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TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA CAMPANIANAPOLIRICORSO
del sig. BIANCHI Pietro, nato a Napoli il 14.7.1959 e residente in Pozzuoli alla Via Cadorna, elettivamentedomiciliato in Napoli al Viale Cesare, presso gli avv.ti Caio e Sempronio che lo rappresentano e difendono, anchedisgiuntamente, giusta procura a margine del presente atto
PER L’ANNULLAMENTO PREVIA SOSPENSIONE
del decreto del Prefetto della Provincia di Napoli prot. 2200/6G 1° Sett. A 1
a
Sez. del 22.7.1994, portato aconoscenza del ricorrente il 19.9.1994 col quale è stata respinta l’istanza di rilascio della licenza di porto d’armi di pistola per difesa personale.
FATTO
Con l’impugnato decreto il Prefetto della Provincia di Napoli “Letta l’istanza con la quale il sig. BIANCHIPietro nato a Napoli il 4.7.1959 residente a Pozzuoli Via Camilla n.7 ha chiesto il rilascio della licenza di portod’armi per difesa personale;“Visto che l’interessato non ha evidenziato in modo esauriente lo stato di bisogno di andare armato previsto dall’art.42 del TULPS limitandosi solo a far cenno nell’istanza di essere amministratore unico della S.r.l. AUTOSTAR;“Vista la nota in data 4.5.1994 con la quale il Comm.to Polstato Pozzuoli comunica che il sig. BIANCHI Pietro, inqualità di rappresentante legale della S.r.l. AUTOSTAR non ha ottenuto l’autorizzazione amministrativa previstadall’art. 115 del TULPS per la vendita di autoveicoli;“Ritenuto pertanto che allo stato non risulta la situazione prevista dalla citata norma per il rilascio del titolo di polizia in questione e pertanto la cennata istanza va respinta;“Visto l’art. 42 del TULPS approvato con R.D. n.773 del 18.6.1931DECRETAVA di respingere l’istanza prodotta dal sig. BIANCHI Pietro.Il provvedimento impugnato è manifestamente illegittimo alla stregua dei seguenti
MOTIVIEccesso di potere e violazione dell’art. 3 della legge 7.8.1990 n.241 per istruttoria incongrua, lacunosa ederronea e per difetto di motivazione - Violazione degli artt. 3, 5, 7 e segg. della citata legge n. 241/90 -Violazione e falsa applicazione degli artt. 11, 42 e 115 del T.U. delle leggi di pubblica sicurezza (R.D. 18.6.1931n.773) - Eccesso di potere - Illegittimità derivata.- I -
 Nella domanda di rilascio del porto d’armi il Bianchi aveva precisato di essere amministratore unico dellaAUTOSTAR S.r.l. con sede in Napoli alla Via E. Scarfoglio n.71, società concessionaria di autoveicoliVOLKSWAGEN e AUDI dall’anno 1983 (anno di costituzione della Società stessa) e che la Società svolgeva la propria attività con un rilevante giro di affari, con la conseguenza, tra l’altro che il richiedente effettuava ancheversamenti di danaro presso banche.Alla luce di tanto non ha senso la motivazione dell’impugnato provvedimento secondo cui “l’interessatonon ha evidenziato in modo esauriente lo stato di bisogno di andare armato previsto dall’art. 42 del TULPSlimitandosi solo a far cenno nell’istanza di essere amministratore unico della S.r.l. AUTOSTAR”.E’ infatti, la motivazione innanzi riportata appare del tutto apodittica e surrettizia in quanto non tiene inalcun conto le ragioni addotte in domanda dal Bianchi, supportate puntualmente proprio dalla denuncia dei redditi prodotta in copia dallo stesso Bianchi in ottemperanza a quanto espressamente richiesto dalla Prefettura (taledocumento è incluso infatti in una lista di ben 11 adempimenti richiesti al cittadino per il rilascio dell’autorizzazionedel qua).Dalla predetta copia di denuncia dei redditi della Società s r.l. AUTOSTAR, di cui il ricorrente èamministratore unico, risulta per l’anno 1992 un volume di affari di ben 14 miliardi circa, con redditi imponibili aifini dell’ILOR e dell’IRPEG di poco meno di 450 milioni!In una situazione del genere appare assolutamente infondata ed ingiustificata la motivazione addottadall’Autorità per respingere la domanda di rilascio dell’autorizzazione in oggetto, e certamente la motivazione nontiene in alcun conto i risultati dell’istruttoria e della stessa documentazione richiesta e prodotta, se è vero, come èvero, che nessun riferimento viene fatto alle copie delle dichiarazioni dei redditi prodotte dall’interessato e, quindi,nessuna seria ragione viene addotta per giustificare il diniego dell’autorizzazione richiesta.E’ pertanto evidente come nella specie sia stato violato l’art. 3 della L. n. 241/90, comma 1°, secondo cui“la motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisionedell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria”.
