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1 - Osservazioni Larini Su Piano Regionale

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Published by Stefano Ambrosini
1 - Osservazioni Larini Su Piano Regionale
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Osservazioni al Piano Regionale 2013
1.Produzione di RSU
La tendenza in atto - in regione come a livello nazionale - è la riduzione dei RSU, non la stasi o l'aumento.Se si esamina il grafico a lato, in cui sono riportati l’andamento della produzione di RSU negli ultimi 4 anni per cui si dispone di dati u
!
ciali e il relativo tasso di variazione in termini percentuali, ci si rende conto che l’andamento della diminuzione in termini percentuali è quasi una progressione geometrica:-1,60%-4,35%-9,29%In sostanza, più che una lieve flessione all’interno di una tendenza generale di crescita, appare essere una vera e propria caduta.
2.Prevenzione
Il piano fissa un
 
preciso ordine di priorità nella gestione dei rifiuti, al primo posto c'è ovviamente:
 $
 la
 
prevenzione
 
della produzione di rifiutiIl
metodo migliore
 per ridurre alla fonte è il meccanismo di incentivo economico - per famiglie ed imprese - introdotto mediante la
tari
!
azione puntuale
, che a sua volta presuppone la RD domiciliare.Non è vero che “la sola tari
%
azione determini una tipica riduzione dei rifiuti nell’ordine del 5-7%”. Il potenziale di riduzione percentuale in un territorio con alti valori di produzione di base come la Toscana è infatti ben maggiore, ma è soprattutto sbagliato stimare la possibile riduzione in questo modo. E’ sbagliatissimo ipotizzare (peraltro senza spiegare come si sia ottenuto il calcolo) una percentuale di riduzione rispetto ad un tasso di produzione di partenza altissimo.
Produzione di RSU nell’ATO Centro
500.000 t/a575.000 t/a650.000 t/a725.000 t/a800.000 t/a2006200720082009
Produzione di RSU in Italia
30.000 kton31.000 kton32.000 kton33.000 kton200220042006200820102012
Fonte: mia elaborazione, su dati del “Rapporto rifiuti urbani, edizione 2013”, ISPRA
 
1
-1,60%-4,35%-9,29%
 
Non può essere ignorato il fatto che
OVUNQUE si applicano questi sistemi
si registrano valori tipici di produzione RSU, dell’ordine di
400 kg/a per abitante
. Ciò è dimostrato da numerosi ed autorevoli studi e ricerche, come quelli promossi da Federambiente, dalla Regione Lombardia e dall’ARPAV Veneto.La
riduzione potenziale
 in Toscana è quindi pari non a 30 kg procapite, ma a circa
250 kg
 (cioè 647-400 kg).Non si deve cadere nell’errore che la riduzione sia dovuta solo alla
deassimilazione
: ove si applicano le buone pratiche una quota di scarti e
%
ettivamente torna ad essere gestita nel circuito dei rifiuti speciali, ma si registra una diminuzione della produzione complessiva di rifiuti urbani e speciali. Il meccanismo di incentivo economico aiuta a ridurre e
%
ettivamente la quantità di rifiuti sia le
famiglie
, per le quali la tendenza già in atto a nuovi stili di vita e di consumo viene ra
%
orzata da solidi incentivi economici, sia le
imprese
, presso le quali vengono generate le frazioni di rifiuti più facilmente recuperabili.In un’azienda la tari
%
a puntuale basata su importi minori per i materiali riciclabili garantisce un ritorno economico per le ore/uomo dedicate alle pratiche di riduzione/riciclo: per questo viene ritenuta dagli esperti il miglior metodo per ottenere una significativa prevenzione della produzione di rifiuti.Per quanto riguarda gli altri rifiuti speciali non recuperabili finora gettati nei cassonetti - frazioni non assimilabili conferite impropriamente - si tratta di un problema che ricade nella tematica dei rifiuti speciali. E che quindi dovrebbe essere a
%
rontato con un
piano rifiuti speciali
, non con un piano RSU.E che fine ha fatto il piano rifiuti speciali commissionato (e realizzato, mi risulta) una decina di anni fa?
3.Scarti da RD
Non è pensabile che nel 2020 in Toscana si continuino ad usare sistemi di RD caratterizzati da un contenuto di scarti del
15%
. Adottando metodi di RD di tipo domiciliare, il tenore di scarti è tipicamente inferiore di un ordine di grandezza.In prospettiva, quindi, se si volesse destinare a recupero energetico gli scarti dei processi di valorizzazione della RD, tale quantitativo non sarebbe dell’ordine di
240mila
 t ma di
poche decine di migliaia
 di t, invece.E’ discutibile l’idea di incenerire questo tipo di scarti. Proprio in Toscana Revet sta sviluppando in maniera eccellente il riciclo di
plastiche eterogenee
, destino finale molto più sostenibile e meno problematico del recupero energetico.Ma soprattutto si deve considerare che i residui della valorizzazione sono tendenzialmente
privi di sostanza organica putrescibile
: quindi se conferiti in discarica sono praticamente innocui, se inceneriti generano invece rifiuti pericolosi, in misura di circa il 25% in peso del materiale trattato. Questi ulteriori residui dovrebbero essere comunque conferiti in discariche, però per rifiuti pericolosi e di di
!
cile reperibilità, come spiegato più avanti.
4.Residui da incenerimento
Il piano regionale pare non occuparsi del destino dei residui da incenerimento, che è invece un grosso problema per i gestori di impianto, dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 205/10 e del DM 27/09/2010 “Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica”.Le nuove norme hanno infatti introdotto il codice H14 (“Ecotossico”), che è destinato a far diventare un rifiuto pericoloso non solo le ceneri ma anche le
scorie
 da incenerimento. Per e
%
etto di questa riclassificazione, i residui della maggior parte degli impianti di incenerimento vengono classificati 190111* invece di 190112, a causa della sommatoria di alcuni metalli che, presi singolarmente, non creano problemi, ma in termini di sommatoria "ponderata" sono su
!
cienti ad attribuire l'H14. Come tali, devono obbligatoriamente essere smaltite in discariche per rifiuti pericolosi, al momento disponibili solo
all’estero
. Per e
%
etto delle nuove norme, l’incenerimento diventa quindi un sistema che trasforma 4 tonnellate di rifiuti urbani in una tonnellata di rifiuti pericolosi.
 2
 
