La Prima guerra mondiale e il Mandato britannico
L'Impero Ottomano aveva dato segni di stasi culturale e di crescente disfunzione della sua, fino ad allora, efficiente macchina amministrativa emilitare fin dalXVIII secolo,in diretta connessione con l'accelerazione dei processi d'industrializzazione in Europa.La crescente potenza economica europea si espresse con una più accentuata volontà di ampliare i propri mercati a livello planetario. Comeconseguenza logica si accrebbe il desiderio di controllare, direttamente o indirettamente, quelle parti del mondo ricche di materie prime che l'industriaeuropea trasformava oltre a creare più ampi mercati in grado di assorbire le sue merci.Il modello ideologico vincente in Europa fu, a partire dai primi delXVIII secoloil nazionalismo, e per un elementare fenomeno acculturativo, anchel'Impero Ottomano pensò di seguire lo stesso tracciato europeo. Gli mancava però la necessaria audacia di avviare un analogo processo dilaicizzazionee il nazionalismo ottomano non riuscì a fare a meno dell'apporto delle classi religiose.La ricerca scientifica rimase eminentemente appannaggio dell'Europa e all'Impero Ottomano sembrò sufficiente importare tecnologia "chiavi inmano" da essa senza minimamente immettersi nello stesso cammino ideologico edepistemologico prefigurato nel Vecchio Continente. Nel XX secolo la situazione ottomana era vistosamente peggiorata e aveva messo in allarme le stesse potenze europee che da tempo parlavanodell'Impero Ottomano come del "malato d'Europa". Molti movimenti riformatori erano sorti nei territori ancora controllati dalla "Sublime Porta" per tentare di contrastare il processo di degrado politico, economico e culturale (vedi "Giovani Turchi") ma per alcuni di essi l'intento principale da perseguire era quello, né più né meno, dell'indipendenza di stampo occidentale. Fra questi popoli anche Palestinesi arabi e israeliti svolsero un ruoloimportante.Con l'esplodere dellaPrima guerra mondialee il coinvolgimento dell’Impero Ottomano, molti furono gli israeliti che decisero di lasciare la loro"Terra promessa" per scegliere mete diverse, innanzi tutto gliStati Uniti, che garantivano migliori condizioni in termini tanto economici quanto dilibertà civili.La spartizione dei possedimenti dell'Impero Ottomano nella regione tra Gran bretagna eFranciaal termine della guerra, era stata già decisa nel1916
con l'Accordo Sykes-Picot(inizialmente segreto, l'Italianon venne messa a parte della trattativa)
.Per l'area della Palestina l'accordo prevedeva:Il riconoscimento agli ebrei immigranti dall’Europa del diritto di formare un
Focolare nazionale
un focolaio nazionale
" (
"a National Home
") in territorio palestinese, che venne interpretato dagli stessi come la promessa relativaal permesso di costituire uno stato autonomo ed indipendente. Il termine impiegato "
focolaio nazionale
", al posto di un più esplicito "Stato" o"Nazione", era tuttavia ambiguo e la dichiarazione specificava anche che non dovevano essere danneggiati i "
i diritti civili e religiosi delle comunitànon-ebraiche della Palestina
". L'interpretazione della Dichiarazione Balfour sarà fin da subito causa di attriti tra la popolazione araba preesistente(che temeva la costituzione di uno stato ebraico) e i sionisti, che la interpretavano come l'appoggio da parte del governo britannico al loro progetto.Gli stessi inglesi alcuni anni dopo, con il
Libro Bianco del 1922
,rassicurarono la popolazione araba sul fatto che la
Jewish National Home in Palestine
promessa nel 1917 non era da intendersi come una nazione ebraica, rimarcando però al contempo l'importanza della comunità ebraica presente e la necessità di una sua ulteriore espansione e del suo riconoscimento internazionale.Con la fine della guerra, grande fu il dibattito tra le maggiori nazioni vincitrici per decidere il futuro di queste zone, anche alla luce delle direttive del presidentestatunitenseWoodrow Wilsonche condannavano la costituzione di nuove colonie. Alla fine, con gliaccordi di San Remodel 1920, si optò
per l'autorizzazione da parte della Società delle Nazioni di affidare alla Gran Bretagna e alla FranciaMandati, necessari in teoria per educare alla"democrazia liberale" le popolazioni del disciolto Impero Ottomano.La Russia, con laRivoluzione d'ottobre, era uscita anticipatamente dal conflitto con lapace di Brest-Litovsk voluta daLenin,e pertanto non fu
coinvolta in questa esperienza che difficilmente potrebbe non essere definita come una forma di neo-colonialismo internazionale. L'Italia, per latradizionale debolezza della sua politica estera, fu anch'essa tenuta fuori dalle decisioni di riassetto internazionale (il tema della "vittoria mutilata"ebbe grande presa sugli animi degli Italiani e fu abilmente messa a profitto dal nascentefascismo).LaSocietà delle Nazioniaffidò dunque allaGran Bretagnaunmandato per la Palestina, che fino a quel momento e per tutti i secoli precedenti aveva
coinciso con il territorio degli odierni Stati diIsraeleeGiordania.La Società delle Nazioni riconosceva gli impegni presi da Balfour, pur rimarcando
nuovamente che questi non dovevano essere realizzati a discapito dei diritti civili e religiosi della popolazione non ebraica preesistente. Per permettere l'adempimento degli impegni presi, la Società delle Nazioni riteneva necessario istituire un'agenzia che coordinasse l'immigrazione ebraicae collaborasse con le autorità britanniche per istituire norme atte a facilitare la creazione di questo
focolare nazionale
, come per esempio la possibilità per gli immigrati ebrei di ottenere facilmente la cittadinanza palestinese; l'organizzazione Sionista veniva ritenuta la più adatta per questo compito.Oltre a questo il Mandatario doveva predisporre il territorio allo sviluppo di un futuro governo autonomo.
