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Octave MIRBEAU,
Vecchio focolare domestico
(1900)
(traduzione di Fausto Valsecchi, 1914)
IL MARITO, sessantacinque anni, grande, magro. Viso secco e sanguignocon favoriti duri e brizzolati. Portamento e contegno d’un anticomagistrato.LA MOGLIE, sessant’anni. Inferma, quasi paralizzata, enorme, coi capellitutti bianchi. Viso gonfio di grasso malaticcio.LA CAMERIERA, giovane, bella, sfrontata.
La scena rappresenta il terrazzo d’una casa di campagna nei dintorni diParigi. Sul terrazzo, un tavolo da giardino, poltrone di vimini, poltroneamericane, sedie fisse e pieghevoli. All’alzarsi del sipario, la moglie, condotta e sostenuta dalla sua cameriera,discende dalla soglia della casa e cammina penosamente, soffiando,gridando, verso il tavolo. Dietro viene il marito, che porta sul bracciocoperte di lana calda. La moglie è tutta avviluppata in un mantello. Il suoviso scompare fra le pieghe d’un pizzo bianco. Benchè aiutata dallacameriera, si appoggia pesantemente sopra un bastone a gruccia. Diquando in quando si ferma e si lamenta.È la sera, dopo pranzo, una sera d’estate che cade silenziosa, calma,chiarissima, sul giardino, le macchie del quale si oscurano sul cielo puro,senza nuvole. Le finestre dcl pianterreno della casa sono rischiarate dauna luce rossa.
 
SCENA PRIMA
La
MOGLIE,
il
MARITO,
la
CAMERIERALA MOGLIE
(alla cameriera)
. Non così presto... Non così forte... Mi fatemale... Come siete brusca, Dio mio... Ma fate dunque attenzione...LA CAMERIERA
(con voce breve)
. Tocco appena la signora... Non si sa maicome fare con la signora...LA MOGLIE. Andate... Andate... Lasciatemi un poco respirare... E le vostremani... Ah ! Le vostre mani !... Ma che cosa avete dunque nelle mani ?LA CAMERIERA. È pure necessario che io tenga la signora con qualchecosa... Non posso lasciar cadere la signora...LA MOGLIE. Tacete..., Avete sempre qualche scusa... Vi dico checamminate troppo presto... che mi stringete il braccio... Fermatevi... Oh !oh !... Lasciatemi respirare !... Non ne posso più...
(Sbuffa e si lamenta.)
Che cosa dite ?LA CAMERIERA. Nulla, signora...LA MOGLIE. È un piacere... Oh ! questa soglia... questi gradini... è atroce...
(Getta un grido acuto.)
IL MARITO. Che c’è ?...LA MOGLIE. Le mie povere ginocchia... le mie povere ginocchia ! È come seun ferro rosso mi passasse nelle ginoechia...IL MARITO. Vuoi che ti sostenga dall’altra parte ?
 
LA MOGLIE. No... No... Tu pure sei troppo brusco... Mi fai male ogni voltache mi tocchi... Hai le mani che sono come pietre...IL MARITO. Naturalmente... se preferisci soffrire... io non ne ho colpa...LA MOGLIE
(con voce più lacrimosa)
. Perchè obbligarmi a venire tutte lesere sul terrazzo ? Tu sai che ciò m’è proibito... sai che non mi fa nulla...L’aria umida della sera raddoppia i miei dolori e mi dà la febbre... miaccresce la febbre...IL MARITO. È un’idea tua... L’aria non ha mai fatto male a nessuno... alcontrario...LA MOGLIE. Si possono dire simili cose !...IL MARITO. Hai un’igiene deplorevole... Ti ostini a rimanere tutta lagiornata, distesa nelle stanze chiuse e troppo calde... È questo che ti famale... Grossa come sei non c’è nulla di più malsano... Io che sono magroe che sto bene, morirei di questa immobilità e di questo calore... Ma tu nonvuoi capire nulla e ti ostini a non fare che ciò che ti piace... Te l’ho dettocento volte... bisogna che tu ti muova... che tu cammini... magari che tistanchi... Esercizio, ecco...LA MOGLIE. Dio mio !... Dio mio !... È possibile soffrire così ? Che ho maifatto, Dio mio, per soffrire così ? Muovermi... Camminare... Come sepotessi... Tu ne parli a piacere...
(La cameriera aiuta la signora a sedersi.Questa getta piccoli gridi. Alla cameriera con voce interrotta.)
Ma che cosaavete dunque nelle mani per spezzarmi il corpo così ? Oh ! Oh !.. le miepovere reni... le mie povere gambe... la mia povera testa... come hocaldo... come ho freddo !...
(La cameriera prende le coperte dalle mani delmarito, ne avvolge i ginocchi e le gambe della padrona che ansante, coigomiti sul tavolo, si tura le labbra col fazzoletto, per non gridare.)
Èspaventoso... da morirne... Non avete ancora finito ?LA CAMERIERA. Ecco... La signora ora sta bene ?LA MOGLIE. Come ho caldo !... Questo terrazzo mi ucciderà...IL MARITO. Ma no... ma no... scommetto che tu non soffri più...

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