assunto, esige che ciascuno di noi, nella sua attività quotidiana, nelle conversazionicon amici o conoscenti, ogni qual volta se ne presenti l'occasione, dimostri al propriointerlocutore, dati alla mano, come stiano realmente le cose e quali siano le ragionidello sfascio della giustizia.A tale scopo, questo piccolo opuscolo, redatto nei ritagli di tempo sottratti allafamiglia (non potendo purtroppo contare sul quelle fantomatiche 4 ore di lavoro), cheper la sua sinteticità e, mi auguro, linearità, vuole essere uno strumento di ausilio,di pronta consultabilità, per contrastare quotidianamente le false accuse che siamocostretti a subire, come una sorta di piccolo strumento di “autodifesa”.I dati su cui mi sono basato, e che in alcuni casi ho rielaborato per renderli di piùimmediata comprensione, non sono tratti da indagini raffazzonate e di dubbiaveridicità, dell'ANM o di altri organismi interessati, ma provengono da una fonteautorevole ed imparziale: la Commissione Europea per l'Efficienza della Giustizia(CEPEJ), raccolti in un rapporto, estremamente articolato, di oltre 350 pagine,presentato nel 2008 (con rilevazioni statistiche riferite all'anno 2006), sullo statodella giustizia in Europa.Il rapporto è stato in alcuni casi citato, evidentemente a sproposito, dai nostridetrattori, e qualche volta anche dai nostri rappresentanti dall'ANM ma in modo, mipermetto di osservare, troppo parziale e frammentario per essere efficace.Seppur scritto in lingua inglese, è in ogni caso facilmente reperibile in internet e adisposizione di chiunque voglia verificare i dati da esso ricavati.Da tale rapporto emerge in modo evidente la falsità delle accuse inerenti lalaboriosità della magistratura italiana, da ritenersi la più produttiva d'Europa,nonché l'infondatezza di tanti luoghi comuni, pedissequamente ripetuti in ognioccasione.
PARAGRAFO I: “I magistrati in Italia sono più numerosi di quelli europei maproducono di meno”.
Tutti sanno ormai che il numero dei processi penali e civili pendenti nel nostropaese è di gran lunga maggiore rispetto a quello degli altri Stati europei e che, inconseguenza di ciò, i processi durano mediamente molto di più di quanto accadaaltrove.La tesi oggi diffusa, non solo a livello politico, ma anche in consistenti settoridell'informazione, è che ciò dipenda dalla scarsa voglia di lavorare dei magistratiitaliani, coperti, nella loro infingardaggine, dall'assenza di qualsiasi meccanismo dicontrollo sulla produttività e dalla complicità dell'organismo disciplinare del C.S.M.,costituito in prevalenza proprio da magistrati.L'indicazione del numero dei processi pendenti, di per sé, non è di alcuna utilità perverificare se tale affermazione sia corretta o se invece il numero delle pendenzedipenda da una serie di altre ragioni (eccessivo numero di affari civili e penali iscrittia ruolo ogni anno rispetto alle sopravvenienze degli altri paesi, eccessivaparcellizzazione degli uffici giudiziari sul territorio, eccessiva farraginosità delleprocedure, ecc.).
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