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La fisica quantistica fra ontologia ed epistemologia:linguaggio
esperimento e realt\u00e0 nelle riflessioni filosofiche di Heisenberg.
Di Fabio Lelli
Introduzione
Lo scopo di questo lavoro \u00e8 di rilevare i punti epistemologicamente rilevanti nel pensiero di uno
scienziato di assoluto rilievo nella fisica di questo secolo: Werner Heisenberg (1901-1976).

Allievo del famoso fisico danese Niels Bohr e impegnato fin dalla met\u00e0 degli anni venti nella
ricerca sulla struttura atomica, nel 1927 leg\u00f2 per sempre il suo nome ad un formalismo
matematico(la meccanica delle matrici)ed al principio diindeter m inaz ione. Su questo principio e su
altre peculiarit\u00e0 della fisica moderna, si concentrarono numerosissimi dibattiti sull\u2019oggetto e sul fine
della ricerca scientifica. Heisenberg stesso deline\u00f2, a partire dalle sue scoperte, una nuova
concezione filosofica della conoscenza umana.

La teoria deiquanti,alla quale fanno riferimento le sue ricerche,\u00e8 il frutto del lavoro di
numerosissimi scienziati fra i quali Max Plank,Niels Bohr,Albert Einstein,Luis De Broglie e Erwin
Schr\u00f6dinger,e la ricerca non si \u00e8 ancora fermata. Quali sono i caratteri rivoluzionari della nuova
teoria? Heisenberg apre il suo Fisica e filosofia con l\u2019affermazione che "\u00e8 nella teoria dei quanta
che hanno avuto luogo i cambiamenti pi\u00f9 radicali riguardo al concetto di realt\u00e0[ \u2026] il mutamento
che si manifesta[\u2026]non \u00e8 una semplice continuazione del passato; esso appare come una vera
rottura nella struttura della scienza moderna".Ci\u00f2 che questa teoria ha portato non sono solo nuove

formule su un aspetto della natura che le teorie classiche non riuscivano a comprendere entro i loro

schemi, ma anche e soprattutto la necessit\u00e0 di una discussione, o forse ridiscussione critica, degli atteggiamenti guida della ricerca scientifica. Una necessit\u00e0, questa, che non si \u00e8 ancora esaurita, e che anzi ha preso nuovo vigore dalle ulteriori svolte che si sono susseguite dal 1935 fino ad oggi. Uno dei protagonisti attuali di questa avventura intellettuale pu\u00f2 scrivere nel 1997,con rinnovato entusiasmo, che "uno degli aspetti pi\u00f9 specifici della teoriacons is te nel fatto che essa[\u2026]pone dei problemi di notevole rilevanza e assolutamente peculiari sul piano concettuale ed epistemologico"

La posizione di Heisenberg negli anni trenta \u00e8 affine,ma non identica e lo si vedr\u00e0, a quella
denominata interpretazione di Copenaghen che riuniva fra gli altri Bohr, Max Born, Pascual Jordan
e Wolfgang Pauli.Per poterne presentare le caratteristiche,occorre ripercorrere l\u2019evoluzione della
fisica atomica dall\u2019inizio del secolo ,ma occorre prima sottolineare un aspetto importante. Le mere

formule della teoria governano il comportamento di transistor e circuiti integrati, che sono

componenti essenziali di dispositivi elettronici comuni e quotidiani; abbiamo infatti ottime
descrizioni matematiche dell\u2019ambito della natura che questa branca della fisica studia, coerenti e
facilmente intercambiabiliche hanno permesso rapide e sbalorditive evoluzioni tecniche. Se
l\u2019obbiettivo perseguito fosse unicamente l\u2019applicazione pratica non sarebbe sopravvenuto alcun
problema, ma ci\u00f2 a cui la scienza realmente mira \u00e8 la struttura della realt\u00e0. Secondo le parole di
Einstein: "Le teorie fisiche tentano di costruire una rappresentazione della realt\u00e0" e questa teoria
non poteva, e non pu\u00f2 tuttora, essere facilmente interpretata come una rappresentazione della realt\u00e0,
anzi alcuni hanno negato che avrebbe mai potuto esserlo.

La complicazione nasce dal fatto che alla stessaform ula si possono associare diverse
interpretazioni,tuttavia il tipo di conoscenza alla quale si tende \u00e8 una vera e propria spiegazione
fisica; vale a dire sapere che cosa realmente sta avvenendo nell\u2019ambito che stiamo
investigando,quali processi sono coinvolti e a che cosa corrispondano i termini matematici delle
nostre equazioni.Nella meccanica quantistica siamo capaci di prevedere con certezza l\u2019evoluzione

della formula di Schr\u00f6dinger,ma non"quello che succede" finch\u00e8 non associamo una interpretazione ben definita a questa equazione. Vedremo che l\u2019assegnazione di questo preciso significato marca la differenza fra l\u2019interpretazione di Copenaghen, detta anche "interpretazione ortodossa", e altre di stampo pi\u00f9 "classico".

