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 Per un Natale di Speranza 
NOTIZIARIO DELL’ASSOCIAZIONE MUSEKE ONLUS – Via Brescia, 10 – 25014 CASTENEDOLO (Brescia) ITALIATel. e Fax 030.2130053 - Cell. 349.8832835 NUMERO VENTICINQUE -
DICEMBRE 2005 
impianti: nadir - ciliverghe (bs) / stampa: euroteam - nuvolera (bs)
T
radurre in scelte concrete eprofetiche ciò in cui si cre-de e vale la pena di vivere sichiama testimonianza, che conosceil solo alfabeto della vita messa ingioco, della dinamica delle scelte,del dare carne all’amore.Infatti si testimonia ciò che si amae chi si ama e dal quale ci si senteamati.Gesù di Nazareth venendo al mondonon si è limitato ad essere un testi-mone ma “ha reso testimonianza alla verità”.La nostra era post-moderna è inizia-ta come una stagione di smarrimen-to e di paura del futuro, ma continuaa registrare anche un’insopprimibilenostalgia della speranza.Poiché alla radice dello smarrimentosta il tentativo di far prevalere un’an-tropologia chiusa alla trascendenzae al vangelo di Cristo e, poiché senzala fede la speranza non è possibile,il bene più prezioso che la Chiesaha da offrire al mondo, è l’annuncioche genera e sostiene la speranza:“Cristo è nato, morto e risorto per lanostra salvezza”.Infatti in questa nostra epoca che sadire tutti i “come”, ma non sa darepiù alcun “perché”, e che ha certa-mente bisogno di pane e di giustizia,ma prima ancora di senso (Ricoeur),noi cristiani possiamo tornare adevangelizzare e a testimoniare comee perché Gesù l’Emmanuele rigene-ri la vita nella speranza.Di questi cristiani oggi c’è urgentebisogno e quindi anche a ciascunodi noi oggi è offerta questa grande
chance
: rendere ragione della spe-ranza che ci abita e che ci anima.Partendo dalla grotta di Betlemme edalla tomba vuota di Gerusalemmesiamo chiamati dunque ad annun-ciare la speranza cristiana, che nonè un’utopia umana, ma un “attender certo” (Dante), perché si fonda sullaroccia che è Gesù il Cristo Risorto.La profezia cristiana non appartie-ne al genere della previsione, ma aquello biblico della promessa che“attesta un termine, parla di una sca-denza e non mentisce; se indugia,attendila perché certo verrà e nontarderà” (Abacuc 2,3).Ora noi cristiani non siamo aneste-tizzati dalla paura, ma siamo gratifi-cati da una promessa: “Io sono con voi fino alla fine del mondo” (Mt28,20).Con D. Bonhoeffer diciamo che “Dionon realizza sempre le nostre atte-se, ma compie sempre le sue pro-messe”.
segue a pag. 8
 
