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Titolo dell'opera originalebrani da THE SHIFTING REALITIES OF PHILIP K. DICK© 1995, by Lawrence Sutin and The Estate of Philip K. Dick,published in agreement with the author, e/o BarorInternational Inc., Armonk, New York, UsaTraduzione dall'inglese di GIANNI PANNOFINO© Giangiacomo Feltrinelli Editore MilanoPrima edizione integrale in "InterZone" marzo 1997Prima edizione nell"'Universale Economica" marzo 1999ISBN 8 8-07-81546-X
 
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1.L'androide e l'umano (1972)
È una tipica tendenza della cosiddetta mente primitiva quella di attribuire un'anima all'ambiente circostante.La moderna psicologia del profondo per anni ci ha chiesto di liberare da queste proiezioni antropomorfichequella che in effetti è la realtà inanimata, per introiettare - cioè per riportare nella nostra testa - la qualitàvivente che noi, nella nostra ignoranza, gettiamo sulle cose inerti che ci circondano. Tale introiezione èritenuta il segno della vera maturazione dell'individuo, nonché il tratto caratteristico della civiltà di controalla mera cultura sociale, caratteristica invece delle società tribali. Si ritiene che un nativo dell'Africa vedal'ambiente circostante animato da un fine, pulsante di una vita che in realtà è dentro di lui; una voltaabbandonate queste infantili proiezioni, egli vede che il mondo è morto e che la vita è patrimonioesclusivamente suo. Quando giunge a questo grado di sottigliezza, viene considerato maturo o sano. Orazionale. Ma viene da domandarsi: in questo processo, però, non si finisce per reificare - cioè ridurre a cose- anche le persone? Per lui le pietre, le montagne e gli alberi possono essere inanimati; ma i suoi amici?Tratta forse anche loro alla stregua di pietre?Questo, a dire il vero, è un problema psicologico. E comunque credo che la soluzione sia meno importante diquel che si potrebbe pensare, perché nel corso del decennio passato abbiamo osservato un'evoluzione - nonprevista dagli psicologi più seri né da altri - che ridimensiona notevolmente tale problema. Il nostroambiente, cioè il mondo di macchine, strutture artificiali, computer, dispositivi elettronici, componenti diinterconnessione omeostatici costruiti dall'uomo, comincia in effetti a essere, e sempre più sarà, dotato di ciòche gli psicologi temono sia attribuito al mondo esterno da parte dell'uomo primitivo: l'anima. In senso moltoconcreto, il nostro ambiente si sta animando, o quasi, in modo estremamente e fondamentalmente simile anoi. La cibernetica, una nuova e preziosa disciplina scientifica creata da Norbert Wiener, ha intravisto solideanalogie tra il comportamento di alcune macchine e quello degli umani, suggerendo che uno studio dellemacchine avrebbe fornito preziose informazioni sulla natura del nostro comportamento. Studiando quel chenon funziona in una macchina - per esempio, quando in una delle tartarughe sintetiche di Grey Walter duetropismi che dovrebbero escludersi a vicenda funzionano simultaneamente, dando origine a comportamentistraordinariamente complessi nelle stranite tartarughe -si può forse scoprire un nuovo e più fecondoapproccio rispetto a quello che negli umani veniva in precedenza definito come comportamento "nevrotico".Ma immaginiamo di capovolgere questa analogia. Supponiamo (e non credo che Wiener abbia anticipatoquesta ipotesi) che uno studio di noi stessi, della nostra natura, ci metta in condizione di ottenere nuoveinformazioni sull'ormai complesso funzionamento e malfunzionamento dei congegni elettronici e meccanici.In altre parole, quel che voglio qui sottolineare è la concreta possibilità di imparare nuove cose sul mondoartificiale che ci circonda, sul suo comportamento, sui suoi perché e sulle sue linee di sviluppo, per analogiacon quello che sappiamo di noi stessi.Le macchine stanno diventando più umane, per così dire - almeno nel senso che, come mostrato da Wiener,possono essere istituiti significativi paragoni tra il loro comportamento umano e quello degli uomini. Ma èproprio vero che noi conosciamo prima e meglio di tutto noi stessi? Forse, invece di imparare qualcosa su noistessi studiando le macchine, dovremmo tentare di comprendere come si stanno sviluppando osservando lanostra evoluzione.Forse, in realtà, stiamo assistendo a una graduale fusione della natura generale delle attività e delle funzioniumane con le attività e le funzioni di ciò che noi umani abbiamo costruito e di cui ci siamo circondati.Cent'anni fa un simile pensiero sarebbe stato considerato assurdo, prima ancora che antropomorfizzante.Cosa avrebbe potuto apprendere su se stesso un uomo della metà del diciottesimo secolo osservando ilcomportamento di un motore a energia asinina? Avrebbe forse potuto osservarlo sbuffare e ansimare per poiestrapolare dal lavoro compiuto la ragione per cui lui continuava a innamorarsi di un medesimo tipo diragazza? Questo pensiero non sarebbe stato semplicemente primitivo, bensì piuttosto patologico. Ora, però,ci troviamo immersi in un mondo da noi costruito e così intricato e misterioso che - secondo le teoriedell'eminente scrittore di SF polacco Stanislaw Lem - non è lontano il tempo in cui, per esempio, si dovrannoimporre misure restrittive per evitare che particolari soggetti si mettano a violentare le macchine da cucire.Se così sarà, speriamo che almeno la macchina da cucire sia femmina. E che abbia superato la settantina(magari una vecchissima Singer a pedale, anche se purtroppo può darsi che sia già oltre la menopausa).
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