Lo scontro fra posizioni filosoficamente divergenti-in quanto lam atem atica non era pi\u00f9 in
discussione-\u00e8 stato stimolato proprio dallas tr anez z a, e spessocontr ointuit ivi t\u00e0 delle interpretazioni
proposte intorno alla fisica dell\u2019atomo.

Lo sviluppo storico della teoria e le sue prime implicazioni problematiche

Nel 1900 Max Plank propose una nuova descrizione matematica per un fenomeno che non poteva
essere descritto attraverso le teorie fisiche accettate.Il rapporto fra calore e radiazione emessa da un
corpo nero non seguiva l\u2019equazione prevista dalla termodinamica:la formula non era in accordo con
i dati sperimentali.Con la modifica di Plank invece- anche se non giustificata da alcuna
considerazione teorica- il confronto fu soddisfacente sia per la descrizione che per la
previsione.L\u2019equazione \u00e8 oramai famosissima:E=h\u03bd doveE \u00e8 l\u2019energia,\u03bd la frequenza
dell\u2019atomo radiante, eh una costante con un valore estremamente basso(circa 10 alla \u201334)che prese
il nome di costante di Plank. Il procedimento, pensato inizialmente come mero artificio matematico,
si associ\u00f2 ad una vera e propria spiegazione della realt\u00e0: spostando l\u2019attenzione dalla radiazione
all\u2019atomo radiante, l\u2019introduzione della costante rese possibili all\u2019interno di esso, solo scambi

discreti di energia, come se fosse divisa in "pacchetti" senza la possibilit\u00e0 di essere frammentata in
infinitesimi.

Questi "pacchetti" furono denominatiquanti, un termine che diede il nome a tutta la teoria. Plank fu
costretto dai suoi stessi calcoli a contraddire la fisica classica e a introdurre la
QUANTIZZAZIONE(almeno per alcune quantit\u00e0 fisiche)che \u00e8 in contrasto diretto con il principio
di CONTINUITA\u2019("Natura non facit saltus")accettato da tutta la comunit\u00e0 scientifica.

Nel frattempo, nel paradigma "classico" erano sorti altri problemi di incompatibilit\u00e0, e l\u2019ipotesi
quantistica serv\u00ec a risolverli, forzando cos\u00ec l\u2019uscita dal blocco di teorie accettate che ,nelle speranze
dei loro scopritori, avrebbero dovuto portare alla previsione di ogni evento fisico.

Nel 1908 Rutherford propose per l\u2019atomo il modello "planetario" dell\u2019atomo: un nucleo centrale a
carica positiva e delle cariche negative dette elettroni che orbitano a grande distanza.

Se questo modello fosse stato corretto, il sistema "nucleo pi\u00f9 elettroni" sarebbe dovuto crollare su
se stesso, poich\u00e9 per le leggi dell\u2019elettromagnetismo classico di Faraday e Maxwell, una carica
elettrica in movimento accelerato perde progressivamente energia. Inoltre l\u2019atomo, qualunque fosse
la sua struttura, si era rivelato molto stabile rispetto ad interazioni con altri sistemi(manteneva
sempre le stesse caratteristiche),e le condizioni iniziali, determinanti per delle normali orbite
planetarie, non contribuivano come previsto allo stato finale del sistema. Era chiaro perci\u00f2 che
l\u2019analogia usata da Rutherford non poteva essere accettata a causa di queste vistose differenze. Bohr
applic\u00f2 la quantizzazione a questo modello proponendo una soluzione sorprendente: solo alcune
orbite sono "permesse" agli elettroni, e per poter passare dall\u2019una all\u2019altra, occorre una certa
quantit\u00e0(il "quanto" appunto)e non meno. E\u2019 per questo che le piccole differenze nelle condizioni
iniziali, o causate da agenti esterni, non provocavano cambiamento: le soglie del mutamento sono
date esclusivamente dai multipli del quanto.

Unificando leggi della fisica classica e nascente quantizzazione, la teoria di Bohr era
matematicamente un orrore incoerente, ma "conteneva una parte essenziale di verit\u00e0",cio\u00e8 "si aveva
l\u2019impressione che la teoria di Bohr desse una descrizione qualitativa[\u2026]di ci\u00f2 che accade dentro
l\u2019atomo\u2026".
Anche Einstein intervenne nella questione proponendo una possibile spiegazione in termini
quantistici, di uno strano fenomeno riguardante la luce(l\u2019effetto fotoelettrico).

