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NOTIZIARIO DEL
G
RUPPO
O
PERAZIONE
M
USEKE – Via Brescia, 10 – 25014 CASTENEDOLO (Brescia) ITALYTel. 030/2130053 Fax 030/2130044NUMERO NOVE - NATALE 1997
impianti: nadir - ciliverghe (bs) / stampa: euroteam - ciliverghe (bs)
Natale: la festa incompiuta 
Di giorno in giorno le vie si accendonodi luci.Negozi e uffici si addobbano a festa.Gli spot pubblicitari fanno apertamente l'oc-chiolino alla voglia di Natale che è in noi.Tut-to ha buon gioco nel sollecitare il nostro sen-timento,perché tutti abbiamo nostalgia e de-siderio di cose buone,di rapporti risananti epacifici,di un giorno di sosta dai conflitti quo-tidiani.Soprattutto:tutti abbiamo voglia dicompagnia,di legami dolci e stabili,abbiamobisogno di un po' di conforto che plachi unattimo il senso di solitudine che spesso ci ac-compagna,abbiamo bisogno di "casa",di sen-tirci appagati e accolti in un ambiente chenon ci misuri e ci faccia sentire amati e ama-bili.Il Natale sembra fatto apposta per diven-tare la festa della casa e dei legami,dell'inno-cenza e della gioia dei bambini,dei senti-menti di pace che giacciono in fondo al cuo-re di tutti:per questo tutti si danno da fareper confermarsi reciprocamente che mai co-me in questo giorno si ha diritto ad avere ca-sa e compagnia.Ed è per questo che poi,aldunque,il giorno di Natale si trasforma in unapotente arma che mette a nudo la solitudineed il dolore:chi è solo,lo è in modo partico-lare a Natale;chi soffre,soffre particolar-mente nella festa;chi ha perso occasioni edamori,mai come a Natale si sente perso e per-dente,proprio perché ci hanno convinto chea Natale dovrebbe essere tutto diverso,cihanno fatto credere che in questo giorno ma-gico ci sarebbe stato restituito ciò che nonabbiamo mai avuto o abbiamo perso.Non succede:viene Natale e tutto è co-me prima,ingigantito dal clima intorno checanta canzoni dolci ed inneggia all'amore.Chi non può unirsi a questo coro,mai comenel giorno di Natale si sente tagliato fuori,re-legato nel proprio magone,abbandonato datutti coloro che,vivendo la festa,non voglio-no avere intorno visi e parole sofferenti.Il Na-tale che ci hanno insegnato diventa così la fe-sta crudele dove,chi può,si crea un piccoloparadiso di luci e di calore nella propria ca-sa,chiudendo accuratamente fuori coloroche hanno scritto sulla faccia la fatica e nontrattengono neppure a Natale le lacrime.Per costoro,Natale è il giorno del maggiore ab-bandono e della smisurata solitudine che de- ve restare segreta:nella messa di mezzanot-te,nel rincorrersi allegro del "Buone Feste",una persona che non abbia nè allegria nè ca-lore non ha posto:meglio che si nasconda incasa sua e non turbi la legittima festa degli al-tri,il sogno che un giorno all'anno tutto sia aposto.Che inganno e che delusione un Na-tale così! Anche i più fortunati,giunti alla se-ra della festa,diranno con un sospiro di ma-linconia:"Anche per quest'anno è finita",e sipensa che domani sarà di nuovo tutto comeprima,fatiche e conflitti,lacrime ed inganni.Per questo è essenziale dire agli uni edagli altri,a coloro che soffrono e non posso-no sorridere neppure a Natale così come acoloro che riescono ad ingannare la vita per un giorno e vestono la festa dolce del Nataledei buoni sentimenti,che il Natale altro nonè che il Natale del Signore:è festa perché
vie- ne uno
che rinnova la nostra speranza,rac-coglie la nostra attesa senza ingannarci,sen-za offrirci bacchette magiche.Viene
uno
cheporta nella sua pelle la fatica dell'umanità,che è segnato dalla morte più disonorevole,che nelle mani e nei piedi ha le ferite morta-li dei chiodi,ma si presenta come vivente;vie-ne
uno
che ha aperto la via della vita,ma cheha anche detto e vissuto in prima personache tale via si apre nel dono di sè,nel fare stra-da in compagnia dei ciechi e degli zoppi,fra-telli dei pubblicani e dei peccatori di ognitempo.Gesù di Nazareth,nel nome del quale ce-lebriamo il Natale,è il Signore di questa festa.Essa è dunque giorno di gioiosa speranza econsolazione:Gesù apre per noi il cielo di
continua a pag.
