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1...Dal 1977 due cd-rom d’oro identici, i Golden Phonograph Record, , viaggiano nellospazio a bordo dei Voyager 1 e 2, alla ricerca di occhi e orecchie “aliene”. Dopol’uscita dal sistema solare e il distacco dal centro di comunicazioni i Voyager sidirigeranno verso altri sistemi solari, con traiettorie divergenti. Voyager 1, tra 40.000dei nostri anni, sarà in vista dell'Orsa Minore, Voyager 2 sfiorerá la costellazione diAndromeda, passando a 1,7 anni luce da una stella minore della costellazione, “Ross-248”, nome attraente in italiano per una grossa minoranza di quegli anni. Ma nonpreoccupatevi, niente a che vedere con la politica. Il fortunato starman che lo intercettiavrá cosí il piacere, oltre che di conoscere il sistema periodico degli elementi terrestri,di ottenere altre informazioni chiave sul nostro ciclo biologico e sulla posizione delnostro pianeta. Se dotato dei codex audio-visuali necessari, potrá crearsi un bell’albumcon le immagini incluse, tra cui la sede delle Nazioni Unite, il Taj Mahal, scenealimentari, un elefante, un coccodrillo, una scuola giapponese, una foto di famiglia, unsupermercato, un’autostrada, una foto di Oxford, ecc. Per finire, ascoltarsi unmessaggio di auguri tradotto in 55 lingue, una galleria di rumori, tra cui terremoti,tuoni, vulcani in eruzione, treni, automobili, un bacio, sí, un bacio, e world music dellapiú svariata: Bach, Beethoven, Stravinsky, e poi musica nuziale peruviana, Armstrong,Chuck Berry, un canto aborigeno, una canzone d’iniziazione di una ragazza pigmea, ealtro ancora. Dopo aver ascoltato l’introduzione, a cura di Kurt Waldheim e JimmyCarter, all’epoca rispettivamente segretario delle Nazioni Unite e presidente degliStati Uniti, che recita tra l’altro:
"Questo è un regalo da un piccolo mondo lontano,una selezione dei nostri suoni, della nostra scienza, delle immagini, della musica, deinostri pensieri e dei nostri sentimenti. I nostri tentativi sono orientati a sopravvivere alnostro tempo e così potremmo vivere nel vostro. Noi speriamo che un giorno, dopoaver risolto i problemi che ora c’impegnano, potremo aggiungerci ad una comunità diciviltà galattiche...”,
al nostro multimediale alieno non resterá che pensare a unarazza superiore e americana, il cui uso “politico” dei suoni e delle immaginipotrebbe interpretarsi come: a) dominio sulla natura, sulla scienza e sulle persone;b) presunto e presuntuoso potere di rappresentanza di tutto il pianeta in questione;c) una certa ebrezza mistico- finanziaria per la missione di civilizzazione culturaleinsita nel messaggio. A questo punto gli resteranno due opzioni: scrivere una bellaletterina di protesta, che arriverebbe dopo qualche altro anno-luce, denunciandol’ommissione di foto dei movimenti del ’77, normalmente di Tano D’Amico, diquella canzone che parlava di zingari felici, o quell’altra dei mitra lucidati. Oppure,incazzato come un troll, cominciare a pianificare l’aggressione a questo provincialepianetino coi raggi gamma o delta, per rimettere ordine nell’universo offeso dallasuperbia dei mittenti.
 
2
Memoria biologica
Alla fine dell‘81 suoniamo in un gruppo, siamo in tre, Rosy, Danilo e il sottoscritto.Bella coppia di compagnucci loro, tra l’hippie e il rock-industriale d’avanguardia,mutanti-fumetto sembriamo usciti da un
Frigidaire.
Tra “znort” alla Rank-Xerox, da
Cannibale
al
 Male
, Zanardi lo ridiamo come pazzi. Ascoltiamo Alan Vega, MartinRev, ma anche Throbbing Gristle, Joy Division, i gruppi
4AD
e un mare di altre cose.Suoniamo in una grande sala spoglia e scura di un deposito abbandonato a Pietralata, alato di un magazzino di scenografie teatrali, non ricordo il nome. Non ci ho visto mainessuno lavorare, eppure é attivo, forse non coincidiamo con i loro orari. Danilo e Rosy,tutti sorrisi innamorati, lui con la sua Fender, lei al basso, io alle tastiere, unsintetizzatore, un mitico Korg. In qualche momento, non ricordo da dove, arrivano unabatteria elettronica e un rudimentale registratore a quattro piste. Non siamo mai riuscitia fare pezzi strutturati, meglio, non ce n’é mai importato niente, marciamo senzanessuna griglia o direzione definita, semplicemente uno inizia a suonare, puó esserechiunque, allora gli altri drizzano le orecchie, e via dietro. Ci inseguiamo con i suoni perdue bellissimi anni. Con il quattro-piste montiamo due o tre cassette di sessanta minuti,una si é giá smagnetizzata, due sono lí tra i miei libri, anche se l’ultima volta che le hoascoltate sará dieci anni fa. Poi ne sono passati ancora di piú. Peró restano lí, perdutenella pila dei nastri in decomposizione naturale, adornati dalle artigianali copertinescolorite fatte di ritagli di cartoncini colorati, a volte graffiti, lettere attaccate coitrasferibili, evocando un generico avanguardismo musicale- esistenziale, seduzioniestetiche, voglie di nuovo e di radicalitá che, riflettendoci bene, mi aiutano a sopportaretutto il resto(lavoro di autista/venditore di alimenti