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Bimestrale di informazione realizzato dal Laboratorio Antagonista 
Le Radici e le Ali
Anno 5 n.rO 11novembre 2008
Rivista presentata presso la Cancelleria del Tribunale di Parma il 3 marzo 2004Aut. Trib. Parma n.o 8 dell’ 11/03/2004
CONOSCERE PER CAPIRE,CONOSCERE PER SCONFIGGERELA PAURA 
Il Laboratorio Antagonista Le Radici e le Ali hadeciso di organizzare una serie di incontri diapprofondimento su tematiche di interesse socialecorrente: i primi 2 incontri sono incentrati sullatematica delle migrazioni e della sicurezza, duequestioni che vengono spesso arbitrariamente estrumentalmente affiancate.Per il programma di questi primi incontri rimandiamoal volantino inserito in questa rivistaQui vogliamo invece spiegare le motivazioni che cispingono a muoverci, con un intento che osereidefinire di tipo educativo, per confrontarci ecomunicare con i nostri concittadini su questetematiche .Vediamo con rammarico e disappunto chel’atteggiamento di gran parte dei nostri compaesanirispetto alla tematica dell’immigrazione è di paura.Una paura che a parer nostro è alimentata daignoranza e mancanza di consapevolezza rispetto aquello che è un fenomeno irrefrenabile e con il qualeè necessario rapportarsi, convivere, crescere.Ad attizzare questo senso di paura ha contribuito enon poco una delirante campagna mediatica che hacontribuito ad alimentare odio diffidenza e sospettocontro tutti i migranti, campagna che è statacostruita dando una evidenza esasperata a fatti dicronaca che in alcuni casi sono stati effettivamentegravi ma che, presentati in modo sproporzionatosulle prime pagine dei giornali o sulle aperture deitelegiornali, hanno fatto si che si diffondesse paura eallarme sociale.In realtà le statistiche ufficiali sui principali reati cidicono che questi sono in netto calo rispetto adesempio a 10 anni fa (vedi articolo OssessioneSicurezza su ultimo numero che riportava dati delministero dell’Interno) come ha ammesso anche ilPrefetto di Parma in occasione di un recenteincontro avente a tema la sicurezza.Quasi tutti i partiti politici hanno puntato sul temadella sicurezza intesa come controllo sociale per ottenere consenso da una popolazione impaurita daun sistema di falsa informazione che non rispettanessun codice etico e che ha contribuito in modomassiccio a diffondere istinti primordiali razzistinella società.Nelle ultime elezioni politiche quasi tutti i partitihanno dato grande risalto nella loro campagnaelettorale alla lotta contro l’immigrazione ed hannopromesso provvedimenti per incrementare ilcontrollo. Alcuni partiti come la Lega Nord fondanola propria identie basano il loro consensosull’odio per chi viene da fuori: Con questipresupposti non è difficile che qualche idiota porti
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SU A TSTA
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IN QUESTO NUMERO
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onoscere per capire, conoscereper sconfiggere la paura
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ra crisi economica e liberismo
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amma... li anarchici!
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'
ipotesi di Calamandrei
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n nome della paura
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e terme di Lesignano
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ifendiamo l'alveo del torrente
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iccoli razzisti crescono
 
alle estreme conseguenze gli incitamenti contro imigranti, contro chi ha orientamenti sessuali diversio contro chi dissente politicamente da un sistemaincentrato sullo sfruttamento e sull’esclusione.E gli atti violenti di razzismo, le aggressioni e altreforme di intolleranza stanno ripetendosi, spessosottovalutati dai mass media, con cadenzapreoccupante.Se a questo aggiungiamo che la paranoia sicuritariaha spinto l’amministrazione centrale e quelleperiferiche a prendere provvedimenti volti al controlloossessivo di tutto quello che succede nella società ea predisporre un impianto normativo improntato allapunizione di tutti quelli che sono comportamentidifformi, indipendentemente dall’effettiva pericolositàdell’atto e della sua causa sociale, la nostrapreoccupazione per la svolta autoritaria è grande evediamo seri pericoli di avanzamento di un fascismomascherato da democrazia massmediatica.A questa tendenza paranoica per il controllo e larepressione non sembra volersi sottrarre nessuno:anche