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L
a vita di Tomáš Špidlík è come un profondorespiro con i due polmoni della Chiesa,Oriente e Occidente. Nato in Moravia nel1919, il giovane gesuita si formò tra occupazionenazista e avanzata sovietica. Nel 1951 fu chiamatoa Roma da Radio Vaticana, fornendo un preziosoaiuto per i Paesi d’oltre cortina. Per 45 anniinsegnerà Teologia spirituale patristica e orientalein varie università divenendo, tra l’altro, il primotitolare della cattedra di Teologia Orientalefondata al Pontificio Istituto Orientale e membroonorario della Società di Studi Bizantini diPietroburgo. Ma all’attività di ricerca e disistematizzazione teologica, padre Špidlík afiancòsempre un intenso “esercizio pratico”:per ben 38 anni è stato direttorespirituale del Pontificio CollegioNepomuceno. Nel marzo 1995 vienechiamato a predicare gli esercizispirituali alla Curia vaticana e l’annosuccessivo papa Giovanni Paolo II loincarica di ripensare la sua cappellaprivata Redemptoris Mater, insufflandola tradizione iconografica orientale nelcuore di Roma. Oggi Špidlík, creatocardinale nell’ottobre del 2003,vive e lavora presso il Centro di Studie Ricerche Ezio Aletti per lo studiodella tradizione dell’oriente cristiano inrelazione ai problemi del mondo contemporaneo.
Eminenza, esistono molte definizionidella preghiera, ma in che cosa consiste,secondo l’apostolo Paolo?
«La preghiera cristiana è come il respiro dellanostra umanità divinizzata, non se ne possonodare che definizioni approssimative, presedall’esperienza umana. Se ne trovano numerosenella tradizione. Tre sono tuttavia divenutefamose: la domanda a Dio dei beni convenienti,l’elevazione della mente a Dio e il colloquiocon Dio. La prima è propria a tutte le religioni;san Paolo, però, vi aggiunge una nota: “Lo Spiritoviene in aiuto alla nostra debolezza, perchénemmeno sappiamo che cosa sia convenientedomandare” (Rm 8,26). L’elevazione della menteè la definizione presa dai filosofi greci. I cristianivi dovevano necessariamente aggiungere che ilDio, al quale ci rivolgiamo, è un Padre personalecon cui entriamo in un dialogo fiducioso.Paolo, che si rivolgeva ai cristiani convertitidall’ambiente greco, doveva quindi insisterefortemente che, per chiamare Dio Padre, bisognaessere “in Gesù Cristo” (Rm 8,1) e vivere nelloSpirito Santo. Il Paraclito è lo Spirito di filiazioneper mezzo del quale gridiamo: “Abbà, Padre!”(Rm 8,15). Ne possiamo concludere che Paolo sisentiva obbligato a sottolineare fortemente questo
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San Paolo maestro dello spirito tra Oriente e Occidente: la parola al cardinale Špidlík
21 ottobre 2003: il neo cardinale Tomáš Špidlík saluta papa Giovanni Paolo II al Concistoro Ordinario Pubblico in piazza San Pietro. Qui sotto: l’ultima opera firmata da Sua Eminenza, in uscita in questi giorni.
 
