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COMPENDIO DI AUTODIFESA PER MAGISTRATI
Breve studio sul rapporto C.E.P.E.J. 2008 sullo stato della giustizia in Europaa cura di Mario Morra
Premessa:
Recentemente gli attacchi alla magistratura vanno moltiplicandosi, con una violenzaed una frequenza indicativa di un disegno preordinato, volto a gettare discreditosulla categoria per fini che nulla hanno a che fare con la volontà di risolvere iproblemi della giustizia e velocizzare i processi.Esponenti politici, giornalisti, saggisti, presunti o aspiranti tali, cavalcando ormai unfilone che “tira”, anche commercialmente, in modo tanto ossessivo quantoapparentemente convinto, inondano la pubblica opinione di dati assolutamente falsi,spesso ridicoli (come ad esempio la storia dei magistrati che lavorano 4 ore al giornoo che guadagnano come i parlamentari) e ciononostante in grado di fare presa suilettori o telespettatori, proprio perché ripetuti in modo costante, secondo un copioneormai collaudato.Partendo dal dato inconfutabile dell'eccessiva durata dei processi in Italia rispettoagli altri paesi, prima velatamente, ora in modo aperto, si sostiene che ciò dipendedalla “s
carsa voglia dei magistrati di lavorar
”, dall'assenza di controlli sul lorooperato, dalla preferenza accordata alla trattazione di processi politici per acquisirenotorietà.In più, per aumentare l'atteggiamento di diffidenza e odio verso la categoria, sisostiene che i magistrati guadagnano troppo, che l'attività disciplinare del C.S.M. èsolo una farsa e che la magistratura contrasta le riforme solo per mantenere i propriprivilegi di casta.Ciò che sorprende e avvilisce è che dinanzi a critiche così grossolane e mendaci, icolleghi chiamati come contraddittori nei vari dibattiti televisivi, non sempreriescono a far emergere in modo efficace quale sia la verità. Ci si limita a contestarela correttezza dei dati forniti dai detrattori, qualche volta snocciolando altri datiparziali e di difficile lettura, dando l'impressione che sul punto vi possa esseremateria di controversia e che le tesi contrapposte possano essere entrambesostenibili.Noi magistrati sappiamo di lavorare molto più di 4 ore al giorno, sappiamo quantafatica costi celebrare processi osservando norme che sembrano studiate apposta perevitare che si giunga ad una definizione rapida, ciascuno di noi ha ben presente lenottate, i sabati e le domeniche sacrificate per scrivere una sentenza o per studiarefascicoli; eppure non sempre riusciamo a fornire una dimostrazione reale e tangibiledi quanto siano in male fede le accuse rivolteci.L'esigenza di contrastare questa campagna diffamatoria ormai, non si manifesta piùsolo nell'ambito di dibattiti pubblici o televisivi, ma, per la portata che la stessa ha
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assunto, esige che ciascuno di noi, nella sua attività quotidiana, nelle conversazionicon amici o conoscenti, ogni qual volta se ne presenti l'occasione, dimostri al propriointerlocutore, dati alla mano, come stiano realmente le cose e quali siano le ragionidello sfascio della giustizia.A tale scopo, questo piccolo opuscolo, redatto nei ritagli di tempo sottratti allafamiglia (non potendo purtroppo contare sul quelle fantomatiche 4 ore di lavoro), cheper la sua sinteticità e, mi auguro, linearità, vuole essere uno strumento di ausilio,di pronta consultabilità, per contrastare quotidianamente le false accuse che siamocostretti a subire, come una sorta di piccolo strumento di “autodifesa”.I dati su cui mi sono basato, e che in alcuni casi ho rielaborato per renderli di piùimmediata comprensione, non sono tratti da indagini raffazzonate e di dubbiaveridicità, dell'ANM o di altri organismi interessati, ma provengono da una fonteautorevole ed imparziale: la Commissione Europea per l'Efficienza della Giustizia(CEPEJ), raccolti in un rapporto, estremamente articolato, di oltre 350 pagine,presentato nel 2008 (con rilevazioni statistiche riferite all'anno 2006), sullo statodella giustizia in Europa.Il rapporto è stato in alcuni casi citato, evidentemente a sproposito, dai nostridetrattori, e qualche volta anche dai nostri rappresentanti dall'ANM ma in modo, mipermetto di osservare, troppo parziale e frammentario per essere efficace.Seppur scritto in lingua inglese, è in ogni caso facilmente reperibile in internet e adisposizione di chiunque voglia verificare i dati da esso ricavati.Da tale rapporto emerge in modo evidente la falsità delle accuse inerenti lalaboriosità della magistratura italiana, da ritenersi la più produttiva d'Europa,nonché l'infondatezza di tanti luoghi comuni, pedissequamente ripetuti in ognioccasione.
