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Il sistema carcerario

Il sistema carcerario

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11/30/2009

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IL SISTEMA CARCERARIO IN ITALIA  A cura di Giusy Rea De Falco
La prigione, o carcere, o penitenziario, è il luogo dove vengono trattenuti individui privatidella libertà personale in quanto riconosciuti colpevoli (o anche solo accusati - si parla inquesto caso di
"carcerazione preventiva" 
) direatiper i quali è prevista lapenadella detenzione.Le carceri, in Italia sono suddivise in quattro categorie: le case di reclusione, con detenuticondannati in via definitiva o a più di cinque anni, le case circondariali, per i detenuti inattesa di giudizio, gli istituti per le misure di sicurezza e le case mandamentali, condetenuti a bassa pericolosità.Le condizioni di vita delle carceri italiane sono regolamentate da una legge del 1975 anchese L'attuazione pratica della legge quanto a "trattamento rieducativo" e "reinserimentosociale" è, stando alle cronache e alle testimonianze, generalmente assai carente. Inparticolare, illavoro carcerarioè regolamentato da norme obsolete, che lo rendono unaconcessione - rara, e spesso arbitraria - anziché l'esercizio di un diritto e di una possibilitàdi effettivo reinserimento.L'aumento della popolazione carceraria, anche in rapporto ai recenti ingressi immigratori,ha generato nell'ultimo decennio un forte sovraffollamento degli istituti di pena, chedeteriora ulteriormente la qualità della vita dei detenuti lo Stato cerca di ridurre le tensioniindotte dal sovraffollamento carcerario attraversoindultioamnistieche però, in assenza di interventi strategici sulla durata dei processi e sulle misure alternative alla detenzione,creano grandi dibattiti e nessun miglioramento strutturale nella situazione carcerariacomplessiva.Nel settembre 2009 il numero dei detenuti italiani ha raggiunto i massimi livelli daldopoguerra, con un totale attorno ai 64.000, il 28% sono tossicodipendenti, il 2,4%alcoldipendenti, il 2,6% sieropositivi . L'89% dei carcerati non ha una doccia nella propriacella; il 69% non ha l'acqua calda; il 12% dei detenuti vive in un carcere dove nelle celle il bagno non si trova in un vano separato ed è invece collocato vicino al letto; il 29,3% nonpuò accendere direttamente le luci dall'interno della propria cella in quanto gli interruttorisono all'esterno; l'82% vive in carceri in cui non vi sono cucine ogni 200 persone, comeprevede il regolamento; il 18,4% vive in celle dove anche durante la notte vi è luce intensa.Il numero così alto dei detenuti ha prodotto la riduzione degli spazi disponibili, e lascomparsa degli spazi comunitari, oltre ad un raddoppio dei numero di suicidi. L'Italia èstata per la prima volta condannata dallaCorte Europea dei diritti dell'uomoper"trattamenti inumani e degradanti", con risarcimento danni a carico.Il ministro della giustizia Angelino Alfanoha annunciato un "piano carceri" con lacostruzione di 17.000 posti in più entro il 2012,la ristrutturazione dei carceri più antichi.Lo stesso ministro, nel gennaio 2009, aveva parlato di carceri fuorilegge. A tal fine Alfanoprevede di recuperare fondi dallaCassa delle ammende, ente preposto al finanziamento deiprogrammi di reinserimento, per l'edilizia carceraria.Il nuovo regolamento penitenziario varato il 20 settembre del 2000 è rimasto letteramorta.
 
Due articoli del regolamento davano cinque anni di tempo all'amministrazionepenitenziaria per eseguire una serie di lavori strutturali, dalla creazione di servizi igienicidistaccati dalla cella in cui c'è il letto alla fornitura di acqua calda e di docce. IL termine èampiamente scaduto,senza alcun risultato.I suicidi avvengono prevalentemente nelle carceri più affollate e nei periodi iniziali dellapena - cioè quando l'individuo deve confrontarsi con la prospettiva del tempo vuoto datrascorrere rinchiuso - e in quelli finali, quando per l'individuo ormai ridotto a dipendereanche mentalmente dall'istituzione totale in cui ha vissuto per anni e anni, privato neltempo di relazioni, famiglia, risorse economiche proprie, la porta del carcere si apre solo verso il nulla.Le donne sono una percentuale assai bassa della popolazione carceraria italiana: nel 2006erano 1.670, contro 37.335 uomini. L'ordinamento penitenziario italiano prevede che incasi in cui la madre non sia nella condizione di affidare la propria prole, inferiore a treanni, ad altre persone o non vi siano le condizioni per utilizzare i servizi sociali territoriali,i figli possano risiedere nell'istituto penitenziario e alloggiare, insieme alla madre, inparticolari reparti. I bambini presenti nelle carceri italiano sono molto pochi e la loropresenza è in decremento, per applicazione di particolari misure alternative allacarcerazione al genitore detenuto.In Italia , come affermano alcuni criminologi, ci sono fenomeni molto ricorrenti dimaltrattamenti nelle carceri o nelle stazioni di polizia. Si tratta spesso di fenomeni isolati oindividuali; nel tempo tuttavia è cresciuta una pericolosa tendenza ad esercitare torture emaltrattamenti di gruppo. Si tratta di una tendenza esaltata da fenomeni quali: lacontestazione politica, il terrorismo, la guerra e l'immigrazione.Il carcere oggi, in regime democratico. Celle sovraffollate, strutture fatiscenti ai limitidell'invivibilità per le pessime condizioni igienico-sanitarie, regolamento di esecuzionedell'ordinamento penitenziario non applicato quasi ovunque.Il quadro che emerge da un recentissimo dossier dell'associazione Antigone, fa capire comeil carcere sia di per se stesso una forma di tortura, e suona come un paradosso per istitutiche dovrebbero rieducare alla legalii malcapitati che ci finiscono dentro.In queste condizioni si sviluppano i cosiddetti "eventi critici" (così vengono chiamati dalleautorità carcerarie.) Si tratta di episodi di violenza all'interno degli Istituti, praticata daquegli agenti carcerari che ritengono di poter scaricare sui detenuti le loro frustrazionirendendo più penosa la pena e sicuri dell'impunità.Centinaia di casi di pestaggi, di maltrattamenti, di violenze fisiche e morali sui detenutisono stati denunciati negli ultimi anni da associazioni, parlamentari, organismiinternazionali. Molti di essi hanno dato luogo ad inchieste giudiziarie. Ma solo alcune sisono concluse con la condanna dei responsabili. Sono noti i vari " pestaggi" collettiviriportati dalla stampa in occasione di rivolte o semplici proteste dei detenuti per ottenerecondizioni più umane,amnistie,indulti.(Alessandria,Sassari , Secondigliano , ReginaCoeliecc.)Controllando appunto la stampa degli ultimi anni, come Ares abbiamo fatto una stimaindicativa dell'estensione di tali "eventi critici".I casi di tortura denunciati negli ultimi dieci anni superano il numero di 900. Maconsiderando i casi non denunciati( il cosiddetto sommerso), si può supporre che ilnumero ammonti ad una cifra che va da 2000 a 3000 . In questa casistica vannonaturalmente ricomprese le centinaia di morti sospette o di induzioni al suicidio.Come è successo per la brigatista Diana Blefari e il giovane Stefano Cucchi.

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