PdE
. Rivista di psicologia applicata all’emergenza, alla sicurezza e all’ambiente
© StudioZuliani: via De Mori, 17 - 36100 Vicenza - telefono 338 3396987 - www.studiozuliani.net - e-mail info@studiozuliani.net
2LA PERCEZIONE DEL RISCHIO: UN PROBLEMA APERTO
di
E
MANUELA
B
ELLOTTO E
A
NTONIO
Z
ULIANI
Accanto a una visione tecnico-probabilistica della percezione del rischio, si impone sempre piùl’importanza della valutazione soggettiva o del gruppo sociale di riferimento. La legge Seveso eil caso Chernobyl.
L’uomo, nel corso della storia, è semprestato esposto a pericoli, sul lavoro, sullastrada, in casa, sia che stesse svolgendo unamansione, sia che si stesse divertendo odormendo. Tale situazione ha certamenteavuto un’evoluzione nella storia dell’umanitàverso una significativa riduzione dei danniderivati da tali pericoli, tanto che leaspettative di vita si stanno allungandosempre di più. Ciononostante le personeassumono spesso atteggiamenti, siapersonali che collettivi, che non semprecorrispondono all’effettiva incidenza delpericolo, anzi si nota un certo aumento dellapreoccupazione per i rischi che si corrono.Come se la percezione del rischio noncorrispondesse ad una sua valutazionerazionale.Dal punto di vista tecnico esiste unadistinzione tra il concetto di pericolo e quellodi rischio, anche se nel linguaggio comune idue termini sono spesso utilizzati comesinonimi. In breve con il termine pericolo sitende ad identificare l’agente, la situazione,l’evento capace di portare danno (pericolosisono un’automobile, una frana, unnubifragio, ecc). Con il termine rischio siidentifica la probabilità che l’evento producail danno. Una probabilità che è in funzionedella vulnerabilità del sistema e del valore deibeni coinvolti. Per rimanere negli esempiprecedenti, guidare un’automobile saràrischioso in funzione dello stato della strada,della manutenzione del mezzo, del traffico,dell’abilità del guidatore, del suo statoemotivo e così via. Accanto a questa visione, sostanzialmentetecnico-probabilistica, si affaccia, semprecon maggior forza, anche l’importanza dellavalutazione soggettiva del rischio, cioè dellapercezione che la persona o il suo gruppo diriferimento sociale ha di quel determinatopericolo. Ecco allora che la guida dell’auto,pur provocando più decessi del volo aereo, èconsiderata meno pericolosa e ilcomportamento del guidatore ne risenteprofondamente. Analogamente il problemadei campi elettromagnetici, generato dallainstallazione delle antenne per la telefoniamobile, viene considerato molto più pesantedi quello del fumo, e gruppi di popolazionedisposti a battaglie per i primi non sipreoccupano altrettanto di fumare inpresenza dei figli. Quindi, se da un lato gliesperti valutano il rischio su base statistica eprobabilistica, dall’altro la gente comune lovaluta con l’esperienza e la cultura condivisache contiene una caratteristicafondamentale: la difficoltà a tollerarel’incertezza sugli effetti di un determinatopericolo. In molto campi la scienza e latecnica non sono in grado di fornire dellerisposte definitive e perciò rassicuranti. Neimomenti più critici dell’influenza aviaria sisono diffuse forti preoccupazioni sullapossibile trasmissione del virus attraverso igatti e i piccioni, che il mondo scientificoitaliano non ha fermamente esclusoesistendo una probabilità sia pur minima. Inaltre nazioni una probabilità così modestanon è stata neppure presa in considerazionenella comunicazione pubblica per cui, adesempio, il messaggio in Francia è stato “ipiccioni non trasmettono l’aviaria”.Il rischio, da questo punto di vista, fariferimento al comportamento umano o,comunque, alle modalità con le quali lapersona si rapporta a una situazione o a unoggetto specifico. Di qui la legittimità diparlare di percezione del rischio piuttostoche di percezione di pericolo. Il problema èche, spesso, la definizione tecnica di rischiomal si collega con la valutazione soggettivache viene data del medesimo oggetto dallepersone interessate, tanto che si è arrivati a
Leave a Comment