L
a celebrazione eucaristica cheha preceduto, come di consue-to, l’assemblea annuale di Museke èstata presieduta dal vescovo GabrielPeñate Rodriguez passato a salutarela nostra associazione, terminato ilSinodo dei Vescovi a Roma al qualeaveva partecipato in rappresentanzadella sua nazione: il Guatemala.Lo hanno conosciuto in modo deltutto fortuito circa 26 anni orsono,Cesarina, Enrica e don Roberto quan-do P. Gabriel era ancora seminarista;nel 1984 è stato ordinato sacerdote eMuseke lo incontrò per la prima voltanel 1997 quando propose alla nostraassociazione di aiutarlo nella realizza-zione della clinica di Guastatoya.Nella circostanza illustrò la precarie-tà in cui si trovava il suo paese ancor-ché avesse da poco siglato gli accordidi pace che ponevano fine a 30 annidi guerra civile.Il progetto, al quale Museke ha ade-rito, è stato un bagno di solidarietàstraordinario, un’occasione di mis-sionarietà efficace che ha trovatocompimento nella realizzazione dellaclinica e, cosa assai più rilevante, nel-la costruzione della coscienza spiri-tuale dei molti che hanno condivisol’esperienza del donarsi. Aura Marina Maldonado Lopez, rap-presentante del consiglio pastoraledella parrocchia di Guastatoya, ciscriveva in proposito: “Padre Gabrielè stato un esempio di lavoro… ha pre-so il badile lavorando con le sue manifino a scottarsi al sole come i nostrifratelli italiani… ”.Quando leggi queste espressioni an-che chi non è stato fisicamente in queiluoghi e magari qui si è interessato discartoffie e similia si sente investitodi un calore gratificante e beneficiatoda quella grazia che irradia i suoi ef-fetti su tutti coloro che condividonoanche indirettamente questa aspira-zione missionaria.Più di recente Museke ha contribuitoa sostenere il progetto finalizzato allasalute delle donne ed alla scolarizza-zione deigiovaninella par-rocchiaguatemal-teca diMataque-scuintla.Lo scorsoottobre,come di-cevamoall’inizio,abbiamoincontra-to padreGabrieldivenuto Vescovo diIzabal un Vicariato Apostolico grandequasi come la Lombardia e tramite luiabbiamo conosciuto un’altra realtàdel Guatemala.Il Vicariato copre circa 9.000 Km qua-drati ha in organico 1 vescovo e 7 pretidi cui 4 locali, la popolazione è com-posta da tre etnie: indigena (discen-denti dei Maya), larina (discendentidegli spagnoli) e garifona di origineafricana con l’insediamento più nu-meroso nella cittadina di Livingstondove conta circa 3.000 persone.L’etnia garifona deriverebbe da schia- vi provenienti dall’Africa che si sonoribellati al destino infelice che li at-tendava gettandosi in mare dalla naveche li trasportava e guadagnando anuoto la costa più vicina.Ora questa piccola comunità acco-munata dal colore nero della pelledal linguaggio, da usi e costumi di- versi dalle atre due etnie, rischia disparire.Il sogno di P. Gabriel è quello evitareche ciò si possa verificare e di arrivarea far nascere una parrocchia garifonapartendo magari con la realizzazionedi un posto (forse definirlo centrosembrerebbe altisonante) polifunzio-nale che funga da polo aggregativo enel quale i garifona possano incon-trarsi, tramandarsi tradizioni, usanze,rivitalizzare la lingua d’origine postoche i giovani già non la parlano più(pare siano già stati presi contatti conuna insegnante di lingua garifona).Matrimoni misti si sono già verificatiprincipalmente tra larini e garifonamentre quelli tra indigeni e garifonasono molto rari.Nella generale condizione di povertàl’attività più sviluppata trae origineda piccole iniziative artigianali di na-tura alimentare e, purtroppo, anchequi esiste la piaga connaturata a tuttele realtà che vivono in grande preca-rietà: il turismo sessuale.Il sottosuolo pare ricco visto sono sta-te rilasciate circa 26 licenze di esplo-razione mineraria e pare assodato cisia il petrolio.Concludiamo questi cenni, affattoesaustivi ce ne rendiamo conto, per un’ultima considerazione a noi im-plicitamente rivolta dalla circostanzadi aver (casualmente?) incontrato unfratello che viene dall’altra spondadell’oceano Atlantico vale a dire: èproprio ed esclusivamente P. Gabrielche chiama Museke, oppure… ?Di certo la nostra associazione nonfarà attendere la sua risposta e conl’occasione pone a tutti i più sereniauguri per le imminenti festività na-talizie.
 Flavio Modonesi 
MUSEKE - 2
 “Andate dunque ed ammaestrate tutte le nazioni”
 Monsignor Gabriel Peñate Rodriguez presenta, all’ultima assemblea di Museke, il progetto per i “Garifona” 
 
Precisamente 10 anni fa
 
MUSEKE - 3
N
ella primavera del 1994 si consu-mò in Rwanda uno dei più ferocigenocidi della storia dell’uomo. Oltre800.000 persone furono uccise nellaquasi totale indifferenza della Comu-nità internazionale che non seppe enon volle impedire l’ecatombe.Di fronte a questa immane tragediala generosità di Enrica e Don Rober-to Lombardi e dei tanti volontari delGruppo Operazione Museke seppecoinvolgere l’intera Comunità caste-nedolese in una straordinaria azionedi solidarietà ed accoglienza di tantipiccoli orfani di quel Paese che anco-ra oggi non si è esaurita.Superato il clamore dei primi me-si che tanta attenzione richiamò suCastenedolo e sui bambini, si con-statò l’assoluta necessità di propor-re urgentemente soluzioni di affidofamiliare che potessero soddisfare ibisogni primari di rapporti affettivipropri di ciascun bambino. Si diedecosì avvio alla “seconda fase” di ac-coglienza con l’individuazione dellefamiglie idonee per forme di affidoalquanto particolari.Nulla è stato semplice tuttavia conla determinazione dei volontari ed ilsostegno delle Istituzioni internazio-nali, nazionali e dell’AmministrazioneComunale che allora presiedevo, siè riusciti nell’intento di restituire aquesti bambini la serenità perduta.Non posso a questo proposito nontornare con il pensiero alla grandegioia che coinvolse la Comunità ca-stenedolese alla notizia che tutti ibambini avrebbero finalmente potu-to avere una famiglia.I piccoli sono oggi in larga parte ado-lescenti perfettamente integrati nel-le loro Comunità e consapevoli dellastoria che li ha coinvolti. Ad oltre dieci anni dal genocidio inRwanda rimane viva in noi la memo-ria di quei tragici avvenimenti; siamostati testimoni di quanto l’uomo pos-sa essere malvagio verso altri uominima dai fatti che si sono poi sussegui-ti a Castenedolo anche di come gliuomini con il loro amore possanocompiere atti straordinari di autenti-ca solidarietà.
Per tutto questo sono estremamentegrato ad Enrica e Don Roberto, per aver fatto sì che la nostra Comunità vi- vesse una straordinaria ed irripetibileavventura umana, un impareggiabileesempio, nel nostro tempo, che ancheil bene si può ancora compiere.
Gianbattista Groli 
Precisamente sabato e domenica 16 e 17 dicembre 1995, i 41 bimbi rwandesi venivano accolti dalle famiglie affidatarie, dopo esser stati nel Centro R. Pisa (ex asilo comunale) di Castenedolo.Cominciava così la grande avventura di amore che avrebbe portato all’adozione dei nostri bimbi orfani.
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