ROMA
Rivendicano il diritto a una società in cui ter-mini come responsabilità e merito non siano più pri-vi di significato. E chiedono un Paese nel quale co-struire una famiglia o trovare un minimo di stabilitànon rappresentino più privilegi riservati a pochi for-tunati. I giovani italiani non rinunciano all’impegnopolitico, ma rispetto ai loro coetanei di venti o tren-t’anni fa non si “accontentano” più di sognare astrat-tamente un mondo migliore. Archiviati i modelli ideo-logici della Guerra fredda e scomparse – in seguito aMani Pulite – le forze politiche che avevano mobili-tato le masse fino all’inizio degli anni Novanta, la pa-rola d’ordine dei ragazzi che si avvicinano alla politi-ca sembra infatti essere pragmatismo. Certo, “anco-ra oggi quello che spinge i giovani a impegnarsi in po-litica è fondamentalmente l’idealismo – spiega Bea-trice Lorenzin, coordinatore nazionale di Forza Italiagiovani – ma rispetto al passato non si accontentanopiù di semplici slogan: vogliono risposte concrete,perché sono in grado di verificare subito se ciò che èstato loro detto è vero oppure no, e vogliono contri-buire a cambiare le cose in prima persona, senza de-legare ad altri ciò che possono fare da soli”. Forti diuna prospettiva sul futuro “e di una visione della so-cietà diversa da quella delle altre generazioni – pro-segue la coordinatrice dei giovani azzurri – i giovanisi propongono come soggetti attivi del cambiamen-to. Forse lo fanno con meno certezze di quelle che iragazzi avevano in passato, quando i paletti ideologie culturali definivano gli obiettivi, ma con il pragma-tismo di chi sa che certe esigenze vanno affrontatesubito, perché altrimenti c’è un’intera generazioneche rischia di non completare la propria crescita”.
UNA NUOVA COSCIENZA POLITICA
Per una generazione che ha formato la propria co-scienza politica dopo il crollo del Muro di Berlino ela scomparsa di Dc e Psi, “sono sicuramente centra-li valori quali la responsabilità e la meritocrazia –sottolinea Paolo Grimoldi, coordinatore federale delMovimento Giovani Padani della Lega Nord – cheoggi in Italia si fa molta fatica a vedere”. Non stupi-sce quindi che anche all’interno di un movimentonato “per occuparsi dei problemi quotidiani dei gio-
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venerdì 22 febbraio 2008
il
Giornale
della
Libertà
i giovani
«NON SIAMO INVISIBILI»
POLITICA
I RESPONSABILI GIOVANI DEI PARTITI SPIEGANO LE MOTIVAZIONI CHE SPINGONO LE NUOVE
“Lavoriamo perché responsabilità
to nulla per modificare questa opinione. Servireb-bero persone nuove che si mettono in gioco”. Al-berto spera comunque che si possa fare qualcosaper modificare la formazione dei giovani che si ap-procciano al lavoro. “Sono sfruttati finché possonoessere pagati poco, senza offrire loro la possibilitàdi crescere, di imparare e di acquisire una compe-tenza specifica. Quando, tra mille contratti a sca-denza, hanno ottenuto una professionalità, sonogià troppo vecchi”.
SI COMINCIA DALLA SCUOLA
Alberto Ramazzina, polesano di 22 anni, ha inve-stito tutto sul sociale e conta di sfruttare l’esperienzaacquisita nel campo dell’animazione per bambinianche in futuro. “Io mi nutro di relazioni. Il mio so-gno è organizzare eventi o operare nel campo fieri-stico. Se però dovessi “accontentarmi delle mie ve-re attitudini, allora dovrei puntare nel settore dellaformazione e educazione dei bambini”. Un giova-ne che vive tra i giovani e già li definisce spesso pri-vi di personalità, “troppo spesso repressa dalla so-cietà”. La politica per lui si comincia a fare a scuo-la e proprio nella scuola rivendica il cambiamento.“I giovani oggi tra i banchi parlano di attualità, com-mentano le notizie del giornale, eleggono i proprirappresentanti di classe o di istituto, anche questoè un modo di far politica. La scuola va riformata, apartire dai professori, dagli operatori e dai dirigen-ti, anche loro dovrebbero essere messi sotto esame”.
