/  11
 
2Timoteo: Profilo linguistico -Responsabilità di un giovanearcivescovo
La 2Timoteo è composta da 449 lemmi, ossia parole fondamentali, che declinate oconiugate, secondo la loro particolare categoria morfologica e grammaticale (nome,aggettivo, verbo) , costituiscono 667 forme distinte e una rete di 1.238 paroledistribuite in 83 versetti in 4 capitoli.Per ordine di lunghezza questa epistola (mai chiamata così da chi l’ha scritta, cioè da“Paolo” secondo 2Tm 1,1) si colloca dopo 1Timoteo (6 capitoli) e prima di Tito (3).
Una pastorale per il clero
Per costruirne un profilo, sia dei contenuti che del mittente di questo scritto, una via èquella della ricerca dei lemmi comuni alle altre due lettere pastorali (1Tm, Tt) ma che,rispetto a queste, sono statisticamente più frequenti e meglio trattati in 2Tm.Basta prendere in considerazione le prime dieci parole che appartengono a questalista e che sono, in ordine di frequenza:
egó,
“io, noi”;
sý 
, “tu-voi”;
Christós
, “unto,consacrato” re, profeta o sacerdote;
Iesoûs
, “Gesù”;
kýrios
, “dominatore, padrone”;
alétheia,
”rivelazione, svelamento” di qualcosa di nascosto, invisibile;
oîda
, “io so,capisco”;
 polýs
, “molto, molteplice”;
agápe
, “amore”;
dídomi,
“io do, dono”.Questi termini sono facilmente raggruppabili e analizzabili nell’ordine di apparizionenel testo. Sembrano inclusioni letterarie complesse e con un loro contenuto specifico.
Io, Te e tanti altri
La prima grande inclusione è un dialogo che percorre tutta la 2Tm, tra
égó
e
sý 
. Lalettera è una comunicazione scritta per coprire una distanza tra due persone in luoghidiversi. È una trasmissione unidirezionale ma non a senso unico. Leggendo tra le righeè possibile ricavare informazioni utili sia sul mittente che sul recettore e descriverneoltre le identità individuali la particolare relazione che è a livello di padre-figlio,imparentati in Cristo.Le prime due parole comuni alle tre lettere pastorali, ma più frequenti in 2Tm, sono,dunque il pronome di prima persona, singolare e plurale, "io-noi" (42 volte), seguito aruota dal pronome di seconda persona, singolare e plurale, "tu-voi" (21 volte). Giàquesta gerarchia tematica indica,da una parte un marcato profilo di Paolo rispetto a Timoteo. Paolo parla di se stesso direttamente a Timoteo, più ora che nella 1Tm.Complessivamente i due pronomi ricorrono in 39 versetti a partire da 2Tm 1,2, dovechi scrive già ricorda, con un augurio di grazia, misericordia e pace, al diletto Timoteo,che Gesù è il Cristo-Messia e il
kýrios
di tutti “noi”.
 
Nel saluto finale e nell’ultima occorrenza dei due pronomi, in 2Tm 4,22, sarà laripetizione del
sý 
a chiudere la lettera, la prima al singolare (“tu”) e la seconda alplurale (“voi”): “il Signore Gesù [sia] con lo spirito
tuo
”, cioè di Timoteo, e “la
cháris
,(“grazia”: cfr. 1Tm 1,2.12.14; 6,21; 2Tm 1,2s.9; 2,1; Tt 1,4; 2,11; 3,7.15) [sia/è] con
voi
”, cioè con la comunità affidata a Timoteo.
Invito a lasciare tutto
Dal dialogo, fitto, tra “io e te”, è possibile ricavare notizie utili ad ambientare anchegeograficamente il dialogo.La 2Tm contiene diversi nomi di città e regioni (cfr. 2Tm 1,15.17s; 3,11; 4,10.12s.20)che, se indicano la distanza tra mittente e destinatario servono, indirettamentealmeno, a ricostruire vari spostamenti di Paolo, a localizzare Timoteo e quindi anche iproblemi che questi deve affrontare. È probabile che la sede centrale di Timoteo, inAsia minore (nell’attuale Turchia), sia Efeso. Va ricordato che termini quali “episcopo,presbitero, diacono” non sono direttamente usati per Timoteo. Tuttavia, in 2Tm 4,5,Paolo ordina a Timoteo, usando il “tu” e vari imperativi: “Tu però vigila attentamente,sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo,adempi il tuo ministero [
diakonía
]”.La vigilanza, già richiamata con l’imperativo
épeche,
“tieni duro” in 1Tm 4,16, oracorrisponde a
nêphe,
“sii sobrio” o “astieniti dal vino”. Non si tratta dell’episcopato(
episkopé
), “visita di ispezione” che però è menzionato, genericamente, in 1Tm 3,1s(“chi aspira all’episcopato desidera un’opera bella”). Subito di seguito si stabilisconodei limiti per il vescovo. Bisogna che l’
epískopos
sia: irreprensibile, sposato una solavolta, sobrio, capace di insegnare (cf anche Tt 1,7). In nessuna delle lettere pastorali Timoteo è considerato vescovo. Probabilmente è qualcosa di più, comerappresentante plenipotenziario di Paolo.Rimane il dubbio sul dove si trovano, rispettivamente, Paolo come mittente e Timoteocome recettore, ed eventualmente un latore della lettera che ha molto in comune conla 1Timoteo.Scrivendo alla chiesa di Corinto da Efeso Paolo accenna ad un prossimo viaggio inMacedonia prima di recarsi personalmente in Acaia. Timoteo è a Efeso con lui: quandolo invierà a Corinto, i fratelli non devono farlo sentire in soggezione, dal momento cheanche lui “lavora con me per l’opera del Signore”. A missione compiuta, Timoteo deverientrare ad Efeso perché “io l’aspetto con i fratelli”. Le “chiese dell’Asia”, dove sitrova Efeso, salutano i corinzi, e lo stesso fanno Aquila e Prisca, anch’essi ad Efeso conPaolo (cfr 1Cor 16,5-19).In 1Tm 1,3, Paolo ricorda quando partendo (presumibilmente da Efeso) per laMacedonia aveva fatto una raccomandazione a Timoteo: “di rimanere
in Efeso
”,aggiungendone la motivazione: “perché
tu
invitassi alcuni a non insegnare in manieraeterodossa”.Il tema dell’ortodossia, o della sana dottrina è trattato in lungo e in largo nelle letterepastorali (cfr. 1Tm 1,3.7.10; 2,12; 4,1.6.11; 6,1ss; 2Tm 3,16; 4,2s; Tt 1,9.11;2,1.3.7.10), dove Paolo si presenta come banditore e apostolo, ma anche come
 
