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9
Periodico della SIGEA Società Italiana di Geologia Ambientale
ISSN 1591-5352
   P  o  s   t  e   I   t  a   l   i  a  n  e   S .  p .  a .  -   S  p  e   d   i  z   i  o  n  e   i  n   A   b   b  o  n  a  m  e  n   t  o   P  o  s   t  a   l  e  -   D .   L .   3   5   3   /   2   0   0   3   (  c  o  n  v .   i  n   L .   2   7   /   0   2   /   2   0   0   4  n   °   4   6   )  a  r   t .   1  c  o  m  m  a   1  -   D   C   B   R  o  m  a
 Atti del Convegno
Geositi
il patrimonio geologicotra conservazione e fruizione
 
24
• Geologia dell’Ambiente • n. 2/2009
1. PREMESSA
L
a recente approvazione da partedella Giunta Regionale della Pugliadi un disegno di legge sulla “Tute-la e valorizzazione del patrimoniogeologico e speleologico”, già licenziata fa-vorevolmente dalla Commissione consiliarecompetente, crea i presupposti per un’orga-nica individuazione, catalogazione, tutela evalorizzazione del patrimonio geologico inuna regione come la Puglia che grazie an-che alla sua variabilità geologica e geomor-fologica, oltre ad offrire una serie di spuntiper approfondimenti scientifici, culturali edidattici, rappresenta un’area di indubbiaattrazione turistica.Infatti, la conoscenza del patrimonio ge-ologico di una zona, in particolare dei benigeologici di grande pregio in termini di uni-cità, bellezza e rappresentatività scientifica,costituisce uno strumento di fondamentaleimportanza per la salvaguardia del bene, perl’impulso alla ricerca scientifica e alle attivitàdi educazione ambientale, per le scelte dipianificazione territoriale, ma anche per lapromozione turistica. Il patrimonio geologi-co-geomorfologico riveste inoltre particolarerilevanza all’interno dei parchi e delle riservenaturali, laddove gli aspetti fisici del territorio,unitamente ad emergenze di tipo botanico,faunistico, storico-archeologico, costituisco-no un grande elemento di pregio, meritevoledi essere tutelato, valorizzato e studiato.Troppo spesso in Puglia all’individuazio-ne del bene geologico segue l’assenza diazioni atte a favorire e rendere possibili lafruizione e la valorizzazione. Basti citare ilcaso dei cosiddetti “puli” (esempio di geo-siti di interesse nazionale) o della cava deidinosauri nei pressi di Altamura (esempio digeosito di interesse internazionale), o anco-ra delle “gravine” e delle “lame”, che rap-presentano una importante fetta del patrimo-nio geologico regionale ma che purtroppoversano in un tale stato di abbandono cherasenta in alcuni casi il degrado.Un altro caso-limite è rappresentato dalsito di Punta delle Pietre Nere, che è statoquasi del tutto smantellato per far posto adopere antropiche di basso valore socialeed economico, ma di alto impatto paesag-gistico.La possibilità di operare in presenza diuna legge sulla tutela e valorizzazione delpatrimonio geologico, che si spera ormai diprossima attuazione, dovrebbe scongiurareil ripetersi di situazioni simili.
Il patrimonio geologicoin Puglia: dall’indifferenzaalla valorizzazione.Iniziativa legislativadella Regione Puglia
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g.mastrozz@geo.uniba.itl.sabato@geo.uniba.it
Fig. 1 - Carta geologica schematica della regione Puglia. (da Pieri et al., 1997, mod.)
 
Geologia dell’Ambiente • n. 2/2009 •
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2. LE REGIONI GEOLOGICHEDELLA PUGLIA
L’area corrispondente alla regione Pugliaricade nella parte settentrionale (Placca Apu-la o Adria) della Placca africana (D’Argenio,1974). La Placca Apula, a partire dal Paleo-zoico (circa 260 milioni di anni fa), ed in parti-colare dall’apertura dell’oceano della Neoteti-de, ha assistito ad una serie di fasi tettonichedi notevole importanza ma che la hanno coin-volta marginalmente fino all’Oligocene, cioéfino al momento in cui la porzione della placcain cui è compresa la gran parte del territo-rio pugliese ha svolto il ruolo di avampaesestabile nell’ambito della collisione fra la zollaafricana e quella europea, fenomeno che hadato origine alla formazione delle catene ap-penninica e dinarica (Ricchetti
et al.
