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 Massimo Vianello
SENSO E TIPO
Modi di comprendere la crisitra passato e futuro:la Casa dei Bambini di Amsterdame la Libera Università di Berlino
2 / 4
SUCCESSIONE E ANALISI DEGLI EVENTI 
 
 
 
8
Dust inbreathed was a house - 
T.S. Eliot, Little Gidding II, 1943
SUCCESSIONE E ANALISI DEGLI EVENTI
 1.01
Habitat
1.01.01
Esame di recupero
1.01.02
Casablanca e l‟emergenza del grande numero
 
1.01.03
Immaginazione come nesso tra vita e arte
1.01.04
L‟a
pproccio ecologico
1.01.05 
The greater reality of the doorstep 
1.02
Sulle spalle dei giganti
 
1.02.01
Crisi (e perdita) d‟identità
 
1.02.02
Anomalie
1.02.03
Autonomia e riconciliazione
1.02.04
Knowledge is a servant of thought and thought is a satellite of feeling 
1.02.05
Rettifiche1.03
Dialoghi costruttivi
 
1.03.01
Altre idee
1.03.02
La sfera architettura-cit
1.03.03
Il cliente anonimo: intenti ed esiti
1.03.04
The door to the future must be left open 
 
1.03.05
Città e Società, trasformazioni reciproche
1.03.06
Il dattiloscritto di Clarissa Woods
1.03.07
Riflessioni sul dominio della città1.04
Nuova dimensione insediativa
1.04.01
I limiti dell‟Architettura
 
1.04.02
Processo di trasformazione del sistema insediativo
1.04.03
La trama urbana
1.04.04
Il nuovo paradigma
1.04.05
Un progetto di frontiera
 
 
9
HABITATEsame di recupero1.01.01
 Nelle fasi conclusive del CIAM le relazioni tra due generazioni di
architetti, nella reciprocità di dare e ricevere un‟eredità
1
e le condizionioperative innescate dai dubbi dei primi esiti delle ricostruzioni postbellichepossono essere interpretate tramite le discussioni sorte attorno al termine
“Habitat”. Quest
o nodo problematico costituisce il testimone che vienetrasmesso tra le due generazioni e che troverà nel corso degli annicinquanta una sedimentazione in scritti e teorie, senza raggiungere tuttavia
posizioni disciplinari unitarie, così com‟era l‟auspicio
iniziale. Diverràcomunque riconoscibile in quelle realizzazioni che esploreranno una scala
di relazioni mediate tra l‟edificio e la città.
2
 La
Charte de l’Habitat 
lanciata da Le Corbusier a Bergamo nel1949
3
resterà al centro delle discussioni fino al X congresso CIAM
4
. È
1
 
“Mi vedo spesso trascorrere dinnanzi lo specchio della vita, come un burattino
folle
 –
 comico e tragico a un tempo
 –
che si rompe la testa a essere infedele per puro spirito di
fedeltà” da un‟intervista di Elisabeth Roudinesco a Jacques Derrida dal titolo
Scegliere la propria eredità
in Jacques Derrida e Elisabeth Roudinesco,
Quale domani?
, BollatiBoringhieri, Torino 2004, pag. 11-37 (prima ed. 2001). La condizione inevitabile di ricevere
un‟eredità, che non può essere scelta ma lei stessa “violentemente sceglie” e “darle unnuovo impulso per mantenerla in vita” sono gli estremi di u
n discorso che coinvolge laseconda generazione degli architetti del Movimento Moderno.
2
In seconda istanza, oltre alle ragioni specifiche della ricerca, si ritiene che ancora oggi
riflettere sull‟eredità lecorbuseriana offra ulteriori argomenti per appa
ssionarsi della dote diLe Corbusier a interpretare il progresso del mondo.
3
Per una sintetica descrizione si veda: Eric Mumford,
The CIAM Discorse on Urbanism
 –
 1928-1960 
, The MIT Press, Cambridge Mass. 2000, pag. 192. La commissione
sull‟applicazione della Carta d‟Atene era composta da Le Corbusier, Michel Ecochard,
George Candilis, e portò alla discussione la proposta per lo sviluppo di una
Charte of Habitat 
. E. Mumford nota che nella proposta di Le Corbusier non venivano date specificheindicazioni sul
l‟oggetto, ma quell‟incontro comunque è rilevante in quanto si stavano
ponendo le basi per la successiva esperienza di ATBAT-Afrique.
4
Tra i documenti che iniziano a trattare del tema nel corso del VIII CIAM si segnala quelloprodotto dalla commissione composta da de8 e Opbouw dal titolo:
Contribution to: La
Charte de l‟ Habitat 
, luglio 1951; Nai Rotterdam, Bakema Archive. Wladimir Bodiansky
possibile ricostruire la complessa rete di relazioni, contenuta all‟interno diun‟entità riconosciuta, che per la nuova generazione era rappresentata eresa solidale dall‟autorità di Le Corbusier e dalla sensibilità di Siegfried
Giedion
. L‟elaborazione de
La 
 
Charte 
 
de l’Habitat 
era ritenuta un punto disintesi tra le ricerche progettuali e le sollecitazioni che gli architettirivolgevano alla società. Se poi questo documento dovesse sostituire il suoprecedente la
Charte d’Athens
, o integrarlo in quanto affrontava i medesimi
problemi, su di un ordine superiore, quello dell‟ambiente rispetto alle
funzioni, dipende dalla valutazione di posizioni rappresentate con
convinzione all‟interno del dibattito. Nonostante vi fosse un variegato e
motivato schieramento culturale le cui riflessioni davano tensione allaprosecuzione del lavoro iniziato a La Sarraz nel 1928, la scelta tracontinuità o crisi ha portato infine alla discontinuità tra le attese delle duegenerazioni
5
. I motivi per cui non si riuscirà a concludere la
Charte de 
l’Habitat 
sono probabilmente dovuti alla difficoltà del confronto
generazionale; l‟interesse di Le Corbusier a produrre un documento checostituisca un‟interfaccia con la società non era avvertito in modo analogo
poichè il
tema dell‟Habitat, per la molteplicità dei punti di vista checomportava, spingeva più nella direzione dell‟enfatizzazione dei problemiche verso la definizione di soluzioni trasmissibili all‟ambito socio
-politico. Laconsiderazione, a posteriori, di Shadrach Woods che le funzioni abitare,lavorare, circolare e ricrearsi erano individuate come parole, utili peranalizzare le attività umane, ma che nel dopoguerra la progettazioneurbana richiedeva una sintassi, fa intendere il senso di continuità con cuituttavia la disciplina si misurava
6
.Per inquadrare la questione è opportuno iniziare dalla definizione diHabitat
. È indicativo come ancora a pochi mesi dall‟apertura dei lavori del
affronta la questione in termini di diritti umani: “It behoves men to organize Society in such a
manner as to afford
it the possibility to supply every man and every family with a habitat”.Frase riportata da Alison e Peter Smithson in “Architectural Design”, settembre, 1955, pag.
286.
5
Si usa, per ora, la distinzione riduttiva in due generazioni in quanto era evidente lapreoccupazione di Le Corbusier di provocare tale avvicendamento, poiché il tema
dell‟eredità del Movimento Moderno richiede la definizione generazionale. Se per esempio
questa lettura viene svolta gua
rdando all‟influenza
di Patrick Geddes, allora sarà lacontinuità a divenire la componente dominante.
6
Shadrach Woods,
The Man in the Street 
 –
A Polemic on Urbanism
, Penguin Books,U.S.A. s.l. 1975, pag. 175-177.
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01 / 16 / 2010
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