nella nostra zona da Parma a Langhiranol’ossessione per la sicurezza ha spinto gliamministratori a prendere provvedimenti populisticome l’istituzione di inutili, se non dannosi,assessorati alla sicurezza, l’installazione di costosetelecamere ovunque, la diffusione di questionari sullasicurezza che alimentano la paura e creanoallarmismo, l’emanazione di ordinanze con la finalitàdell’aumento del controllo e delle entrate monetarie,l’aumento degli organici della Polizia Municipale afronte della riduzione degli investimenti in servizisociali primari, vedi case ad affitto sociale, per esempio.L’aumento degli strumenti di controllo e repressionein mano a chi detiene il potere, al di là della finalitàimmediata di rispondere alla domanda fittizia disicurezza alimentata dalla paura diffusa a pienemani dai mass media, stanno costituendo unimpianto molto più complesso e ancor piùpericoloso.In una situazione di gravissima crisi sistemica,descritta tra l’altro nell’articolo di Piero in questogiornale, sarà inevitabile la diffusione del conflittosociale da parte delle masse popolari colpite dallacrisi.Per far fronte a questa inevitabile diffusione dellemobilitazioni da parte di chi rivendicherà diritti e unminimo di benessere la classe imprenditorialeitaliana ha due armi micidiali per difendere i propriprivilegi: da una parte la diffusione del razzismo per far scaricare la rabbia e le rivendicazioni popolaricontro un falso nemico, dall’altro un impiantorepressivo che si manifesta già adesso (bastipensare all’attacco che si sta portando al diritto disciopero) e che rischia di inasprirsi e comprimereanche i diritti basilari e le libertà fondamentali.Sembra una storia già vista, ma sappiamo ancheche il desiderio di libertà ed emancipazione hasaputo già sconfiggere le peggiori dittature che lastoria ricordi.
Filippo Adorni 
TRA CRISI ECONOMICA E LIBERISMO:
I PROFETI DEL LIBERO MERCATOQUANDO FALLISCONOINVOCANO LO STATO
Già l’anno scorso nel nord degli Stati Uniti i segnalidell’imminente crisi economica c’erano già tutti.Distese di roulottes a fare da casa a chi la bancal’aveva pignorata per insolvenza delle rate delmutuo. Famiglie, singoli, che il giorno prima avevanoun lavoro di tutto rispetto ed una carta di creditoillimitata si trova ora a dover fare i conti con unrealtà mutata.Certo i mutui cosiddetti
sub-prime
possono essereuna delle cause del tracollo dei mercati globali ma,contro l’opinione corrente di molti analisti chetendono ad etichettare queste forme di economia“creativacome il male assoluto con il precisocompito di salvare invece il sistema nel suocomplesso, bisogna fare alcune considerazioni.Lo stesso Financial Times dell’8 aprile scorso notavache «la disuguaglianza tra i redditi negli Usa haraggiunto il punto più alto dai tempi dell’anno deldisastro: il 1929» e proseguiva così: «lacaratteristica più notevole dell’era delladisuguaglianza e del libero mercato che è iniziatanegli anni Ottanta è rappresentata dal fatto che sisiano avute così poche reazioni alla stagnazione deiguadagni della gente comune in una così larga partedell’economia del mondo sviluppato». In effetti, fanotare l’economista Valdimiro Giacchè, i dati sonoimpressionanti e rendono chiaro il quadro dal qualetutti noi dobbiamo partire per una corretta analisi.Tra il 1979 e il 2005 i redditi prima delle tasse dellefamiglie americane più povere sono cresciutidell’1,3% annuo, quelli del ceto medio di menodell’1% annuo, mentre quelli dell1% più ricco dellapopolazione sono cresciuti del 200% annuo primadelle tasse ed addirittura del 228% dopo le tasse
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con la conseguenza che, negli anni tra il 2002 e il2006, all’1% della popolazione, e cioè il più ricco,sono andati quasi i tre quarti della crescita delreddito complessivo..In definitiva nel 2005 l’indice della disuguaglianza trai redditi ha raggiunto il massimo storico e lo stessovale per la Gran Bretagna, ove questo si è verificatodopo l’ondata al potere dei laburisti di Blair nel 1997.Più in generale, la riduzione della quota del Pil cheva ai salari, e per contro la crescita della quotadestinata ai profitti, è una tendenza che investe tutti ipaesi a capitalismo maturo: in Italia, ad esempio, dal1983 al 2005 i lavoratori hanno perso 8%percentuali, andati in maggiori profitti (che sono salitinel periodo dal 23% al 31% del totale). In terminiassoluti si tratta di cifre enormi: l’8% del Pil italiano èinfatti qualcosa come 120 miliardi di euro! A questosi aggiungano le mancate risorse invece destinatead armamenti e guerre mascherate