, 1988).Sulla base di quanto accennato la regionepugliese può essere suddivisa in tre grandielementi geologici: Avampaese apulo (all’in-terno del quale si distinguono il promontoriodel Gargano, l’altopiano delle Murge e le Ser-re Salentine), Fossa bradanica (differenziatain Tavoliere delle Puglie e Fossa Premurgia-na) e catena sudappenninica (cui appartienel’Appennino Dauno) (Fig. 1).L’Avampaese apulo si è individuato nelNeogene durante l’orogenesi appenninico-dinarica, ed è rappresentato da un’ampiaarea ricadente per buona parte nella regionepugliese, formata da rocce calcaree meso-zoiche spesse alcuni chilometri. Tali roccesi sono originate dalla cementazione di fan-ghi sedimentatisi in ambiente di piattaformacarbonatica (Piattaforma Apula, D’Argenio,1974; Ricchetti, 1975; Ciaranfi
et al.
, 1988).Alla fine del Cretaceo la Piattaforma Apulaemerge, e subisce una serie di fenomenidistensivi che determinano la formazione diun’ampia antiforme con asse diretto ONO-ESE (Ricchetti
et al.
, 1988). Tale antiformerisulta a sua volta interessata da una seriedi faglie a diversa orientazione (Pieri, 1980),che determinano lo sviluppo dei principalielementi geografici che caratterizzano laregione Puglia; questi elementi sono ricono-scibili come tre alti strutturali a differente ele-vazione (il promontorio del Gargano che rag-giunge quote di circa 1.000 metri, l’altopianodelle Murge che raggiunge circa i 700 metri,e le Serre Salentine con elevazioni fino a 200metri), ed alcune aree depresse interpostefra gli alti (Graben dell’Ofanto e Soglia Mes-sapica-depressione di Brindisi). I sistemi difaglia determinano anche, tramite degli am-pi sistemi a gradinata, la sommersione dellostesso avampaese sia verso l’Adriatico, adEst, che al di sotto dell’Appennino, ad Ovest.Quest’ultimo sistema a gradinata corrispon-de al substrato della Fossa bradanica (
sensu 
 Migliorini, 1937; Ricchetti, 1980; Sella
et al.
,1988; Pieri
et al.
, 1996), un’area depressa,allungata in senso appenninico, e in conti-nua subsidenza, che si individua all’inizio delPliocene, durante le ultime fasi dell’orogene-si appenninica. Si tratta di un’area che migraverso l’Avampese e che riceve sedimenti dinatura terrigena dall’area di catena durantetutto il Plio-Pleistocene (Casnedi, 1988; Cia-ranfi
et al.
, 1979). Tale bacino viene colmatoda una successione di depositi che superai 2.000 m; in particolare, la successione ècaratterizzata nella parte depocentrale dadepositi fini torbiditici, nella parte occiden-tale da depositi costieri conglomeratico-arenacei, e nella parte orientale da depositicostieri carbonatici (Valduga, 1973; Ciaranfi
et al.
, 1979; Pieri
et al.
, 1996; Tropeano &Sabato, 2000). A partire da circa 1 milionedi anni fa, in Italia meridionale (nelle regionipugliese e lucana) si verifica un drastico mu-tamento geodinamico per cui l’intero siste-ma catena-avanfossa-avampaese si solleva(Doglioni
et al.
, 1994) e la Fossa bradanicasi colma (Pieri
et al.
, 1996); il riempimentodel bacino determina un conseguente ritirodel mare che procede dalle aree più interne,ed attualmente più sollevate (area di Banzi eGenzano, in Basilicata) fino all’attuale areadel Tavoliere (costa del Fortore e del Gol-fo di Manfredonia) e a quella metapontina(costa del Golfo di Taranto) che risultano almomento le zone di più recente emersione(Mastronuzzi & Sansò, 2002a; Tropeano
et al.
, 2002; Cilumbriello
et al.
, 2008), e dovesi rinvengono i cosiddetti “depositi mariniterrazzati” del Pleistocene medio e superio-re che definiscono il classico paesaggio agradinata sostanzialmente caratterizzantel’intera fascia costiera pugliese (
 p.es.
Vez-zani, 1967; Brückner, 1980a; 1980b; 1982;Belluomini
et al.
, 2002; Mastronuzzi & San-sò, 2003; Ferranti
et al.
, 2006; Zander
et al.
