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Memoria biologica
Alla fine dell‘81 suoniamo in un gruppo, siamo in tre, Rosy, Danilo e il sottoscritto.Bella coppia di compagnucci loro, tra l’hippie e il rock-industriale d’avanguardia,mutanti-fumetto sembriamo usciti da un
Frigidaire.
Tra “znort” alla Rank-Xerox, da
Cannibale
al
Male
, Zanardi lo ridiamo come pazzi. Ascoltiamo Alan Vega, MartinRev, ma anche Throbbing Gristle, Joy Division, i gruppi
4AD
e un mare di altre cose.Suoniamo in una grande sala spoglia e scura di un deposito abbandonato a Pietralata, alato di un magazzino di scenografie teatrali, non ricordo il nome. Non ci ho visto mainessuno lavorare, eppure é attivo, forse non coincidiamo con i loro orari. Danilo e Rosy,tutti sorrisi innamorati, lui con la sua Fender, lei al basso, io alle tastiere, unsintetizzatore, un mitico Korg. In qualche momento, non ricordo da dove, arrivano unabatteria elettronica e un rudimentale registratore a quattro piste. Non siamo mai riuscitia fare pezzi strutturati, meglio, non ce n’é mai importato niente, marciamo senzanessuna griglia o direzione definita, semplicemente uno inizia a suonare, puó esserechiunque, allora gli altri drizzano le orecchie, e via dietro. Ci inseguiamo con i suoni perdue bellissimi anni. Con il quattro-piste montiamo due o tre cassette di sessanta minuti,una si é giá smagnetizzata, due sono lí tra i miei libri, anche se l’ultima volta che le hoascoltate sará dieci anni fa. Poi ne sono passati ancora di piú. Peró restano lí, perdutenella pila dei nastri in decomposizione naturale, adornati dalle artigianali copertinescolorite fatte di ritagli di cartoncini colorati, a volte graffiti, lettere attaccate coitrasferibili, evocando un generico avanguardismo musicale- esistenziale, seduzioniestetiche, voglie di nuovo e di radicalitá che, riflettendoci bene, mi aiutano a sopportaretutto il resto(lavoro di autista/venditore di alimenti dalle sei del mattino alle quattro delpomeriggio, sopravvivenza nell’appartamentino affittato di Ponte Casilino, proprio sullaferrovia, lo studio al Dams di Bologna, dove, da magnifico fuori-sede, vado solo a daregli esami). La “nostra”musica non ci ha mai deluso, nel senso meno interclassistadell’espressione (siamo sempre stati dei sottoproletari scolarizzati, ancora nonsapevamo di far parte del “general intellect”). Nei primi Settanta qulla musica é unaragnatela di energia e desideri, ai cui fili duri si aggrappano le giovani generazioni,attratte dal mito della creazione, delle star “alternative”, mentre l’industria discograficasi attrezza alla bisogna di riconvertire le spinte degli anni cruciali appena sfumati. Nellanegazione si costruisce il soggetto del cambio, ha sembianze morbosamente eroiche,saturnine, infide, ma anche creative, positive, umane, un cocktail da servire freddo, nelmontante di uno scontro solo rimandato. La generazione precedente é semplicementeignorata, c’é, ma molti schemi sono cambiati .Troppo giovani per il ’68, nel ’71abbiamo perso la nostra verginitá uditiva con i Led Zeppelin, i Santana, Henry Cow,come milioni di altri ragazzi, mentre in Italia impazzano i miti nazionali e qualchecantautore della prim’ora comincia appena ad affilare la voce. Nel ’74 affittiamo inventi un locale munito di un piccolo soppalco al Prenestino, un Circolo Giovanile, in cuiconviviamo quelli vicini al Manifesto-Pdup, quelli di Lotta Continua, qualcheautonomo, sette-otto operai, dei ferrovieri, un tipografo. Se ci ripenso mi sembraimpossibile che abbiamo potuto sostenere una quasi-pace, poi mi rispondo che c’émolto “personale” e tanta rabbia, le idee non possono condizionare i sentimenti; anchese ad ogni assemblea digrignano astiosamente i denti, il piú delle volte finiscono inrisata. Arriviamo a essere in centocinquanta, a volte non c’é posto per tutti. In quellasede del quartiere-dormitorio tra Villa Gordiani e i Pratoni della Casilina, i giovaniarrivano come vespe in cerca di profumi inebrianti, il nucleo duro é stabile, moltipassano soltanto per lasciare un sorriso.Vera e propria esperienza collettiva,“comunitaria”, viviamo quegli anni come militanti a tempo pieno, la maggioranza
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