• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
Download
 
PdE
. Rivista di psicologia applicata all’emergenza, alla sicurezza e all’ambiente
© StudioZuliani: via De Mori, 17 - 36100 Vicenza - telefono 338 3396987 - www.studiozuliani.net - e-mail info@studiozuliani.net
1
 Anno 2, n. 4Giugno 2006Registrazione del Tribunale diVicenza n° 1114 del 02.09.2005Redazione: Via De Mori, 1736100 Vicenzatel. e fax 0444.505717
PdE
Rivista di psicologia applicata all’emergenza, alla sicurezza e all’ambiente
Sommario:Editorialepag. 1La percezione del rischiotra teoria e ricercapag. 2Rapine in banca: qualiconseguenze per lepersone coinvolte?pag. 5Medici e pazienti, unrapporto a rischio
 
pag. 7Il bello del verdepag. 10Intersezionipag. 12
E
DITORIALE
 
Il quarto numero della rivista si focalizza sul tema della percezionedel rischio. Si tratta di un tema estremamente rilevante nel quadrodelle tematiche riguardanti la sicurezza. Non si può più considerareesclusivamente l’aspetto tecnico, ma occorre analizzare anche lecomponenti personali, sociali e culturali dei soggetti direttamentecoinvolti.Un tempo la questione della gestione del pericolo si fondava su unarichiesta ai cittadini di fiducia incondizionata nei confronti degliesperti del settore e delle informazioni trasmesse. Oggi si ritieneopportuno non ignorare le opinioni dei cittadini interessati perché sirischia un cattivo funzionamento dei sistemi di prevenzioneindividuati, che dovrebbero agire sulle conseguenze all’esposizionea situazioni di pericolo.Dopo un’introduzione generale sono presentati due aspetti, diversi,ma emblematici. Il primo articolo riguarda uno studio che ha tentatodi rilevare le possibili conseguenze psicologiche delle rapine sugliimpiegati bancari. In questi anni si è impegnati molto per ridurrel’impatto economico e le conseguenze fisiche delle rapine,dimenticando però l’aspetto più squisitamente personale.Il secondo lavoro, che avvia uno specifico progetto di ricerca,indaga una nuova conflittualità tra medico e paziente. Taleconflittualità sembra nascere prevalentemente da una diversapercezione della situazione, che rende difficile la reciprocacomunicazione: un’incomprensione che spesso sfocia inconseguenze civilmente e penalmente rilevanti.Infine la consueta attenzione ai temi ambientali porta il nostrointeresse a soffermarsi sull’importanza delle aree verdi nelle zoneurbane. Non si affronta questa problematica dal punto di vistaestetico e nemmeno in un’ottica terapeutica, ma viene sottolineatocome le aree verdi svolgano un importante ruolo nella prevenzionedella salute e della qualità di vita dei cittadini.Buona lettura. Antonio Zuliani
PdE
Direttore responsabile
Mauro Zamberlan
 
Direttore scientifico
 Antonio Zuliani
Redazione:
Lucia De Antoni, Roberto DeFilippo.
Hanno collaborato a questo numero:
Emanuela Bellotto (Medicodel lavoro), Keleana De Marzi(Psicologa), Chiara Varalta(Laureata in psicologia)
 
 
PdE
. Rivista di psicologia applicata all’emergenza, alla sicurezza e all’ambiente
© StudioZuliani: via De Mori, 17 - 36100 Vicenza - telefono 338 3396987 - www.studiozuliani.net - e-mail info@studiozuliani.net
2LA PERCEZIONE DEL RISCHIO: UN PROBLEMA APERTO
di
 
E
MANUELA
B
ELLOTTO E
A
NTONIO
Z
ULIANI
 
 Accanto a una visione tecnico-probabilistica della percezione del rischio, si impone sempre piùl’importanza della valutazione soggettiva o del gruppo sociale di riferimento. La legge Seveso eil caso Chernobyl.
L’uomo, nel corso della storia, è semprestato esposto a pericoli, sul lavoro, sullastrada, in casa, sia che stesse svolgendo unamansione, sia che si stesse divertendo odormendo. Tale situazione ha certamenteavuto un’evoluzione nella storia dell’umanitàverso una significativa riduzione dei danniderivati da tali pericoli, tanto che leaspettative di vita si stanno allungandosempre di più. Ciononostante le personeassumono spesso atteggiamenti, siapersonali che collettivi, che non semprecorrispondono all’effettiva incidenza delpericolo, anzi si nota un certo aumento dellapreoccupazione per i rischi che si corrono.Come se la percezione del rischio noncorrispondesse ad una sua valutazionerazionale.Dal punto di vista tecnico esiste unadistinzione tra il concetto di pericolo e quellodi rischio, anche se nel linguaggio comune idue termini sono spesso utilizzati comesinonimi. In breve con il termine pericolo sitende ad identificare l’agente, la situazione,l’evento capace di portare danno (pericolosisono un’automobile, una frana, unnubifragio, ecc). Con il termine rischio siidentifica la probabilità che l’evento producail danno. Una probabilità che è in funzionedella vulnerabilità del sistema e del valore deibeni coinvolti. Per rimanere negli esempiprecedenti, guidare un’automobile saràrischioso in funzione dello stato della strada,della manutenzione del mezzo, del traffico,dell’abilità del guidatore, del suo statoemotivo e così via. Accanto a questa visione, sostanzialmentetecnico-probabilistica, si affaccia, semprecon maggior forza, anche l’importanza dellavalutazione soggettiva del rischio, cioè dellapercezione che la persona o il suo gruppo diriferimento sociale ha di quel determinatopericolo. Ecco allora che la guida dell’auto,pur provocando più decessi del volo aereo, èconsiderata meno pericolosa e ilcomportamento del guidatore ne risenteprofondamente. Analogamente il problemadei campi elettromagnetici, generato dallainstallazione delle antenne per la telefoniamobile, viene considerato molto più pesantedi quello del fumo, e gruppi di popolazionedisposti a battaglie per i primi non sipreoccupano altrettanto di fumare inpresenza dei figli. Quindi, se da un lato gliesperti valutano il rischio su base statistica eprobabilistica, dall’altro la gente comune lovaluta con l’esperienza e la cultura condivisache contiene una caratteristicafondamentale: la difficoltà a tollerarel’incertezza sugli effetti di un determinatopericolo. In molto campi la scienza e latecnica non sono in grado di fornire dellerisposte definitive e perciò rassicuranti. Neimomenti più critici dell’influenza aviaria sisono diffuse forti preoccupazioni sullapossibile trasmissione del virus attraverso igatti e i piccioni, che il mondo scientificoitaliano non ha fermamente esclusoesistendo una probabilità sia pur minima. Inaltre nazioni una probabilità così modestanon è stata neppure presa in considerazionenella comunicazione pubblica per cui, adesempio, il messaggio in Francia è stato “ipiccioni non trasmettono l’aviaria”.Il rischio, da questo punto di vista, fariferimento al comportamento umano o,comunque, alle modalità con le quali lapersona si rapporta a una situazione o a unoggetto specifico. Di qui la legittimità diparlare di percezione del rischio piuttostoche di percezione di pericolo. Il problema èche, spesso, la definizione tecnica di rischiomal si collega con la valutazione soggettivache viene data del medesimo oggetto dallepersone interessate, tanto che si è arrivati a
 
