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Rivoluzione in Sudamerica

Rivoluzione in Sudamerica

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«Siamo socialisti del secolo XXI e ci ispiriamo a Simon Bolivar»...
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08/12/2010

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MARADONA: STOP BUSH
“Bush ? Spazzatura umana”, parola di Diego Armando Maradona (come dargli torto?,ndr).Centinaia di persone, tra cui molti tifosi del Boca Juniors, hanno salutato ieri sera aBuenos Aires El Pibe de Oro insieme alla comitiva di manifestanti che lo ha accompagnatosul treno 'Alba', che giungerà questa mattina a Mar del Plata, sede del IV Vertice delleAmeriche dove si svolgerà una marcia di protesta contro la visita del presidente americanoGeorge W. Bush.
Per me è un orgoglio
- ha dichiarato Maradona prima dipartire -
 poter essere in questo treno e ripudiare questaspazzatura umana che è Bush
”.Maradona aveva già attaccato duramente il presidente degliStati Uniti nel corso di una recente intervista, all'Avana, per la sua trasmissione radiofonica 'La noche del 10': “
Per me il comandante è un Dio
- ha detto Maradona -
Bush invece èun assassino. Gli argentini devono rifiutarsi che venga nel nostro Paese. Bush ci disprezza, ci vuole ai suoi piedi. Noi argentini abbiamo molti difetti, ma la dignità la manteniamosempre
”.L'ex Pibe de Oro, che sarà filmato nel suo viaggio dal registaEmir Kusturica, ha anche chiarito che lui e i manifestanti deltreno vanno a Mar del Plata “
 per la dignità. Non andiamo per la violenza
- ha spiegato -
ma per difendere quello che ènostro
”. Maradona ha indossato una maglietta con la scritta “Stop-Bush”.La grande marcia contro il presidente USA si svolgerà nelle vie di Mar del Plata e siconcluderà nello stadio della città, dove parlerà anche il presidente “anti-Bush” del Verticedelle Americhe, il venezuelano Hugo Chavez. Entusiasta del viaggio anche Emir Kusturica:
È il treno della rivoluzione. Questo è un sogno molto romantico per me
”, hadetto prima della partenza.Un altro dei passeggeri “vipdel treno diMaradona è il leader “cocalero” e candidatoalle elezioni presidenziali in Bolivia EvoMorales: “
Voglio condividere questa lotta chearriva dalle comuni
- ha detto a BuenosAires -
 per questo sono qui oggi 
”.Alla manifestazione di Mar del Plataparteciperanno associazioni antimperialiste,indigene del Sudamerica, di difesa dei dirittiumani (come le Madres di Plaza de Mayo),ma gli organizzatori contano su unapartecipazione massiccia della gente: neigiorni scorsi avevano parlato addirittura di una previsione di tre milioni di persone presential corteo.
 
Stop Bush project (Pubblicato suEcplanet12-11-2005)
LA GUERRA DELLA COCA
Nel primo semestre del 2006 erano stati nove i giornalisti assassinati nel continentesudamericano. In appena tre mesi - luglio, agosto e settembre - ne sono stati assassinatialtri 13.Il caso più grave, proveniente dalla remota Guyana, è passato completamente sottosilenzio. L'8 d'agosto, una banda armata ha assaltato la sede del quotidiano “Kaieteur News” facendo cinque morti: Richard Stewart, Chetram Pergaud, Elion Wegman, MarkMikoo, y Shazim Mohamed. In Colombia, due giornalisti radiofonici che lavoravano sudenunce di corruzione, sono morti a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro: Milton FabiánSánchez, 37 anni, è stato ammazzato a colpi di pistola il 9 agosto a Yumbo; Atilano PérezBarrios è caduto in condizioni simili a Cartagena. In condizioni simili, in Venezuela, JesúsFlores Rojas, è stato ammazzato a pistolettate il 23 agosto. Un altro giornalistaradiofonico, Eduardo Maaz, guatemalteco, è stato ucciso con cinque colpi di pistola il 10settembre. In questo caso, unico, il suo presunto assassino, di nome Orlando Vázquez, èstato arrestato 48 ore dopo il crimine. Il 28 di agosto, nel Salvador, Douglas Hernández,26 anni, mentre stava investigando a El Congo - è la versione ufficiale - è stato vittima delfuoco incrociato tra poliziotti e presunti delinquenti.Nella Repubblica Dominicana, negli ultimi tre mesi sono stati assassinati due giornalisti:Domingo Disla Florentino, avvocato e giornalista, assassinato a Boca Chica, e FacundoLavatta, corrispondente di Radio Comercial. Mercedes Castillo, Presidente dell'Ordine deiGiornalisti dominicano, ha denunciato l'insostenibile livello di aggressioni, minacce dimorte, sequestri lampo, interrogatori abusivi che subiscono i giornalisti del paese.I colpevoli appartengono a tre categorie: narcotrafficanti, membri di bande criminali (le“pandillas”) ma anche uomini di scorta ad alte personalità. In Messico, il nove agosto èstato trovato il cadavere di Enrique Perea Quintanilla, direttore della rivista “Dos Caras,Una Verdad”. Stava lavorando su casi di omicidi non risolti dalla polizia nello stato diChihuahua e il suo corpo presentava evidenti segni di tortura.Ma gli omicidi non completano le statistiche. Ci sono anche i sequestri, i ferimenti, gliattentati, per non parlare delle minacce personali e alle famiglie che rendono arduo illavoro informativo. Il caso più clamoroso si è avuto il 12 agosto a San Paolo, in Brasile,dove l'organizzazione criminale “Primer Comando de la Capital” (PCC) ha sequestrato ungiornalista ed un tecnico della TV Globo. Il secondo è stato liberato con un video sullecondizioni di vita nelle carceri brasiliane che la televisione ha mostrato per ottenere laliberazione del primo.Infine, nell'elenco dei fatti più clamorosi, il primo settembre a Merida, una granada èesplosa nella sede del periodico “Esto” e il 22 agosto raffiche di mitra sono state sparatecontro la sede della Radio Universidad di Oaxaca in Messico. Tutto questo è il risultato diuna guerra civile che da più di 40 anni sta insaguinando il sudamerica: la guerra dellacoca.
 
