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Alan Turing - L'attributo dell'intelligenza (testo esplicativo sullo spettacolo)

Alan Turing - L'attributo dell'intelligenza (testo esplicativo sullo spettacolo)

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03/18/2014

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Proporre uno spettacolo su Alan Turing non \u00e8 certo semplice. Su di lui sono stati scritti romanzi,
realizzati films e portati in scena lavori teatrali del valore di \u2018Breaking the code\u2019.
Si pu\u00f2 dire che esista una vera e propria mitologia attorno a una figura che, del resto, esemplifica al
meglio lo stereotipo dello scienziato border line, trasandato e visionario. La stessa modalit\u00e0 del suo
suicidio \u2013 avvenuto nel 1954 con una mela intinta nel cianuro - ha destato dubbi sulle reali
circostanze della scomparsa, anche di recente attribuita dal romanziere David Leavitt ad un
complotto per liberarsi di un individuo depositario di troppi segreti e dai costumi sessuali ormai cos\u00ec
disinibiti da renderlo difficilmente controllabile.
Tuttavia non va dimenticato che Alan fu innanzitutto un grande logico, non solo il campione
postumo del nascente orgoglio gay o il simbolo dell\u2019ipocrisia di un paese che si serv\u00ec della sua
intelligenza per vincere la Seconda Guerra Mondiale e pochi anni dopo lo condann\u00f2 per
omosessualit\u00e0, causandone il suicidio a soli 42 anni. Un logico e, forse suo malgrado, ma non
meno brillantemente, un pensatore, caustico outsider filosofico capace di proporre al mondo
scientifico nuovi ed eterodossi paradigmi.
E\u2019 soprattutto questo il Turing che Terzadecade/L\u2019aquila Signorina sceglie di presentare in ALAN
TURING \u2013 L\u2019ATTRIBUTO DELL\u2019INTELLIGENZA, una narrazione per attore solo che sottolinea
l\u2019irrequietezza del suo percorso intellettuale e l\u2019originalit\u00e0 del suo tentativo di far scendere sulla
terra la logica matematica, per farla congiungere con il mondo dove gli uomini fanno le cose.
Il lavoro affronta quindi - in termini divulgativi, ma rigorosi - la spiegazione della \u2018macchina di
Turing (con la quale Alan risolse nel 1936 il terzo quesito di Hilbert, mostrando la non
dimostrabilit\u00e0 di certe verit\u00e0 matematiche), passa attraverso il gran rifiuto all\u2019offerta di John Von
Neumann di restare in America per diventare un matematico di successo e percorre l\u2019avventura
esaltante dell\u2019invenzione dei primi calcolatori della storia - Victory e Agnus, le cosidette
\u201cBombe\u201d\u2026- ad avere compiuto decisioni intelligenti (e che decisioni\u2026 nientemeno che la
violazione degli oracoli della famosa cifratrice nazista \u2018Enigma\u2019!).
Fino al sogno dei sogni, quello di creare un\u2019Intelligenza Artificiale.
In un tempo in cui tutti correvano a rassicurare l\u2019opinione pubblica e le autorit\u00e0 della chiesa sul
primato perenne e sostanziale dell\u2019uomo rispetto ai neonati calcolatori, Turing lanci\u00f2 infatti un
modo di intendere il rapporto fra uomini e macchine, che capovolgeva tutti i punti di vista \u2013 laici e
religiosi \u2013 allora vigenti. Alla domanda spinosa <<Una macchina pu\u00f2 pensare ?>> , Alan rispose
proponendo un concetto di pensiero che prescindeva dal luogo dove questa attivit\u00e0 veniva prodotta,
liberandola dal vincolo antropocentrico che ne aveva fatto l\u2019ultima trincea della separazione tra
l\u2019uomo e il mondo (<<\u2026supponendo che il cervello abbia la consistenza del porridge freddo, noi
non diremo: questa macchina \u00e8 troppo dura, perci\u00f2 non \u00e8 un cervello, perci\u00f2 non pu\u00f2 pensare !>>) e
sperando, sotto sotto, che un calcolatore avrebbe fatto del proprio intelletto un uso diverso
dall\u2019uomo, sempre impegnato a torturare la Natura o i suoi simili.
Non abbiamo dimenticato, ovviamente, che questa utopia panlogicista, che avrebbe dovuto liberare
l\u2019umanit\u00e0 dalla presunzione di detenere in maniera esclusiva l\u2019intelligenza e il pensiero, si aren\u00f2
ben prima di poter produrre qualche effetto sui contemporanei, minata com\u2019era dal bisogno
disperato di Turing di essere amato e riconosciuto nella sfera affatto razionale delle relazioni
personali. Ma nonostante lo spettacolo presenti le necessarie riflessioni sulle circostanze assai
amare della vita di Turing (gli anni bui dell\u2019adolescenza alla High School di Sherborne, la morte
dell\u2019adorato compagno Cristopher Morcom, e soprattutto, la solitudine malinconica che sempre lo
afflisse e che si fece tragedia dopo l\u2019ignobile persecuzione poliziesca avvenuta nei due anni seguiti
al processo per omosessualit\u00e0), l\u2019accento di ALAN TURING \u2013 L\u2019ATTRIBUTO
DELL\u2019INTELLIGENZA \u00e8 posto sullo sforzo da lui compiuto per portare la logica matematica fuori
dalla torre d\u2019avorio degli Hilbert e dei Godel, ponendo le basi per una rivoluzione concettuale che
partiva dal cognitivo per entrare, anche se di riflesso, nel politico.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, e quindi al vertice del suo sforzo creativo, Alan aveva ben
chiaro che la disciplina di cui era il maestro indiscusso non doveva pi\u00f9 essere finalizzata a verificare
la coerenza, la decidibilit\u00e0 e la completezza dei sistemi formali, ma diventare invece lo strumento

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