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Loana di Eco

Loana di Eco

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Saggio interpretativo su "La misteriosa fiamma della regina Loana" di Umberto Eco.
Saggio interpretativo su "La misteriosa fiamma della regina Loana" di Umberto Eco.

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Note su
 La misteriosa fiamma della Regina Loana
 
Marco Trainito
1.
Un romanzo illustrato sulla memoria collettiva
La grande novità del quinto romanzo di Umberto Eco (
 La misteriosa fiamma della Regina Loana
, Milano, Bompiani, giugno 2004) è costituitadal fatto che esso è riccamente illustrato con immagini di ogni tipo (fumetti,manifesti, locandine, francobolli, copertine di libri, calendari illustrati,dischi, pacchi di sigarette, ecc.), risalenti in gran parte al periodo fascista eusate dal protagonista per ritrovare la memoria perduta attraverso le ‘icone’della cultura di massa che hanno popolato la sua fantasia durante l’infanzia(la stessa Regina Loana del titolo viene da un episodio delle avventure diCino e Franco, un fumetto degli anni Trenta: cfr. p. 249).Come tutti i precedenti romanzi di Eco, anche questo è intessuto dicitazioni più o meno esplicite. Nella prima pagina, per esempio, in cui illettore è subito immerso in un’atmosfera di nebbiosa e sognante amnesia(quella del protagonista), si può trovare subito un riferimento a
 Bruges lamorta
(1892) di Georges Rodenbach, e poi, a fondo pagina, al
Gordon Pym
di Poe (ma già il titolo del primo capitolo, “Il più crudele dei mesi”,riprende la celebre definizione del mese di aprile contenuta nel primo versode
 La terra desolata
di Eliot. E anche i titoli degli altri 17 capitoli sonocitazioni o riferimenti vari). Nella seconda entrano in scena, tra gli altri,D’Annunzio, Pavese, Simenon, Conan Doyle, Agatha Chtistie, ancora Poe, poi Kafka, Dumas, ecc.Lo stratagemma usato questa volta da Eco per riempire il libro dicitazioni più o meno colte (si va, per intenderci, dal
 Paradiso
di Dante allacanzonetta
 Pippo non lo sa
, attraversando così tutto lo spettro enciclopedicodella cultura) è ben preciso. Il protagonista, il libraio antiquarioGiambattista Bodoni (nato alla fine del 1931, quindi coetaneo dell’autore,nonché omonimo del celebre tipografo - vissuto tra il 1740 e il 1813 - chemodernizzò, semplificandoli, i caratteri di stampa), detto Yambo, dallo pseudonimo dello scrittore di libri illustrati per l’infanzia Enrico Novelli(1876-1945), a causa di «come dire, un incident(p. 11) capitatoglinell’aprile del 1991, ha perso una parte della sua memoria a lungo termine, ein particolare la cosiddetta memoria “episodica” (che comprende i ricordidella propria vita e quelli delle cose e delle persone conosciute), mentre lasua cosiddetta memoria “semantica”, quella cioè relativa alla conoscenzalinguistica e ‘da enciclopedia’ del mondo, è rimasta intatta. In questo modoegli non sa più nulla di sé, del proprio passato e dei propri familiari, ma1
 