 
MUSEKE - 2
Una sera incontrai la signora Lombar-di Enrica e mi propose di recarmi in Gua-temala,nella cittadina di Guastatoya,pres-so la parrocchia di padre Gabriel per ilriordino di opere idrauliche vecchie emal messe,e la realizzazione di un im-pianto nuovo nei locali destinati alla salaginecologica,all'ambulatorio ed al labo-ratorio per le analisi.Lì per lì rimasi un po' titubante pen-sando al lungo viaggio,ma poi il 4 otto-bre,all'assemblea del Gruppo Operazio-ne Museke,ho conosciuto padre Gabriel.Se prima avevo qualche perplessità,sentendo i tanti bisogni di quella poveragente,ho sentito il dovere di accettarequesta proposta.Ne parlai con il mio amico GiuseppeCaprioli con il quale avevo già vissuto unaesperienza simile in Ruanda,a Rilima.Do-po aver ottenuto la sua disponibilità par-timmo il 23 ottobre '97 carichi di mate-riali vari e di tanto entusiasmo.Dopo un lungo viaggio siamo arrivatiall'aeroporto in Guatemala dove ci atten-devano padre Gabriel e Cesarina;dopoaver espletato le solite pratiche doganali,siamo partiti per la parrocchia di Guasta-toya,che dista circa70 Km sull'unica ar-teria stradale che col-lega i due oceani,do- ve gente e merci ven-gono trasportati suruote.Eravamo stupitidall'immenso trafficocaotico e disordina-to;pullman vecchiostile americano anni'50,tutti colorati,sen-za portiere,con lagente appesa sui gra-dini,ed un'infinità dicamion.Nonostantefosse la fine dell'in- verno trovammo unclima abbastanza cal-do.La gente povera,ma MOLTO dignitosae cordiale,nonostan-te sia reduce da unaguerriglia che è dura-ta da 35 anni,chiede di essere aiutata a ri-costruire una vita in pace.E' un popoloche vive solo di agri-coltura,con molta fa-tica,dal momentoche il terreno moltoarido si trova in colli-na.In città la vita èabbastanza decente esi trova un po' di tut-to,mentre nella peri-feria ci sono ancorabaracche e capannecon tetti di paglia,gente analfabeta checi ricorda l'Africa.Siamo stati meravi-gliati dalle immenseiniziative di umanitàdi padre Gabriel per ipiù bisognosi,spe-cialmente per i bam-bini ed i ragazzi conproblemi familiari;liascolta tutti;le portedella sua casa sonosempre aperte e dàloro quel poco cheha:anche solo unpiatto di fagioli. Attualmente nel vecchio ambulatorio,dove esercita il medico Oto,fratello di pa-dre Gabriel,ci sono file di mamme con ipiccoli in attesa di una visita dalle 5 delmattino:è l'unico ambulatorio gestito dal-la parrocchia.La domenica mattina,assi-stendo alla S.Messa,abbiamo notato co-me partecipino tutti:vecchi e bambinicon canti e preghiere molto toccanti.La sera,prima di partire,i ragazzi e leragazze della parrocchia,con in testa pa-dre Gabriel,ci hanno fatto festa con mu-siche e balli offrendoci,come loro usan-za,una tazza di cioccolata e un piccolo ri-cordo che abbiamo accettato con im-menso piacere,perchè datoci dal cuore.Ricorderemo sempre questi momenti si-gnificativi.Ringraziamo il Signore per lasalute donataci e l'opportunità di aver po-tuto aiutare (nel nostro piccolo) questapovera gente;l'abbiamo fatto con molto,molto entusiasmo.Un ringraziamento particolare a pa-dre Gabriel,veramente ammirevole intutto;a Cesarina,coordinatrice di questopiccolo progetto ed un sincero “grazie”alla signora Enrica e a Don Roberto per averci offerta l'opportunità di fare que-sta meravigliosa esperienza.
