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Veganzetta numero 2-2 - 15/04/08

Veganzetta numero 2-2 - 15/04/08

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Veganzetta - notizie dal mondo vegan
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01/16/2013

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A
ttiviste ed attivisti travestiti daAgnelli antropomorfi che indossanotute bianche imbrattate di sangue, cheespongono silenziosi immagini rac-capriccianti di Agnelli (questavolta veri, purtroppo) scannati a turisti
INDICEPagina 1:
PASQUA CHI MANGI?PRECISAZIONI SU ALCUNI TERMINI UTILIZZATI
Pagina 2:
ETCA E SCIENZA ALLEATECONTRO LA VIVISEZIONE
Pagina3:
NELLA SOFFERENZA LAFONTE DEI DIRITTINECROFAGIA: LIBERTA’ OSCHIAVITU’ BIOGRAFIA DI UNA VITTIMA:IL PICCOLO CANE
Pagina 4:
STRATEGIA VIRALE(PARTE PRIMA)
Pagina 5:
DOVERI UMANI O DIRITTIANIMALI?
Pagina 6:
ABITARE I CONFINI
VEGANZETTAPubblicazione amatoriale, aperiodica a distri-buzione gratuita, senza scopo di lucro. Tutti i diritti riservati ai rispettivi autori.Redazione vegana:Cristina Zanatta: layout, lettering, impagina-zione.Gloria Salvador: revisione bozze.Adriano Fragano: ricerca, elaborazione conte-nuti.Andrea Furlan: progetto grafico, elaborazionecontenuti.Hanno collaborato: Filippo Schillaci,Massimo Filippi, Andrea Landini.Risorse web:www.veganzetta.org/risorse.htmlPer informazioni:E-mail: info@veganzetta.orgWeb: www.veganzetta.orgVuoi ricevere il prossimo numero dellaVEGANZETTA?Invia francobolli per Euro 1,40 in busta chiu-sa, a:VEGANZETTA c/o J-Studio,via T. Salsa 45, 31100 Treviso
"
UU
mano/i" : non intendiamo utilizzare il sostantivo maschile "uomo" in quantotermine carico di significati filosofici e culturali che volutamente pongono laspecie umana al di sopra di altre specie animali. "Animale/i": utilizziamo talesostantivo per facilitare la leggibilità del testo. Il termine "Animali" in realtà è daintendersi sostitutivo di "Animali non Umani", o "altri Animali", o "Non Umani",in sintesi tutte le specie animali diverse dalla specie animale umana.Riconosciamo a tale termine una valenza assolutamente positiva dellaAnimalità e utilizziamo la "A" maiuscola per sottolineare la dignità intrinseca epari a quella umana di ogni Animale diverso dall'Animale Umano. "Cane,Maiale, ecc" : utilizziamo tali sostantivi con l'iniziale maiuscola per conferirepari dignità tra le diverse specie animali, in relazione a quella Umana.
Anno II - Numero 2 - 15 Aprile 2008 - Versione Web
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A Pasqua CHI mangi?
PRECISAZIONI SU ALCUNI TERMINI UTILIZZATI
e passanti, a famiglie e a ragazzi nelpieno centro storico di una Firenze prepasquale. Tutto questo è accaduto il 9ed il 22 marzo, organizzato da CEDA,OIPA e Progetto Vivere Vegan con l'au-silio di pubblicità realizzate daCa-Campagneperglianimali:"A Pasqua CHI mangi?". Utile?Inutile? Retorico? Le domande sonolecite. A prescindere dalla risposta chenon può che essere soggettiva ed indi-viduale, è importante sottolineare l'u-tilità di eventi del genere che contri-buiscono fattivamente a sollevare ilpesante velo di ipocrisia che amman-ta, per la gioia di tutti coloro che nonsopportano le questioni di coscienza,l'industria dello smontaggio dei corpidi milioni di Animali. Se ciò può aiu-tare ad abbassare finalmente lo sguar-do su CHI soffre e viene ammazzatoper il nostro tornaconto, allora nonpossiamo che appoggiarlo e contribui-re nel nostro piccolo a divulgarlo.Anche queste festività religiose sonopassate, portandosi via un ennesimoimmenso carico di sofferenza e morte;tutto pare già dimenticato, ma non ècosì: è nostro dovere morale fare inmodo che questa orribile ciclicitàabbia una fine.