dalle sei del mattino alle quattro delpomeriggio, sopravvivenza nell’appartamentino affittato di Ponte Casilino, proprio sullaferrovia, lo studio al Dams di Bologna, dove, da magnifico fuori-sede, vado solo a daregli esami). La “nostra”musica non ci ha mai deluso, nel senso meno interclassistadell’espressione (siamo sempre stati dei sottoproletari scolarizzati, ancora nonsapevamo di far parte del “general intellect”). Nei primi Settanta qulla musica é unaragnatela di energia e desideri, ai cui fili duri si aggrappano le giovani generazioni,attratte dal mito della creazione, delle star “alternative”, mentre l’industria discograficasi attrezza alla bisogna di riconvertire le spinte degli anni cruciali appena sfumati. Nellanegazione si costruisce il soggetto del cambio, ha sembianze morbosamente eroiche,saturnine, infide, ma anche creative, positive, umane, un cocktail da servire freddo, nelmontante di uno scontro solo rimandato. La generazione precedente é semplicementeignorata, c’é, ma molti schemi sono cambiati .Troppo giovani per il ’68, nel ’71abbiamo perso la nostra verginitá uditiva con i Led Zeppelin, i Santana, Henry Cow,come milioni di altri ragazzi, mentre in Italia impazzano i miti nazionali e qualchecantautore della prim’ora comincia appena ad affilare la voce. Nel ’74 affittiamo inventi un locale munito di un piccolo soppalco al Prenestino, un Circolo Giovanile, in cuiconviviamo quelli vicini al Manifesto-Pdup, quelli di Lotta Continua, qualcheautonomo, sette-otto operai, dei ferrovieri, un tipografo. Se ci ripenso mi sembraimpossibile che abbiamo potuto sostenere una quasi-pace, poi mi rispondo che c’émolto “personale” e tanta rabbia, le idee non possono condizionare i sentimenti; anchese ad ogni assemblea digrignano astiosamente i denti, il piú delle volte finiscono inrisata. Arriviamo a essere in centocinquanta, a volte non c’é posto per tutti. In quellasede del quartiere-dormitorio tra Villa Gordiani e i Pratoni della Casilina, i giovaniarrivano come vespe in cerca di profumi inebrianti, il nucleo duro é stabile, moltipassano soltanto per lasciare un sorriso.Vera e propria esperienza collettiva,“comunitaria”, viviamo quegli anni come militanti a tempo pieno, la maggioranza
 
3studenti impegnati nel movimento studentesco e nelle organizzazioni della sinistraextra-parlamentare. Autoriduzioni, mercatini rossi, diffusione della stampa casa percasa, concerti, corsi, ronde proletarie...Suoniamo la chitarra, rifacciamo canti collettividi lotta,
Contessa
,
 La Locomotiva
,
 L’internazionale
,
 Ho visto anche degli zingari felici
,
 La fiera dell’est 
,
Via della povertá
,
El pueblo unido
..., alcuni si fanno degli strumenti afiato andini, si suona nelle scuole, occupate e non, tammurriate, musica popolareinsomma, ma anche assemblee interminabili, visioni diverse e appassionate. Quello chesuccede in quegli anni lo sanno tutti, anche noi ci siamo dentro fino al collo. Le donneci percuotono con rivendicazioni che non capiamo, forse non possiamo, ci separiamo, ciriuniamo ancora. Vinciamo la causa per l’autoriduzione di tremila bollette del telefono.L’antifascismo militante sembra assolutamente necessario, anche se a posteriori siaffaccia il dubbio che si tratta solo di un esercizio di energia e disciplina, un pódispersivo, contro un mastino di guardia a una torre, il cui proprietario ha giácominciato a raccogliere gli effetti personali. C’é bisogno di un nemico visibile persostanziare l’urgenza di rivoluzione, chi avrebbe immaginato (al contrario, eraassolutamente prevedibile) che invece il conflitto si sarebbe espresso al suo gradomassimo dentro la stessa sinistra, che la repressione e la deriva armata sareberodiventati la coda e la dentatura ringhiante dello stesso cane, che la droga e ladisperazione avrebbero arredato l’acre solitudine di quel deserto in espansione? Nell’81partiamo in autostop verso Firenze per il concerto dei Clash, come sempre combattiamoper entrare gratis, la cultura non si paga, é un nostro diritto, anzi un dovere, e non sipagano nemmeno i trasporti, il cinema, la spesa. Cosí nell’81 suono con Danilo e Rosy,e il Maestro, che poi scompare in Mozambico, ascolto molto Joy Division, ma ancheindustrial-music, post-punk. C’é anche VIVA, fanzine/etichetta discografica che escequando puó e arriva a dodici numeri, autonoma, indipendente, nel senso che raramentesi rientra delle spese, ma l’impresa é elettrizzante, avanguardista, ha il sapore deldisprezzo per quello che ci propinano, poi arrestano una compagna, vicina a uno di noi,un’altra muore, un altro lo troviamo una mattina soffocato dalla stufa a gas, facevatroppo freddo. Arriviamo a quell’etá adulta in cui si é soliti rimpiangere gli anni giovanicon il peso di un mondo intero portato addosso, ma con la gioia di aver speso al meglioun bel pezzo di vita, e cominciamo a resistere, ognuno con le sue forze. Forse torniamoa incontrarci, se succede di sicuro ci sará anche la musica...
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