PdE
. Rivista di psicologia applicata all’emergenza, alla sicurezza e all’ambiente
© StudioZuliani: via De Mori, 17 - 36100 Vicenza - telefono 338 3396987 - www.studiozuliani.net - e-mail info@studiozuliani.net
3
differenziare il rischio “reale” da quello“percepito”. Questa distinzione può portare aconsiderare il soggetto come da “educare”piuttosto che da comprendere nelle suedinamiche di preoccupazione.La tematica va quindi affrontata sotto treprofili:
 
quello tecnico-informativo, perché lepersone dispongano di tutti gli elementiper valutare;
 
quello “politico”, che esprimemaggiormente l’opinione di gruppipiuttosto che quella di singoli individui, epuò anche risentire distrumentalizzazioni;
 
quello dei valori di riferimento dellepersone, che spesso offre maggiorepossibilità di avvicinarsi al loro punto divista.
Un esempio: la legge Seveso
Il 15 maggio 2006 il Dipartimento dei Vigilidel Fuoco ha inviato una circolare relativaall’informazione della popolazioneinteressata alla presenza di attività a rischiorilevante in riferimento ai D. Lgs. 334/99 e238/05 (legge Seveso e collegati). In talecircolare si ribadisce “che il diritto dellapopolazione a essere correttamenteinformata sugli aspetti riguardanti glistabilimenti a rischio presenti nel territoriocostituisca un aspetto fondamentaleimprescindibile per il successo della gestionedelle azioni intraprese nel caso si verifichi unincidente”.Già dal D. Lgs. 334/99, emanato dopo il1976, quando dai camini dell’Icmesa diSeveso fuoriuscì una nube contenentediossina, si prevedeva che la popolazioneresidente nelle vicinanze di industrie a rischio“di incidente rilevante” fosse informata deirischi e delle misure da attuare in caso diincidente. Lo stesso decreto contenevaalcune prime tabelle indicanti le tipologie diindustrie a rischio. Tabelle che sono incontinua evoluzione, a causa sia della ricercascientifica, sia dell’aumentata sensibilitàdell’opinione pubblica verso i temi di tuteladella salute.L’evoluzione di questa legislazione, da unlato rappresenta un progresso per la tuteladella cittadinanza, dall’altro dimostra qualiseri problemi di comprensione del rischio sipongano per le persone, in particolare neicasi in cui le industrie interessate, pur nonmodificando il loro ciclo produttivo, sianoentrate, nel corso degli anni, nel novero delleindustrie a rischio. Di qui il paradosso: allepersone che hanno sempre vissuto a ridossodi una determinata industria vieneimprovvisamente comunicato che il luogodove abitano si trova in una zona a rischio. Ilproblema è che il pericolo non si èdeterminato da un cambiamento produttivo,bensì dal fatto che solo oggi si consideraquella produzione come “rischiosa”. Sigiunge così a chiedere alle personeinteressate di compiere un’operazione“impossibile”: scorporare la loro storia daldato tecnico, ovvero considerarsi a rischiosolamente dal momento della dichiarazioneufficiale della sua esistenza. Ma ciò non èfacile: come farà la persona a non pensareche ha vissuto per anni in una situazione cheera, di per sé, già rischiosa? Come saràpossibile comprendere che, se oggi risiedein una zona a rischio, ciò è proprio unaconseguenza dell’aumentatapreoccupazione per il rischio, che ha indottoil legislatore a modificare le tabelle di cui siparlava sopra? Come potrà controllarel’ansia derivata dal pensare che, come già hasperimentato nella sua storia, le cosepotrebbero mutare ancora e un domani potràscoprire di trovarsi di fronte ad un rischioancora maggiore? L’incertezza di cui siparlava sopra può diventare intollerabile sia alivello di qualità di vita percepita, sia neldeterminare l’acquisizione deicomportamenti da adottare in caso dieffettiva emergenza.
Dalla percezione alla comunicazione del  rischio
Queste riflessioni aprono la partitasull’importanza strategica dellacomunicazione, che non può riguardaresolamente gli aspetti tecnici, ma deve aiutare
of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...