La Redazione 
 
P
ensare che antivi-visezionismo etico escientifico sianoconcetti in antitesi èstrategicamente unerrore: tentare diindire crociate con-tro chi si schiera afavore dell'uno piut-tosto che dell'altronon solo è dannosoper la causa, ma èaddirittura stupido,come stupidi sono icontinui scontri trafazioni animalisteche contribuisconosolo ad aumentaregli sforzi già enormidi combattere labarbarie della vivisezione. E'necessario invece considerareche le due anime dell'antivivise-zionismo sono distanti concet-tualmente, diverse metodologi-camente, ma né avversarie, nétantomeno nemiche. Dato cherisulta impossibile una conci-liazione tra di esse, dovrebbeperlomeno esserci un accordodi non belligeranza, ossia, inestrema sintesi, una dimostra-zione di intelligenza. Nello scor-so numero abbiamo affrontatobrevemente alcuni aspetti del-l'antivivisezionismo scientifico,in questo articolo per par con-dicio proponiamo alcune consi-derazioni di ordine praticoriguardanti l'antivivisezionismoetico. Per entrambi gli argo-menti sono stati pubblicatinumerosi ed eruditi scritti, per-tanto come redazione abbiamodeciso di non addentrarci in uncampo specialistico che non cicompete, ma di fornire a chilegge delle indicazioni di carat-tere generale ed orientativo.Rimandiamo quindi ad altre let-ture chi desidera approfondirela questione. Opporsi per moti-vi morali alla vivisezione èquanto di più efficace vi possaessere dal punto di vista strate-gico, perché di fatto, una con-vinzione morale, se supportatadalla coerenza, è effettivamentedifficilmente attaccabile.Asserire che, indipendentemen-te dal fatto che vi possa essereo meno un "beneficio" per lanostra specie dalla sofferenza ela morte di migliaia di altre spe-
Anno II - Numero 2 - 15 Aprile 2008 - Versione Web
questione: è taleidea ad essere riget-tata, ma ciò presup-porrebbe una visio-ne del problema bendiversa da quelladell'antivivisezioni-smo scientifico chesi propone di com-battere la vivisezio-ne dal suo interno,con le sue stessearmi, sul suo stessopiano. Il versanteetico rappresentauna scelta ben piùimpegnativa, pre-suppone un rifiutoaprioristico di tuttequelle attività cheprevedano lo sfruttamento del-l'altro per interessi personali,anche a costo di privarsi di pos-sibili benefici. Ma un beneficio,una conquista scientifica utileper l'essere umano, se ottenutacon la sofferenza ed il sangue dimilioni di vittime innocenti èaccettabile? Se lo è, se il finepuò in taluni casi giustificare imezzi, senz'ombra di dubbio cisi ritroverebbe davanti ad unanimalismo welfarista, ad unavisione riformista della nostrasocietà, che si culla ancoranella speranza che tutto siarecuperabile. Se per controtutto ciò non può essere accet-tato, allora l'orizzonte si apre aspazi ancora inesplorati chepossono arrivare a concepire l'i-dea di una nuova societàumana liberata, dove la soffe-renza altrui non può essere unmezzo per l'ottenimento dibenefici di parte, in nessuncaso. Schierarsi sul versanteetico significa quindi ammette-re che non è tutto facile edindolore, che non esiste cam-biamento senza sacrificio,senza rinuncia. Schierarsi sulversante etico significa assu-mersi finalmente le proprieresponsabilità e provare sullapropria pelle (in tutti i sensi) ciòche oggi proviamo con la forzasulla pelle degli altri.
Adriano Fragano 
Note:* Vedasi: Karl Popper - Logicadella scoperta scientifica(1934).