ricorda perfettamente tutto ciò che ha letto o solo sentito dire (e il lettorescoprirà quanto vaste e varie siano le sue letture). Ecco perché gli affioranocontinuamente alla mente brandelli di un sapere scolastico e popolare, per cui, ad esempio, se il medico gli chiede di sua madre, Yambo risponde colluogo comune «Di mamma ce n’è una sola, la mamma è sempre lamamma», e se gli chiede se gli piace il tè, risponde dannunzianamente (magià D’Annunzio citava il motto che è ripetuto nel soffitto del PalazzoDucale di Mantova) «Forse che sì forse che no» (cfr. p. 17). Ed ecco perchéin apertura, quando il protagonista si risveglia in stato di parziale “amnesiaretrograda” (p. 11) e si sente sospeso in un sognante “grigio lattiginoso” (p.7) che assomiglia alla nebbia, abbiamo quella delirante carrellata di citazioniletterarie sulla nebbia: non è altro che la memoria culturale di Yambo chevortica confusamente senza alcuna possibilità di agganciarsi ordinatamenteall’autocoscienza storica e presente dell’Io in cui tutto questo accade.E così Yambo, dietro suggerimento della moglie, si dovrà recarenella vecchia casa di famiglia di Solara, situata nella campagna a confine traLanghe e Monferrato, nella cui soffitta troverà l’immenso deposito fisicodella sua “memoria di carta”, finché un nuovo “colpo”, dovuto all’emozione per aver trovato tra le cose del nonno (un non molto esperto collezionista evenditore di vecchi libri e riviste) una copia del rarissimo in-folio del 1623delle opere di Shakespeare, non gli farà riacquistare la memoria. Ma aquesto punto, per tragica ironia, egli è immobilizzato da una sorta di comacosciente e irreversibile, sicché non può far altro che attendere la morte eandare alla ricerca di sé e del tempo perduto ripercorrendo convulsamente letappe fondamentali della sua infanzia, segnata da un tragico fatto di sangueaccaduto durante la Resistenza e da un quasi-cyraniano amore liceale per una ragazza, Lila Saba, poi emigrata e morta a 18 anni in Brasile ma da luicercata invano per il resto della vita nei volti di tutte le altre donne amate,dalla moglie Paola a Sibilla, la sua bella e giovane segretaria polacca. E lostesso estremo tentativo di rivolgersi a una “divinità privata”,quell’idealizzata Regina Loana dei fumetti «custode della fiamma dellaresurrezione» (p. 416), per ottenere il ritorno se non del corpo almenodell’immagine mnesica del volto di Lila, si rivelerà vano. Yambo vedrà ilcentro del suo Aleph, dal quale traluce non la totalità delle cose, come inBorges, ma lo “zibaldone(p. 417) disordinatissimo dei suoi ricordi, popolato dai fantasmi iconici ed ecoici impazziti delle sue letture e dei suoimiti cultural-popolari; e “al fine di questa radiosa apocalisse” (p. 440), alfondo di tale vortice pirotecnico ed estenuante (accompagnato nel testo da bellissime elaborazioni d’autore di tavole di fumetti e illustrazioni varie)non scorgerà il luminoso volto amato da ragazzo, come sperava, ma il solenero della morte.Tra i molti ricordi d’infanzia autobiografici che Eco regala a Yambo(letture, momenti della Resistenza, ecc.), due meritano particolareattenzione, perché ad essi egli aveva dedicato una “Bustina di Minerva” a2
 
testa all'inizio degli anni Novanta: si tratta di Bruno (il compagno delleelementari povero e ribelle che ricorda Franti, e in particolare il “Franti” dicui lo stesso Eco aveva tessuto un celeberrimo “elogio” in un pezzo del1962 incluso l'anno dopo nel
 Diario minimo
) e di Angelo Orso (l’orso di peluche che divenne per Eco e Yambo bambini il “signore delle bambole” eche, dopo anni di onorato servizio di gioco e compagnia, ridotto ormai a un“torso mutilato” da cui uscivano ciuffi di paglia, venne dato alle fiammenella caldaia della cucina di casa con tutta la famiglia che formava un “lentoe ieratico corteo”). Le due “Bustine”,
 Bruno
(1991) e
Storia di Angelo Orso
(1993), si trovano ora ora in U. Eco,
 La bustina di Minerva,
Bompiani 2000, pp. 288-289 e 292-293 (cfr. rispettivamente con
 La misteriosa fiamma
 
dellaregina Loana
, pp. 318-321 e pp. 310-313): da una lettura comparata si vedeimmediatamente che la loro ripresa nel romanzo è pressoché letterale, equesto ammiccamento intertestuale è propriamente un segnale rivolto allettore affinché non trascuri le componenti autobiografiche che concorronoalla ‘costruzione’ del ritratto del protagonista.2.
 Il modello cognitivista di Atkinson e Shiffrin sui tipi di memoria
Occorre precisare che nel definire il ‘trauma’ di Yambo Eco segueabbastanza pedissequamente il modello cognitivista predominante sui tipi dimemoria, in una versione peraltro abbastanza semplificata e ‘manualistica’,sul quale sarà utile dare qualche delucidazione. Secondo il cosiddettomodello di Atkinson e Shiffrin, abbiamo fondamentalmente 3 tipi dimemoria:1) la
memoria sensoriale
(MS), a sua volta distinta in visiva o
iconica
(è quella della retina, che trattiene le immagini per circa 0.25secondi, ed è responsabile, tra l’altro, della percezione del movimentocinematografico) e uditiva o
ecoica
(è quella che prolunga il suono comeun’eco, dura da 2 a 4 secondi e consente, tra l’altro, di percepire il parlato ela musica come un
continuum
);2) la
memoria a breve termine
(MBT), che dura al massimo 30secondi, ci permette di memorizzare certe informazioni per il temponecessario al loro uso (come un numero di telefono sconosciuto cheleggiamo sull’elenco telefonico e lo dimentichiamo subito dopo averlocomposto) ed ha una capacità limitata (in un famoso articolo del 1956 G.Miller calcolò questa capacità e la fissò nel “magico numero 7 più o meno2”, per cui i “pezzi”, o
chunks
memorizzabili mella MBT vanno da 5 a 9).3) la
memoria a lungo termine
(MLT), che può durare tutta la vita efondamentalmente si distingue in memoria
 procedurale
o implicita (è quellache ci permette di fare le cose quotidiane in maniera automatica, comecamminare, nuotare, suonare uno strumento ecc.) e memoria
dichiarativa
oesplicita (è quella che contiene le informazioni sul mondo e su noi stessi). In3

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