Siamo discesi alla stazione della strada ferrata di Lione, alle ottodella mattina, con un tempo bellissimo. E ci trovammo subitoimbarazzati. Avevamo letto nei giornali che i fiaccherai di Parigispingevano le loro pretese fino al punto di non voler pi
�
trasportare persone grasse. Io feci osservare al Giacosa che noi dueeravamo fatti apposta per provocare e giustificare un rifiuto sdegnosodal pi cortese dei fiaccherai. Egli s'impensier, io pure.
� �
Avevamo indosso, per giunta, due spolverine che c'ingrossavanospietatamente. Come fare? Non c'era che da tentare di produrre un po'd'illusione avvicinandosi a una carrozza a passo di contraddanza einterpellando l'uomo con una voce in falsetto. Il tentativo riusc.
�
Il fiaccheraio ci rivolse uno sguardo inquieto, ma ci lasci
�
salire, e si diresse rapidamente verso i _boulevards_.Dovevamo andare fino al _boulevard_ degli Italiani, ossia diritti alcentro di Parigi passando per la pi ammirabile delle sue strade,
�
La prima impressione gradevole.
�
la grande piazza irregolare della Bastiglia, spettacolosa e
�
tumultuosa, nella quale sboccano quattro _boulevards_ e dieci vie, eda cui si sente rumoreggiar sordamente il vasto sobborgo diSant'Antonio. Ma s' ancora intronati dallo strepito della grande
�
Stazione lugubre, dove s' discesi rotti e sonnolenti; e quel vasto
�
spazio pieno di luce, quei mille colori, la grande colonna di Luglio,gli alberi, il viavai rapidissimo delle carrozze e della folla,s'intravvedono appena. il primo soffio impetuoso e sonoro della
�
vita di Parigi, e si riceve a occhi socchiusi. Non si comincia a vedernettamente che nel _boulevard_ Beaumarchais.Qui comincia ad apparire Parigi. La via larghissima, la doppia filadegli alberi, le case allegre; tutto nitido e fresco, e da tutto
�
spira un'aria giovanile. Si riconoscono al primo sguardo mille piccoleraffinatezze di comodit e d'eleganza, che rivelano un popolo pieno
�
di bisogni e di capricci, per il quale il superfluo pi
� �
indispensabile del necessario e che gode la vita con un'arteingegnosa. la _buvette_ tutta risplendente di vetri e di metalli,
�
il piccolo caff pieno di pretese signorili, la piccola
� � �
trattoria che ostenta i ghiottumi squisiti del gran _restaurant_, sonomille piccole botteghe, linde e ridenti, che fanno a soverchiarsi leune le altre a furia di colori, di mostre, d'iscrizioni, di fantocci,di piccole gale e di piccoli vezzi. Fra le due file degli alberi
�
un andirivieni di carrozze, di grandi carri, di carrozzoni tirati damacchine a vapore, e d'omnibus altissimi, carichi di gente, chesobbalzano sul selciato ineguale con un fracasso assordante. Ma
�
un movimento diverso da quello di Londra. Il luogo aperto e verde, ivisi, le voci, i colori, danno a quel tramesto l'aspetto pi di
� �
un divertimento che di un lavoro. E poi la popolazione non nuova.
�
Son tutte figure conosciute, che fanno sorridere. _Gervaise_ che
�
s'affaccia alla porta della bottega col ferro in mano, _monsieur
�
Joyeuse_ che va all'ufficio fantasticando una gratificazione,
�
_Pipelet_ che legge la Gazzetta, _Frdric_ che passa sotto
� � �
le finestre di _Bernerette_ la sartina del Murger, la merciaia
�
del Kock, il _gamin_ di Vittor Hugo, o il Prudhomme del Monnier,
�
' l'_homme d'affaire_ del Balzac, l'operaio dello Zola.
� �
Leave a Comment