Isaac Asimov...I robot dell'alba...Traduzione di Delio Zinoni...Introduzione di Giuseppe Lipp~...Elijah Baley si riparò all'ombra di un albero e mormorò fra sé: Lo sapevo.Sto sudando. ~ Si fermò, si raddrizzò, si asciugò il sudore dalla fronte con ildorso della mano, poi guardò cupamente il velo di umidità rimasto.Odio sudare disse rivolto al vuoto, come se fosse una legge cosmica.E ancora una volta si sentì irritato con l'Universo, perché aveva fatto qualcosadi essenziale, e insieme spiacevole.Nessuno sudava mai (a meno che non lo volesse, si capisce) nella Città, dove latemperatura e l'umidità erano sotto assoluto controllo, e dove non eranecessario forzare il corpo in maniera tale da rendere la produzione di caloresuperiore alla dispersione.Quella sì era civiltà.Guardò il campo, dove un gruppo sparso di uomini e donne lavoravano, più o menosotto la sua responsabilità.Erano per la maggior parte giovani con meno di vent~anni; ma si vedevano anchealcune persone di mezza età, come Baley.Stavano zappando, in maniera inesperta, e facendo una serie di altre cose percuvrano stati progettati i robot, e che questi avreóbero ~otuto fare in manieramolto più efflciente, se non fosse stato loro ordinato di stare da parte, mentregli esseri umani, ostinatamente, si addestravano.C'erano diverse nuvole nel cielo e il sole, in quel momento, stava scomparendodietro una di esse.Baley alzò gli occhi, incerto.Da un lato, questo significava che il calore diretto del sole (e il sudore)sarebbe stato13~, alleviato.D'altra parte, non c'era il rischio che plovesse?Era quello il guaio con l'Esterno.Ci si trovava sempre in bilico fra spiacevoli alternative.Una cosa che aveva sempre stupito Baley, era che una nuvola relativamentepiccola potesse coprire completamente il sole, oscurando la Terra da unorizzonte all'altro, ma lasciando contemporaneamente la maggior parte del cieloazzurro.In piedi, sotto la copertura di foglie dell'albero (una specie di muro e disoffitto primitivi, con la solidità della corteccia confortevole al tocco),osservò il gruppo al lavoro.Uscivano una volta alla settimana, qualunque Fosse il tempoE facevano anche proseliti.Senza dubbio adesso eralo in numero maggiore rispetto a quei pochi ardimentosiche avevano iniziato.Il governo della Città, anche se non partecipava effettivamente all'impresa, siera mostrato sufficientemente interessato e non aveva frapposto ostacoli.Sull'orizzonte alla sua destra (cioè verso oriente, a giudicare dalla posizionedel sole poiché si era nel tardo pomeriggio), Baley poteva scorgere le cupoletozze, dalle molte protuberanze, della Città, che racchiudeva tutto quantorendeva la vita degna di essere vissuta.E vide anche un piccolo punto in movimento, troppo l~ntano per essere distintochiaramente.Dal modo in cui si muoveva, e da altre indicazioni, troppo sottili per esseredescritte, Baley era sicuro che fosse un robot, ma questo non lo sorprendeva.La superficie della Terra, fuori delle Città, era il dominio dei robot, nondegli esseri umani... eccettuati quei pochi, come lui, che sognavano le stelle.Automaticamente i suoi occhi tornarono ai sognatori delle stelle, intenti a
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