 Mario Riello e Giuseppe Caprioli 
Guastatoya - Guatemala 
 
MUSEKE - 3
 Dall’Amore esplode la Vita 
biare.Una volta,mentre la mammalo lavava,me l'ha fatta quasi sui pie-di;sono rimasto senza parole per al-meno un quarto d'ora (e questo per me è davvero insolito).All'inizio unpo’geloso lo sono stato:qualche ca-priccio per attirare l'attenzione,qualche crisi di pianto.Però mi pia-ceva farlo vedere ai miei cuginettied ai miei amici;loro non avevanoun fratellino come il mio.Piano piano Michele è diventatopiù interessante:ha cominciato aguardarmi ed a sorridermi,stava se-duto ed io potevo farlo giocare. Adesso cammina a quattro zampee va in giro dappertutto;cerca sem-pre di prendermi i capelli,ma nonci riesce quasi mai perchè sonocorti e ricci.Lui è piccolino e biso-gna stare attenti che non si facciamale;quando sbatte contro la por-ta,io le do i calci e le dico:"Brutta,cattiva,hai fatto male al mio fratel-lino".Al mattino,quando mi sve-glio,mi piace stare con Sandra,Lu-ciano e Michele nel lettone a gio-care oppure,se il papà è già anda-to a lavorare,salto nel lettino e misdraio vicino a Michele a fare lecoccole.Lui mi abbraccia e mi lec-ca (è il suo modo di dare i baci,miha detto la mamma).Insieme ci di- vertiamo a giocare a nascondino:iomi nascondo e lui mi cerca e ridequando mi trova.Gli ho insegnatotante cose:ad urlare,a picchiare colmartello ed a giocare con le co-struzioni;ho provato anche a dar-gli da mangiare con il cucchiaino,perchè a scuola io sono un mezza-no,ma a casa io sono il suo fratellogrande! A pensarci bene mi piaceproprio avere un fratellino...peròla prossima volta all'ospedaleprendiamo anche una sorellina.
 Luca Hakizimana
Martina 
Ci è statochiesto di scri- vere in occa-  sione del pros-  simo Natale,due righe per il giornalino "Mu-  seke" che avrà come argomento principale "la vita".Nella nostra famiglia fra il dicembre '95 e l'a-  prile '96 nell'arco di soli quattromesi,sono "nate" due vite mera- vigliose:Laurent e Martina.Fino a poco meno di tre anni fa,nonavremmo mai pensato che la no-  stra vita avrebbe avuto in così po- co tempo questo risvolto,che,a di-  stanza di due anni,non può cheessere considerato positivo.Quando è arrivato Laurent e si aspettava Martina,a volte si pen-  sava :"Come faremo poi? Sarà fa- cile? Ce la faremo?".Questi inter- rogativi hanno trovato subito ri-  sposta,ci ha aiutato molto ed in- coraggiato l'atteggiamento di  Laurent alla nascita di Martina.Si è dimostrato da subito moltovicino a lei,si preoccupava e
Michele 
"E' in arrivoun fratellino ouna sorellina.Sei contento?"Io rispondevodi sì,anche se non sapevo che co-sa significasse.Certo,mi piaceva l'i-dea di un fratellino come Andrea(mio cuginetto e fratellino di Fede-rica) con cui giocare e magaricombinare qualche guaio.Certo che si è fatto attendere pa-recchio! Una notte in cui avevo lafebbre e Sandra era venuta nellamia cameretta,mi ero avvicinato alpancione ed avevo esclamato "Toctoc! Ci sei? Ciao sono Luca,vienifuori!".Ma l'attesa era ancora lunga,proprio come quando si aspetta ilNatale.E poi un bel giorno ...la mammaè andata all'ospedale a prendereMichele.Quando Luciano mi haportato a trovarla c'erano tantibambini.Non ero riuscito bene acapire quale era il mio fratellino ...erano tutti uguali.E poi era più di- vertente correre per il corridoio edintrufolarsi in qualche camera,do- ve c'erano signore gentili che mi of-frivano caramelle e cioccolatini.Il ritorno a casa e ...insomma,ma che cosa era questo fratellino?Non era proprio come me l'aspet-tavo.Non parlava,non giocava.Mangiava,dormiva o piangeva,sempre in braccio,sempre da cam-
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