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ETICA E SCIENZA ALLEATE CONTRO LA VIVISEZIONE
cie di Animali, tale pratica èmoralmente inaccettabile, èun'argomentazione di enormeforza. A ben pensarci il rifiutomorale può essere consideratouna soluzione definitiva al pro-blema, mentre l'approccioscientifico non lo è per il sem-plice fatto che un'ipotesi scien-tifica teoricamente può essereconfutata (*), e nel momentoche la scienza stessa riuscissea dimostrare per assurdo chel'uso di "modelli animali" (ter-mine meccanicista per indicareAnimali sottoposti a sevizie etorture) può rappresentare unreale beneficio per gli interessispecisti umani, allora tuttol'impianto accusatorio dell'an-tivivisezionismo scientificocrollerebbe. Ciò non significa inalcun modo credere che la vivi-sezione possa essere utile, masemplicemente ammettere dinon essere in grado di prevede-re le evoluzioni della scienza,ad esempio, in materia (tantoper citarne una) di ingegneriagenetica. Pertanto l'idea di pro-vare che la vivisezione non habasi scientifiche, potrebbe rive-larsi un pericoloso boomerang.Lo stesso non si potrebbe diredel rifiuto morale dell'antivivi-sezionismo etico, per il qualenon ha importanza che esista omeno una reale efficacia delmetodo, semplicemente perchéè il metodo stesso che non èaccettato. L'idea che sfruttare,torturare ed uccidere altri esse-ri senzienti possa favorire deinostri interessi è il fulcro della
 
N
el 1789 Jeremy Bentham pubblicò
The Principles of Morals and Legislation 
, untesto fondamentale alla base del moder-no pensiero filosofico utilitarista (*): l'es-senza dell'uguaglianza morale si fondasul principio per cui ciascuno deve con-tare per uno e nessuno per più di uno.In altre parole gli interessi di ogni esserecoinvolto in un'azione devono esserepresi in considerazione e valutati allastregua degli interessi analoghi di ognialtro essere. Un utilitarista posteriore,Henry Sidgwick, pose la questione in ter-mini più espliciti: "Il bene di ciascunindividuo non è di maggiore importanza,dal punto di vista (se così si può dire)dell'Universo, del bene di ogni altro indi-viduo". L'implicazione più importante diquesto principio è che la nostra preoc-cupazione per gli altri (dove per altri siintende qui qualsiasi altro essere sen-ziente) e la nostra propensione a consi-derare i loro interessi non devono dipen-dere da come loro sono e dalle capacitàche possiedono. Riguardo ai diritti degliAnimali la caratteristica basilare cheattribuisce a un essere vivente il dirittoad un'eguale considerazione, secondoBentham, è il suo interesse minimofondamentale: la possibilità di provarepiacere o dolore. Il problema non èquindi: "Possono ragionare?", né"Possono parlare?", ma "Possono sof-frire?". Se un Animale soffre non puòesistere nessuna giustificazione mora-le per rifiutarsi di prendere in conside-razione tale sofferenza. Ed è su questofondamento che si basa l'attuale anti-specismo inaugurato da Peter Singer(
Animal Liberation 
edito nel 1975): lospecismo (termine coniato da filosofoinglese Richard Ryder) è un pregiudi-zio o atteggiamento di prevenzione neiconfronti di altre specie, a favore degliinteressi dei membri della propriaspecie. Nella stragrande maggioranzadei casi la mentalità "comune" è quel-la per cui il valore di un Umano èsuperiore di quello di un altroAnimale, questo in modo assoluto(etim.
ab-solutus 
, slegato), cioè a pre-scindere dalle condizioni dei due esse-ri, ma sulla base appunto dell'appar-tenenza a una specie diversa. In
Etica Pratica 
(1979) Singer riformula il prin-cipio utilitarista in questi termini: "Gliinteressi di un individuo comprendo-no tutto ciò che.. può desiderare.." Eancora: "Se solo X e Y sono riguardatidalle conseguenze di un'azione, e se Xperde di più di quanto Y guadagni, èmeglio non compiere quell'azione".Dunque secondo Singer il fatto cheun'azione sia giusta o sbagliata dipen-de dal fatto che le sue conseguenzesiano buone o cattive: un'azione habuone conseguenze se promuove nellamisura migliore (massimizza) il benes-sere generale. E' evidente come siapossibile applicare questo principioalle questioni riguardanti il nostro
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NELLA SOFFERENZA LA FONTE DEI DIRITTI
Anno II - Numero 2 - 15 Aprile 2008 - Versione Web
BIOGRAFIA DI UNA VITTIMA
E'
salito agli onori (orrori) delle cronacheun video amatoriale che ritrae un Umanoin divisa da soldato che tiene in mano unneonato di Cane, lo mostra alla telecameraridendo e poi lo getta in un crepaccio. Nelleprime sequenze si vede il volto di quel pic-colo tenuto per la collottola da una manoumana guantata: nel suo volto vi è tutta lasincerità e la inconsapevolezza, il bisognodi amore che porta a fidarsi, di qualsiasibambino. Scodinzolava. Era lì, sospeso,inerme, istintivamente fiducioso nella vita.Ma quando l'Umano lo ha lanciato ha gri-dato, perché aveva percepito il tradimento,la violenza, la fredda malvagità rivoltaverso di lui, non perché sapeva di stare permorire. Cerchiamo di immaginare la suavita, prima di quel momento fatidico, affin-ché egli non sia solo quel cumulo di foto-grammi gettati in pasto alla curiositàumana. Nacque in una terra calda e arida,ancor più inaridita dagli orrori della violen-za della guerra che tutti indistintamentecolpisce, vittime e carnefici. Forse suamadre ed i suoi fratelli furono uccisi, forselui fu strappato alla sua famiglia per ungioco crudele. Ma sicuramente fece intempo a dormire accanto ai suoi fratelli eda sua madre per un po' di giorni, godendodel calore della sicurezza di una famiglia.Sicuramente la sua voglia di vivere glimostrava un mondo comunque interessan-te per quanto devastato: era l'unico mondoche conosceva e nel quale trovava i suoispazi di gioco, gioia e serenità con la suafamiglia. Fino a quando qualcuno entrò inquesto mondo e forse con la forza, forsecon l'inganno, lo prese e lo catapultò dalsuo piccolo e sereno nido famigliare e lomostrò al mondo negli ultimi istanti dellasua vita, così, tanto per ridere. Col suogesto di sopraffazione l'Umano ha mostra-to al mondo la sua pochezza e la forza tita-nica di uno sguardo che chiede ed è pron-to a dare amore, perché il protagonista erae sarà solo lui, il piccolo Cane.