- II -
La motivazione addotta a sostegno dell’impugnato decreto è chiaramente viziata da eccesso di potere e violazione dilegge e deve considerarsi senz’altro illogica, perplessa e contraddittoria perché con essa l’autorità denunciaespressamente di essere stata influenzata nel proprio convincimento del fatto che al richiedente era stata negata in precedenza l’autorizzazione amministrativa prevista dall’art. 115 del TULPS per la vendita di autoveicoli usati per conto terzi.L’eccesso di potere commesso è così evidente, perché da una parte viene chiaramente mostrato che la veraragione del diniego non è quella addotta dall’Autorità, e cioè quella di non avere il Bianchi “evidenziato in modo
 
esauriente lo stato di bisogno di andare armato”, ma quella, invece di non aver ottenuto in precedenza una diversaautorizzazione amministrativa, facendo così dipendere illegittima- mente ed in contrasto con la lettera e lo spiritodella legge il rilascio dell’autorizzazione de qua da altra autorizzazione avente scopi e finalità del tutto diversi.
- III -
Ma vi è anche di più. Il ricorrente ha già prodotto ricorso al T.A.R. (ricorso n. 1294/94 pendente innanzialla II Sez. del TAR Campania) contro il diniego espresso dal Questore di Napoli di concedere la licenza per lavendita di autoveicoli usati per conto terzi (licenza che si sarebbe così aggiunta a quella già esistente della Soc.AUTOSTAR per la vendita di autoveicoli nuovi quale concessionaria delle case automobilistiche VOLKSWAGENe AUDI). E poiché il diniego de quo è certamente illegittimo si ripropongono col presente ricorso i motivi diimpugnazione di tale diniego quali motivi di illegittimità derivata:
I - Eccesso di potere per istruttoria incongrua, lacunosa ed erronea e per motivazione altrettanto incongrua ederronea. Violazione degli artt.3, 5, 7 e segg. della legge 7.8.1990 n.241 sul procedimento amministrativo.Violazione e falsa applicazione degli artt.11 e 115 del T.U. delle leggi di pubblica sicurezza (R.D. 18.6.31n.773).
L’istruttoria posta a base del provvedimento impugnato non è stata condotta in funzione dei presuppostirichiesti dall’art.11 T.U.L.P.S. e, pertanto, rende invalida anche la motivazione del provvedimento stesso.In particolare, il ricorrente, Bianchi Pietro, non è stato mai tratto in arresto per il reato di detenzioneabusiva di armi e munizioni, tanto meno in concorso con un proprio figlio (il suo unico figlio ha solo qualchemese!). Di tal che una corretta istruttoria avrebbe accertato che il sig. Bianchi Pietro è incensurato, per cui nonricorrevano le condizioni richieste dal citato art.11 per il diniego della licenza richiesta.Indebitamente, poi, l’istruttoria è stata estesa alla ricerca di precedenti penali nei confronti di soggettidiversi dal richiedente, basandosi, peraltro su denunzie che hanno poi portato a sentenze di proscioglimento, nonriscontrate nell’istruttoria stessa, e comunque senza tener conto che anche in questo caso non sussistevano lecondizioni richieste dal citato art.11 per il diniego della licenza. Non è stato, inoltre, comunicato al ricorrente, secondo la prescrizione del terzo comma dell’art.5 dellacitata legge n.241/90, “l’unità organizzativa competente e il nominativo del responsabile del procedimento.Sono stati poi violati gli artt.7, 8 e segg., sempre della citata legge n.241/90, per omessa comunicazioneall’interessato dell’avvio del procedimento amministrativo nei suoi confronti, impedendogli così di partecipare allostesso e di fornire in tal modo quei chiarimenti che avrebbero evitato di compiere, come poi è avvenuto, unaistruttoria erronea ed incompleta.