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fondamento teologico, trinitario della preghiera».
Il suo “stile orante” è più vicino alla tradizioneorientale o a quella occidentale?
«La preghiera si fa nello Spirito, per mezzodel Figlio, al Padre. Questo principio paolinoè fermamente mantenuto sia in Oriente che inOccidente. Si può forse indicare una sfumaturanell’espressione verbale. Gli orientali non temonodi dire che lo Spirito è tanto unito a noi da farparte della nostra personalità. Professano latricotomia antropologica, indicando tre partidella composizione umana: il corpo, l’anima,lo Spirito Santo. Gli occidentali hanno temutoche questo si potesse male interpretare comeun panteismo, perciò preferiscono affermareche abbiamo nell’anima la “grazia” che èil “dono” dello Spirito, non la Persona stessa.Ma la differenza è veramente solo verbale.Il dono dello Spirito è la sua azione e dove Egliagisce è presente. D’altra parte, è vero chele preghiere allo Spirito degli orientali sono moltobelle proprio perché sono così personali».
 All’inizio del libro degli Atti si specifica cheil compito degli apostoli sarà duplice:«Noi, invece, ci dedicheremo
alla preghiera 
e al ministero della Parola» (At 6,4). Quasi a dire che l’apostolo non può essere tale,se non è uomo di preghiera...
«La scelta della propria vocazione deve esseremolto seria e consapevole. Ma si considera dadue punti di partenza diversi. Da parte nostradobbiamo prima esistere, renderci conto dellenostre capacità e poi riflettere quale vocazionescegliere. Da parte di Dio, si agisce in modoinverso. L’uomo riceve prima la sua vocazione nelmondo e poi, per realizzarla, riceve l’esistenza.Paolo ne è sicuro. Si era convinto di essere statochiamato a essere apostolo di Cristo già dalgrembo della madre (cfr. Gal 1,13ss.) e non losapeva, perciò faceva il contrario. Ricevetteperò l’illuminazione da Cristo. È successoin modo straordinario sulla via inDamasco. Ma in seguito egli aspettavaulteriori illuminazioni nella preghieraassidua. Da queste illuminazioniricevute nella preghiera si facevaguidare nei suoi viaggi. Si consideraapostolo di Cristo, anche se non loaveva conosciuto in modo visibile.Lo stesso atteggiamento vale pertutti i cristiani: pregando, ascoltandola voce di Dio, troveranno il lorogiusto posto nel mondo».
Ecco allora che proprio Paolo – l’uomodi azione – prescrive più volte di pregare«incessantemente» (1Ts 5,17; Ef 6,18).Ma come vivere questa “preghiera perenne” nella quotidianità?
«I monaci d’oriente si sono sempresforzati di seguire questo precetto. Il soloproblema era come giungervi. Emerserotre soluzioni. I
messaliani 
(“preganti”),una tendenza carismatica della Siria,volevano veramente concentrarsi sullasola preghiera e rifiutavano ogni operaprofana, lasciando lavorare soltantogli “imperfetti”. Gli
acemeti 
(“coloroche non dormono”), i monaci di unmonastero di Costantinopoli, cercavanodi giungere alla preghiera perpetuaavvicendandosi tra di loro. Così, unaparte della comunità era sempre in chiesa, mentrealtri lavoravano o riposavano, poi si scambiavanoil turno. La terza soluzione generalmente accettataè quella data da Origene: “Prega incessantementecolui che unisce la preghiera alle opere necessariee le opere alla preghiera”. È il famoso
Oraet labora
del monachesimo benedettino».
L’invito alla preghiera incessante è all’originedella vicenda del Pellegrino russo...
«Per pregare bene si esige naturalmente unabuona disposizione interiore, in particolareil sentimento della presenza di Dio, al qualeci rivolgiamo e per cui lavoriamo. Dobbiamorendercene conto almeno all’inizio di ogniopera buona. Ma i contemplativi hanno sempredesiderato che sia un sentimento stabile.Esercitandosi, si arriva dai singoli “attidi preghiera allo “stato” di orazione.Come raggiungerlo? Un metodo semplice
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Tra i volumi del card. Špidlík ricordiamo: 
A duepolmoni
(1999),
La fede secondole icone
(2000) con M.I. Rupnik,
La preghierasecondo latradizionedell’Orientecristiano
(2002),i due tomi di 
Allefonti dell’Europa
(2004-2006),
Manuale dispiritualità
(2005),
Il monachesimosecondo latradizionedell’Orientecristiano
(2007).
 
consiste nella ripetizione frequente di qualchebreve invocazione. In Oriente si raccomandavasoprattutto la “preghiera di Gesù” (o piuttosto“a Gesù”): “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio,abbi pietà di me peccatore”. Serve a eliminarei pensieri malvagi, cioè a purificare il cuoree a rafforzare il sentimento del
pénthos,
cioè ilringraziamento per il perdono dei peccati e dellenostre debolezze. Questa giaculatoria va ripetutain ogni momento libero. Ma il famoso
Pellegrinorusso
propagò un metodo più conseguente.La preghiera è un pensiero rivolto a Dio unitoa un simbolo esterno. Questo simbolo non ènecessariamente una parola. Unire il pensiero allarespirazione e al battito del cuore ci assicura chepossiamo sentire che la preghiera e la vitasono inseparabili».
Paolo insiste sul “rendimento digrazie” in ogni Lettera, ringraziandoil Signore soprattutto per la fededi coloro che hanno accolto il suoannuncio. Quale “spazio” occupa la lode nell’esperienza del cristiano?
«Il peccato capitale dei pagani, secondoPaolo, è “di non aver dato gloria néaver reso grazie” a Dio (cfr. Rm 1,26).In ogni orazione devono ritrovarsiquattro elementi: la domanda,la preghiera, la supplica, l’azionedi grazie (cfr. 1Tm 2,1). Gli esegetiperò sottolineano che la parola “grazienon esiste in ebraico. Nella manierasemitica si ringrazia lodandoe glorificando il donatore,benedicendolo. Perciò conosciamo,nelle liturgie orientali, molte litanie,che cominciano in tale modo:“Benedetto sia (letteralmente: sia dettobene, parlato bene...) il Signore...”, perché ci hafatto tale o tale bene. E concludono: “perché tuoè il regno, la potenza, la gloria”».
 Anche circa la “preghiera di domanda” Paoloè molto insistente con le sue comunità,convinto che la preghiera apra le stradeall’evangelizzazione (Col 4,3; Rm 1,10; 15,30...).
«Mettendosi in contatto con la divinità,gli uomini spontaneamente formulano le lorodomande, chiedono qualche cosa. Possono essereesauditi? Non sarebbe contrario al giusto ordineche il Dio assoluto e onnipotente pieghi la suavolontà secondo il desiderio dell’uomo?Di questo parere erano, infatti, i filosofiellenistici. E anche a san Paolo viene un dubbio,perché nemmeno sappiamo che cosa siaconveniente domandare” (Rm 8,26).Però aggiunge subito dopo:22 -
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23 ottobre 2005: il card. Špidlík incontra il Patriarca di Serbia Pavle, deceduto lo scorso novembre.Qui sotto: Sua Eminenza illustra le attività del CentroAletti al Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Ceca.

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