.Così, nel1922l’Inghilterra, seguendo
quanto già deciso negli accordi di Sykes-Picot, concesse tutti i territori ad est del fiume Giordano (quasi il 73% dell'intera area del Mandato) all’emiroAbdullah. Questo divenne la Transgiordania, con una maggioranza di popolazione araba (nel 1920 circa il 90% della popolazione, stimata in un totaledi circa 4.000.000 di abitanti
), mentre l'aera ad ovest del Giordano venne gestita direttamente dalla Gran Bretagna.Se la reazione delle popolazioni arabe (musulmane e cristiane) a tali progetti fu vivace e del tutto improntata all'ostilità, diverso fu invecel'atteggiamento del movimento sionista che, forte delle precedenti promesse fattagli, considerò il Mandato britannico sulla Palestina il primo passo per la futura realizzazione dell'agognato Stato ebraico.Le proteste della popolazione araba furono ancor più esacerbate per la palese violazione britannica degli accordi (anch'essi segreti) sottoscritti con lo
diMecca,al-Husayn b. ‘Alī,col ministro plenipotenziario di Sua Maestà Sir Henry MacMahon,Alto Commissario inEgitto,che aveva
promesso, dopo la caduta dell'Impero Ottomano, il riconoscimento agli Arabi dei diritti all'auto-determinazione e all'indipendenza in cambio dellaloro partecipazione agli sforzi bellici anti-ottomani, e la creazione di uno "Stato arabo" dagli imprecisati confini.In base a tali accordi alcuni contingenti arabi, guidati dal figlio dello
sharīf
,Faysal(futuro sovrano d'Iraq), parteciparono alla cosiddetta "Rivolta
Araba", forte dell'aiuto della Gran Bretagna che distaccò come suo ufficiale di collegamento (ma di fatto suo plenipotenziario) il colonnelloThomasEdward Lawrence(più noto come Lawrence d'Arabia). Ben si conosce la disillusione dello stesso ufficiale che, dopo molto aver promesso e moltoottenuto, fu costretto ad assistere del tutto impotente alla cinica violazione degli impegni presi da Londra, da lui stesso in buona fede calorosamenteavallati.Anche se in realtà la Gran Bretagna era stata in grado di controllare militarmente la zona palestinese fin dal 1917, fu solo nel 1923 che il Mandatoentrò effettivamente in vigore e fin dall'inizio cominciarono a sorgere nel Paese vari movimenti di resistenza araba (
muqàwwama
) che miravano, al pari dei movimenti irredentistici italiani, all'allontanamento di tutti quanti consideravano stranieri.Sotto ilMandato britannico l'immigrazione ebraica nella zona subì un'accelerazione mentre l'Agenzia Ebraica- organizzazione sionista che agiva
grazie ai finanziamenti provenienti da sostenitori esteri - operò alacremente per l'acquisto di terreni. Il risultato fu quello di portare la popolazioneebraica in Palestina dalle 83.000 unità del 1915, alle 84.000 unità del 1922 (a fronte dei 590.000 arabi e 71.000 cristiani), alle 175.138 del 1931(contro i 761.922 arabi e i quasi 90.000 cristiani), alle 360.000 unità della fine degli anni trenta, quando ancora non era completamente nota alla pubblica opinione internazionale la dimensione delle misure repressive adottate contro gli ebrei dallaPoloniae, in modo assai più marcato, dallaGermania nazista.
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