Octave MIRBEAU,
Vecchio focolare domestico
(1900)
(traduzione di Fausto Valsecchi, 1914)
IL MARITO, sessantacinque anni, grande, magro. Viso secco e sanguignocon favoriti duri e brizzolati. Portamento e contegno d’un anticomagistrato.LA MOGLIE, sessant’anni. Inferma, quasi paralizzata, enorme, coi capellitutti bianchi. Viso gonfio di grasso malaticcio.LA CAMERIERA, giovane, bella, sfrontata.
La scena rappresenta il terrazzo d’una casa di campagna nei dintorni diParigi. Sul terrazzo, un tavolo da giardino, poltrone di vimini, poltroneamericane, sedie fisse e pieghevoli. All’alzarsi del sipario, la moglie, condotta e sostenuta dalla sua cameriera,discende dalla soglia della casa e cammina penosamente, soffiando,gridando, verso il tavolo. Dietro viene il marito, che porta sul bracciocoperte di lana calda. La moglie è tutta avviluppata in un mantello. Il suoviso scompare fra le pieghe d’un pizzo bianco. Benchè aiutata dallacameriera, si appoggia pesantemente sopra un bastone a gruccia. Diquando in quando si ferma e si lamenta.È la sera, dopo pranzo, una sera d’estate che cade silenziosa, calma,chiarissima, sul giardino, le macchie del quale si oscurano sul cielo puro,senza nuvole. Le finestre dcl pianterreno della casa sono rischiarate dauna luce rossa.
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