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Prendiamo sul serio il nucleare italiano - Mario Agostinelli 2009

Prendiamo sul serio il nucleare italiano - Mario Agostinelli 2009

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Published by John Galanti
Articolo di Mario Agostinelli, per "Sbilanciamoci", Cernobbio, Settembre 2009. Agostinelli esamina approfonditamente le contraddizioni e gli svantaggi della politica energetica del Governo italiano indirizzata al riavvio dell'energia nucleare.
Articolo di Mario Agostinelli, per "Sbilanciamoci", Cernobbio, Settembre 2009. Agostinelli esamina approfonditamente le contraddizioni e gli svantaggi della politica energetica del Governo italiano indirizzata al riavvio dell'energia nucleare.

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Published by: John Galanti on Jan 01, 2010
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12/31/2009

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1
PRENDIAMO SUL SERIO IL RISCHIO DI UNINSENSATO NUCLEARE ITALIANO!
Mario Agostinelli, Sbilanciamoci, Cernobbio, Settembre 2009
PERICOLO!
Negli ambienti della sinistra e tra gli stessi ambientalisti c’è unasottovalutazione diffusa sulla traducibilità in azioni effettive degli annunci di
reintroduzione del nucleare
inanellati dal Governo Scajola-Berlusconi.Eppure si tratta di azioni scandite con una tempestività impressionante etalmente consequenziale da meritare molta maggiore preoccupazione el’approntamento di una seria mobilitazione, che invece stenta a partire.In interventi precedenti e con il sostegno delle riflessioni di due espertiattenti come Roberto Meregalli e Pierattilio Tronconi (si vedawww.marioagostinelli.it), ho già provato a delineare le ragioni politico-culturali per cui una produzione di
energia militarizzata
e celebrativa fino algigantismo del modello centralizzato delle fonti fossili serva a rafforzare lanarrazione di un governo d’ordine come quello attuale.Ho anche tentato di dimostrare come l’arretratezza della politica economicae industriale dell’attuale governo italiano, sostenuto dalle lobbies per gliaffari dominanti in Confindustria e contigue al centrodestra, non possa cheguidare un fronte di Paesi che dalla Libia, all’Egitto e all’Europa dell’Est vengaindotto a procrastinare il più avanti possibile il
vecchio paradigmaenergetico
fino all’esaurimento delle fonti non rinnovabili, straniandosi daiprocessi improntati al risparmio e alla rinnovabilità in corso nell’Europa piùavanzata, nell’America di Obama e ormai nella stessa Cina.In
cambio
ne avrebbe l’appalto di grandi reattori da costruire e gestire con ilconcorso dei privati, il transito con pedaggio di gasdotti sul proprio suolo, lacostruzione di rigassificatori nei propri porti e, soprattutto, joint venturesdelle aziende monopoliste controllate dal Governo (Enel, ENI, A2A) con ipartners più assistiti e meno innovativi del settore energetico (Westinghousee Areva) e con i progetti economici dei leaders di governo più screditati sulpiano democratico (Gheddafi, Erdogan, Putin, Mubarak, etc.).
La reintroduzionedel nucleareEnergiamilitarizzataIl vecchioparadigmaenergeticoLo scambio inaffari
 