Il 23 settembre scorso, aveva fatto sensazione laperformance del presidente boliviano Evo Moralesche ha sventagliato una foglia di coca davantil'assemblea delle Nazioni Unite a New York. Abitocolorato, viso angelico, ad un certo punto del suodiscorso Evo Morales ha estratto dalla tascaun'innocente foglia di coca e l'ha fatta vedere a tutti ipresenti. E a tutti ha ricordato l’uso ancestrale che inBolivia si fa della pianta della coca: dai medicinali alletisane ma serve anche a far svanire la fame e lafatica da lavoro alle tremende altitudini degli altipianiboliviani. Morales, che non si è certo risparmiato di offrire informazioni relative alla pianta,ha soprattutto chiesto di non criminalizzare la foglia di coca solo perché il suo uso è statosnaturato dai narcotrafficanti.Il numero uno boliviano, che prima di darsi alla politica è stato un leader sindacale deicontadini “cocaleros”, che coltivano la coca, ha chiesto come mai la foglia di coca che siusa per produrre Coca Cola sia legale, mentre quella boliviana utilizzata per produrremedicinali sia considerata fuorilegge. Morales ha poi spiegato la differenza tra coca ecocaina: “
la foglia di coca è di colore verde, il colore rappresentativo della cultura andina edella speranza delle popolazioni indigene. Non è bianca come la cocaina
”. E poi hacontinuato: “
Vogliamo dire anche che le università statunitensi in collaborazione conquelle europee hanno studiato a fondo gli effetti della foglia di coca e hanno confermatoche non danneggia assolutamente la salute umana
”.Riguardo al narcotraffico: “
Siamo coscienti del fatto che il narcotraffico sia un problema. Abbiamo, però, cercato di risolverlo
”. La Bolivia contende a Haiti il triste record di paesepiù povero del continente americano e Morales ne è consapevole. “
Siamo un paese con problemi economici ma abbiamo lottato contro il narcotraffico mettendo dei freni alla produzione
”.Riguardo alla politica estera USA.
Gli Stati Uniti hanno detto che non accettanol'esistenza delle coltivazioni della pianta della coca e che ci possono mettere in condizionedi modificare le nostre regole. Ecco io dico all'amministrazione statunitense che noncambieremo le nostre regole, e non accettiamo minacce da nessuno. Crediamo che laloro forma di lotta al narcotraffico sia uno strumento per colonizzare nuovamente i paesi andini. Questo non lo accettiamo e non lo permetteremo
”.Riguardo la guerra alla droga: “
La guerra alla droga non può essere uno strumento o un pretesto con il quale gli USA sottomettono i Paesi della regione andina. Come hanno fattocon la guerra preventiva che hanno inventato per intervenire in alcuni paesi del MedioOriente. Quindi chiedo all'ONU che vengano firmati accordi che aiutino a combattere il narcotraffico e non che questo sia scusa o pretesto per dominarci o per umiliarci 
”.

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