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ALDO VAN EYCK E “GLI
INCONTRI CON OGOTEMMELI
”
3.01
Si proverà ora ad allargare il campo di osservazione per
un‟indagine supplementare degli „stati mentali‟ che trainano le scelteprogettuali degli autori. L‟ipotesi di lavoro consiste nel
seguire scoperte ofratture che, comportando una discontinuità, come uno spartiacque tra duevalli, segnano la linea lungo la quale si modifica il fluire del pensiero. Perquanto si è scritto sinora sulla concezione-costruzione della Casa deiBambini di Amsterdam (Orphanage) e della Libera Università di Berlino(BFU), si cercano due origini distinte, desunte oltre che dagli scritti dei
progettisti, dal modo in cui il tempo penetra all‟interno degli spazi
-luoghisinora descritti.
La ricerca di un‟origine seguendo tracce che si incrociano
,in quanto i Grandi Problemi che sostengono le due costruzioni partecipanocon differente intensità alle intenzioni di entrambe le opere; al tempostesso offrono una netta divaricazione culturale degli obiettivi proiettatinella trasformazione del loro presente.Un divaricazione che rappresentiamo tramite nuove conoscenzesimbolizzate nella teoria della relatività di Einstein e una scoperta, lerivelazioni di una cosmogonia arcaica nel dialogo tra Ogotommelli e MarcelGriaule
1
. Tramite questi sguardi sul mondo si promuove un ambito dipensiero in cui si coglie il
punctum
dei sistemi di riferimento culturale deiprogettisti, dove si manifesta con le parole e con le azioni (scelteprogettuali) il senso profondo del loro agire riflesso nella continuità e/odiscontinuità, tra percezione e concezione (o meglio nei termini invertiticoncezione e percezione) del rapporto tra uomo e spazio.Lo spazio-tempo in cui Woods proietta le esigenze degli utenti della
BFU è conseguente a una „frattura epistemologica‟ che, consente d
i
cogliere l‟obiettivo
del
l‟archite
tto. Se poi tale obiettivo si è allontanato, o
1
A proposito della reazione del mondo occidentale alle rivelazione ricevute da Griaule vi
sono da considerare le reazioni degli etnologi ma soprattutto l‟attenzione del pubblico piùvasto per questa esperienza. “L‟esperienza che vi è narrata, eccezionale perché fino ad
allor
a inedita, dell‟iniziazione di un occidentale alle conoscenze esoteriche di una culturaafricana, ha infatti richiamato su di sé un‟attenzione eccezionale…”, Barbara Fiore,
Scenografie di un mito
, in
Dio d’acqua
, op.cit., pagg. 9-25)
forse verrà solo considerato un miraggio
2
, questo apre un problema diposizionamento dei traguardi futuri più che delle mete allora identificabili.La verifica della costruzione di Woods continua a rinviarci a un futuro
prossimo, anche ora che sono sempre più evidenti i limiti di quell‟approcciorispetto le nostre esigenze di „uomini del futuro‟. L‟inattualità odierna della
posizione di Woods si può retrocedere ad un caso di testimonianza, vistala rapidità con cui le proiezioni sul futuro ruotano più velocemente attornoalla spirale degli interessi degli architetti che non quelle sedimentate dallatradizione.
Avendo acquisito nei capitoli precedenti l‟ipotesi di un‟opposizio
ne
costruttiva tra la concezione della BFU e dell‟Orphanage si potrebbe
dedu
rre dall‟inattualità del primo
una validità dell‟approccio opposto, come
operabilità dei principi progettuali che lo sostengono. Pure nel caso della
„disciplina configurativa‟ sost
enuta nelle esperienze progettuali di van Eyckè possibile, per ora, riconoscere il limite temporale in cui concluderne
l‟infl
uenza. L
‟interesse nell‟analisi di que
ste esperienze non si vuole portare
all‟attenzione per sollecitare, in un verso o nell‟altro
, un modo per
indovinare un possibile futuro anche se, il trascinamento „nella derivadell‟inattuale‟ sta già
avendo i suoi primi effetti di risacca.
2
Sulla questione della quarta dimensione qui si sono indicati alcuni autori che hannooperato sulla scia di questo entusiasmo, che possono essere divisi in tre categorie: la primaviene direttamente alimentata dalle teorie della fisica e un secondo gruppo che subisce ilfascino riflesso tramite le opere del cubismo e del futurismo e ovviamente il gruppo piùnutrito e motivato che vede nella presenza del medesimo pensiero da due direzioni diverse
dalla scienza e dall‟arte come la ragione più consistente del loro interesse. Se pe
r esempiosi leggono le considerazioni di Walter Gropius in
Esiste una scienza della composizione?
(
Design, Topics
, in “Magazine of Arts”, dicembre 1947, poi in,
Architettura integrata
, IlSaggiatore, Milano 1963, pagg. 39-57), si riconosce nella convergenza di scienza e arteuno dei segnali che porta a vedere questa nuova cornice dello spazio-tempo come una
possibile „chiave ottica‟ per un „controllo dell‟atto creativo‟ del comporre. Se per esempio siparagona una prolusione di Gropius a Princeton “L‟unive
rso in espansione era divenuto, e il
tempo, la nuova quarta dimensione, s‟era fatto più ponderabile di ciascuna delle altre tre. Anche l‟uomo era mutato, Ma non abbastanza …” (in “Architettura integrata”, op.cit., pag.
53), si può registrare (da Princeton!) come la nuova dimensione interveniva nellapercezione dello spazio.
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