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UNICREDIT.
La banca è alli-neata con la Bce in materia di raffor-zamento patrimoniale e di compensiai manager. Parola dell’ad Profumo.
Congresso della CgilLa mozione due partecon lo sciopero generale
SFIDA.Comincia la battaglia interna nel primo sindacato italiano. Bancari, funzione pubblica,metalmeccanici e altri pezzi sparsi affrontano la maggioranza. Ecco cos’hanno detto ieri al Tea-tro Valle a Roma nell’assemblea di presentazione i primi firmatari del documento alternativo aquello della segreteria Epifani a cui si chiede di assumere un’identità più netta.
COMMENTO
L’assurditàdell’assuzionedel parente
DI
A
NGELO DE MATTIA
Sarebbe assolutamente esagerato
evocare il trasferimen-to, per successione, nell’Ottocento e negli iniziali anni del No-vecento, di alcuni uffici la cui titolarità comportava autonomee consistenti responsabilità patrimoniali (per esempio, quellidi cassa) per riflettere sull’accordo sindacale definito pressola Banca di credito cooperativo di Roma, secondo il qualel’accettazione del prepensionamento da parte di un dipen-dente comporta la possibilità dell’assunzione, nell’impiego la-sciato libero, del figlio o di un parente fino al terzo grado, sullabase di determinati criteri e condizioni. Del pari, sarebbe im-proprio il raffronto con norme dell’ordinamento corporativo. E,tuttavia,non si può negare che al fondo dell’accordo vi sia,per l’appunto, una visione da corporazione aziendale, chiusa,da “tutto in famiglia”, che escogita una sorta di “traditio” del“munus”, dell’ufficio, per fronteggiare i gravissimi problemiche riguardano anche i figli dei dipendenti, che avranno cer-tamente studiato con profitto e sacrificio e ora, al pari di centi-naia di migliaia di altri giovani, vedono incerto il loro futuro perla crisi e per le colpe delle classi dirigenti. Ma la scelta di fareper sé, in questo caso, non è né giusta né, alla lunga, effica-ce; fa passare in secondo piano, dopo tante disquisizioni sultema anche nel sistema bancario, la meritocrazia (d’altrocanto, una competizione per l’assunzione ad armi pari benpotrebbe vedere primeggiare gli stessi figli di dipendenti); dàun segnale di ripiegamento aziendale per la ricerca di solu-zioni ai problemi del mercato del lavoro, bisognoso di riforme,a partire da quella degli ammortizzatori sociali, per l’avviodelle quali il Governo ancora continua a indugiare. Per di più,l’accordo è suscettibile di innescare una guerra tra precari,tra inclusi ed esclusi, tra chi si trova in una certa posizione echi no. Ma, poi, è la stessa politica del personale di un’azien-da di credito che viene così a caratterizzarsi non certo brillan-temente. E finiscono in gloria, come i salmi, le analisi sullenuove professionalità, sulle riconversioni dei profili, sulla tra-sformazione delle mansioni e delle attribuzioni.
Bene ha fatto, allora, la Fisac-Cgil
, secondo quanto comu-nicato dal Segretario generale, a ritirare l’adesione all’intesa.Anche se si tratta di una decisione non facile, come perchiunque interloquisca sul futuro di una pur ristrettissima ca-tegoria di giovani, mentre incombono i gravi problemi occu-pazionali. Mantenere la sottoscrizione avrebbe causato sicu-ramente contraddizioni enormi con riferimento agli indirizziche, specie in questa fase precongressuale della Cgil, si di-chiara di voler seguire in tema di battaglie per l’occupazionee di revisione dei modelli contrattuali. Si può dire che per ibancari della Cgil si sia trattato di un test sopravvenuto in unmomento topico, nel quale le tesi sostenute per l’innovazionedelle linee confederali sarebbero potute crollare come un ca-stello di sabbia, se, sia pure in un caso assai circoscritto, sifosse scelta una linea ambigua o conciliante (il classico “vi-deo meliora proboque, deteruiora sequor“).