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È così effettivo il coacervo d’interessi per un modello energetico senzadiscontinuità, come se non fossimo di fronte all’emergenza climatica e allafine dell’era dei fossili, che in questi giorni circola nientemeno che la voceincredibile di impiantare una centrale nucleare al posto della Fiat di TerminiImerese!Parliamo quindi del pericolo del ritorno del nucleare e della copertura fornitaalla
continuità irresponsabile di un modello energetico
già oggi alla frutta,facendo della questione del nuovo paradigma naturale terreno finalmente dilotta politica, di alleanze programmatiche, di diritto democratico - anchequi! - alla corretta informazione.Ben sapendo che il
conflitto tra atomo e sole
sarà aspro e che è impossibilein situazione di crisi duratura una doppia allocazione di risorse – “reattori epannelli” - dobbiamo respingere l’impostazione del
decreto governativo
 approvato dal Consiglio dei Ministri di Giugno che aggiunge il nucleare allalista di garanzia in vigore per l’acquisto dell’energia prodotta da fontirinnovabili, cui viene paradossalmente equiparato. Con la conseguentepossibilità di partecipazione alle società della Cassa Depositi e Prestiti, chediventa così di fatto un finanziatore di ultima istanza del vecchio anziché delnuovo.È peraltro del tutto evidente che l’
impiego di ingenti risorse private perfinanziare la diffusione del nucleare
porterebbe di fatto all’annullamentodella possibilità di sostenere in modo adeguato il passaggio all’energia dafonti rinnovabili. Si tenga conto che già ora è in corso una ristrutturazionedell’ENEA e della SOGIN per prepararli a gestire lo spostamento diinvestimenti verso l’atomo e che il Governo ha già tagliato in questaFinanziaria i fondi ai progetti per il
solare termodinamico
.Sotto un altro punto di vista,
l’espansione delle fonti naturali
è possibile solose si favorisce una produzione locale diretta, senza trasporto, commisurataalla domanda locale: il ricorso cioè alle fonti rinnovabili è a
gestionetipicamente territoriale
e, se incentivato e diffuso, produrrebbe effettistraordinari sull’efficienza e la riduzione dei consumi: al contrario, se fosse
Un modelloenergeticoirresponsabileConflitto traatomo e soleEffetti delfinanziamentodel nucleareIl rinnovabile èdecentrato elocale
 
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messo fuori gioco da un eccesso di offerta energetica, come nel caso delpiano Scajola (almeno 5 centrali Areva da 1600 MW integrate da reattori AP1000 Westinghaus per investimenti di almeno 15 miliardi di euro)porterebbe all’impossibilità di un autogoverno democratico dell’offertaenergetica.L’aspetto autoritario della scelta nucleare non può in nessun modo esseremascherato. Di conseguenza, non è certo un caso che il Governo abbiaprevisto una procedura di scelta e imposizione dei siti quanto mai accentrata,dispotica fino al
controllo militare
. Se non ci fosse accordo con gli Enti localiinteressati e soprattutto con le Regioni, il Governo si riserverebbe il potereautoritativo di decidere comunque, stroncando così ogni resistenza popolare.Addirittura, il decreto invoglia il Ministero della Difesa a mettere adisposizione propri siti per insediare centrali, mentre Il CIPE viene designatocome l’organo che impropriamente decide la validità delle proposte diinsediamento degli impianti e, di conseguenza, diventa la sede istituzionaledi decisione in vece delle assemblee rappresentative.
I COSTI DEL PIANO CENTRALI NUCLEARI: QUALCHE ESEMPIO
Vediamo ora di fare qualche conto su quel che costerà il nucleare italiano,visto che la crisi sta colpendo la nostra economia e che l’insipienza unita allapresunzione di Tremonti lo inducono – come dice Galapagos – da una parte a“sparare cazzate” e dall’altra a farne pagare comunque le spese aicontribuenti.
OL3 (Olkiluoto, Finlandia)
è un reattore ad acqua in pressione di nuovo tipo,con una potenza prevista di 1.600 MW ed è il modello che Enel ed EDFintendono costruire in quattro esemplari in Italia. Al di là del primatotecnologico, il progetto
Olkiluoto 3
ha attirato molte attenzioni per il metododi finanziamento. Il modello societario in effetti bypassa il mercatoattraverso una partnership tra produttori e grandi consumatori, che si sonoimpegnati a ritirare la futura produzione di corrente
a prezzi ancorati ai costidichiarati.
Questo perché il costo di costruzione di una centrale nucleare èenorme e poiché molte sono le incertezze, risulta molto oneroso trovare ifinanziamenti necessari. Il modello consortile finlandese ha consentito diottenere interessi molto bassi, pari al 5%, coinvolgendo in prima personaaziende private grandi utilizzatrici finali (cementifici, cartiere).
Autoritarismo delnucleareIl reattorefinlandese OL3 eil modelloconsortilefinlandese

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