"Da quei giorni un fascio di luce va assimilato ad una cascata, una pioggia di \u2019quanti\u2019, di granuli di
energia."Fu proprio per questo articolo sui quanti di luce che fu insignito del premio Nobel nel
1921.Per mezzo di tali sviluppi, fenomeni considerationdulatori(come la luce e la
radiazione)furono correlati ad un aspettocorp us colare dovuto al quanto. In modo inverso, De
Broglie volle "associare"(in un senso poco chiaro)ad ogni particella un\u2019onda di materia. Mostr\u00f2 che
le orbiteperm es s e degli elettroni, erano tali in virt\u00f9 di caratteristiche geometriche di questa onda. A
conferma del nuovo parallelismo si scopr\u00ec che l\u2019elettrone, considerato come un ente, \u00e8 soggetto al
fenomeno della diffrazione proprio come un\u2019onda.

Gi\u00e0 prima delle formalizzazioni matematiche di questi strani aspetti, si diffuse fra gli scienziati un
ambiguo atteggiamento. E\u2019 ovvio che un ente \u00e8 o un\u2019onda o una particella, e che se \u00e8 entrambi si ha
una contraddizione. Ma non \u00e8 sempre necessario considerarlo entrambe le cose e immobilizzarsi
davanti a questa aporia: "i fisici [\u2026] appresero ad evitare le contraddizioni: sapevano quale fosse la
descrizione corretta d\u2019un evento atomico per l\u2019esperimento speciale che era in discussione."Per
Heisenberg questo fu il primo passo verso lo spirito della meccanica quantistica. E infatti sar\u00e0
decisivo nell\u2019interpretazione di Copenaghen.

Nel 1925,sviluppando le intuizioni di Bohr attraverso lo strumento matematico delle matrici, il
giovane Heisenberg costru\u00ec il formalismo noto come meccanica delle matrici.

E\u2019 un calcolo coerente che giustifica appieno ir is ultati deglies per im enti. Nel 1926 Schr\u00f6dinger
svilupp\u00f2 con le funzioni d\u2019onda, incoraggiato dalla teoria delle onde di materia di De Broglie e
dall\u2019appoggio di Einstein, un altro formalismo, la meccanica ondulatoria. Qualche anno pi\u00f9 tardi fu
provato che i due formalismi sono matematicamente equivalenti.

Raggiunti questi risultati, come si pensava di risolvere il problema delle onde e dei corpuscoli? Qual
\u00e8, realmente, il loro rapporto? Dopo la quantizzazione il dualismoonda-par ticel la \u00e8 la seconda
"stranezza" che si incontra nella teoria dei quanti, che mostra chiaramente che i suoi problemi sono
anche di ordine strettamente concettuale. Non era possibile dirimere la questione in base a degli
esperimenti, poich\u00e9 se l\u2019esperimento doveva verificare l\u2019esistenza di aspetti ondulatori, la
verificava, ma verificava anche l\u2019esistenza di quelli corpuscolari. E\u2019 chiaro ,infatti, che si
sperimenta ci\u00f2 che ci si prepara a sperimentare.

La soluzione di Bohr \u00e8 simile a quella degli scienziati che menzionava Heisenberg: la
complementariet\u00e0 \u00e8 un evitare le contraddizzioni: l\u2019onda e la particella sono due descrizioni della

stessa realt\u00e0. "Ognuna[\u2026]pu\u00f2 essere solo parzialmente vera e sono necessarie delle limitazioni
all\u2019uso della teoria corpuscolare cos\u00ec come di quella ondulatoria[\u2026]Se si tien conto di questi
limiti[\u2026]le contraddizioni scompaiono."A seconda dell\u2019esperimento \u00e8 rilevante uno dei due aspetti,
mentre l\u2019altro non \u00e8 neppure rilevabile. Come in direzioni contrapposte, se ci volgiamo verso l\u2019uno
non possiamo pi\u00f9 vedere l\u2019altro.

La presenza dell\u2019onda, comunque considerata, introdusse altri problemi legati alla sua peculiare
natura: da questo dualismo, ancor prima della sua deduzione matematica, Heisenberg ricav\u00f2 le
relazioni di indeterminazione attraverso un esperimento mentale. Vale la pena di sottolineare che
questo tipo di indagine, che risale a Galileo, fu la privilegiata in questo ambito, poich\u00e9 e permette
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