Detto ciò, non si può, pensare
che l’accordo in questionesia una novità assoluta. Di intese del genere ve ne sono giàstate. In passato, intorno a esse si sono svolte nello stessosindacato discussioni infuocate. Ricordo purtroppo la drasticabocciatura della linea che avrebbe voluto il superamento diqueste forme di assunzione in una importante banca delNord, una bocciatura che disattese anche la forte spinta allasoppressione da parte della Cgil nazionale, con l’allora se-gretario confederale Antonio Pizzinato, nei confronti dellastruttura di categoria. Del resto, oltre trenta anni fa, anche inBanca d’Italia era prevista nei concorsi pubblici per l’assun-zione un’assai limitata quota riservata, ma a parità di condi-zioni, ai figli dei dipendenti: era una cosa ben diversa. E tutta-via, d’intesa tra amministrazione e sindacati, si decise di sop-primere tale previsione.
Sarebbe, però, sbagliato
assumere un atteggiamento di so-la critica di quanto è avvenuto nella banca romana, ometten-do di considerare anche i possibili rimedi. La vicenda segna-la, più in generale, il grande cambiamento che ha subito il la-voro bancario - diversi decenni orsono aspirazione diffusaper in trattamenti economici e normativi - insieme con le tra-sformazioni quasi epocali indotte dalle nuove tencnologie,dall’internazionalizzazione, dalle innovazioni normative, daiproblemi della competizione e, dunque, dei costi operativi, trai quali quelli del lavoro. La crisi, quantunque abbia colpitomeno le banche italiane rispetto a quelle estere, ha certa-mente aggravato queste problematiche, alle quali si uni-scono quelle che riguardano l’agire dei vertici e le modifi-che che deve subire la stessa arte del banchiere, in temadi strategie, di selezione del merito di credito, di attenzio-ne agli interessi generali.
La vicenda dell’accordo
sindacale alla Banca di creditocooperativo di Roma, che si potrebbe definire dolorosa, do-vrebbe essere l’occasione per una grande discussione sul la-voro, oggi, nelle banche e nelle imprese finanziarie extra -bancarie e sui principali istituti del rapporto di lavoro. Sonocadute le antiche certezze, insieme con le prospettive sem-pre rassicuranti. E la tutela e lo sviluppo del lavoro richiedonoun rinnovato, robusto bagaglio analitico e propositivo.
*
 
Basta con i tatticismi, il piùgrande sindacato italiano deveaggiornarsi alla voce «disconti-nuità». E’ questo il tema por-tante della seconda mozione,alternativa a quella del segreta-rio Guglielmo Epifani, presen-tata ieri a Roma al teatro Vallemolto affollato.Gli oppositori di Epifanihanno presentato ufficialmenteil loro documento congressualeche domani verrà sottoposto aldirettivo di Corso Italia, l’ulti-mo nel complesso iter che por-terà poi al congresso vero e pro- prio in primavera. “La Cgil chevogliamo” è il titolo del mani-festo che raduna i leader diFiom, Gianni Rinaldini, Fun-zione pubblica, Carlo Podda, eFisac, Domenico Moccia, il se-gretario confederale NicolettaRocchi, gli ex componenti del-la segretaria Marigia Mauluccie Mauro Guzzonato, e il segre-tario nazionale della Fiom eleader dell’area programmatica“Rete 28 aprile”, Giorgio Cre-maschi. Aprendo l’assembleadi presentazione del documen-to, il segretario generale dei bancari della Cgil, Moccia, hacercato di spiegare qual è la dif-ferenza tra il documento di Epi-fani e quello di chi lo contesta.