 milioni di abbonati),così come aveva fatto in quello giapponese (4 milioni). E' sbarcato in India con Star Tv. In America Latina possiede Sky Messico e Sky Brazil, oltre una Sky che copre Cile, Argentina eColombia. Acquisendo l'emittente via cavo Direct Tv (statunitense) ha «ereditato» un milionee mezzo di abbonati nel cono sud del continente. In Africa si deve accontentare di avermesso piede solo in Libia ed Egitto. In totale fanno, per ora, 126 milioni di abbonati neicinque continenti.Completano il panorama 175 giornali, alcuni dei quali autentiche corazzate dell'informazio-ne: oltre ai citati Times, Sunday Times, The Sun, The News of the World inglesi, ci sono gliamericani New York Post e il Weekey Standard, con 40 milioni di lettori in tutto il mondo.
tratto da www.disinformazione.it
Articolo 21Articolo 21Articolo 21Articolo 21Articolo 21
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il  proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.La stampa non può essere soggetta ad autorizza- zioni o censure.Si può procedere a sequestro soltanto per atto mo- tivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente loautorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei re- sponsabili.In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità  giudiziaria, il sequestro della stampa periodica  può essere eseguito da ufficiali di polizia  giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'au- torità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto.La legge può stabilire, con norme di carattere ge- nerale, che siano resi noti i mezzi di finanzia- mento della stampa periodica.Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spet- tacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Costituzione della Repubblica
 giovedì 15 gennaio 2004
Numero Speciale 1
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