II - Falsità ed inesistenza di presupposti. Istruttoria incongrua, lacunosa ed erronea. Violazione e falsaapplicazione dell’art.11 del T.U. delle leggi di pubblica sicurezza di cui al R.D. 18.6.1931 n.773. Eccesso dipotere. Motivazione erronea, incongrua, illogica e non adeguata. Violazione e falsa applicazione dell’art.3della legge n.241/90.
A) Come già rilevato nel precedente motivo il ricorrente è incensurato e contrariamente a quanto affermatonell’impugnato decreto, non è stato mai tratto in arresto per il reato di detenzione illegale di armi da sparo conmunizionamento, né mai è stato indagato per tale reato.Inoltre, il ricorrente, che ha 34 anni, ha un solo figlio di pochi mesi e, quindi, non ha alcun figlio di nomeMarco che abbia concorso nel predetto reato o che sia stato indagato, tra l’altro, per detenzione illegale di sostanzestupefacenti secondo quanto sostenuto assurdamente nell’impugnato decreto.Di ciò fanno fede i certificati penali e di carichi pendenti, nonché il certificato di stato di famiglia.Ciò premesso, è evidente come il provvedimento impugnato abbia violato l’art.11 del T.U.L.P.S. (R.D.18.6.1931 n.773) secondo cui le autorizzazioni di polizia devono essere negate soltanto a soggetti che abbianodeterminati precedenti penali (tassativamente indicati), e siano stati condannati a pena detentiva superiore agli anni3 di reclusione, o che siano sottoposti a sorveglianza speciale o a misura di sicurezza personale o che siano statidichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, o possono essere negate a soggetti con altri determinati precedenti penali, parimenti nella specie inesistenti.Pertanto, non ricorrendo le ipotesi precisamente individuate nel citato testo unico, l’autorizzazione di polizia non poteva essere negata senza incorrere in evidente eccesso di potere e violazione di legge.B) Il provvedimento impugnato è fondato su falsi presupposti, oltre che su istruttoria lacunosa ed incompleta, anche per quanto si riferisce alle posizioni di Bianchi Giorgio, padre del ricorrente, e di Bianchi Marco, fratello delricorrente e figlio di Bianchi Giorgio. Ed infatti Bianchi Giorgio risulta essere stato condannato alla penadell’ammenda di lire 500.000 con sentenza del 7.10.88 (e non 26.3.88) del Pretore di Napoli in ordine al reato di cuiart.5, legge 7.12.84 n.818, per non aver richiesto al comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli, entro itermini prescritti, il rinnovo del certificato di prevenzione incendi (col beneficio della non menzione nel certificato penale). Lo stesso Bianchi Giorgio è stato poi condannato, e non in concorso, per detenzione illegale di armi, ad una pena, col beneficio della sospensione condizionale e la non menzione, inferiore ai due anni di reclusione (sentenzadella VI regione penale del Tribunale di Napoli, del 19.12.92).Per quanto concerne, poi, Bianchi Marco, a parte le contravvenzioni per violazione del codice della strada,che nessun rilievo possono avere ai sensi del citato art.11 T.U.L.P.S., la denuncia per il reato di furto aggravato, nonha condotto, essendo risultata manifestamente infondata, ad alcun processo penale, mentre quella per il reato diresistenza a pubblico ufficiale ha dato luogo ad un provvedimento di archiviazione emesso dal G.I.P. presso laPretura di Napoli.Sempre poi con riferimento a Bianchi Marco il procedimento penale per detenzione illegale di stupefacentisi è concluso con sentenza di assoluzione (fatto non costituisce reato) della V sezione penale del Tribunale di
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