A Saùl, che è il persecutore, non sarà più possibile ignorare chi gli parla in questo modo econtinuare a combatterlo. Da persecutore per conto della legge, diverrà perseguitato per ilVangelo (cf. At 8,1; 9,4s; 11,19; 12,1; 13,50; 22,4.7s; 26,14s con Rm 8,35; 12,14; 1Cor 4,12;15,9; 2Cor 4,9; 12,10; Gal 1,13.23; 4,29; 5,11; 6,12; Fil 3,6; 1Ts 2,15; 2Ts 1,4; 1Tm 1,13;2Tm 3,11s).Saùl è cambiato all
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istante, perché muta interiormente da vecchio uomo della legge esteriore auomo nuovo dello Spirito. Di queste cose egli scriverà alle sue Chiese disperse nell
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imperoromano. Ora, folgorato, è costretto a porre domande sia sull
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identità dell
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interlocutore chesulla propria e ad ascoltare attentamente ogni parola di una risposta che lo ri-orienta subito inscelte di vita radicalmente diverse dalle precedenti, di apertura, questa volta, al mondo interoe non di chiusura nel proprio ghetto.Saùl, l
’
ebreo, si rende conto che sta perseguitando la persona di un altro ebreo, già crocifissosecondo la legge,
Yeshua
, il cui nome è una missione e scelta di vita compiuta («Yhwhsalva») ma opposta alla sua. Gesù è
kyrios
a tutti gli effetti, un appellativo che Luca già mettein bocca a Paolo: «Chi sei, Signore?» (9,5).In Atti 26,15 il narratore annota che «il
kyrios
rispose», in ebraico, «Io sono Gesù, che tu perseguiti». In questa risposta, Paolo comprende che cosa significa chiamarsi Gesù, cioèSalvatore (cf. At 13,23; Fil 3,20; 1Tm 1,1), Cristo (At 9,22; cf. 18,28) e Signore (At 16,31;19,5.13.17; 20,21.24.35; 21.13; 28,31) di tutti e non solo dei giudei come Saùl, perché anche«Figlio» del Dio (cf. At 9,20 con Rm 1,4; 2Cor 1,19; Gal 2,20; Ef 4,13) vivente nella Chiesa,suo corpo fisico e storico.L
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ebreo
Saùl
a Damasco apprende, in lingua biblica, direttamente da Gesù, per rivelazione(cf. Rm 16,25; 1Cor 2,10; 2Cor 12,1,7; Gal 1,12.16; 2,2; Ef 3,3; 1Tm 6,15) l
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essenza personale del Vangelo immutabile perché non è una scrittura (non ce n
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è un «altro»: cf. 2Cor 11,4; Gal 1,6-7) come salvezza (cf. At 13,26). Il Vangelo è rivelazione personale di Gesùcrocifisso ma vivente come Cristo e Signore che trasfigura anche Saùl in sua «luce» e in sua«voce», a Damasco e fino all
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estremità della terra (cf. At 13,47; 27,34), ben oltre il territoriosotto il regime della legge ebraica o della filosofia greca o delle leggi imperiali di Roma (cf.Rm 6,6; 2Cor 3,6; Ef 4,22; Col 3,9).
2.
A
PARTIRE DA
T
ARSO
Saùl
s
’
alzò da terra accecato. Il suo studio della legge è volatilizzato e non sa orientarsiancora cercando in essa ispirazione. Presolo allora per mano, i compagni della spedizione punitiva ora lo conducono a Damasco (9,8) dove è brevemente istruito, ma soprattutto guaritoe battezzato.È lo stesso Gesù che è apparso a prendere ancora in mano la situazione, mostrandosi questavolta ad un suo discepolo che pure chiama per nome: «Anania!» («colui al quale Yhwh hafatto grazia»), senza ripeterlo due volte; e questi risponde: «Eccomi, Signore!» (At 9,8).Con pazienza e insistenza per rassicurarlo, il Signore ordina ad Anania di andare «sulla stradadiritta», «nella casa di Giuda», dove avrebbe trovato un «
Saulon
onomati Tarsea
» (9,11).Il narratore di Atti e insieme il parlante, che è Gesù stesso, in questa circostanza, mostrano diconoscere anche le origini geografiche e culturali di Saùl. L
’
area della sua provenienza èindicata da un aggettivo, «tarsense» o «tarsiano», che sarà ancora in At 21,39 in bocca a Saùl,già «Paolo», che, arrivato a Gerusalemme, è qui arrestato dopo una sommossa di giudei della provincia d
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Asia. Paolo risponde circa la propria identità al comandante romano, che lo avevaa fatica sottratto al linciaggio e gli aveva chiesto se per caso non fosse proprio lui quel tale«Egiziano» ribelle che aveva sobillato 400 tipi come lui ad una riscossa, nel deserto.Paolo si identifica parlando in greco: «Io sono un Giudeo
tarsense
di Cilicia, cittadino di unacittà non certo senza importanza».
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