da interventiumanitari che, nel periodo 1998-2007 sono cresciutedel 45% mentre in valore assoluto hanno raggiunto i1.339 miliardi di dollari (851 miliardi di euro),equivalenti al 2,5% del Pil mondiale. Negli Usa, nel2007, le spese per gli armamenti militari sono statimaggiori che quelle sostenute per la SecondaGuerra Mondiale!Sono cifre spaventose ma più spaventosa è lamancanza di reazione, cioè di lotte, come affermasenza mezzi termini il Financial Times (e non ilCapitale di Marx), contro questa gigantescaredistribuzione della ricchezza verso l’alto.Non sorprende scoprire che la dittatura mediatica eil lavaggio del cervello iniziati con forte intensitànegli anni Ottanta, siano serviti proprio a confonderel’opinione pubblica disattenta e indaffarata edinseguire il mito del denaro, della doppia casa,dell’apparire a tutti i costi, del credito facile,distogliendola dai processi reali di produzione dellaricchezza. Un peso di non secondaria importanzagiocano i fattori legati all’egemonia culturale edideologica esercitata dal capitalismo, che, dopo lacaduta del muro di Berlino e l’implosione delsocialismo reale nell’est europeo, ha potutoriaffermare il proprio orizzonte come orizzonte ultimodella storia umana.Il capitalismo ha convinto i più della sua necessità eche questo sistema economico significava l’unicastrada percorribile, togliendo di mezzo la possibilitàdi una gestione diversa dell’economia che parlassedi socializzazione dei mezzi di produzione, dicooperazione e non di concorrenza, di sviluppoarmonico e non esplosivo a scapito dei popoli menosviluppati e basati su economie di sussistenza.Oramai tutti ci siamo convinti che altri modelli dieconomia e società non sono possibili e siamocomplici ed artefici, chi più e chi meno, di un sistemache poggia la sua ragion d’essere sulla nostracomplicità di consumatori (un po’ meno comeproduttori in quanto il lavoro è quasi sempre unobbligo dove le possibilità di scelta sono limitate).Il Pil, come sosteneva Robert Kennedy, non misurala nostra felicità, il benessere interiore. Gli indicieconomici e più in generale l’economia di mercatosembrano procedere separati dagli effettivi bisognidi ognuno di noi, bisogni non solo ascrivibili allasfera economica. Ma l’ideologia cosciente e forteche ha stordito tutti noi ci ha martellato con la piùinsidiosa propaganda totalitaria: il consumo, ilcomprare, l’avere, facendoci scordare il valore deirapporti umani sganciati dagli interessi, il valore deldono, dello scambio e della reciprocità come fatticostitutivi delle società.Il consumismo, sul quale si posa l’intero castello disabbia che ora sta crollando, è una delle malattiedella società e dell'uomo contemporaneo. Si comprapiù di quanto serva, si acquistano oggetti non tantoper la loro necessità o per il piacere di adoperarli, ilcosiddetto valore d'uso, quanto per quello cherappresentano, per il loro cosiddetto valore discambio.Essi placano le insicurezze dell'uomo moderno, loconfermano nella sua importanza e nel suo valore.Intanto il nostro livello di consumi erode le riservenaturali del pianeta e mette probabilmente a rischiola vita sulla Terra per le generazioni chesuccederanno alla nostra. Probabilmente ilconsumismo risponde, almeno in parte, aun'esigenza umana. Già nei secoli passati learistocrazie abbagliavano il popolo con la loro vitasfarzosa e i potenti entravano fra loro incompetizione a chi edificava il castello, la cattedraleo il palazzo più grandiosi. Lo spirito competitivo, cheoggi si esaurisce per lo più in una squallidacompetizione da condominio, un tempo ha prodottograndi opere artistiche, la cui perfezione ancora oggiammiriamo. Oggi produce guerre, catastrofi epovertà. Persino le popolazioni delle zonesottosviluppate del pianeta invidiano i nostriconsumi. Una delle molle che induce la migrazionedi massa di folle di diseredati sono le immaginitelevisive provenienti dal ricco Occidente e captateanche in sperduti villaggi del Terzo Mondo. Lacornucopia di beni promessa e il miraggio di una vitalussuosa seducono anche i più poveri. La pubblicitàci induce, tramite spot che trasmettono le immaginidi esistenze perfette quanto irreali, a consumaresempre di più prodotti di cui non abbiamo alcunbisogno. Di più: essa non si limita a vendereprodotti, bensì propaganda sogni, modelli di vita, daperseguire e imitare, pena un doloroso sentimento diinadeguatezza.Dal canto loro, gli economisti ci assicurano chesoltanto incrementando i consumi, costruiremoun'economia sana e vincente. I beni, che un tempo
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