«Rispondo - ha detto Moccia -chiedendo se si è in grado di di-stinguere le differenze tra ilrammendo, il rappezzo e unatessitura nuova e originale. E achi sostiene che il nostro docu-mento è il libro dei sogni, dicoche è meglio avere dei sogniche un lungo sonno inerte». Se-condo i sostenitori della mozio-ne, che curiosamente riprendeuno slogan coniato dal segreta-rio nazionale della Fiom, Fau-sto Durante, vicino alle posi-zioni di Epifani, nell’ultimocongresso di categoria nel2006, la confederazione deveritornare a essere un’organizza-zione «aperta, un luogo in cuimisurare le opinioni».Contratto unico e abolizio-ne della riforma del modellocontrattuale: è in particolare suquesti due temi che l’opposi-zione a Epifani, eterogenea nel-la sua composizione, che va dalcorpaccione centristra dei ban-cari ai duri della Fiom, vuolemisurarsi. Senza tuttavia di-menticare il tema centrale dellacrisi che esige una «nuova poli-tica economica e sociale fina-lizzata all’estensione dei dirit-ti» e «nuove politiche pubbli-che» a salvaguardia dell’occu- pazione, attraverso il blocco deilicenziamenti. Ma l’eteroge-neità e la democrazia internasono vantaggi, non svantaggi:questo il succo dell’interventodel segretario generale dellaFp, Carlo Podda. «Ci chiedono- ha detto Podda - ma come fatea stare insieme? La risposta èsemplice, ovvia. Siamo tuttiiscritti alla Cgil e ci riteniamoresponsabili, perché quando per troppo tempo si battonostrade infruttuose, deve arriva-re il momento in cui si invertela rotta, si cambia strada». Pod-da invece ha invocato lo scio- pero generale contro la Finan-ziaria. «Si faccia in tempi bre-vi uno sciopero generale sultema della Finanziaria, che siconcentri su tre obbiettivi,chiari, definiti, raggiungibili. Non lunghe piattaforme senzasbocchi».Cremaschi, invece, per bentre volte ha - inaspettatamente,dicono qui -citato Di Vittorio:un nome che nella storia dellaCgil è simbolo stesso di rifor-mismo e democrazia. Ma «De-mocrazia» e «cambiamento»sono anche i leitmotiv di Nico-letta Rocchi. Il segretario con-federale ha invitato a dialogarein tutti i posti di lavoro. Il no-stro documento – ha detto- è unatto d’amore verso la Cgil enon un gesto di separazione.«Basta con gli aggiustamentitattici» e «imperativo categori-co: la discontinuità» sono le pa-role d’ordine d’ora in poi. Più programmatico il leader dellaFiom, Rinaldini: la crisi, ha det-to, è senza precedenti, così co-me senza precedenti è arrivareal congresso con due mozionicontrapposte. E’ finita l’epocadegli atti autocelebrativi delsindacato. Da Rinaldini è arri-vato anche un duro atto d’accu-sa contro Cisl e Uil, che «hannodato un giudizio positivo sulLibro Bianco di Sacconi e per-fino sullo scudo fiscale. Eppureloro almeno alla domanda ‘co-sa dev’essere il sindacato delfuturo’ hanno saputo dare unarisposta. Sbagliata, ma pur sempre una risposta». Rinaldi-ni ha infine sottolineato che lacrisi in atto è una situazione che può generare anche «elementidi pericolosità» e che «c’è qual-cuno che ha interesse a far sali-re la tensione. Ma il primo attodi violenza è stato siglare unaccordo senza farlo firmare prima ai lavoratori» ha prose-guito, rispondendo così all’at-tacco arrivato da Bonanni,che ha accusato – non per la prima volta – la Fiom di fo-mentare la tensione.Conclusione dei lavori aMoccia, che ha ribadito l’ur-genza di uno sciopero generale.Che rischia di diventare unagrana politica non da poco per Epifani, il quale aveva sottoli-neato che uno sciopero genera-le si può fare solo se insieme aCisl e Uil.
R.E.
 
AVVERSARI.
Carlo Podda con Guglielmo Epifani
Economia
9
DOMENICA
22 NOVEMBRE 2009
of 00

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