• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
Download
Lezione 31
CONTROLLO CARDIOVASCOLARE. SISTEMA RESPIRATORIO.

In questa immagine vediamo radunate un po\u2019 di informazioni gi\u00e0 viste nelle lezioni precedenti, che ci dicono che esiste un rapporto molto stretto tra consumo d\u2019ossigeno, gittata cardiaca, gittata pulsatoria, frequenza cardiaca: sono tutte profondamente correlate. Vi

ricordo, per esempio, se varia il VO\u00b2, il consumo d\u2019O\u00b2, allora varier\u00e0 simultaneamente anche la gittata cardiaca. La gittata cardiaca \u00e8 utile che cambi perch\u00e9 in questo modo un maggior afflusso di sangue ai tessuti pu\u00f2 erogare pi\u00f9 ossigeno al tessuto stesso. Come facciamo a far variare la gittata cardiaca? Possiamo agire su vari aspetti: possiamo variare il gradiente di pressione che sostiene il flusso diminuendo le resistenze (questo si ottiene soprattutto variando la pressione arteriosa - la pressione venosa pu\u00f2 variare anche lei ma in genere il controllo si effettua aumentando la pressione arteriosa e diminuendo nel contempo le resistenze totali, le resistenze periferiche, quelle chiamate PRU); in questo modo aumenta la gittata cardiaca, ma nel contempo possiamo anche aumentare la gittata pulsatoria e variare la frequenza cardiaca. Tutti questi fenomeni possono essere mediati tramite il sistema nervoso autonomo. Allora questa lezione ci spiega come fa il sistema nervoso autonomo ad accorgersi che c\u2019\u00e8 bisogno di far variare alcuni o tutti questi parametri al fine di modificare la perfusione dei vari organi; cio\u00e8: chi e come dice al sistema nervoso autonomo che \u00e8 diminuita la pressione arteriosa per cercare di farla rialzare? (perch\u00e9 l\u2019abbassamento della pressione arteriosa determina, per esempio, un abbassamento della perfusione tissutale, nell\u2019encefalo determina un\u2019ischemia cerebrale). Come facciamo a riportarla su? Dobbiamo prima prevedere che ci siano dei sistemi che rivelano che la pressione si \u00e8 abbassata (o \u00e8 aumentata), poi dobbiamo informare il sistema nervoso centrale il quale risponder\u00e0 attraverso due risposte: una risposta di tipo nervoso tramite il sistema nervoso autonomo, il quale a sua volta coinvolge anche il sistema ormonale. Vediamo un po\u2019 come si attuano questi meccanismi. Quello che vedete (a pagina seguente, ndr) \u00e8 uno schemino dell\u2019arteria carotide comune, e l\u2019arteria carotide comune si divide, e alla biforcazione della carotide in questo rigonfiamento che si chiama seno carotideo sono situati i recettori di tensione. Si chiamano recettori di

tensione o tensocettori e danno luogo a quello che chiameremo riflesso barocettivo o barocettore. Che cosa succede? Immaginate che la pressione in questa zona si modifichi, per es aumenti. Siccome sappiamo che se io ho un vaso con una parete elastica esiste una relazione tra la differenza di pressione transmurare, la tensione e il raggio e se aumenta la pressione transmurare aumenta il raggio, allora se io aumento la pressione dentro il vaso, cosa far\u00e0 il raggio? Aumenta, perch\u00e9 questo vaso \u00e8 di natura elastica e ricordate che la relazione tra tensione e raggio in un vaso elastico \u00e8 di questo

tipo: se io passo da una condizione di pressione P1 a una condizione di pressione P2 in

un\u2019arteria, che \u00e8 elastica e quindi non ha di mezzo la complicazione della tensione attiva, il raggio passer\u00e0 da questo raggio a questo altro: aumenta il raggio. Ora, nella parete dell\u2019arteria nel seno carotideo e nella parete dell\u2019arco aortico (i tensocettori sono sia nella parete dell\u2019arco aortico che nel seno carotideo), questi tensocettori sono recettori semplici, terminazioni libere, che si sfiocano nella parete della nostra arteria (tra le maglie della struttura della parete arteriosa) e

fungono da tensocettori, cio\u00e8 vengono stimolati quando aumenta la tensione cui sono
sottoposte le strutture in esame, in questo caso il seno carotideo e l\u2019arco aortico. Sono

dei meccanocettori, perch\u00e9 sentono la variazione di una caratteristica meccanica, in questo caso della tensione.

Nella figura \u00e8 identificata anche un\u2019altra struttura: il tondino rosso, che \u00e8 chiamato glomo carotideo ed \u00e8 anche questo un recettore. Mentre questa terminazione libera, identificata come questo sfiocamento, \u00e8 un tensocettore, ed \u00e8 responsabile

del controllo cardiovascolare e in particolare di quello che verr\u00e0 definito \u201ccontrollo della pressione arteriosa a breve termine\u201d, riflesso barocettore, invece il glomo carotideo non risente della tensione della parete; lo troveremo alla fine del discorso sulla respirazione perch\u00e9 il glomo carotideo \u00e8 un recettore sviluppatosi per risentire della pressione parziale di O\u00b2 nel sangue arterioso: quindi non \u00e8 un tensocettore, un meccanocettore, \u00e8 un chemocettore. \u00c8 vero che anche i chemocettori sono responsabili in un certo qual modo del controllo del sistema cardiovascolare, del controllo della gittata cardiaca, per\u00f2 in maniera un po\u2019 indiretta. Quindi oggi parleremo soprattutto dell\u2019effetto che fa la stimolazione di questa componente, cio\u00e8 del tensocettore localizzato a livello del seno carotideo, quindi parleremo dei riflessi innescati dal tensocettore o barocettore (baro = pressione). Quindi attenzione a non confondere il tensocettore col barocettore (chemocettore??,ndr): sono situati molto vicini ed entrambi sono coinvolti nel controllo cardiovascolare ma pi\u00f9 direttamente il tensocettore e molto meno il chemocettore.

of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...