PARAGRAFO I: “I magistrati in Italia sono più numerosi di quelli europei maproducono di meno”.
 Tutti sanno ormai che il numero dei processi penali e civili pendenti nel nostropaese è di gran lunga maggiore rispetto a quello degli altri Stati europei e che, inconseguenza di ciò, i processi durano mediamente molto di più di quanto accadaaltrove.La tesi oggi diffusa, non solo a livello politico, ma anche in consistenti settoridell'informazione, è che ciò dipenda dalla scarsa voglia di lavorare dei magistratiitaliani, coperti, nella loro infingardaggine, dall'assenza di qualsiasi meccanismo dicontrollo sulla produttività e dalla complicità dell'organismo disciplinare del C.S.M.,costituito in prevalenza proprio da magistrati.L'indicazione del numero dei processi pendenti, di per sé, non è di alcuna utilità perverificare se tale affermazione sia corretta o se invece il numero delle pendenzedipenda da una serie di altre ragioni (eccessivo numero di affari civili e penali iscrittia ruolo ogni anno rispetto alle sopravvenienze degli altri paesi, eccessivaparcellizzazione degli uffici giudiziari sul territorio, eccessiva farraginosidelleprocedure, ecc.).
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I dati rilevanti, in realtà, per stabilire se i magistrati italiani siano produttivi o meno,sono altri e non possono prestarsi ad alcuna interpretazione ambigua.Nell'effettuare un raffronto con ciò che accade negli altri paesi dell'Unione Europea èinfatti sufficiente stabilire quanti magistrati ci sono in ogni Stato, quanti sono, ognianno, i processi di nuova iscrizione sui ruoli e quanti quelli che vengono smaltitidagli uffici giudiziari, e quale sia il rapporto tra processi sopravvenuti e definiti perogni singolo magistrato.Cominciamo con lo stabilire qual è il numero dei magistrati in Italia e negli altripaesi europei.Su questo punto il rapporto della CEPEJ porta dati disaggregati per Giudici (tabellan. 51) e per Pubblici Ministeri (tabella n. 77). Unificando i due dati (per dare unavisione più attendibile che non sia condizionata dal tipo di sistema processualepenale adottato nei singoli Stati), e riportando (esclusivamente per brevitàespositiva), solo quelli dei principali Stati europei, con esclusione di alcunidifficilmente comparabili con l'Italia per dimensioni (si pensi al Principato di Monacoo al Lussemburgo) o per altre ragioni (ad es. quelli dell'ex area sovietica), emergequanto segue:
quadro 1: numero di magistrati ogni 100.000 abitantiITALIA 14,8
Austria 22,8Belgio 22,4Danimarca 16,9Francia 14,8Germania 30,7Grecia 33,1Olanda 16,8Norvegia 26,5Portogallo 29,9Spagna 14,6Svezia 23,8Svizzera 21,9Regno Unito 11,6In Italia, dunque, rispetto alla popolazione, il numero dei magistrati è lo stesso diFrancia e Spagna, di poco superiore a quello del Regno Unito, ma comunqueinferiore a tutti gli altri principali paesi europei e addirittura la metà rispetto alnumero dei magistrati tedeschi, greci e portoghesi.Stabilito qual è l'effettivo numero dei magistrati in Europa, si può ora analizzare ilcarico medio di ogni magistrato giudicante (per i pubblici ministeri i dati appaiono dipiù difficile comparazione).Questo dato non è presente nel rapporto, ma lo si può indicativamente ricavaredividendo il numero delle varie sopravvenienze civili e penali (tabelle 61, 68) per ilnumero di giudici (tabella 51). Si tratta di un dato che, di per sé, non ha una validità
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