La gravità del problema è dimostrata da un documento del 2011 redatto dalla conferenza Regioni e Province autonome, in cui si a
%
erma:
Le scorie da incenerimento potrebbero essere classificate tra i rifiuti pericolosi in quanto sono caratterizzati da PH estremo. (...) Si sottolinea che lo smaltimento delle scorie di incenerimento, qualora classificate come rifiuto pericolosi, comporta le ricerca di nuovi siti e la realizzazione di discariche per rifiuti pericolosi attualmente non disponibili.
Peraltro, i gestori di alcuni impianti di incenerimento da anni considerano le scorie come rifiuti pericolosi,
 
nei fatti, anche da prima della
 
riclassificazione, come dimostra la Dichiarazione Ambientale del 2011 per il Termovalorizzatore Silla 2 di Milano, in cui a pg. 71 si a
%
erma che le scorie
vengono convogliate in una vasca di raffreddamento e inviate a recupero ambientale come materiale per il consolidamento di cave esaurite di salgemma 
Forma di smaltimento che viene poi definita “recupero ambientale” nelle Dichiarazioni Ambientali per Silla 2 degli anni successivi...Il problema dello smaltimento di scorie e ceneri da incenerimento non va assolutamente ignorato, a causa del fatto che:- è un fattore di forte
 aumento dei costi
, per le tari
%
e di conferimento nei siti di discarica e per i costi di trasporto all’estero;- destinare quote di RSU a incenerimento in definitiva
riduce l'autosu
"
cienza degli ATO
: non potendo contare su alcuna garanzia sul conferimento e i costi relativi, gli ATO finiscono per essere "ostaggio" di decisioni prese all'estero;- smaltire mediante incenerimento senza cambiare radicalmente le forme di gestione dei RSU impiegate nel territorio regionale (cioè senza prescrivere esplicitamente l’abbandono del sistema a cassonetti) significa avere un
fabbisogno di discarica più elevato
rispetto a quello che sarebbe richiesto in caso di applicazione delle
 
“buone pratiche” (RD domiciliare + tari
%
a puntuale in tutta la Toscana).Il grafico seguente mette a confronto il fabbisogno di discarica di due scenari alternativi: quello risultante dall’implementazione del piano regionale senza modifiche e quello in cui si introducano RD domiciliare e tari
%
azione puntuale in tutto il territorio, riuscendo a far calare la produzione procapite sul valore tipico registrato nei territori in cui si applicano le “buone pratiche” (400 kg/anno).
0150.000300.000450.000600.000Piano regionaleBuone pratichenon pericolosi a discaricapericolosi a discarica
 
3
Procapite: 627 KgRD 70%Procapite: 400 KgRD 80%

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