didáskalos
-maestro delle nazioni, nella fede e nella verità del vangelo di Cristo (cfr.1Tm 2,7 con 2Tm 1,11).Lo stesso ministero di Timoteo è quello di insegnare la dottrina sana (cfr. 1Tm4,13.16), come del resto, in collaborazione con Timoteo, devono fare anche i presbiteri(cfr. 1Tm 5,17), affrontando i problemi quotidiani di interpretazione del vangelo postida altri maestri (cfr. 1Tm 6,2). Forse Timoteo deve vigilare anche sui “vescovi” cheinsegnano e hanno una raggio d’azione più ampio rispetto ai presbiteri,presumibilmente gli anziani di piccole comunità sparse attorno ad una chiesa madre.In 2Tm 2,2 Paolo spiega a Timoteo la linea pastorale più sicura da seguire per farcrescere, con l’aiuto di altri maestri, la
ekklesía
di Dio (nominata solo in 1Tm 3,5.15;5,16, mai in 2Tm né in Tt).Si tratta di lasciarsi guidare, anche a distanza, da Paolo apostolo, nella trasmissionelocale della verità: “le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni,trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anchealtri”. La formazione di Timoteo al magistero, continua dunque a distanza, per scritto(cfr. 2Tm 3,10), come se Timoteo fosse un formatore di presbiteri e vescovi.Se direttamente Paolo dialoga solo con Timoteo, come terzo soggetto sembradelinearsi una sede centrale di una chiesa costituita da una serie di piccole comunitàcristiane dipendenti da Timoteo.Rimasto ad Efeso con l’incarico di chiudere la bocca a falsi maestri, Timoteo deveanche formare altri maestri e vigilare su quel che insegnano.Se Efeso è la sede della chiesa di Dio affidata a Timoteo, allora a chi è diretta Efesini,nella quale, d’altra parte, la menzione della città è dubbia (cf l’edizione critica di Ef 1,1)?È possibile accertare dove opera Timoteo a partire dai dati che abbiamo adisposizione, senza ritenerli pregiudizialmente come falsi?Nel dialogo di 2Tm 1,15, Paolo rammenta quanto questo figlio e fratello, più chediscepolo, dovrebbe già sapere: “
tu
sai, che tutti quelli dell’Asia” (dove si trova Efeso)
mi
hanno abbandonato”. Come per dire: non attenderti molto aiuto da chi ti circonda.A proposito poi di Onesìforo, collaboratore di Paolo e di Timoteo, e che personalmenteha “molte volte” confortato Paolo in catene, senza timore e senza vergognarsi, in 2Tm1,17 il lettore è indirettamente informato della provenienza della 2Timoteo: Roma.Probabilmente è a Roma, grande città, che Onesìforo ha cercato Paolo con premura,“finché non
mi
ha trovato”. Onesìforo è uno che ha reso tanti servizi anche “in Efeso”e
“tu
[lo] conosci meglio di
me” 
.In 2Tm 3,11, in un’esortazione a combattere, esponendosi per la fede, Paolo ricorda leproprie “persecuzioni” e “sofferenze”, già affrontate ad Antiochia (di Pisidiaprobabilmente), a Icònio e anche a Listra, città di origine di Timote:
Tu
ben sai qualipersecuzioni
io
ho sofferto”. Eppure, da tutte “
mi
ha liberato il Signore”. Anche daquelle subite a Efeso.

Share & Embed

More from this user

Add a Comment

Characters: ...