Andrea Furlan 
IL PICCOLO CANE
rapporto con gli Animali; e come il risul-tato sia inevitabilmente uno stile di vitache contribuisca a danneggiare il menopossibile gli altri, come ad esempio quel-lo vegano. Consideriamo, quindi, l'esem-pio dell'alimentazione. La dieta onnivoraprevede la sofferenza e la morte dinumerosissimi Animali, spesso allevatiin condizioni terribili, in spazi angusti econ metodi industriali che necessaria-mente (inseguendo il massimo profittocon la minor spesa) riducono questiesseri viventi a oggetti. Noi Umani nonnecessitiamo per la sopravvivenza di ali-menti di origine animale. Applichiamoora il principio utilitarista di Singer.L'Animale X, destinato a divenire ilnostro cibo, perde la vita (dopo un'esi-stenza di atroci sofferenze). L'AnimaleUmano Y nella stessa situazione ottieneil "soddisfacimento" del proprio palato.Da che parte pende la bilancia utilitari-sta? E' più importante l'ingordigiadell'Umano (che può vivere, e con piùsalute, anche senza alimenti animali) ola vita dell'Animale? Soffre di piùl'Umano a rinunciare alla carne ol'Animale che è ucciso? Lo stesso sem-plice principio può essere applicato inogni ambito che veda un rapporto traUmano e Animale.
Andrea Landini 
Note:*utilitarismo = L' utilitarismo (dal latinoutilis, utile) è una dottrina filosofica dinatura etica per la quale è "bene" (o "giu-sto") ciò che aumenta la felicità degliesseri sensibili. Si definisce perciò utili-tà la misura della felicità di un esseresensibile.Secondo questa dottrina si deve semprecompiere quell'azione la quale tra lealternative produce le conseguenzemigliori.
NECROFAGIA: LIBERTA' O SCHIAVITU'?
a possibilità di nutrirsi dei cadaveri diAnimali uccisi (necrofagia) in questomondo multiforme appare anche comeun esercizio della libertà individuale. Manon lo è. In verità è solo un esercizio dipotere e sopraffazione, anzi, nella moder-na società dei consumi, è solo un eserci-zio di complicità, più o meno consapevo-le. Dunque neppure chi sulle orme diNietzsche asserisse che l'essenza dellavita è sopraffazione come espressionedella volontà di potenza (e con ciò giusti-fica la violenza, con buona pace diNietzsche, in maniera piuttosto superfi-ciale) potrebbe dare tale importanza allanecrofagia consumistica che è solo com-plicità e sottomissione ad un modelloimposto. Paradossalmente l'esistenza dipersone vegane pare giustificare tale ipo-tetica libertà individuale: “come voi sieteliberi di non mangiare "carne", così noidobbiamo essere liberi di mangiare"carne"”. Dovrebbe essere palese achiunque che non si tratta della stessacosa. Eppure la realtà ci urla che non atutti è così palese, a meno che non siammetta che il novantanove percentodella popolazione umana è consapevol-mente crudele. Invece il punto salientedella questione sta nella "distanza": nelladistanza dalla percezione della sofferen-za delle vittime Animali. Nella distanzadalle vittime stesse, percepite non come"esseri" ma come "cose", facenti parte diun ordine costituito, condiviso e immu-tabile. E' tutto qui (per così dire): chi pra-tica la necrofagia non è consapevole (onon vuole esserlo) della morte e della sof-ferenza che causa con la sua azioneoppure, se ne ha consapevolezza, si con-vince che la sofferenza di un Animale siadiversa da quella di sua madre. Non èlibero, bensì schiavo della falsità di cui ècomplice e spesso co-autore per metterea tacere la coscienza e continuare la sua"tranquilla" esistenza, fatta di supermer-cati luccicanti e allegri ristoranti. Unsogno collettivo autoindotto da cui ogniUmano dotato di coraggio e sincerità sidovrebbe svegliare alle orrende e veridi-che urla di sofferenza delle moltitudinidelle vittime.
Andrea Furlan 

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