Federica BroglioTREVISO
I giovani del Nord Est non sono solo quelliche affollano i bar all’ora dell’aperitivo per l’ap-puntamento con lo spritz o quelli che vestono le grif-fe del momento. Sono ragazzi impegnati, carichi diaspettative per il domani, non perdono tempo e trot-tano verso il futuro investendo sui propri sogni, rim-boccandosi le maniche per realizzare un progettodi vita. Pur scontrandosi con un mercato del lavoroche non offre loro garanzie e che non dà possibilitàdi crescere professionalmente a causa di un preca-riato sempre più diffuso, trovano altri campi doverealizzarsi. C’è chi parte dal mondo dell’associazio-nismo e del sociale, chi dallo sport, chi, pur stu-diando all’università, non perde tempo e inizia a la-vorare. In poche parole, non si rassegnano e, non-ostante il leit motiv della sfiducia, a maggior ragio-ne questa volta andranno a votare. Lo fanno con unentusiasmo nuovo, nonostante la giovane età, cre-dono nel cambiamento in atto. “L’Italia ha un nu-mero sproporzionato di partiti che non servono anulla e soprattutto che rappresentano una parte in-finitesimale di popolazione – commenta MicheleTrevisan di soli 20 anni, residente in provincia di Ve-nezia e studente di economia –. Servono forze poli-tiche più grandi che si avvicinino veramente ad unbipolarismo che dia più garanzie di governabilità.Ma se penso all’unione dei partiti di oggi, guardo alPd come ad un patto solo elettorale”. Michele sem-bra più maturo della sua età, aiutato dal kickboxing,uno sport dove ha imparato la disciplina, il rispettoper l’avversario, l’autocontrollo. “Mi piacerebbe checi fosse un ricambio generazionale, sia dei parla-mentari che dei premier, troppo avanti con l’età peravere idee innovative – afferma –. Al nuovo Gover-no chiederei non solo di sistemare l’economia, madi pensare alla sicurezza. Non sono assolutamenterazzista, però tutti questi stranieri dovrebbero esse-re più controllati, perché quando si sente parlare dirapine, furti o violenze, nove volte su dieci sono ope-ra loro”.
LEGATI ALLA FAMIGLIA
I giovani del Nord Est non sono solitamente perso-ne autonome, sono ancora molto legati alla famigliae in casa ci restano volentieri, non solo per ragionieconomiche. Dai genitori hanno assorbito ogni va-lore, una cultura prevalentemente cattolica da cuiprendere esempio. “Mi piacerebbe crearmi una fa-miglia come la mia – ammette Alberto Rizzo, 29 an-ni di Treviso – ma senza fretta. Io sono stato fortu-nato perché subito dopo la laurea ho trovato un la-voro. Per un anno a contratto poi assunto a tempoindeterminato, ma sono un privilegiato. Ho la fi-danzata da molti anni, ma lei è ancora precaria inComune e faremmo fatica a sobbarcarci le spese diun mutuo con i prezzi che ci sono da queste parti”. Alberto si occupa di sviluppo di nuovi prodotti peruna grossa società assicurativa, ma per la sua for-mazione un ruolo fondamentale l’ha avuto il liceo,“dove mi sono allenato alla fatica, allo studio, al sa-crificio”. La politica non è per lui una vocazione, mal’ha sempre respirata in casa. “In questi due anni siè accentuata la negatività della gente nei confrontidella classe dirigente, perché il Governo non ha fat-
NON SOLO GRIFFE,NON SOLO BAR:I RAGAZZI DEL TRIVENETO PRODUTTIVOE IMPRENDITORIALE SANNO COLTIVARE ANCHE I LORO SOGNI
Tra scuola e precariatol’impegno rinasce da qui
QUI NORD-EST
Beatrice Lorenzin Paolo Grimoldi
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