/  8
 
Francesco Varanini
L'ORGANIZZAZIONE COME RETE DI STORIE E LO STORYTELLINGCOME FURTO
1
 
1Articolo apparso su
Sviluppo & Organizzazione
, 221, maggio-giugno, 2007. 
1
 
Appropriazione indebita
 L’“agire comunicativo” così come lo abbiamo definito a partire dalla riflessione di Jürgen Habermas (Habermas: 1981; Lyytinen: 1999); l’“agire formativo”, intendendo come formazioneun approccio attivo che deriva dalle metodologie dell’attivismo pedagogico (Dewey: 1932) e del costruttivismo sociale (Brunner: 1990, Papert: 1980, 1993, 1999, Gardner: 1983); l’“agireorganizzativo”, inteso come forma ristretta dell’agire comunicativo che può essere applicataall’interno dei contesti aziendali...
ammetto che anch'io anni fa scrivevo così, bisognoso dilegittimazioni e teso all'imitazione dello stile di autori che apprezzavo.Ma ora non riesco più a leggere pagine siffatte. Farcire di citazioni e riferimenti uno scritto, avendoa disposizione il web, è diventato un gioco da ragazzi. Spero che non vi appaiano farcito di citazioniqueste pagine che state per leggere: che senso ha parlare di quotidianità, di vita spesa lavorando,degli affetti e delle sofferenze che costellano le nostre giornate, che senso ha parlarne da lontano,con austero e giudicante sguardo professorale. Meglio, molto meglio il caldo, emotivo racconto dichi quelle vicende le vive quotidianamente.Meglio, molto meglio lo
 storytelling 
.Ma è impossibile non notare la contraddizione. Da un lato sosteniamo l'importanza delle storie,delle narrazione, dei racconti. Da quell'altro imbalsamiamo questi caldi testi –barzellette, storielle,lettere, autobiografie–. Li imbalsamiamo incapsulandoli in un contesto accademico, esussumendoli a una definizione tecnica, espressa in inglese. Notate come impongono differenticontesti percettivi il termine inglese 'storyteller' e il termine italiano 'cantastorie'. Lo storytelling,forse perché ci viene dall'America, attraverso accreditati saggi ed articoli pubblicati sulle rivistegiuste, ci pare un serissimo approccio, degno di trovare posto nel quadro di quella disciplina che ci piace chiamare management. Il cantastorie ci pare appartenere a tutt'altro contesto.Eppure solo se pensiamo a qualcosa di apparentemente remoto, ma vivo, come il cantastorie, possiamo avvicinarci in modo concreto e sensato allo
 storytelling.
(Prometto di usare qui per l'ultima volta 'storyteller' e 'storytelling').
Brevi tracce di letteratura, o apologia del cantastorie
Il fatto che si prenda per buono un approccio, e si stia qui a discuterne, perché così hanno già fattostudiosi stranieri considerati autorevoli esponenti di quella pseudodisciplina che è il management,mi appare umiliante. Che ci siano arrivati anche questi esperti, buon per loro, ma io penso che valgala pena di guardare a fonti più serie.Pensiamo alla narrazione orale, alla tradizione popolare, al folklore, al passaggio attraversato dallaletteratura, in ogni contesto linguistico e geografico. Il narratore è un bardo, un rapsodo ('colui checuce il canto'). Non è il 'proprietario' della conoscenza contenuta nella narrazione. Lui, di fronte aduna conoscenza comune, nella quale la collettività si riconosce, non fa altro che rielaborarla,aggiungendo il contributo della sua soggettività, ed organizzarla in funzione di un contesto, di un pubblico, di una situazione. Ho visto all'opera cantastorie in America Latina, ma non consideratelauna cosa esotica: anche da noi cent'anni fa i cantastorie erano ancora fondamentali fonti diintrattenimento e di informazione. Non pensate nemmeno che si tratti di una manifestazione legata al contesto marginale e minoredell''arte popolare'. Omero era un cantastorie. Dai bardi, dai trovatori e dai giullari discendono imoderni poeti e romanzieri: Ariosto e Cervantes non fanno altro che rielaborare materialitradizionali.Comunque, restando all'oggi, è interessante vedere come l'evoluzione dal cantastorie al poeta e alromanziere è visibile oggi sotto i nostri occhi, nelle letterature del cosiddetto Terzo Mondo. Lìconvivono cantastorie e romanzieri, e si danno la mano, anzi, si passano di mano in mano i lorotesti.2
 
