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L.PIERGIOVANNI agosto 2002 pag. 180 
14. LA SHELF-LIFE14.1 Premesse
La questione della Shelf-Life degli alimenti confezionati rappresenta un problema complesso e sulquale esiste una notevole carenza di informazioni e conoscenze, persino negli ambiti professionalideputati alla soluzione di questo problema. Eppure la Shelf-Life di un prodotto alimentareconfezionato è da molto tempo una questione di grande importanza: l'organizzazione dellaproduzione e della distribuzione, la scelta delle caratteristiche dell'imballaggio, la definizione del"termine minimo di conservazione” e della “data di scadenza”, ad esempio, sono problemi chepossono essere affrontati correttamente solo conoscendo ciò che definiamo appunto "la Shelf-Lifedel prodotto". Molte professionalità differenti sono interessate a conoscere i meccanismi dimodificazione che portano alla riduzione della qualità di un prodotto confezionato e le tecniche,sperimentali e predittive, per stimare la vita di scaffale e prima di qualsiasi altro, naturalmente, iltecnologo alimentare che si occupa di Food-Packaging. Questo è certamente un dato caratteristico diquesta materia: lo studio di Shelf-Life è, tipicamente, il terreno di comune lavoro del "FoodScientist" e del "Packaging Scientist", il punto di incontro di competenze anche diverse ma le uneindispensabili alle altre.
14.2 Definizioni
La traduzione letterale di Shelf-Life, del termine inglese che più frequentemente utilizziamo perdescrivere la "durabilità" di un prodotto, è illuminante. Le parole "Vita di scaffale", evocando ilpunto di vendita, infatti, rendono bene il significato
commerciale
del dato di shelf life.La Shelf-Life di un prodotto non corrisponde obbligatoriamente alla reale
"vita"
del prodottoperchè la perdita di alcune caratteristiche (in particolare quelle sensoriali) corrisponde alla fine dellacommerciabilità di un prodotto ma non necessariamente alla perdita delle caratteristichemerceologiche fondamentali o di quelle igieniche di sicurezza o, ancora, di efficacia nutrizionale di unprodotto. Per esempio la "presa di massa" dello zucchero, la perdita di croccantezza di un prodottosecco, alcune modificazioni di colore, sapore o odore, il deterioramento dell'imballaggio o ilsuperamento di un limite di migrazione non sono eventi che rendono incommestibile un alimento masicuramente ne determinano la non commerciabilità.Aggiungiamo anche che la Shelf-Life di un prodotto deperibile è riferibile esclusivamente ad unadeterminata situazione ambientale. Non ha senso parlare in assoluto di Shelf-Life senza specificare inquali circostanze è stata valutata o misurata, in quali condizioni di magazzinaggio, di trasporto e didistribuzione, in quali climi, in quale stagione ecc.Una delle migliori definizioni che si possano dare del termine Shelf-Life e delle traduzioni correlateè probabilmente la seguente:
...quel periodo di tempo che corrisponde, in definite circostanze (confezione, trasporto, condizionidi conservazione, clima), ad una
 tollerabile
diminuzione della qualità di un prodotto confezionato...
In questa definizione sono contenuti tutti gli elementi che danno concretezza all'espressione "Shelf-Life". L'aggettivo tollerabile, in particolare, va enfatizzato perchè il decadimento qualitativo neltempo di un prodotto alimentare confezionato è un evento sostanzialmente ineliminabile. L'ambientein cui si viene a trovare un bene confezionato nel corso della commercializzazione, è un sistematalmente complesso ed eterogeneo che inevitabilmente finisce con l'interagire con il prodotto,condizionandone la qualità intrinseca ed originale.
14.3 L'IMPOSTAZIONE DEL PROBLEMA
Dalla definizione deriviamo inoltre una indicazione banale ma, allo stesso tempo, fondamentale: sedobbiamo considerare il tempo che corrisponde ad una tollerabile diminuzione di qualità, è
 