,2006, e bibliografia inclusa).Come detto, la Fossa bradanica durantela sua evoluzione è migrata verso est in con-seguenza dei movimenti tettonici che hannocaratterizzato le ultime fasi di costituzionedell’Appennino meridionale. L’Appenninomeridionale è costituito da unità strutturalia loro volta rappresentate da rocce sia dinatura magmatica che sedimentaria, moltodeformate e accostate una all’altra duran-te l’orogenesi (Selli, 1962; Ogniben, 1969;Mostardini & Merlini, 1986; D’Argenio
et al.
,1973; Patacca & Scandone, 2001). Un seg-mento della parte più orientale dell’Appenni-no meridionale ricade nel territorio pugliese,ed è rappresentato dall’Appennino Dauno. Sitratta della porzione di una catena montuosacaratterizzata da una serie di accavallamentia vergenza adriatica, all’interno dei quali èpossibile individuare una serie di unità tetto-niche accavallatesi verso Est dall’Oligoceneal Pliocene (Ogniben, 1969; D’Argenio
et al.
,1973; Mostardini & Merlini, 1986; Dazzaro
et al.
, 1988; Pescatore
et al.
, 2000; Di Nocera
et al.
, 2006, e bibliografia inclusa). L’Appen-nino Dauno è caratterizzato esclusivamenteda unità strutturali costituite da rocce sedi-mentarie, nelle quali prevalgono sia unitàarenacee (di prevalente natura carbonatica – Formazione della Daunia o Flysch di Fae-to) sia unità argillitiche, localmente bentoni-tiche, estremamente scompaginate (Argillevaricolori – Flysch Rosso), queste ultimeresponsabili della diffusa presenza di franee/o movimenti gravitativi superficiali che ca-ratterizzano la regione dauna.È facilmente comprensibile come l’evo-luzione geologica appena descritta, legataalla sovrapposizione ed interferenza di pro-cessi tettonici, sedimentari ed erosivi, abbiadeterminato la configurazione attuale dell’in-tero territorio pugliese, giustificandone lasua grande variabilità, dovuta alla presenzadi differenti tipi litologici coinvolti in una lun-ga e differenziata storia evolutiva che hannoportato allo sviluppo di forme ed ambientigeografico-fisici molto differenti.Di seguito vengono brevemente delineatii caratteri distintivi del Gargano e delle Murgeperchè vi si rinvengono alcuni siti geologiciche la nostra Associazione ha cercato di por-tare all’attenzione della comunità regionalequali esempi di notevole importanza nazio-nale o internazionale ma che purtroppo ver-sano attualmente in stato di abbandono e/odi progressivo ed irreversibile degrado. Di talisiti vengono fornite dettagliate informazioninel capitolo successivo. È ovvio che anche lealtre unità geologico-morfologiche della Pu-glia (Serre Salentine, Tavoliere delle Puglie,Fossa premurgiana e Appennino Dauno) so-no sedi di emergenze geologiche
l.s.
che me-ritano altrettanta attenzione; l’Associazione ècomunque già impegnata nell’individuazionee nell’analisi dei geositi presenti in tali aree.Il Gargano rappresenta l’alto strutturalepiù sollevato dell’intero Avampaese Apulo,raggiungendo quote di circa 1.000 metri; ilGargano è a sua volta interessato da unaserie di faglie che, oltre ad aver prodotto unaserie di ripiani posti a quote differenti, e col-legati da marcate scarpate (fino a circa 200metri di dislivello), rendono tale promontorioun’area ad elevato rischio sismico (si veda
 p.es
. Tinti
et al.
, 1995) e di tsunami (si veda
 p.es
. Gianfreda
et al.
, 2001). Essendo l’altostrutturale garganico a costituzione carbona-tica, e fortemente tettonizzato, è caratteriz-zato sia in superficie che in profondità da unaserie di forme carsiche, dalle doline (
 p.es
.Baboçi
et al.
, 1993; Caldara & Palmentola,1993) (vedi paragrafo 3.2). alle grotte, spes-so sede di rinvenimenti preistorici (es. Grottadi Paglicci). Inoltre, nella zona settentriona-le, il Gargano è caratterizzato dalla presen-za dei laghi costieri di Lesina e Varano, cherappresentano uno dei rari esempi attualiin cui è possibile osservare l’evoluzione diun sistema di laguna-barriera originatisi inseguito a fenomeni sedimentari, eustatici etettonici (Mastronuzzi & Sansò, 2002b; Ric-ci Lucchi
et al.
, 2006). A questa peculiaritàse ne sovrappone un’altra proprio a Marinadi Lesina (a Punta delle Pietre Nere), dove
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