Gabriel García Márquez è un caso esemplare. Non ha fatto altro che ripresentare con la modernaetichetta di 'romanzo' –prodotto offerto al pubblico attraverso quel 'nobile' supporto che è il libro– icontenuti erano quotidiano oggetto di esibizione dei cantastorie colombiani. Dettaglio nontrascurabile, sempre ricordato dallo stesso García Márquez, non si trattava di cantastorie qualsiasi:le storie che lui ci narra non sono altro che i racconti che ascoltava narrare da sua nonna.
2
Zolle, gomitoli e terre incognite
Le narrazioni sono importanti per ogni popolazione. Sono importanti per i conterranei di GarcíaMárquez, per gli abitanti di qualsiasi villaggio e di qualsiasi metropoli. Per i lavoratori di qualsiasiazienda.Per noi che viviamo nelle organizzazioni, o comunque di sforziamo di capire come e perché leorganizzazioni funzionano, la necessità della narrazione è particolarmente evidente. Il motivo è ilseguente: le metafore meccaniche –tipica metafora: un immenso orologio, sistema perfettamenteregolato di ingranaggi– o organicistiche –la stessa metafora del corpo umano, fatto di organispecializzati, ci suona inadeguata– ci appaiono del tutto inadeguate a descrivere la realtà cheabbiamo sotto gli occhi. Non possono certo bastare procedure informatiche e disposizioni operative,descrizioni di processi, organigrammi, mansionari.Il mondo, anche il mondo in apparenza regolato da un 'modello organizzativo', o da 'leggieconomiche', ci appare come un agglomerato informe. Pensiamo al latino
 glomus
, ‘gomitolo’. Un“groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo”, fa dire Gadda alcommissario Ingravallo. Non deve meravigliarci che da qui discenda
 globo
, e quindi
 globalizzazione
. Lo scenario è sempre più evidentemente complesso, ‘mucchio’, ‘ammasso’, ‘moltitudine’, a un primo sguardo informe.
Glomeratus
: ‘mescolato’, ‘impastato’. In origine sta l'idea di una massa di terra. Come leggerequesto testo –tessuto, intreccio– informe, in apparenza illeggibile? Torniamo all'etimologia eseguiamo allo stesso tempo il ragionamento di Gadda.In origine
 gleb-
, una radice attestata in Italia e nelle aree germanica, baltica e slava, che ci parla di‘afferrare (una zolla di terra)’.
3
 Colgo questa metafora: ciò che è afferrabile è solo una zolla di terra,e la speranza, il gesto sul quale si basa la conoscenza, sta nel fatto che quella zolla che –inapparenza per caso– ho preso in mano, mi racconti la storia di tutto quel terreno. Ora, questo èesattamente il senso originario di
 plot. Plot 
, l'espressione inglese, malamente traducibile in italianocon 'trama' o 'intreccio', sta in origine proprio per 'small piece of ground'. Anche qui: piccolo pezzodi terra, zolla. Non mi interessa qui tirare tutte le fila del discorso. Del resto, la stessa idea di poter tirare tutte lefila del discorso è fallace. La 'trama', il tessuto di ogni testo (anche dei testi dei grandi autori), cosìcome la realtà delle organizzazioni che abbiamo sotto gli occhi, anche delle organizzazioni migliori)ci appaiono lontane dalla perfezione.Ci è più utile qui la metafora del gomitolo – il gomitolo viene prima del tessuto. E dietro ilgomitolo, abbiamo visto, la massa informe, metafora ancestrale. Dice Gadda, parlando del metododi indagine del commissario Ingravallo: lì, in quella massa informe, caotica, si può scoprire “unvortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospiratotutta una molteplicità di cause convergenti.”
4
Chi vuole, leggendo, si può divertire a completare il quadro che ho sommariamente tracciato:stiamo parlando dell'organizzazione sottesa che Borges coglieva nella Biblioteca di Babele, stiamo parlando di ciò che la teoria delle catastrofi chiama frattali –la zolla, in scala diversa, rappresentatutto il terreno–, stiamo parlando di ciò che la teoria del caos chiama 'attrattori strani', stiamo
2
 
Rimando, per un più compiuto sviluppo di questo ragionamento, e per i riferimenti bibliografici, a Varanini, 2004.Un approfondito esame di vizi e virtù di Gabriel García Márquez si trova in Varanini, 1998.3Vedi la voce “Globalizzazione” in Varanini, 2006.4Gadda, 1957.
3

Share & Embed

More from this user

Add a Comment

Characters: ...