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necessario, prima di tutto, sapere che cosa intendere per qualità del prodotto; conoscere quale
qualità
 dell’alimento si ntende conservare più a lungo o quale si deteriora più rapidamente: ad esempio se gliaspetti sensoriali sono predominanti rispetto a quelle igienici o quelli nutrizionali. Già a livello diimpostazione il problema si presenta complesso; non è quasi mai facile definire compiutamente laqualità di un prodotto, o meglio, essa non dipende da un unico attributo ma più spesso da una serie diattributi. Quale scegliere come indice della Shelf-Life, quale determinazione analitica effettuare, nonè per nulla semplice e, comunque, richiede applicazione e sperimentazione.
Gli attributi di qualità
In secondo luogo sarà necessario individuare un attributo o un parametro misurabile che descrivacompiutamente la qualità alimentare fondamentale e quantificare il livello minimo di qualità che siamodisposti ad accettare. A volte l'attributo da considerare sarà la concentrazione di un componente chediminuisce nel corso della vita commerciale, come il contenuto di una vitamina o un aroma tipico(ma anche il principio attivo di un farmaco o l'elemento profumato di un cosmetico, per sottolinearele analogie con i problemi di conservazione di prodotti deperibili non alimentari); altre volte saràl'aumento di concentrazione di una determinata sostanza (un migrante indesiderato, il prodotto di unareazione di decadimento o decomposizione, una carica microbica); altre ancora sarà il giudiziosensoriale espresso da un panel di assaggiatori (per esempio variazioni di gusto, di odore o diapparenza); ed, ancora, l'attributo potrebbe essere rappresentato dalla misura oggettiva di unparametro sensoriale (il colore, la consistenza). In ogni caso la scelta dell'attributo di qualità daconsiderare risulta un momento fondamentale e delicato del problema di Shelf-Life a cui riservaremolta attenzione.
Gli eventi primari
Gli attributi di qualità variano e si modificano attraverso meccanismi chimici, fisici e biologici,complessi, differenti, a volte poco conosciuti, comunque molto numerosi.Tuttavia, qualunque sia l'attributo di qualità che si intende o si debba misurare per valutare la Shelf-Life, va considerato che tutte le possibili modificazioni negative della
Qualità
, sono indotte da un"
evento primario
" fondamentale, che quasi sempre corrisponde ad un fenomeno di trasporto, le cui"
conseguenze
" corrispondono alla variazione dell'
attributo
. Questi "eventi primari" sono, al contrariodei meccanismi di degradazione degli attributi di qualità piuttosto limitati e l’imballaggio può, inmolte situazioni, riuscire a controllarli efficacemente. Schematicamente possiamo individuare questi"eventi primari" nei fenomeni di:
trasmissione della luce, trasmissione di gas, trasmissione diumidità, trasmissione di calore, sollecitazioni meccaniche
.
Trasmissione della luce
Moltissimi prodotti esposti alla luce, tanto naturale che artificiale, vanno incontro a processi didegradazione, solitamente piuttosto lenti, che possono però riguardare aspetti importanti (nutriziona-li, organolettici, fisici, ecc.) della qualità dell'alimento confezionato e che dipendono dall'esposizionealla luce.La luce infatti, o meglio talune radiazioni elettromagnetiche della luce, favoriscono o acceleranoenormemente alcune reazioni chimiche e biochimiche responsabili del degrado qualitativo (peresempio l'auto-ossidazione dei lipidi); molte sostanze naturali, inoltre, hanno la caratteristica diassorbire intensamente la luce incidente e dare luogo, per questo, a decadimenti e/o trasformazioniindesiderate. I pigmenti, ad esempio, hanno questa caratteristica e la degradazione del colore, infatti,è un evento inevitabile e ben conosciuto; molte vitamine (come la Vit. B2 e la Vit. A) sonotipicamente fotodegradabili e, spesso, i prodotti di queste degradazioni sono sostanzeparticolarmente reattive che interagiscono ulteriormente con altri costituenti del prodotto originale.
 
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L'azione della luce è legata sia all'intensità dell'emissione luminosa che alla frequenza (o lunghezzad'onda) della radiazione; le radiazioni a più alta frequenza (a bassa lunghezza d'onda), tipiche dellaregione Ultravioletta dello spettro elettromagnetico, sono normalmente le più efficaci nel produrreguasti e danni. L'imballaggio dunque, in molti casi, ha anche la funzione di agire da filtro selettivo eprotettivo al passaggio di radiazioni elettromagnetiche, assorbendo le più pericolose e lasciando pas-sare quelle innocue.L'intensità luminosa che viene trasmessa (
It
) attraverso un qualsiasi materiale trasparente, illuminatoda una luce incidente (
Ii
), segue la ben nota legge di Lambert-Beer, secondo la quale:
It = Ii exp (-k
x
l)
dove:k = coefficiente di assorbimento, tipico del materiale consideratol = spessore del materialeL'espressione della legge di Lambert-Beer evidenzia l'effetto di schermo dell'imballaggio (ilcoefficiente di assorbimento è una caratteristica del materiale come anche lo spessore) ma non è, inrealtà, sufficiente per una descrizione accurata dei fenomeni che intervengono nel corso dellaconservazione di un alimento in un imballaggio trasparente.L'intensità della luce trasmessa dal materiale, infatti, corrisponderà a quella incidente sul prodotto mauna frazione di questa verrà riflessa (
Ir
) dall'alimento. Oltre ad una inevitabile diminuzionedell'energia complessiva si registrerà anche una variazione qualitativa della luce incidente sulprodotto, in quanto lo spettro di lunghezze d'onda non sarà lo stesso della luce esterna. Per valutarela quantità complessiva di luce che viene assorbita dal prodotto confezionato (
Ia
) e le sueconseguenze, sarà indispensabile conoscere anche le caratteristiche "ottiche" dell'alimento. Solo sullabase di questi dati, e conoscendo la massima quantità di energia radiante sopportabile o la relazionetra luce trasmessa e danno qualitativo, sarà possibile impostare una soluzione del problema di Shelf-Life. Sono molto pochi i lavori scientifici condotti per valutare la conservabilità di un prodottoalimentare confezionato, sulla base di una rigorosa impostazione di questo genere ed in questacapitolo, dopo questa generica premessa, non si approfondirà ulteriormente l'argomento.
Trasmissione di gas
 Un grande numero di alterazioni del prodotto confezionato è in relazione a fenomeni di trasmissionedi gas tra il
microambiente
della confezione ed il
macroambiente
esterno. Trasmissioni che possonoriguardare l'ossigeno (dell'ambiente), l'anidride carbonica (prodotta da una fermentazione odaggiunta), l'etilene (nella maturazione dei vegetali), l'anidride solforosa (come altri antisetticigassosi), oppure sostanze volatili responsabili di caratteristiche aromatiche sia positive che negative.Dunque ossidazioni, perdite di aromi, acquisizioni di "off-flavors", sviluppo di microrganismi aerobi,perdita di effervescenza, viraggi di colore e molte altre ancora possono essere le conseguenze di un
Ii
 
It
 
Ia
 
Ir
 
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