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INTRODUZIONE
William Blake.
Un rapido sguardo intorno a noi, alla realtà che ci circonda e alle relazioni in cui citroviamo quotidianamente coinvolti ci mostra un mondo multiforme, ricchissimo disfumature e differenze: come si orienta l’individuo in tanta complessità? Come sicostruisce il proprio bagaglio di conoscenze, senza disperdersi nelle numerosedimensioni del proprio mondo? La prima risposta, quella più intuitiva, spesso anchela più giusta, è questa: attraverso la semplificazione di ciò che lo circonda e che devecapire per conoscere. Questa semplificazione avviene attraverso dei processicognitivi conosciuti come stereotipi.Questa ricerca intende interrogarsi innanzitutto su come nascono e si formano glistereotipi, sul modo in cui vengono usati dagli individui, per arrivare a comprendereche il meccanismo di categorizzazione che sta dietro lo stereotipo porta alla riduzionedelle informazioni provenienti dall’ambiente circostante, producendo,inevitabilmente, la perdita di quei dettagli e la ricchezza di quelle sfumature che,tante volte, sono capaci di fare la differenza nella valutazione delle cose.E’ proprio da questa constatazione che è nato il desiderio di studiare i pregiudiziche di frequente si incontrano quando si parla del Pakistan. Nei media e in vasta partedell’opinione pubblica occidentale si è ormai sedimentata un’immagine pocorealistica, incompleta e distorta del paese che viene ormai erroneamente visto comeun paese musulmano integralista, dove i fondamentalisti la fanno da padroni,costitunedo quindi una minaccia per la pace mondiale. Si tratta, nonostante vi sianonelle analisi più approfondite alcuni elementi di verità ascrivibili a problemi reali cheaffliggono il paese, di preconcetti, frutto, il più delle volte, di generalizzazioniarbitrarie e di non, conoscenza.Il lavoro svolto è stato diviso in tre capitoli. Il primo capitolo ripercorrel’evoluzione teorica del concetto di stereotipo. Nel secondo capitolo invece si è
 
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cercato di analizzare le percezioni, ormai affermatesi come pregiudizi, chel’Occidente ha del Pakistan. Si è cercato di spiegare perché molto spesso siamodavanti ad informazioni poco obiettive e alterate e si è evidenziato soprattuttol’influenza dei media in tale processo. Si è focalizzata l’attenzione sul ruolo delledonne, ribadendo l’esistenza di realtà profondamente differenti all’interno del mondoislamico, sul fatto che l’Islam non può essere interpretato come un blocco monolitico,e sulla posizione geopolitica strategica del paese. Il tutto per cercare di demistificarel’idea presente in Italia, e nel mondo “occidentale”, del Pakistan come uno Statopericoloso per le sorti della pace mondiale e della donna pakistana come soggettocompletamente sottomesso alla volontà dell’uomo. In realtà le differenze tra le etniepresenti in Pakistan, il pluralismo che lo caratterizza, vengono spesso dimenticate ecosì pure viene sottaciuta l’esistenza di una vasta società progressista nel paese.Infine il terzo capitolo è dedicato ad una analisi dei mezzi e delle strategie chepossono contribuire a combattere gli stereotipi.
 
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CAPITOLO PRIMO
STEREOTIPO E PREGIUDIZIO: INQUADRAMENTO TEORICO
1.1 DEFINIZIONEIn un mondo fatto di differenze e di relazioni sociali complesse quale quello in cuisiamo immersi, l’individuo sente molto spesso l’esigenza di adottare dei meccanismiper semplificare e ordinare la realtà, raggruppando persone, oggetti ed eventi incategorie, in base alla loro somiglianza rispetto alle loro azioni, intenzioni eatteggiamenti. Questa semplificazione avviene attraverso dei processi cognitivi cheaffondano le proprie radici nelle meccaniche di formazione e di utilizzo deglistereotipi. Lo stereotipo si configura infatti come una rappresentazione semplificatadi realriguardanti certe categorie di individui o certi tipi di situazione e neevidenzia le caratteristiche peculiari e distintive al fine di renderle identificabili e,successivamente, interpretabili (Villani 2005).Il loro utilizzo permette un’immediata lettura dell’ambiente all’interno del qualegravitano i soggetti e serve loro come guida nell’impostazione dei loro rapportiattraverso la creazione di precise categorizzazioni. Gli individui, infatti, inserisconoin queste griglie cognitive semplificate temi e soggetti, riuscendo cosia adorientarsi nelle varie situazioni, sia a facilitare l’indirizzo delle proprie relazioni.L’origine etimologica del termine stereotipo (dal greco
stereos 
=rigido e
topos 
=impronta) si colloca nell’ambito dell’arte tipografica e identifica una procedurasettecentesca di riproduzione che utilizza lastre fisse non modificabili per effettuare lastampa.È solo nel ventesimo secolo che il termine “stereotipo” compare nell’accezione dischema o di immagine, nell’ambito delle scienze sociali ed in particolare negli studi
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